Allenare il colpo di testa. Considerazioni e proposte

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Allenare il colpo di testa. Considerazioni e proposte

L’articolo di oggi fa il paio con un altro da me scritto qualche mese sul “perché allenare il dominio aereo“. L’obiettivo di è da un lato quello di riordinare le proprie idee raccogliendo in un unico luogo diverse considerazioni e proposte operative, dall’altro quello di offrire al lettore alcuni spunti su cui interrogarsi.

Chi segue Ideacalcio da qualche anno avrà sicuramente notato un’impronta piuttosto nitida, che vuole prediligere l’allenamento del gioco nella sua globalità piuttosto che un approccio separatista che miri ad allenare le varie strutture del giocatore in modo isolato.

Per sintetizzare, non sono un grande fan del lavoro analitico – per tutta una serie di considerazioni che non vogliono essere oggi tema di discussione – tuttavia ritengo che alcune gestualità tecniche siano talmente complesse o rare da ritrovare nel gioco, che talvolta un loro allenamento isolato risulta una necessità del giocatore.

Ecco, forse a volte ci dimentichiamo di questo aspetto fondamentale. Per qualche ragione talvolta l’allenatore di settore giovanile dimentica che è lì per migliorare i giocatori che gli vengono affidati, che sono il vero patrimonio della società.

Si può quindi essere dei fermi sostenitori del favorire la complessità del gioco senza per questo doversi vergognare di utilizzare 10-15 minuti a settimana per andare a perfezionare/migliorare specifiche gestualità tecniche. che faccio fatica a pensare possano essere allenate solo nella complessità.

Il colpo di testa è proprio una di queste.

Il colpo di testa va detto che permette al giocatore di risolvere problematiche sia offensive che difensive, potendo essere utilizzato sia come soluzione offensiva sia per il disimpegno difensivo.  Per quanto riguarda il primo punto, il colpo di testa è utile in fase conclusiva ma anche di rifinitura, con sponde e spizzate che possono mandare alla conclusione i compagni.

Per quanto riguarda un suo utilizzo in fase di non possesso, questo si materializza ad esempio in anticipi, intercetti e respinte in seguito a cross, traversoni o lanci.

In base al movimento del corpo e all’elevazione possiamo avere differenti tipologie di colpi di testa:

  • a piedi pari senza elevazione
  • a un piede con elevazione
  • a due piedi con elevazione

La difficoltà principale di questo fondamentale tecnico è nel farsi trovare nella condizione spazio-temporale corretta nel momento opportuno. Pensate ad esempio alla lettura delle traiettorie.

Un tempo, infatti, la lettura delle traiettorie la si imparava in modo totalmente spontaneo durante le infinite ore di gioco libero, passate a sviluppare tutto quel bagaglio di esperienze motorie di cui oggi tanto si sente la mancanza (quante ore passate a giocare a “testa gol/tedesca”).

Diversi calciatori oggi faticano ad impattare la palla correttamente perché, al di la del gesto puramente tecnico, valutano in modo errato la traiettoria del pallone. E dei rimbalzi ne vogliamo parlare? Quando una palla rimbalza a terra, in tantissimi casi, sembra quasi si entri in un’altra dimensione; tanto è a volte il disagio e l’imbarazzo che si osservano nel cercare di respingere quella palla.

Ecco perché tante volte si finisce per saltare completamente fuori tempo, mancando di netto la sfera, o per sbucciare il pallone con pericolose deviazioni che possono finire per mettere fuori causa i compagni.

La corretta valutazione della traiettoria, la lettura della situazione e la valutazione del punto d’impatto con la sfera, permetterà al giocatore di non aspettare la palla, facendosi colpire dalla stessa, bensì di attaccarla con determinazione e slancio.

Un’altra problematica piuttosto comune – e non solo nell’attività di base – è la paura del pallone, che si materializza non solo nella contesa delle seconde palle nei duelli aerei, ma anche talvolta quando si è completamente soli (avete presente la tartaruga quando tira dentro la testa nel guscio nel momento del pericolo?).

Una soluzione, come ormai tutti sappiamo, può essere quella di iniziare ad utilizzare palloni leggeri o di gomma, al fine di superare il timore nel momento dell’impatto con la sfera e cercare di mantenere gli occhi aperti fino all’ultimo istante.

