Vincere Eliminando il Lavoro a Secco? Si può!!

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Vincere Eliminando il Lavoro a Secco? Si può!!

Nell’articolo di oggi ripropongo aggiornato (nella forma e nei pensieri) un pezzo a me molto caro – scritto originariamente nel Maggio 2015 – che all’epoca suscitò molte riflessioni e considerazioni.

Dicevano fosse impossibile e qualcuno lo sostiene ancor’oggi.
Dicevano fosse necessario e addirittura fondamentale.
Dicevano non avesse ha mai ucciso nessuno (sì ma che c’entra??).

Sono lieto di poter dire che ho vinto due volte!

Chi segue la pagina Facebook o il sito di Ideacalcio ormai saprà che in questa stagione ho allenato i Giovanissimi Regionali dell’ AC Este (è stato scritto più e più volte nelle esercitazioni), gruppo che seguo dalla passata stagione.

Fin dal mio arrivo sono stato chiaro coi ragazzi: “niente ripetute, nessun giro di campo. La palla sarà sempre al centro delle nostre proposte“. Uno “stile di vita” che mi accompagna da ormai diversi anni e che nelle ultime due stagioni è il mio credo.

Nell’articolo di oggi vorrei ribadire un concetto che nel corso degli ultimi anni sta prendendo sempre più piede ma che in molti (a distanza di 5 anni all’articolo originale, credo di poter dire che la situazione, in linea generale, non sia cambiata) ancora definiscono MODA.

La tendenza, da parte dei più ostinati, sembra essere quella di non aprire gli occhi, guardando verso un nuovo orizzonte, ma di rimanere ancorati a vecchie convinzioni e credenze che hanno fatto la fortuna di preparatori e mister della “vecchia scuola”.

Perché definire “Moda” il cambiamento?? E’ forse più facile proporre ai ragazzi ciò che magari ci facevano fare i nostri vecchi mister piuttosto che aggiornarsi e studiare?
O è perché la parola CAMBIAMENTO fa in linea di massima PAURA nel nostro paese? 

Per prima cosa è opportuno sottolineare che la parola Vittoria non ha per tutti lo stesso significato.
Per molti è puramente un fattore numerico, legato al “segnare un gol in più dell’avversario”, ma per me è un insieme di fattori che riassumerei in tre punti:

  • Dare il massimo impegno fino all’ultimo secondo di gara, evitando pericolosi cali di tensione anche a risultato acquisito (credo che i ragazzi ricordino bene una “sfuriata” dello scorso campionato accaduta a fine partita, dopo una vittoria per 4-0 in cui la squadra non aveva praticamente giocato gli ultimi 15′)
  • Giocare un buon calcio. Ognuno di noi può avere la propria personale visione di che cosa significhi Buon Calcio. Per me si traduce col voler provare ad essere attori protagonisti della partita, ad essere padroni del gioco a prescindere dall’avversario.
  • Chi entra dalla panchina lo fa rispettando i due punti precedenti, in modo positivo e allo scopo di essere un valore aggiunto per la propria squadra

Il risultato finale deve essere solamente una naturale conseguenza delle tre condizioni precedenti e analizzato come dopo di esse.

Dopo un campionato Giovanissimi Regionali Sperimentali (u14) concluso al secondo posto nella passata stagione, quest’anno ci siamo imposti nel campionato Regionale u15 (Veneto, girone B) con un margine di 11 punti sulla seconda.

La squadra fin dal primo giorno ha sempre lavorato con la palla, con proposte, a volte integrate, in cui anche i lavori preventivi venivano mixati con obiettivi tecnico-tattici.

La rapidità e la velocità, sollecitate a secco nel corso della stagione precedente, quest’anno sono state inserite all’interno di esercitazioni tecnico-tattiche e in particolare finalizzate alla conclusione in porta.

