Abbiamo Perso la Bellezza del Gioco!

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Abbiamo Perso la Bellezza del Gioco!

In principio volevo scrivere un “semplice” post, ma poi le riflessioni han cominciato ad essere così tante da volerle racchiudere in un articolo da conservare per sempre.

Il tutto nasce da una considerazione tanto semplice ma non affatto banale:

qual è l’obiettivo del Gioco? 

Probabilmente ognuno di noi avrà trovato una propria risposta, legata presumibilmente anche alla categoria che allena. Diciamocelo subito dai, in modo che non nascano inutili incomprensioni: in Prima Squadra conta “solo” Vincere, perché se non vinci ti lasciano a casa dopo tre o quattro giornate.

Nel settore giovanile le cose sono però diverse (…), poiché ci hanno insegnato che l’obiettivo è quello di FORMARE giocatori pronti per la propria prima squadra o per fare un salto di categoria. Ohibò, ne siamo proprio sicuri? 

Non molto tempo fa, dialogando con un collega che stimo e che ha allenato in di diversi settori giovanili professionistici, mi ha detto: “ho deciso di lasciare il settore giovanile perché è una BALLA quella che i risultati non contano. I risultati contano eccome. E allora sai che ti dico, meglio dedicarsi agli Adulti. Sono partito da un Eccellenza, con un rimborso decisamente superiore e senza la finzione che il risultato non conti“.

Come dargli torto. Allenatori esonerati, squadre che cambiano 2-3 guide tecniche in una stagione, ma soprattutto, Pressioni! Se il risultato non conta, com’è che incrociando diversi colleghi (dilettanti e professionisti), raccontano che la prima domanda del direttore nella chiamata post gara è: “risultato?“.

Direttori che sviolinano progetti tecnici fasulli e che senza aver visto la partita ti dicono cosa fare per vincerla e cosa non fare per rischiare di perderla. “Ma il progetto?”. Lascia stare, ora servono i punti.

L’allenatore in queste condizioni diventa tante volte schiavo del sistema, incapace di riconoscere la luce, accecato dalla ricerca della vittoria a tutti i costi. L’obiettivo dell’articolo non vuole infatti far credere che vincere non sia importante, in quanto la competizione è l’essenza dello sport, bensì boicottare l’utilizzo di qualsiasi stratagemma per arrivare allo scopo.

Parliamoci chiaro, ognuno di noi saprebbe esattamente cosa fare per aumentare le chance di portare a casa i 3 punti:

  • da dietro non si rischia NULLA. Vai a costruire a casa tua. Dentro la nostra trequarti difensiva zero rischi. Non si passa la palla indietro. Il Portiere? Guai a coinvolgerlo nella manovra;
  • quando perdiamo la palla l’ordine è quello di difendere la porta, si ripiega e ci si compatta dentro la nostra metà campo. Le due punte schermano le uscite centrali;
  • a palla recuperata, immediata verticalizzazione. Se ne abbiamo uno o due di veloci davanti, li facciamo neri;
  • il possesso? lasciamolo a loro, non serve a nulla;
  • durante la settimana proviamo corner e calci di punizione, a favore e contro. Tutti ben allineati e perfettamente sincronizzati;
  • la linea difensiva sempre ben allineata, guai a “rompere la linea” troppo lontani dalla nostra area;
  • i terzini devono saper difendere e il portiere deve saper parare. Fine;
  • i cambi? votati ad una gestione conservativa del risultato e della gara. Fuori dei centrocampisti e dentro dei difensori;
  • se andiamo in vantaggio la partita è finita. La si calcia più lontana possibile. “Mister, ma siamo al primo minuto del secondo tempo”. Ho detto che è finita;

kick-off

Tutto chiaro? “Sì, solo una cosa però mister, abbiamo 14 anni”! Ah…!

Qui nasce il vero problema della nostra società, votata al “Il fine giustifica i mezzi“. Tutto è lecito purché si arrivi al risultato.

Qualcuno sostiene che ad ogni modo, “Vincere forma il carattere“, quella famosa Mentalità Vincente necessaria per avere Successo. Ne siamo davvero sicuri? Forse sì o forse no. Personalmente credo che molti allenatori la utilizzino come scusa per scalare gerarchie, per salire di categoria, in cerca di palcoscenici e rimborsi che sentono di meritare. Vittorie da mostrare per lo più al bar e che mai raccontano l’andamento delle gare, poiché l’unica cosa che interessa narrare è il mero risultato del tabellino.

La colpa non è nemmeno loro, bensì di chi gli affida la guida tecnica delle proprie squadre.

Ma il Coraggio e la voglia di Essere Padroni del Gioco?

