Super Tele: Rinus Michels – L’architetto del Calcio Totale – di Francesco Marcon

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Super Tele: Rinus Michels – L’architetto del Calcio Totale

“In zone opposte dell’Europa, sia Rinus Michels che Valeriy Lobanovskyi arrivarono entrambi alla stessa conclusione su come il calcio dovesse essere giocato. Il gioco, secondo la loro personalissima visione, aveva a che fare con lo spazio e con il modo per riuscire a controllarlo. Volendo sintetizzare: allarga il campo quando sei in possesso di palla e sarà più facile mantenerne il possesso; rimpicciolisci il campo quando è la squadra avversaria ad avere il possesso di palla e diventerà molto più difficile per gli avversari mantenere il possesso. Entrambi incoraggiavano i loro giocatori a scambiarsi le posizioni sul terreno di gioco.”

Jonathan Wilson – “La Piramide Rovesciata”

In comune con le squadre di Lobanovskyi, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, una delle chiavi della grandezza olandese sarà il pressing aggressivo con una linea difensiva piuttosto alta.

Avvicinandomi all’affascinante letteratura del Calcio Totale, mi sono reso conto di come scrivere qualcosa di originale e interessante sull’argomento risulti piuttosto complesso.

Perciò ho scelto di riassumere alcuni dei più preziosi interventi che ho avuto modo di leggere mentre cercavo di documentarmi a riguardo, nel tentativo di dare un quadro d’insieme della complessità, delle contaminazioni, delle specifiche e delle eredità del futbol dei tulipani.

La prima domanda che sorge quando pensiamo al Calcio Totale olandese, o meglio al Totaal Voetbal, è perché sia considerato così importante anche ai giorni nostri. Qui, riprendo una citazione di Antonio Gagliardi (Responsabile della Match Analysis della nostra Nazionale) e Roberto Pizzato tratta da questo pezzo scritto per L’Ultimo Uomo: “l’identità del calcio totale è l’identità del calcio moderno, e quella che determinerà il calcio del futuro.”

Foto: https://wheecorea.com

Se ci pensate, giusto l’anno scorso siamo rimasti incantati dal calcio dei giovani lancieri dell’Ajax e molti di voi conoscono quanto Guardiola – uno degli allenatori più influenti della storia del gioco – debba ai concetti del calcio olandese. Qualche settimana fa, inoltre, girava una schermata che riprende l’Ajax in azione contro il Getafe in Europa League. Nel video si vede come il portiere dell’Ajax (Onana) imposti l’azione non solo ben oltre il limite dell’area di rigore ma addirittura sopra la linea dei propri difensori. Uno sviluppo ulteriore del calcio del futuro dove i portieri sono sempre più giocatori di movimento con licenza di parare. Il calcio olandese quindi come paradigma del progresso del gioco. Da amante del calcio sudamericano voglio però sottolineare che sull’utilizzo del portiere come “uomo in più”, qualche debito andrebbe riconosciuto anche a mister Maturana e alla sua Colombia del numero uno Higuita che più che “loco” era avanti di trentanni.

NAPLES, ITALY – JUNE 23: Cameroon striker Roger Milla walks the ball into the empty net to score the winning goal after dispossesing Colombian goalkeeper Rene Higuita (l) of the ball mid pitch during the Second phase match between Cameroon and Colombia on June 23, in Naples, Italy. (Photo by Allsport/Getty Images)

Dove e quando nasce il Calcio Totale? Ad Amsterdam, negli anni Sessanta. Il contesto storico descrive la cittadina olandese all’epoca come anarchica, percorsa da innumerevoli movimenti giovanili fra i quali spicca quello dei Provos. La controcultura di questo movimento battagliava contro il consumismo, in favore dell’ambiente e per una sessualità più libera e consapevole. Le autorità decisero che tolleranza e dialogo erano armi più forti di risposte violente nei confronti di questi giovani. Questa capacità di espressione unica si contamina con la viva eredità della Scuola di Architettura di Amsterdam, capace di progettare perseguendo la salvaguardia dell’individualità all’interno di interventi collettivi. L’estetica è un cardine della loro architettura, che riesce a realizzare edifici composti da unità plurime in grado comunque di assicurare indipendenza e unicità grazie, ad esempio, ad elementi come scale private. Per Michel de Klerk, leader della Scuola, ogni singolo elemento dello spazio urbano doveva diventare parte di un unico quadro armonico. Edifici e ponti, scale e persone. Una visione della città come dimensione collettiva e interconnessa, dove al tempo stesso è assicurata la libertà di espressione individuale a ogni suo abitante. È l’architettura Totale.

