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Visione strategica

Analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola

25 Maggio 2021

“Visione strategica”: analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola

Il Manchester City di Pep Guardiola ha appena vinto il suo terzo campionato Inglese in appena cinque stagioni di Premier League. Nel corso di quest’ultima stagione il modulo prevalentemente utilizzato è stato l’1-4-3-3, seguito dal 1-4-2-3-1 e, in alcuni casi, 1-3-5-2. Come abbiamo parlato altre volte in questa rubrica, la grande capacità del City è quella di saper mostrare in ogni singola gara dei principi di gioco molto chiari, abbinandoli però a degli accorgimenti strategici che sono indispensabili per mettere difficoltà la struttura difensiva avversaria.

Facendo un passo indietro, vediamo come i punti in comune fra le varie partite analizzate siano prima di tutto la ricerca della superiorità numerica in fase di costruzione, l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori – preferibilmente gli esterni d’attacco – quindi l’occupazione razionale del corridoio centrale del campo con più giocatori possibili, che hanno l’obiettivo, come dichiarato dallo stesso Pep Guardiola, di “controllare il più possibile questa zona”, essendo fermamente convinto che il dominio del gioco passi proprio dal controllo della zona nevralgica del campo.

A conferma di quanto appena detto, un’altra tendenza interessante riscontrata in questa stagione è stata spesso l’assenza di una vera punta centrale, ruolo occupato più volte da centrocampisti che con la propria capacità di giocare fra le linee hanno reso difficile per i difensori avversari accorciare su di loro; mossa che ricorda quella utilizzata ai tempi del Barcellona posizionando Messi falso nueve.

Non solo, secondo i dettami del ‘’Gioco di Posizione’’ professato da Pep Guardiola, per occupare razionalmente il centro del campo si intende il posizionamento dei giocatori a differenti altezze, per favorire una dislocazione più efficace in fase di possesso e, soprattutto, la ricerca costante di giocatori alle spalle della linea di pressione avversaria, ricercando la cosiddetta superiorità posizionale, ossia una situazione in cui il vantaggio viene dato non dall’essere numericamente superiori all’avversario, altresì da una situazione in cui il posizionamento di un giocatore lo colloca in una posizione di vantaggio rispetto al suo diretto avversario.

A tutto questo la squadra di Guardiola però, aggiunge una capacità fondamentale per rendere ancora più efficaci questi principi di gioco, ossia la capacità di adottare diverse strategie di gara. Per definire il significato di strategia possiamo dire che è la capacità di una squadra di adattare i propri principi di gioco alla gara da disputare, adottando degli accorgimenti specifici che sono in grado di creare dubbi durante la fase di non possesso dell’avversario, costringendolo a fare delle scelte che inevitabilmente possono generare un errore.

Nelle gare analizzate, infatti, possiamo vedere come i principi siano molto chiari e immutabili: c’è la ricerca della superiorità numerica in costruzione, il posizionamento su diverse altezze dei giocatori nel centro del campo, la ricerca della superiorità posizionale e l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori. Cosa cambia però? In ogni partita il City adatta la propria strategia alla struttura difensiva dell’avversario, mettendolo in difficoltà con dei ‘’semplici’’ movimenti in fase di costruzione, che però portano (in questo caso Chelsea, Tottenham e Liverpool) a dover scegliere su quale giocatore portare pressione, liberando inevitabilmente un altro compagno.

Nella gara contro il Liverpool vediamo come la squadra di Klopp si schieri con il classico 1-4-3-3, cercando di oscurare il play (Rodri) con la punta centrale, le ali invece escono sui difensori centrali cercando di indirizzarli verso il centro, per sfruttare la loro superiorità numerica in quella zona di campo. Il City mette in crisi la struttura difensiva dei Reds costruendo con 2 difensori centrali e il terzino sinistro leggermente più stretto, garantendo superiorità numerica contro le due ali, e soprattutto portando Cancelo assieme a Rodri nella posizione di play.

Questa soluzione ha creato un’iniziale situazione di 2vs1, portando Firmino a dover scegliere su chi uscire, ma ha soprattutto creato una situazione a catena. Difatti il posizionamento di Cancelo all’interno, abbinato allo smarcamento di Bernardo Silva ai fianchi della mezz’ala del Liverpool, ha creato in quest’ultimo il dubbio su quale avversario marcare; in entrambi i casi avrebbe liberato uno dei due, consentendo al City di superare la pressione.

In questa situazione non avrebbe neanche potuto usufruire dell’aiuto del terzino di zona per assorbire lo smarcamento laterale di Silva, in quanto bloccato dalla posizione in massima ampiezza dell’ala, Mahrez in questo caso.

Nella finale di Coppa di Lega contro il Tottenham, il City ha adottato la struttura base 1-4-3-3, contrapposta ad un 1-4-5-1 in fase di non possesso da parte della squadra londinese.

In questo caso specifico il City ha trovato la superiorità numerica in costruzione con i due difensori centrali, contrapposti a Kane, che tra l’altro si abbassava per schermare Rodri. Contemporaneamente le ali, come sempre in massima ampiezza, fissavano i terzini avversari che non avevano libertà di uscire in pressione su altri giocatori. Fra le linee invece galleggiavano Foden, Bernardo Silva, e Gundogan, senza dare punti di riferimento alla linea difensiva avversaria; in questo caso la posizione di Cancelo, che spesso entrava per creare un 2vs1 contro Kane, aveva la funzione di attrarre l’esterno di zona (in questo caso Lucas Moura) verso il centro del campo, liberando spazio alle sue spalle che veniva prontamente sfruttato da Gundogan, libero di ricevere palla vista l’impossibilità del terzino di uscire in pressione e la lontananza del difensore centrale di zona.

Questa soluzione veniva sfruttata non solo con il posizionamento centrale di Cancelo; a seconda della situazione il terzino portoghese si alternava con Gundogan nella funzione di doppio play; non importa il ruolo iniziale dei giocatori, quanto la funzione, in questo caso la necessità era quella di affiancare un doppio play a Rodri e di posizionare un giocatore alle spalle dell’esterno che usciva in pressione, senza importanza su chi dei due fosse.

Infine, l’ultima partita analizzata è quella contro il Chelsea, preludio alla finale di Champions.

Il City in questo caso ha utilizzato il modulo 1-3-5-2, contrapposto ai Blues che invece hanno adottato il 3-4-3. Coi 3 attaccanti che si occupavano della prima pressione, uno dei due mediani si alzava sul play mentre i quarti di centrocampo uscivano sui giocatori in massima ampiezza, Mendy e Cancelo. I 3 centrali avevano invece il compito di prendere le due punte, con Rudiger, centrale sinistro, che invece aveva il compito di alzarsi sulla mezz’ala di zona.

Il City ha saputo sfruttare ottimamente questa scelta del Chelsea in pressione, riuscendo spesso ad attrarre pressione per poi liberare Ferran Torres fra le linee, che abbassandosi riusciva a staccarsi dalla marcatura di Rudiger che ha avuto timore in alcuni casi a rompere così tanto la linea difensiva.

Nel caso in cui invece Rudiger fosse riuscito ad accorciare prontamente sulla mezz’ala, lo spazio alle sue spalle sarebbe stato attaccato dalla punta di zona tramite uno smarcamento in profondità

 

 

Credit Foto https://manchestercitybreakingnewsplayers.blogspot.com

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