Anche se si sostiene spesso che sia sconsigliato o che andrebbe bandito fino all’attività agonistica, nell’attività di base non credo sia sbagliato (con gli opportuni accorgimenti) proporre 10 minuti al mese o ogni due, per avvicinarsi a questa gestualità. Un consiglio fino alla categoria Pulcini è quello di utilizzare proposte a carattere ludico, al fine di spostare l’attenzione sul divertimento piuttosto che sulla paura del contatto con la palla.

A partire dalla categoria Esordienti il colpo di testa deve a mio avviso essere affrontato nella sua
completezza al fine di affinare il gesto. Le torsioni e il colpo di testa in tuffo magari verranno insegnate più nel dettaglio nell’attività agonistica mentre, per quanto concerne l‘utilizzo del busto, del capo e degli arti superiori, questi potranno essere allenati mediante esercizi a numero ridotto di elementi (2-3-4 giocatori).

Questo fondamentale di tecnica individuale può essere eseguito in avanti, essere laterale o effettuato all’indietro; oltre che essere eseguito da fermo, in movimento o in acrobazia.

Per quanto riguarda invece la zona che impatta con maggior frequenza la palla, questa è prevalentemente la fronte, ma possono essere usate anche la nuca e la regione parietale nelle esecuzioni all’indietro o laterali.

Per quanto concerne la forza impressa sulla palla, questa è data sia dal colpo del collo che dalla flessione effettuata dalle gambe, mentre, la direzione, è coordinata dalla rotazione del capo e dal movimento del
busto.

Come ho anticipato precedentemente, l’utilizzo delle braccia ha un ruolo chiave per imprimere
forza, stabilità e per proteggersi da eventuali contrasti.

Un banale ma estremamente utile stratagemma che ho utilizzato negli anni per sopperire a questo limite – si salta e si colpisce con le braccia lungo i fianchi – è quello di utilizzare un’asta da mantenere sopra la testa durante l’esecuzione del gesto tecnico (negli esercizi analitici ovviamente). Seppur questo non permetta di utilizzare gli arti in fase di caricamento e di slancio, obbliga quanto meno il giocatore a mantenere le braccia alzate durante l’esecuzione.

Va detto poi che il colpo di testa si suddivide in tre momenti principali:

  • fase iniziale o di preparazione: il corpo esegue il caricamento e si inarca all’indietro;
  • fase principale o di chiusura: avviene l’impatto con la palla;
  • fase finale o di compensazione: ripristino da parte del giocatore di una posizione di equilibrio

Di contro, gli errori più comuni che si possono osservare sono:

  • chiudere gli occhi al momento del contatto con la sfera. Si accentua soprattutto quando si ha paura del contatto con la palla.
  • aspettare la palla. Si accentua soprattutto quando si calcola erroneamente la velocità e la traiettoria di arrivo del pallone. Se l’attaccante arriva in velocità, subire gol è una possibilità estremamente concreta in questi casi.
  • sfruttare solo il movimento della testa e non lo slancio in avanti del corpo. Accentuato da limiti coordinativi.
  • invece di impattare con la fronte (superficie ampia a piatta), la si colpisce con la parte laterale o superiore della testa

Come abbiamo visto in questo articolo, il colpo di testa è davvero un gesto estremamente complesso, che presuppone un’ottima base coordinativa, una corretta esecuzione tecnica e il superamento della paura nel momento dell’impatto.

Qualcuno potrebbe però sostenere: “ma noi giochiamo palla a terra, non la alziamo quasi mai durante la partita”.

Al di la che in questo modo si ricade nell’errore di dimenticarci che l’allenatore di settore giovanile dovrebbe formare un giocatore completo, capace di far fronte alle infinite dinamiche del gioco, l’affermazione precedente è errata a monte. Il fatto che possa essere un gesto tecnico che – per qualche ragione – ricerchiamo con poca frequenza durante la gara (magari si predilige una costruzione maggiormente manovrata e una rifinitura dalla zona centrale piuttosto che dalle fasce, ad esempio), non obbliga l’avversario a giocare la partita nel nostro medesimo scenario tattico.

Se l’avversario decidesse di preparare una gara all’insegna delle seconde palle, dei cross, delle spizzate e delle palle lunghe, siamo certi che i nostri giocatori saprebbero come fronteggiare, almeno da un punto di vista tecnico, queste situazioni? Siamo sicuri che all’interno della nostra programmazione non stiamo trascurando qualcosa?

Siamo proprio sicuri che dentro al gioco sia sempre possibile allenare il giocatore nella sua completezza e nelle sue necessità? 

 

Photo by Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali Élite dell'AC Este

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