Ad influenzare inoltre il concetto di spazio e geometria ci sono poi gli schemi pittorici dei più illustri artisti olandesi come Mondrian, che riprendono le scelte prospettiche razionali e pulite proprie di quella gente che da secoli aveva imparato a sottrarre le terre al mare creando i Polder, nuovi spazi da coltivare.

Ed è in questo contesto di individualismo e regole, di libertà ed armonia, di anarchia e disciplina, di flessibilità e rigore, che fermenta il Calcio Totale olandese. Sarà l’allenatore Rinus Michels il suo straordinario architetto.

La figura di Rinus Michels e “la squadra orchestra”.

Foto: https://www.thesun.co.uk

Originario di Amsterdam, Michels dopo un’ottima carriera da calciatore si siede sulla panchina dell’Ajax nel 1965. È qui che getta le basi per la rivoluzione arancione e per quella straordinaria macchina da calcio che sarà l’Olanda del 1974. Sandro Modeo, nel suo straordinario libro “Il Barça”, in poche pagine condensa tutta la grandezza di questo tecnico. Sintetizzo di seguito il testo di Modeo: “Un principio di base, per esempio, è quello della squadra orchestra. Michels ricorda la sequenza in cui il direttore, dopo aver fatto suonare per un po’ un virtuoso del violino, lo gela: «Da solo sei abilissimo, ma per suonare in un’orchestra la strada sarà molto lunga.» La squadra orchestra – l’obiettivo di un gioco che possa “fluire senza sforzo” – è soprattutto questione di amalgama: per sviluppare la metafora musicale, un team di “calcio totale” cerca un’orchestrazione più polifonica che omofonica, più legata all’armonia e al contrappunto che alla melodia: l’assolo (leggi la giocata del singolo) ha senso se in relazione all’ensemble.  (…) Per arrivare all’amalgama, essenziale è la scelta di uno “stile di gioco” fondato sulla cooperazione e sul pensiero collettivo: uno stile la cui cadenza – basata sull’attenzione al tempo e allo spazio – orienti la squadra a prescindere dall’avversario, addomesticando la complessità e la non-predicibilità implicite a ogni partita. (…) Michels rivendica il proprio stile in una fusione di “total football” e “pressure football” – il pressing nella metà campo avversaria – che tende a sfumare, fino quasi ad abolirle – le distinzioni tra fasi di gioco e (tri)partizioni di terreno. La “struttura” della squadra – termine su cui insiste – deve metabolizzare concetti e movimenti che permettano di anticipare le situazioni e accelerare le decisioni: anzi, in quest’ottica anticipare le situazioni è il modo migliore per accelerare le decisioni. La conseguenza è che fase difensiva e costruttivo-offensiva non sono separabili: difendersi in 11 significa predisporre uno schieramento costruttivo-offensivo nel frame successivo, e costruire-attaccare in 10 significa predisporre l’inibizione di un contrattacco avversario.”

Foto: https://elpais.com

Metodo e Idee di gioco di Michels – Ancora Modeo: “Nell’idea di Michels una squadra deve sempre avere 4 giocatori a strutturare la “difesa coperta”, cioè una difesa che pur non restando mai passiva – con gli esterni in grado di avanzare e i centrali in grado di costruire – sia attenta al presidio dello spazio, con un ricorso al fuorigioco, peraltro, molto più accorto di quanto non sarà in altri modelli simili. Quanto all’attacco in sé – scorporato dalle altre fasi solo per comodità descrittiva – il principio guida è il rifiuto di una profondità “cieca e compulsiva” (i famigerati lanci dalla trequarti), ma motivata e coerente in rapporto alla costruzione che la presume. Il suo allenamento e la sua formazione del giocatore prevedono un’inseparabilità delle varie componenti (tecnica, tattica, atletica e cognitiva) e un’insistenza sulla seduta quotidiana come “simulazione” della partita (per intensità agonistica e insieme di situazioni) quali le ritroveremo – aggiornate e integrate – nella concezione di Mourinho, fondata appunto sul giocatore come “unità funzionale”. Il suo obiettivo primario è rendere familiare l’estraneo, nel senso di “inaspettato”. (…) Quanto alla psicologia, condensa tutti i costituenti di un coach di alto livello: armonia ambientale, senso della gerarchia (ovvero nessuna concessione a confidenze e cameratismi), chiarezza di obiettivi e sfruttamento coesivo del “nemico comune” all’esterno (stampa, manager o membri federali).” Per Michels una squadra è un insieme di tanti piccoli mondi particolari (i giocatori) che vanno governati e orchestrati al fine di armonizzarli. A livello psicologico è molto rigido.

