“Quell’Allenatore è BRAVO!! Sicuri?”

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“Quell’Allenatore è BRAVO!! Sicuri?”

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato, in riferimento ad un collega, “quell’allenatore è Bravo”. Ma sulla base di cosa? Quali sono i parametri che ci permettono di etichettare un altro allenatore come Bravo?

Questa riflessione mi nacque per la prima volta diverse stagioni fa, quando, un responsabile di settore giovanile, durante la stagione proferì diverse e diverse volte apprezzamenti su altri colleghi. Dopo qualche mese, incuriosito, gli chiesi su cosa basasse il suo giudizio e la risposta fu: “ha vinto il campionato Giovanissimi/Allievi Provinciali l’anno scorso”.

Ahhhhh, ecco, ci risiamo!

Da quel giorno, ogni volta che un addetto ai lavori gratifica un collega, per curiosità personale chiedo spesso le motivazioni; se non altro per cercare di rispondere alla domanda di un corsista (di un Clinic) che un giorno mi chiese: “esiste un modo oggettivo per valutare a fine stagione l’operato di un allenatore“?

In quel momento, non trovai risposta… 

Ho deciso quindi di scrivere questo articolo per condividere alcune riflessioni e considerazioni che mi balenano per la testa.

  • Davvero VINCERE è sinonimo di Bravura?

Nella passata stagione, un allenatore che personalmente non conoscevo, è arrivato a giocarsi il titolo per la finale regionale (poi persa). Incrociato ad un torneo ho potuto apprezzare la qualità dei giocatori che aveva a disposizione e come la squadra giocasse un calcio molto propositivo, destandomi una buona impressione generale.

Nell’attuale stagione (a 8 giornate dal termine), nella stessa categoria ma con un’annata differente, lo stesso allenatore staziona a metà classifica (in posizione tranquilla ma lontanissimo dalle prime posizioni).

La domanda dunque sorge spontanea: è diventato improvvisamente Scarso?

La verità è che sono i giocatori a determinare le partite.

Se la squadra ha capacità limitate ma dispone di un paio di elementi che fan la differenza nella categoria (bisognerà poi capire se la faranno ancora crescendo – nel settore giovanile – o salendo di categoria), tante “castagne dal fuoco” saran proprio loro a toglierle.

Soprattutto in ambito giovanile l’allenatore ricopre un ruolo chiave nella formazione/crescita del calciatore, in una fascia d’età che ben si presta ad apprendere concetti e nozioni che potranno risultare estremamente utili per il futuro del ragazzo.

Anni fa vinsi un campionato Giovanissimi regionali con una rosa che, a distanza di anni, vede diversi di quei ragazzi oggi militare tra serie D e Promozione, sinonimo di come quella cavalcata fu certamente merito loro. L’allenatore tante volte è colui che fa meno danni possibili, accompagnando i ragazzi nel loro percorso. Già non far danni sarebbe un grande successo.

Trovo dunque riduttivo e sbagliato valutare l’operato di un allenatore di settore giovanile in base alle sue vittorie, soprattutto in categorie dove la precocità fisica della rosa ha quasi sempre la meglio su qualità e organizzazione.

Parlando di Adulti forse ha già più senso, in un mondo di interessi e business, affidarsi a chi raggiunge un mero risultato, seppur magari senza creare Passione tra gli addetti ai lavori e tifoseria.

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  • Mi porta 5-6 ragazzi. Ah!

Una risposta che mi son sentito talvolta dare da qualche responsabile è che “Tizio è Bravo. L’anno prossimo lo prendo perché mi porta diversi giocatori“.

Come si può valutare l’operato di un allenatore in base a quanti ragazzi riesce a portarsi appresso? Fermo restando che ognuno è libero di prendersi in casa chi vuole (finendo per essere schiavi di quell’allenatore: “se mi lasci a casa restano a casa anche i ragazzi che ti ho portato”), sarebbe quanto meno onesto dire le cose per quel che sono, senza volerne uscire “puliti” accampando a questo punto l’alibi che sia Bravo.