A pochi importa davvero della crescita dei ragazzi, convinti che il risultato finale sia la cartina tornasole dell’andamento della squadra; quanto personalmente di più ingannevole possa esserci…

Genitori e addetti ai lavori sono accecati dal risultato, incapaci di valutare con obiettività e competenze ciò che la squadra esprime di propositivo, o meglio, di pro-attivo.

La vittoria nasconde i problemi, come la polvere sotto il tappeto, pronta a saltar fuori alla prima folata di vento. 

A parer mio, c’è pochissima conoscenza della materia nel nostro settore; ma il guaio è che parlano Tutti. Tutti si sentono in diritto di sentenziare, in alcuni casi senza neppure aver visto la gara o la settimana di allenamenti, perché l’Italia è il paese con 60 milioni di allenatori.

C’è chi propone di eliminare le classifiche, ma in Spagna esistono, con promozioni e retrocessioni, già nella Scuola Calcio, riuscendo comunque a formare diverse generazioni di giocatori votati al controllo della palla, dello spazio e del gioco. Il nostro è un problema culturale e per questo rimango ad oggi piuttosto scettico sul nuovo corso per Responsabili di Settore Giovanile; non tanto sul corso in sé, bensì sulla possibilità reale di far cambiare mentalità (sarebbe bello poter dire plagiare) a tutte quelle figure che al nostro movimento giovanile fanno soltanto del male.

Trovo troppa Ipocrisia. Allenatori che fingono di avere a cuore la formazione del ragazzo, direttori e responsabili che millantano progetti tecnici che non esistono, nascondendo la scomoda verità che i risultati contano e, se non arrivano, il mister è il primo a pagare. Ok la ricerca del risultato, ma non a tutti i costi.

No alle scorciatoie, quelle che vogliono sacrificare il senso del gioco, a discapito di una vittoria di cui andare fieri e che porta felicità solo agli occhi di chi non sa osservare.

Il senso del gioco per me è la Bellezza, è giocare con Stile e Coraggio, o quanto meno provarci.

E’ l’assumersi inevitabilmente dei rischi. E’ il provare a scalare gli ostacoli, senza utilizzare utili trucchetti (che conosciamo tutti – non sentitevi quindi più furbi) per aggirarli ed evitarli.

E’ la liquidità di un sistema, in cui i giocatori possano sentirsi liberi di esprimersi all’interno di un modello di gioco condiviso e riconosciuto.

E’ provare ad essere padroni del campo e del gioco, a prescindere dall’avversario.

E’ l’essere consapevoli che tutto ciò comporterà tantissime difficoltà durante il cammino.

Arriveranno sconfitte, tante volte anche immeritate, figlie magari di chi si chiude e riparte, pronto a giocare sui tuoi inevitabili errori.

Ti attaccheranno, pronti a gioire dei tuoi insuccessi e a brindare per una sconfitta all’ultimo minuto in contropiede, dopo aver magari dominato la gara in lungo e in largo.

L’unica cosa che hai per non mollare nonostante tutto, è l’Amore per questo Sport.

Questo è il Settore Giovanile!

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

3 commenti

  1. Avatar

    Diego come direbbe un mio allievo in napoletano ” miste na sbagliat nient” mister non hai sbagliato niente tutto quello che hai scritto in quest’articolo corrisponde alla cruda e triste realta’, e questo insieme al fatto che i nostri bambini non dedicano piu’ tanto tempo al gioco, sono i motivi principali del nostro decadimento calcistico. La penso perfettamente come te solo che poche gocce di competenza in un oceano di mediocrita’ fanno poco. Un caro saluto diego sei bravissimo e competentissimo.

  2. Avatar

    Come darti torto… Dobbiamo essere fermi sulle nostre decisioni a costo di “pagare” in risultati ma sicuramente “essere ripagati” dal lavoro fatto. Pochi giorni orsono, su un post di facebook con la mia attuale squadra di 2011, una mamma di un bimbo che ho allenato diversi anni fa mi ha lasciato questo commento “Comunque dopo 6 anni nel calcio non abbiamo mai visto un allenatore come te. Mi ricordo quando i bambini hanno fatto la prima partita del campionato, hai parlato con noi genitori come comportarsi e ci avevi dato il quaderno delle emozioni (Alex ancora oggi ogni tanto scrive qualcosa) 😍. Vedo in giro che tutti guardano come prenderti i soldi, nessuno non si interessa dei bambini, una tristezza. Il calcio a modo tuo è quello che piace a noi, serietà ma con tantissimo divertimento ❤️” Autocelebrazione, vero! Ma continuiamo a lavorare come sappiamo che le ricompense che contano arriveranno! Un saluto

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