In “Brilliant Orange” David Winner spiega: “Lontano dalle partite Michels socializzava con la sua squadra e trattava i giocatori come suoi pari; al lavoro era il capo e la squadra doveva seguire le sue istruzioni alla lettera. «Quando entri nello stadio, sei un giocatore con un numero sulla schiena. Quando esci dallo stadio, sei una persona con cui posso parlare.»

Foto: https://www.fifa.com

Le specifiche sembianze del calcio di Michels – Chiudo con Modeo: “Connotati specifici di reparto: la difesa che si “alza” e permette sia ai laterali di agire da ali, sia ai centrali di impostare il gioco come centrocampisti aggiunti; il centrocampo che pressa nella metà campo avversaria così da accelerare la transizione difesa/offesa e portare più facilmente al tiro non solo le punte ma gli stessi centrocampisti; gli attaccanti che tornano incessantemente (per sistematizzare la superiorità numerica e facilitare la riconquista) o si allargano sulle fasce, considerando l’assist importante quanto il gol. Connotati sistemici, estesi a tutti i reparti: marcatura e anticipo basati su costante raddoppiare e triplicare, su un aiuto per cui ogni giocatore non è mai in una situazione di uno contro uno nel recupero palla; le soluzioni costruttive (prima che offensive) fondate sul possesso, cioè sulla precisione dei passaggi e sullo smarcamento; lo smarcamento compiuto da più uomini, in modo che ogni giocatore abbia sempre diverse opzioni di passaggio e non sia mai isolato anche nella costruzione. Connotati d’insieme: lo sfumarsi dei confini fra i reparti fino all’annullarsi della nozione stessa di reparto, con le variazioni dal 4-4-2 al 4-3-3 che diventano, se non irrilevanti, secondarie; la visibilità del principio “olistico”, secondo cui il tutto è più della somma delle parti (applicato al calcio, la squadra è qualcosa di più e di diverso rispetto alla somma tecnica, atletica e psicologica dei giocatori) e il concetto di polivalenza sia individuale (il giocatore capace di affrontare tutte le fasi di gioco) sia collettiva (la predisposizione ad affrontare tutte le possibili situazioni tattiche).

Il resto è storia.

Le idee di Michels si concretizzano nella meravigliosa perdente Olanda del ’74, che incanta tutte le platee del pianeta, sgonfiandosi nella finalissima mondiale contro la Germania come un’utopia infranta.

Prima di perdere la partita, i Tulipani trascinati da Cruijff raggiungono il vantaggio con una rete da antologia. Al calcio d’inizio infatti inizia una sinfonia collettiva, cui i tedeschi assistono senza interrompere. Il calcio di rigore che ne consegue porta in vantaggio gli “Orange” ma a trionfare sarà la praticità e l’efficienza tedesca.

I principi del calcio di Michels influenzeranno poi la visione di Sacchi al Milan, saranno rifiniti poi al Barcellona proprio da Cruijff e successivamente Van Gaal per essere infine cesellati e portati all’apice da Guardiola, che diventa il Giotto capace di superare il maestro Cimabue.

Il calcio che vediamo oggi conserva molte contaminazioni e spinte di quelle originarie idee di Michels, il calcio del futuro sicuramente saprà declinare nuovi slanci in avanti potendo contare sulle fondamenta del Calcio Totale.

 

Di seguito alcuni Link per saperne di più:

 

Foto: https://nos.nl/artikel

 

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About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

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