Per quanto riguarda la resistenza, questa è stata allenata esclusivamente in forma specifica e subordinata (come sotto-dimensione) alle altre strutture del giocatore. I mezzi utilizzati sono stati prevalentemente: Possessi palla, Possessi posizionali e “Partite a pressione”. La resistenza specifica (intesa come la capacità di sostenere carichi di lavoro propri di uno sport in particolare) è sempre stata un sotto-obiettivo, inserita in proposte i cui gli obiettivi principali potevano essere:

  • il pressing
  • la pressione costante sul portatore
  • la ri-aggressione immediata a palla persa

Ancor oggi si sente spesso dire “Agosto è il periodo chiave per mettere benzina nelle gambe“. Ma veramente c’è ancora qualcuno convinto che 3-4 settimane di lavoro possano servire per far correre la squadra per 9 mesi?
E seconda domanda, con carichi di lavoro massacranti nelle prime 3-4 settimane, non c’è forse il rischio di trovarsi una squadra imballata nel corso delle prime uscite?

«Penso sia impossibile, in un mese, riempire il serbatoio di un giocatore per un’intera stagione. Impossibile. I preparatori, invece, continuano a puntare sull’importanza del precampionato dal punto di vista fisico. Fare allenamenti doppi e tripli per due settimane non è utile ai giocatori. La conseguenza è un affaticamento che pagheranno per le prime cinque partite di campionato. Per me è necessario prepararsi esclusivamente per la prima partita del campionato. Poi per la seconda … e così via. Non è possibile effettuare una preparazione precampionato di due settimane senza toccare il pallone». Paco Seirul-lo (Preparatore fisico e metodologo del Barcellona per 25 anni)

Spesso sento dire: “sì, bello far tutto col pallone, ma è possibile solo se il livello tecnico della squadra è alto, altrimenti certe intensità non è possibile raggiungerle lavorando solo con la palla”. Oppure: “sì, ma nei campionati provinciali non è sempre possibile a causa delle carenze tecniche dei giocatori”.

Essendo entrambe le affermazioni riconducibili alla stessa corrente di pensiero (“il livello dei ragazzi è basso e quindi meglio integrare a secco per raggiungere certe intensità“), spero di poter essere esaustivo nella mia risposta: a mio avviso sono solo scuse.

E’ vero che nei campionati provinciali si ha spesso a che fare con ragazzi carenti dal punto di vista tecnico, ma non è forse vero che l’intensità delle gare è nettamente inferiore a quelle dei campionati regionali o nazionali? All’aumentare del livello tecnico-tattico dei ragazzi aumenta anche il livello del campionato.

Ho lavorato in una società provinciale per 8 anni e ben conosco le difficoltà tecniche (e non solo..) che si possono trovare ma è anche vero che il dispendio fisico-mentale è nettamente inferiore a quello di campionati superiori. Per affrontare al meglio un campionato provinciale – dal punto di vista fisico – non avrò la necessità di lavorare alle stesse intensità di chi affronta campionati superiori.

In aggiunta, non posso non citare un altro fattore probabilmente più importante del precedente.
Se il livello tecnico dei ragazzi è scadente, perché non impiegare tutto il tempo a disposizione per farli migliorare? Perché, già a livello di Giovanissimi e Allievi, sento dire: “ho una squadra scarsa. Per vincere dobbiamo correre più degli altri e incentrare la nostra identità su questo aspetto”??

In questo modo verranno trascurare le carenze dei ragazzi, che col tempo diventeranno sempre più difficili da recuperare, finendo per non favorire la loro autostima; da un lato magari si sentiranno “leoni” (“corriamo più degli altri”), ma dall’altro saranno timorosi nel padroneggiare il gioco.

La conseguenza è sotto gli occhi degli addetti ai lavori: il livello tecnico dei campionati è al ribasso. Di bel calcio se ne vede gran poco, con tante partite che finiscono col torcicollo con la palla più bassa che viaggia ad altezza fari del campo.

In seguito a questa prima parte dell’articolo, ne scrissi una seconda, frutto della grande attenzione che suscitò all’epoca questo mio articolo. Come mai l’argomento attirò così tanti utenti ??

Personalmente, come è poi emerso dai numerosi commenti, nel corso degli ultimi anni questa idea di lavoro si è ritagliando sempre più spazio, con tanti nuovi allenatori intenti a voler cambiare le cose.
Forse si è sentito “narrare” che 30 km lontani dalla nostra realtà c’era chi lavorava con un approccio differente, spingendoci a scoprirne di più. L’uso dei social e in generale di internet ha preso il sopravvento, favorendo lo scambio di idee e spunti di lavoro.  Sta di fatto che le cose sembrano quantomeno cambiare.

L’intento di questa seconda parte è quello di provare a rispondere ad alcune perplessità e domande che sono emerse.

