Super Tele: “Roberto Baggio, il Buddha del Calcio”, di Francesco Marcon

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Super Tele: “Roberto Baggio, il Buddha del Calcio”

Nelle ultime settimane il calcio ha festeggiato i compleanni di Roberto Baggio e Giovanni Trapattoni, due figure iconiche del football nostrano.

C’è stato un momento, nel 2002, in cui le figure si sono incrociate intorno alla maglia azzurra, e quella di escludere Baggio dai convocati del Mondiale è stata per il Trap certamente la scelta più difficile della sua carriera. Riviviamo ciò che accadde in quei mesi raccontando uno scampolo della straordinaria carriera di Roby Baggio da Caldogno.

“Immagino la vulcanica testa di Roberto Baggio nel bel mezzo di una partita bombardato da sensazioni, idee sfruttate o no, finte che nascondono le vere intenzioni… tutto in un’eccitazione che racchiude il piacere, l’orgoglio, la vanità. Come si può pensare a tutto ciò in pochi secondi… Come può questo caos mentale terminare in una giocata armonica… È sempre stato così quando il talento ha incontrato la libertà. […] Un talento libero, delicato, preciso. Tutti corrono, mentre lui frena; tutti giocano a memoria, mentre lui crea; tutti sono stressati, mentre lui resta freddo. In un mondo di centrocampisti che non ragionano, Baggio è il simbolo del calcio che ci piace.”

Jorge Valdano

Roberto Baggio con la maglia della nazionale Italiana

Duemiladue, anno palindromo, come lo leggi – davanti o dietro – è lo stesso, sia che parti dall’inizio sia che lo metti in fila dalla fine.

Un cerchio concentrico, come una strofa di una canzone che s’incrocia mille volte e ritorna con un ritornello che ti sembra sempre di avere già sentito.

Roberto Baggio nel 2002 è probabilmente, insieme a Paolo Maldini, il più forte giocatore italiano in attività.

Il codino è ingrigito, non è più brillante come nei dorati anni Novanta, ma Roby Baggio continua a dipingere calcio dalle parti di Brescia. È il faro della piccola grande squadra allenata da Carlo Mazzone.

Oltre agli infaticabili gemelli Filippini, il presidente Gino Corioni ha messo insieme una rosa composta da giovani promesse come Luca Toni – capocannoniere delle Rondinelle a fine stagione con 13 gol, vecchi lupi di mare come Calori e naviganti esperti del mare della serie A come Petruzzi, Giunti e infine un centrocampista spagnolo che aggiunge un tocco di classe e spessore europeo.

Si chiama Pep Guardiola, ha firmato con il Brescia dopo una vita col Barcellona e di lì a qualche anno, diventerà allenatore e inventerà un nuovo modo di pensare e giocare calcio.

Baggio è arrivato a Brescia l’anno prima. Dopo una vita di lustrini e montagne russe condite da meravigliose prodezze, palloni d’oro e un rapporto spesso difficile con i propri allenatori ha scelto la squadra di mister Mazzone per ricominciare ad inseguire la sua casacca preferita, la maglia della Nazionale.

Ha indossato le divise di Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna e Inter ma il suo unico colore è quello azzurro.

Si fida talmente tanto di Mazzone che nel contratto ha voluto inserire una clausola: se va via lui, posso svincolarmi seduta stante pure io.

A 34 anni compiuti, qualche mese prima, ha segnato uno dei gol più belli della storia della serie A con un dribbling secco incorporato a controllo volante su un lancio laser del giovane Pirlo e ora ricomincia la nuova stagione con l’obiettivo, nemmeno tanto velato, di rientrare nella lista dei convocati di mister Trapattoni per la spedizione nippo-coreana in programma l’estate 2002.

Da questo Mondiale la Fifa ha concesso a ogni selezionatore la possibilità di chiamare 23 giocatori, uno in più rispetto all’ultima edizione quando la lista completa era di 22.

Baggio è pronto a riempire quella casella per continuare a rincorrere il sogno della Coppa del Mondo che gli sfugge ai rigori da oltre dieci anni e tre Mondiali.

L’inseguimento comincia nei migliori dei modi. Dopo sette giornate infatti Roberto è capocannoniere della stagione 2001-2002 con otto reti.

A pochi mesi dal Mondiale però il sogno di vestire ancora una volta la maglia azzurra sembra andare in frantumi.

In una fredda serata di fine gennaio Baggio si rompe infatti per l’ennesima volta un legamento crociato durante la sfida di Coppa Italia contro il Parma.

È il ginocchio sinistro a saltare, insieme all’anteriore viene lesionato anche il menisco interno e la corsa di Baggio alla maglia Mondiale pare proprio fermarsi in maniera definitiva.

Il 4 febbraio viene operato all’Isokinetic di Bologna. L’intervento è positivo e dal giorno dopo Baggio comincia le interminabili sedute di riabilitazione.

Ha un chiodo fisso nella testa: rientrare in tempo per convincere Trapattoni a portarlo in Corea.

