Super Tele: “Zona Cesarini – Quando Tutto sembra Perduto”, di Francesco Marcon

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Super Tele: “Zona Cesarini – Quando Tutto sembra Perduto”

Oltre il novantesimo, in pieno recupero, quando oramai ogni speranza sembra andata e il precipizio – o il paradiso – è alle porte.

Sono quegli attimi interminabili, quel tempo che si dilata, in cui un gol talvolta può cambiare il corso di una partita, di un campionato, di una finalissima e della Storia del calcio.

Qualche settimana fa in serie A durante Cagliari – Roma l’attaccante Marco Sau è riuscito a timbrare il pareggio al quinto minuto di recupero con la propria squadra ridotta in nove; meglio ancora è riuscita a fare la Sampdoria che ha agguantato un incredibile 2-2 sul campo della Lazio grazie alla rete messa a segno al minuto novantanove!

Un recupero interminabile che aveva visto protagonista proprio la squadra di casa andata in vantaggio solo centottanta secondi prima grazie al calcio di rigore trasformato da Immobile.

Ma quando le lancette iniziano a stringere la morsa, servono lucidità e personalità per gestire il vantaggio, senza farsi condizionare dal tentativo di rimonta avversario o dalla paura di vincere.

Ci sono squadre che scelgono di gestire il possesso, chi opta per dare palla al funambolo di turno che immancabilmente si avvicina alla bandierina nel tentativo di far trascorrere i secondi e difendere palla nella zona più lontana e meno pericolosa rispetto alla propria porta, chi si chiude in trincea e si mette a sparacchiare.

La “zona Cesarini” è per cuori forti. L’espressione nasce nel 1931 dopo il gol di Renato Cesarini – centrocampista della Juventus – che con la maglia della Nazionale mise a segno il punto del vantaggio per l’Italia contro l’Ungheria proprio al novantesimo minuto. La settimana successiva la stampa iniziò a utilizzare il termine “zona Cesarini” per descrivere altri gol messi a segno sul finale di gara.

E sono proprio gli Azzurri ad averci dato nelle ultime decadi due degli attimi più intensi – fra inferno e paradiso – vissuti nei momenti di recupero di gara.

Nel 2000 la lama di Wiltord trafigge Toldo al minuto novantatre, pareggiando di fatto una partita ormai vinta e rimandando la finale degli Europei ai supplementari dove sarà la Francia a trionfare grazie a quella immensa crudeltà chiamata “Golden Goal”. Con i motorini già rombanti pronti per festeggiare e i tricolori che già iniziavano a svolazzare, ecco come un gol allo scadere possa davvero tagliare le gambe a giocatori e tifosi e rimanere per sempre impresso come uno spauracchio capace di ribaltare il mondo luccicante che esisteva fino a pochi minuti prima.

Se Wiltord condusse l’Italia all’inferno, sei anni dopo la “zona Cesarini” divenne di un azzurro abbagliante nel momento più importante del Mondiale tedesco, durante la semifinale fra Italia e i padroni di casa della Germania.

È un gol allo scadere al quadrato quello di Grosso, che col suo sinistro imprendibile trasforma la fine dei supplementari di una sera d’estate in una eterna notte magica suggellata dal raddoppio di Del Piero.

Di fantasmi, spettri e paure sono piene le case di Monaco di Baviera che allo scadere del tempo regolamentare hanno perduto la presa dal trofeo continentale più importante.

26 maggio 1999, a Barcellona arbitra Collina la finale di Champions League fra Bayern Monaco e Manchester United. I tedeschi conducono in vantaggio dal quinto minuto fino al novantesimo.

In tre minuti, poi, succede l’apocalisse e lo United ribalta clamorosamente il risultato con due gol in recupero. Sono Sheringham e Solskjaer gli eroi dei “Red Devils” che scavano una fossa immensa ai sogni dei tifosi bavaresi e dei calciatori allenati da Hitzfeld.
Questo video – per quanto sgranato – racconta bene l’altalena emotiva di quegli attimi, col frastuono dei tifosi inglesi all’insperato gol del vantaggio e il tonfo dei giocatori del Bayern, riversi a terra sul campo come colpiti a morte, e consolati proprio da Collina arbitro in quel momento di un momento sportivo impressionante.

Non è in recupero ma a due giri di orologio dal termine il colpo di testa con il quale Drogba – alcuni anni dopo – segna il pareggio sempre contro il Bayern e sempre in finale di Champions, con l’aggravante che la partita si gioca proprio a Monaco. Alla fine, trionferà il Chelsea ai calci di rigore a testimonianza di come un gol segnato nei momenti finali ribalti l’inerzia psicologica di una gara e spacchi il tavolo, sbilanciando in maniera netta le emozioni e le sensazioni degli atleti delle due squadre. Chi lo subisce, raramente si rialza, chi segna invece spesso mette il turbo ed è pronto a superare ogni limite.

Per chiudere con l’essenza dei minuti di recupero andiamo però in Inghilterra, patria del calcio.

Maggio 2013, a Watford si gioca la semifinale di ritorno dei playoff della serie B inglese. Sulla panchina locale siede Gianfranco Zola, di fronte il Leicester che qualche anno dopo entrerà nella leggenda con mister Claudio Ranieri.

All’andata il Leicester ha vinto per 1-0, la regola dei gol fuori casa che valgono doppio non esiste e al 96esimo minuto, sul risultato di 2-1 per il Watford, il Leicester ha la possibilità di pareggiare con un calcio di rigore. Per le Foxes l’incaricato alla battuta è il francese Anthony Knockaert, di fronte a lui i guantoni di Almunia.

Se il Leicester segna se ne va dritto in finale a Wembley senza passare dai tremendi supplementari.

Quello che succede negli attimi immediatamente successivi al fischio del direttore di gara e alla rincorsa di Knockaert è calcio cristallino all’ennesima potenza.

Il baratro per il Watford è alle porte, ma ci pensa Almunia a sbarrare la porta alla rete decisiva per due volte, prima respingendo con i piedi il tiro e poi parando in maniera poco ortodossa ma efficace il vano tentativo di ribattuta del tiratore.

Il trascorrere dei secondi è lentissimo se paragonato al vortice di emozioni che come un tornado attraversa il campo a velocità indescrivibile e scartavetra i cuori dei presenti, quando il disastro diventa leggenda e dall’altro lato invece la gioia si frantuma lasciando spazio solo al vuoto.

La difesa spazza, il Watford riparte e incredibilmente – in meno di trenta secondi – al minuto novantasette segna l’incredibile 3-1 che fa volare il Watford direttamente in finale.

La conclusione di partita fra le più straordinarie della storia del calcio, in extremis, sembra scritta da un autore cinematografico, per la capacità di condensare in pochi attimi l’imponderabile e inafferrabile spirito del gioco stesso.

Da quelle parti il recupero si definisce extra-time ma non vi è dubbio che almeno per Zola questa partita sia l’emblema di tutto quello che può accadere in “zona Cesarini”.

 

Credit Immagine: https://storiedicalcio.altervista.org/blog/manchester-bayern-1999.html

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About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

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