“Tactical Board”: In Europa è davvero un limite di numeri? di Michele Tossani

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“Tactical Board”: In Europa è davvero un limite di numeri? di Michele Tossani

Se prendiamo in esame il tabellone degli ottavi di Champions 2019/20 notiamo come, delle sedici squadre arrivate fin lì, soltanto tre possono essere considerate compagini che utilizzano una fase di possesso a base tre: l’Atalanta di Gasperini, il City di Guardiola e l’Olympique Lione di Rudi Garcia.

Se poi guardiamo alle squadre che sono arrivate fino in fondo in fondo in entrambe le competizioni europee per club (compresa quindi anche la coppa Uefa) il dato si riduce al Lione di Rudi Garcia e all’Inter di Conte.

City e Atalanta adottano una disposizione (3-4-1-2 per i bergamaschi, 3-2-4-1 per gli uomini del Pep) che viene interpretata in modo molto aggressivo in fase difensiva. In pratica, entrambe le squadre risultano essere attive anche in fase di non possesso.

Di contro, una squadra come l’Inter, che adotta un 3-5-2 “diverso”, è stata prima eliminata dalla Champions e poi sconfitta in finale di Europa League dal Siviglia. La squadra di Conte ha cercato di tenere il pressing alto ma in più occasioni, sia durante il girone di coppa Campioni che durante le finali tedesche di Uefa, si è dimostrata incapace di mantenere la stessa intensità durante l’arco dei novanta minuti.

Nella partita di andata col Dortmund, l’Inter ha infatti difeso abbassando la linea di inizio del pressing rispetto a quanto mostrato in altre partite, per cercare d negare profondità alla squadra di Favre.

Nel ritorno a San Siro la squadra di Conte ha avuto la meglio fino a quando è riuscita a proporre un non possesso aggressivo, con marcature a scalare in avanti (Skriniar e de Vrij seguivano i propri uomini fin oltre la linea di metà campo).

Tuttavia, ma mano che la partita procedeva e, soprattutto, nel secondo tempo, l’Inter si è abbassata sempre di più fino a ricorrere a lunghe fasi di difesa posizionale bassa, con la conseguenza di trovare difficoltà nel risalire il campo una volta ottenuto il possesso.

Contro il Barcellona, al di là delle differenze fra le due rose, la difesa posizionale interista è durata solo un tempo, fino a quando l’ingresso di Vidal ha permesso ai blaugrana di riconquistare subito il pallone, costringendo l’Inter a tenere un baricentro più basso e ostacolandone così la risalita del campo.

In pratica, la squadra di Conte ha incontrato difficoltà insormontabili quando è stata costretta ad abbassarsi troppo e ha eseguito una fase difensiva troppo reattiva.

Nella finale di Colonia contro la squadra di Lopetegui, al di là della maggior esperienza degli andalusi, il sistema di Conte ha riproposto quei limiti che si erano visti nella competizione maggiore.  Col Siviglia abile a sporcare le linee di passaggio verso Lautaro e Lukaku, i nerazzurri hanno avuto difficoltà a risalire il campo. In particolare nel secondo tempo, quando il Siviglia si è disposto più basso, lasciando il possesso in mano alla squadra di Conte, l’Inter ha fatto fatica a guadagnare campo, dimostrando la fragilità dell’utilizzo di due braccetti come Godin e Bastoni, poco propensi a guadagnare campo in avanti.

Con tre giocatori più Brozovic in costruzione, di fatto, i nerazzurri di fatto hanno perso un uomo sopra palla.

Alla fine, l’interpretazione troppo rigida del 3-5-2 ha finito per svantaggiare l’Inter nei momenti topici della sua campagna europea, tanto in coppa Campioni che in Uefa.

Per quanto concerne il Lione, la squadra francese è stata forse la vera sorpresa della competizione, eliminando Juventus e Manchester City e riuscendo ad arrivare ad una meritata semifinale contro il Bayern.

Anche qui però, rimarcando sempre la differenza di qualità delle due rose (un deficit comunque presente anche contro bianconeri e Citizens) la squadra transalpina, col suo 3-5-2, ha avuto difficoltà nel limitare la forza offensiva dei bavaresi, conducendo una partita quasi esclusivamente di contenimento.

All’inizio i francesi hanno creato in contropiede, sfruttando la linea alta del Bayern ma, col proseguo dell’incontro, la capacità offensiva dei transalpini si è progressivamente affievolita, tanto è vero che nella ripresa c’è stata soltanto l’occasione di Toko Ekambi.

Queste criticità mostrate da Inter e OL ripropongono la questione della possibilità, nel calcio attuale, di riuscire a vincere schierando una difesa a tre statica. Per quanto riguarda la Champions, la massima competizione per club non viene vinta da una squadra che utilizza questo sistema difensivo dalla stagione 2000/01, quando i Bayern di Ottmar Hitzfeld ebbe la meglio in finale sul Valencia di Héctor Cúper.

Detto questo, non si tratta di affermare che col 3-5-2 non si può più vincere, quanto invece che una sua certa interpretazione statica e schematica possa portare dei risultati immediati ma, alla lunga, rischi di diventare controproducente quando si affrontano avversari che (indipendentemente dal loro sistema base) hanno un’interpretazione più fluida delle due fasi di gioco.

 

 

Foto: http://outsideoftheboot.com

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About Author

Michele Tossani

Michele Tossani,  match analyst e video analista tattico, articolista per diverse riviste e curatore del blog lagabbiadiorrico.com

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