  • lavorando solo con la palla riesci a raggiungere intensità vicine a quella di gara?
  • come monitori la Frequenza Cardiaca?
  • riesci a lavorare vicino alla VAM?

Ciò che mi sono risposto è stato:

  • Perché la condizione fisica del giocatore dev’essere così importante?
  • Perché dare tutta questa importanza, già nel settore giovanile alla condizione fisica piuttosto che al perfezionamento della tecnica e della tattica?
  • Perché la condizione fisica non può essere subordinata al modello di gioco?

Quando parliamo di Modello di Gioco (da non confondere col modulo o sistema di gioco) ci si riferisce ad un insieme di riferimenti collettivi e individuali che corrispondono ai principi concepiti dall’allenatore. E’ sulla base dei principi che emerge la coordinazione collettiva (“Mourinho, Questione di Metodo”, B.Oliveira, N.Amieiro, N.Resende, R.Barreto, 2006).

“Non saprei dire dove comincia la parte fisica e dove termina quella psicologica, o quella tattica. Per me il calcio, e anche il calciatore, è globalità e non riesco proprio a fare delle scomposizioni. [..] Un giocatore è tutto, possiede caratteristiche fisiche, tecniche e psicologiche che devo sviluppare nel loro insieme

[..] “Nel calcio di oggi, non credo ci siano squadre preparate bene a livello fisico e altre no [..] Alcune si sono adattate al gioco del proprio allenatore mentre altre no. Noi pretendiamo che la squadra riesca ad adattarsi al tipo di sforzo richiesto dalla nostra forma di gioco“.

(J.Mourinho).

Proprio quest’ultima frase rappresenta la mia visione a livello metodologico.
La condizione fisica è subordinata alle altre strutture del giocatore. Se sarò in grado di strutturare e sviluppare correttamente la mia seduta di lavoro, la squadra riuscirà a sostenere il nostro modello di gioco.

Ciò non significa che la condizione fisica non sia importante, ma personalmente la vedo come un sotto-obiettivo, legata appunto ad altre finalità. Se l’esercitazione sarà ideata tenendo conto delle diverse variabili (giorno della settimana, spazi, numero di giocatori, categoria), la struttura fisica emergerà naturalmente.

Qualche ostinato potrebbe obiettare che il lavoro a secco serve per stimolare il giocatore dal punto di vista emotivo, sottoponendolo ad uno sforzo mentale.

ALT!! Il lavoro a secco può se mai stimolare il calciatore a sostenere certi carichi di lavoro e abituarlo ad un tipo di Sacrificio “diverso”, ma dal punto di vista cognitivo il carico è pari a zero.

Uno dei motivi per cui ho scelto di utilizzare sempre la palla è che volevo allenare il calciatore a mantenere sempre un’elevata concentrazione in allenamento, sottoponendolo a livelli di stress (fisico-mentale) vicini a quelli che ritroveranno in gara.

A parer mio si sente un po’ troppo spesso parlare di Intensità (quasi fosse diventato l’unico parametro di riferimento per valutare un’esercitazione o una seduta), riferendoci al solo condizionamento fisico, quando, seconda la Periodizzazione Tattica, questa è intesa come:

“[…] concentrazione, prevalentemente tattica, che il calciatore deve mantenere costante ed elevata durante ogni esercitazione, con lo scopo di risolvere in maniera rapida ed efficace problematiche relative alle varie situazioni di gioco” (“Un diverso modo di pensare calcio: l’approccio sistemico e la periodizzazione tattica”, G.Maiuri, youcanprint, 2014).

 

NUOVE CONSIDERAZIONI

In un paese tradizionalmente legato ai risultati e poco alla forma, ho voluto scrivere e aggiornare questo articolo per portare una testimonianza diretta; se il metro di giudizio è a questo punto quantificabile nei risultati, sappiate che allora è davvero possibile arrivarci anche eliminando il lavoro a secco.

A distanza di 5 anni da questo scritto originale, rileggendolo (a parte diversi errori grammaticali e lessicali), continuo a sostenere questa strada.

In queste stagioni ho modificato numerose esercitazioni – accantonando anche quelle che all’epoca mi sembravano insostituibili – e fatto diverse esperienze, sia con con categorie superiori (Allievi Regionali) sia tra i Professionisti. Ciò nonostante continuo a credere che sia assolutamente possibile imporsi anche mettendo da parte ore e ore di interminabili sessioni d’allenamento svolte a secco, lontane non solo dal mezzo (la palla), ma soprattutto dal Gioco.