Magari in questo modo rimpolperemo le rose, ma siamo sicuri che le rinforzeremo assicurandogli un “timoniere” che sappia condurre la barca di porto in porto?

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  • Mi porta lo sponsor. Bella merda (scusate)!

“Tizio è Bravo. Ci porta 30.000 euro. 15.000 li teniamo noi, gli altri 15.000 sono il suo compenso”. Quante volte ho sentito raccontare questo giochino.

Anche in questo caso bisognerebbe dire le cose per quel che sono, evitando di etichettare come Bravi tutti quei colleghi che ogni anno trovano una panchina perché fondamentalmente costano poco, nulla o addirittura te ne portano.

“Tizio è Bravo. Costa poco”. Raramente un allenatore Bravo costa poco. Chi lo fa con dedizione, passione, competenza e ore e ore di lavoro, si fa pagare. Perché Tempo e Competenza hanno un valore. Siamo proprio noi allenatori, che tante volte accettiamo una panchina per un tozzo di pane (vecchio), che sminuiamo/svalutiamo il nostro ruolo.

Provate a chiedere una consulenza o una visita specialistica (che solitamente durano non più di 20 minuti) ad un ortopedico; scoprirete come i nostri compensi siano da ridere se confrontati con le loro parcelle. Quante ore passiamo noi al campo in un mese (sono circa 48, più tutto il tempo a casa per la preparazione delle sedute, analisi di video e vari documenti gestionali)? Quanti mesi dobbiamo allenare come allenatori per portare a casa un compenso che si avvicini ad una “specie di stipendio”? Fermo restando che ognuno di noi può richiedere il compenso che ritiene adeguato, il problema son quelle società che pensano di prendere l’allenatore Bravo pagandolo poco!

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  • Ma la Coerenza? 

Vedendo giocare squadre di altri colleghi vi è mai capitato di chiedervi: “ma Tizio non era quello che sui social la menava con l’essere propositivi e col mettere il gioco al centro di tutto”?

Sui social e dietro la tastiera siamo ormai tutti Guardiola o Mourinho. “La nostra squadra gioca divinamente e i ragazzi migliorano come non hanno mai fatto prima”. Poi vedi le loro squadre dal vivo non fare tre passaggi di fila e non partire una sola volta dal basso, neppure quando l’avversario te lo concede. Troppi rischi.

“Tizio è Bravo. E’ per un calcio SEMPLICE“. Il dizionario definisce Semplice come “privo di complessità, con sfumature che vanno dalla facilità all’immediatezza elementare, dall’essenzialità alla naturalezza, dalla sobrietà alla modestia, dall’ingenuità alla dabbenaggine”.

Mi son sempre chiesto come potessero coesistere parole come Gioco (in uno sport dalle infinite variabili) e Semplice. Forse la risposta è da ricercare in quelle sfide, ultima contro prima, in cui i secondi non rischiano Nulla pur di arrivare all’unico obiettivo: vincere.

Massimiliano Allegri in un’intervista disse: “un giorno mi dovranno spiegare cosa significhi giocare bene”.

Credo che ognuno di noi abbia una personale visione del gioco – ed è proprio ciò che rende magnifico il nostro sport – ma se parliamo di settore giovanile non voglio credere che il tutto si riduca a “quella è la porta, arriviamoci il più velocemente possibile. Facciamo un calcio Semplice“.

E se così invece fosse, va bene, lo accetteremo, senza però doverci sorbire le false morali di chi vuole spiegarti come si fa un calcio propositivo e “cerebrale”.

  • Chi è quindi Tizio

So che ho stima di moltissimi colleghi che, nelle grandi o piccole realtà, studiano, s’aggiornano e vivono questo ruolo con Passione viscerale. Ecco, ci risiamo, di nuovo con questa parola: Passione! Bravo per me è innanzitutto chi lo fa con tantissima Passione, contagiosa e di traino per chi gli sta attorno. Ma da sola la Passione non può bastare.