L’etica del sacrificio, la fede buddhista, l’incrollabile speranza e la serena e feroce determinazione portano Baggio al recupero record.

77 giorni dopo l’operazione risulta essere fra i convocati di Mazzone per la sfida casalinga contro la Fiorentina. Entrambi hanno l’obiettivo di guadagnare la salvezza del Brescia e a venti minuti dalla fine tutti i tifosi sono in piedi per tributare l’ovazione all’eroe che rientra con la Dieci sulle spalle.

Baggio prende il posto di Giunti. Mentre è ancora a bordo campo Guardiola si avvicina a Baggio, si toglie la fascia dal braccio e la consegna a Roberto, con uno splendido gesto che accoglie il ritorno di Baggio.

Pep Guardiola consegna la fascia da capitano a Roberto Baggio

Quella che si apre tre minuti dopo è una porta nel cielo del calcio.

Filtra sullo stadio Rigamonti una luce che oscura e acceca tutte le altre partite in corso in quel momento. E se luce fa rima con anima, il gol che Baggio segna qualche minuto dopo è l’epilogo emozionante e drammatico della storia appassionante che si rinnova fra Baggio, artista del pallone, e il gioco più bello.

Da bordo campo spunta persino il fratello ad abbracciarlo in quel momento che, a rivedere le immagini e risentire le parole di Luca Toni mette i brividi, oggi come allora.

A pochi minuti dal termine c’è spazio per la seconda emozione brillante di giornata con Baggio che da due passi trafigge per la seconda volta Taglialatela siglando una indimenticabile doppietta a soli ottantuno giorni dall’intervento chirurgico.

È l’ennesima resurrezione della stella più amata del calcio italiano, l’unico giocatore capace di unire tutti i tifosi, oltre che per le sue prodezze per quel suo atteggiamento umile e per certi versi unico nel mondo del calcio, ma soprattutto – probabilmente – per la sua capacità di rialzarsi mille volte nonostante il terrificante destino e due ginocchia ad orologeria.

L’assoluta forza del campione, il duro lavoro quotidiano e la serenità di affrontare la sofferenza – vera costante nella sua vita di Raffaello dalle ginocchia di cristallo – permettono a Baggio di scaldare l’opinione pubblica che lo invoca a gran voce fra i convocati per il Mondiale nippo-coreano.

Trapattoni nicchia, forse per non turbare gli equilibri di una rosa comunque stellare che in attacco può contare su Del Piero, Totti, Inzaghi, Vieri e Montella.

Fra i due una laconica telefonata certifica la scelta del Trap, che negherà dunque a Baggio la possibilità di partecipare al suo quarto Mondiale.

Non è dato sapere se con il “Divin Codino” in rosa si sarebbe riusciti a superare le scelleratezze di Byron Moreno, certamente rimane però un dato di fatto che Baggio sia rimasto l’unico eccezionale talento a unire tutto il pubblico calcistico italiano.

Il 28 aprile 2004, a cinque anni dalla sua ultima presenza con l’Italia, Trapattoni gli rende omaggio convocando Baggio per un’ultima partita in azzurro durante un’amichevole contro la Spagna.

La partita si gioca a Genova e ricordo, da spettatore pagante, di come mai mi fosse capitato di assistere a una sfida di calcio in cui tutti, ma proprio tutti gli spettatori, erano presenti solo come atto d’amore per un unico calciatore.

Genova 28/4/2004
Amichevole Italia Spagna 1-1 – Friendly match Italy – Spain 1-1.
Roberto Baggio (Italia) during the match.
Photo Andrea Staccioli / Insidefoto

Qualche settimana dopo Baggio saluta per sempre il mondo del pallone con una standing ovation di tutto San Siro, nei minuti finali di Milan – Brescia.

Con i suoi splendidi gol ha contribuito in maniera decisiva alla salvezza del Brescia. Durante la sua ultima gara gioca con la consueta classe ed eleganza a fine partita si toglie gli scarpini per l’ultima volta per entrare, con animo quieto e consapevole, nella sua nuova vita fuori dal campo.

Roberto Baggio rimane ancora oggi il Buddha del calcio.

E’ la forza di ricominciare dopo ogni difficoltà potendo contare solo su se stessi, è la silenziosa speranza lungo un faticoso cammino, è la capacità di lavorare su se stessi per inseguire i propri sogni, è l’umile dedizione di chi affronta la sfortuna senza piangersi addosso, è l’idea di poter davvero essere artefici del proprio destino, è la silenziosa consapevolezza di aver dato tutto nonostante le inevitabili sconfitte, è la gioia pura di un attimo conquistato dopo averlo a lungo rincorso, è un miracolo ottenuto contro ogni pronostico, è un arcobaleno che spunta dopo la pioggia, l’alba che si rinnova. Due occhi sorridenti di chi dopo essere caduto si rialza e riparte senza chiedersi perché.

 

Credit Immagine: https://stmed.net/sports/roberto-baggio-wallpapers

Share.

About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

Leave A Reply