Credo tutto stia nell’ideare esercitazioni che siano funzionali sotto tutti i punti di vista e che mettano il giocatore nelle condizioni di potersi esprimere al meglio in partita; preparato sì dal punto di vista fisico, ma abituato ad usare la testa, a correre con intelligenza.

Preparare la squadra con ripetute, allunghi e “test di Cooper vari”, non presuppone che la squadra sarà in grado di applicare in gara un’azione di pressing organizzata ed efficace.

Nel corso di questa stagione, alla guida di una squadra u14 (Giovanissimi Regionali Sperimentali), ho avuto difficoltà nella prima parte di stagione a far capire a molti l’importanza delle corse di ripiegamento. A dire il vero mi è sembrata fin da subito una questione di pigrizia (che avrei sicuramente evitato se avessi abituato i giocatori – da agosto – ad interminabili ripetute). Ciò nonostante non ho pensato di abbandonare ciò in cui credo (in 15 anni che alleno penso di aver acquisito ormai una discreta esperienza), ma di pensare a come risolvere il problema.

Il problema si è risolto in un paio di mesi, continuando a pesare la struttura fisica quanto le altre aree del giocatore, facendola emergere con esercitazioni a competizione, in cui l’aspetto mentale risultasse determinante quanto quello condizionale (oltre che tecnico-tattico).

Nel corso delle ultime due stagioni (l’anno scorso con l’aiuto di un preparatore professionista) ho inserito qualche lavoro preventivo nella fase di pre-allenamento, utile ad approcciarsi ai primi minuti della seduta con una discreta richiesta organica.

A distanza di anni, i ragazzi in foto sono oggi ventenni, tra chi oggi milita (o ha militato) in serie D e i tanti che giocano in Promozione (o in categorie inferiori). Di loro conservo ricordi bellissimi, indelebili. Momenti che mi hanno segnato per Sempre.  Grazie.

Share.

About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

13 commenti

  1. Avatar

    Il problema non è il livello dei ragazzi ma il livello degli istruttori/allenatori/preparatori/addetti ai lavori che non sono in grado di programmare una sessione di lavoro esclusivamente con palla

  2. Avatar
    Edoardo Topini on

    Diego seguo il tuo blog da parecchio tempo e posso affermare di stimarti per le proposte (su cui gran parte ho preso “spunto”). A mio modesto modo di vedere il problema principale nei campionati provinciali (ammettendo sempre che uno “creda” nella metodologia di lavoro da te esposta altrimenti ovviamente non si pone nemmeno il problema) è la ricerca dell’intensità giusta nell’esercitazioni con la palla per poter ottenere i soliti risultati nell’allenamento di alcuni meccanismi energetici (vedi anaerobico lattacido); con l’esperienza che ho avuto a volte è difficile (con tutta la comunicazione propositiva che un allenatore può avere nei confronti del gruppo) ottenere quell’intensità che ti permette di avere risultati eguali con un lavoro a secco.
    Ovviamente cerco di capire il tuo punto di vista data la tua esperienza maggiore della mia, nonostante io concordi con tutto quello scritto da te nell’articolo.
    Un saluto

  3. Avatar
    Edoardo Topini on

    Diego seguo il tuo blog da parecchio tempo e posso affermare di stimarti per le proposte (su cui gran parte ho preso “spunto”). A mio modesto modo di vedere il problema principale nei campionati provinciali (ammettendo sempre che uno “creda” nella metodologia di lavoro da te esposta altrimenti ovviamente non si pone nemmeno il problema) è la ricerca dell’intensità giusta nell’esercitazioni con la palla per poter ottenere i soliti risultati nell’allenamento di alcuni meccanismi energetici (vedi anaerobico lattacido); con l’esperienza che ho avuto a volte è difficile (con tutta la comunicazione propositiva che un allenatore può avere nei confronti del gruppo) ottenere quell’intensità che ti permette di avere risultati eguali con un lavoro a secco.
    Ovviamente cerco di capire il tuo punto di vista data la tua esperienza maggiore della mia, nonostante io concordi con tutto quello scritto da te nell’articolo.
    Un saluto

    • Avatar
      DiegoFranzoso on

      Ciao Edoardo,
      credo che il punto sia nella iniziale visione delle cose.
      Nel pensare che il calciatore vada allenato per comportimenti stagni, nel capire quali sono le tue priorità.