Professionalità. Non occorre essere professionisti per essere professionali. Ho conosciuto allenatori con professionalità da far invidia ai professionisti. Ragazzi e uomini che nel loro piccolo e con le loro scarse possibilità (assenza di staff e che si ritrovano a lavorare da Soli) curano in modo meticoloso e maniacale il loro piccolo orticello, come fosse una splendida pianta che, giorno dopo giorno, cresce e fiorisce.

Tizio può essere sicuramente anche colui che vince offrendo possibilità concrete a tutta la rosa, coinvolgendo da un lato tutti ma dall’altro valorizzando/premiando chi, con sacrificio e determinazione, ogni settimana si mette in prima linea per meritarsi una maglia nell’undici iniziale.  Ci son allenatori che, cascasse il mondo, partono con una formazione in testa al martedì e quella scenderà in campo domenica prossima, impegno o non impegno.

Tizio ogni tanto perde, anche lui, sì. Ho sentito genitori e addetti ai lavori proferire le peggiori accuse e bestemmie dopo un paio di sconfitte. “Che Incapace l’allenatore”. “Mandatelo via quello in panchina, che tanto non serve a niente”. Due mesi dopo metti insieme qualche vittoria consecutiva e diventi come “Maradona alla Bombonera”. “Bravissimo. Abbiamo sempre creduto in te”. “Che lavoro che hai fatto mister”. “Guardate che son lo stesso di due mesi fa, ne più ne meno“.

Mettere alla gogna il valore di un allenatore (spingendosi in tanti casi persino sull’Uomo) in base a quante vittorie ottiene in un campionato giovanile, fa già abbastanza ridere. La cosa che non mi spiegherò Mai è tuttavia come possa un genitore pensare che, a 13-17 anni, per il “futuro calcistico” di suo figlio la cosa più importante sia vincere.

Tizio non è uno “Yes Man”. Perché continuare a far sì con la testa dinnanzi a “situazioni palesemente sgradevoli“? Davvero QUELLA panchina vale più della nostra dignità? Davvero QUEL logo vale più dell’impegno dei ragazzi? Quanti valori siamo disposti ad accettare pur di rimanere su quella panchina?

Tizio per me è colui che fondamentalmente rischia.

Colui che rischia una formazione a volte sperimentale per cercare di dar spazio a tutti, dando minuti anche agli elementi più in difficoltà della rosa.

Colui che rischia una costruzione dal basso che ti costerà “quasi sicuramente” la partita.

Colui che rischia di rimanere senza panchina pur di difendere i propri Valori.

 

Foto: https://www.mirror.co.uk

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

2 commenti

  1. Avatar

    Hai affrontato molti aspetti interessanti. E “specifici” Peccato ” il basta non far danni” Solita considerazione generica. Tutti la possono affermarla. Chi ha grandi competenze della Materia Calcio spero non la consideri come riflessione.Purtroppo è un’affermazione che si sente spesso. Che cosa significa ” non far danni”? Molti Allenatori allenano perchè fortunatamente chi li sceglie non ha competenze.Mai domande nello specifico. Mai visti allenamenti “prima” della scelta. Ammesso che si riescano a valutare il lavoro del Mister. Comunque rimane un intervento positivo da diffondere. Ottimo. Buona lavoro.

    • Diego Franzoso
      Diego Franzoso on

      Ciao Luigi, condivido che è un’affermazione forte e che tra l’altro neppure condivido appieno. Anche se “forse”, e dico “forse”, piuttosto di uno che fa danni, danni vero, meglio mettere lì uno che fa presenza, magari con non molte competenze ma che almeno non rechi un danno al futuro dei ragazzi. Questo è il senso. Poi ovvio che meglio metterci uno Bravo.

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