      Dando per assodata l’importanza della tecnica, io voglio che la mia squadra sul campo dimostri una certa organizzazione, che la gente dica “quella è una squadra di Franzoso”, dare ai ragazzi una certa impronta.

      Bene, il lavoro fisico è quindi subordinato ad una sovradimensione tecnico-tattica e per me dev’essere solo una conseguenza.

      Il mio calciatore ha bisogno di essere preparato fisicamente per sostenere il nostro modello di gioco (credo tattico dell’allenatore), non per fare cose avulse e estranee.

      Ne consegue che se io preparo esercitazioni mirate e allenanti dal punto di vista dell’intensità (che ricordiamo non è solo quella fisica ma anche quella cognitiva), il mio calciatore non avrà bisogno di altro.

  4. Avatar

    Ciao Diego,alleno da 18 anni e ho fatto tutte le categorie giovanili, attualmente sono in seconda categoria, in linea di massima sono d’accordo con te ma farei delle piccole distinzioni, in 3 anni di giovanissimi e 2 di allievi ho lavorato sulla resistenza solo con palla specialmente con Small Side Games (che allora ben pochi conoscevano) con ottimi risultati e intendo risultati a livello di gioco, tecnici e intensità non solo di vittorie perché la vittoria credo sia comunque sempre subordinata alle qualità dei singoli e non solo alla qualità di lavoro del gruppo.
    Nei giovanissimi e allievi i livelli di VAM sono solitamente abbastanza allineati mentre passando alla juniores e prima squadra ho notato notevoli differenze, quindi il problema in questi casi è quello di come allenare con la stessa intensità livelli aerobici differenti, utilizzando solo la palla è difficile perché poco quantificabile, per esempio un giocatore con VAM di 17 km. h. non può fare sempre lo stesso lavoro di uno con VAM a 15,5 km. h. Perché a parità di intensità uno si allena troppo e l’altro troppo o viceversa (e nei lavori con palla è questo il rischio) quindi ho optato ad alternare lavori intermittenti a secco ad alta intensità su distanze prestabilite secondo i livelli di VAM a lavori solo con palla. (chiaramente dopo aver effettuato il test per quantificare la VAM)
    Questa è la mia opinione, non una regola e voglio farti i complimenti per il tuo blog e le tue proposte sempre aggiornate coi tempi!

  5. Avatar

    Ciao Diego,alleno da 18 anni e ho fatto tutte le categorie giovanili, attualmente sono in seconda categoria, in linea di massima sono d’accordo con te ma farei delle piccole distinzioni, in 3 anni di giovanissimi e 2 di allievi ho lavorato sulla resistenza solo con palla specialmente con Small Side Games (che allora ben pochi conoscevano) con ottimi risultati e intendo risultati a livello di gioco, tecnici e intensità non solo di vittorie perché la vittoria credo sia comunque sempre subordinata alle qualità dei singoli e non solo alla qualità di lavoro del gruppo.
    Nei giovanissimi e allievi i livelli di VAM sono solitamente abbastanza allineati mentre passando alla juniores e prima squadra ho notato notevoli differenze, quindi il problema in questi casi è quello di come allenare con la stessa intensità livelli aerobici differenti, utilizzando solo la palla è difficile perché poco quantificabile, per esempio un giocatore con VAM di 17 km. h. non può fare sempre lo stesso lavoro di uno con VAM a 15,5 km. h. Perché a parità di intensità uno si allena troppo e l’altro troppo o viceversa (e nei lavori con palla è questo il rischio) quindi ho optato ad alternare lavori intermittenti a secco ad alta intensità su distanze prestabilite secondo i livelli di VAM a lavori solo con palla. (chiaramente dopo aver effettuato il test per quantificare la VAM)
    Questa è la mia opinione, non una regola e voglio farti i complimenti per il tuo blog e le tue proposte sempre aggiornate coi tempi!

    • Avatar
      DiegoFranzoso on

      Ciao Alessandro.
      Condivido il tuo pensiero, infatti sono dell’idea che a partire dalla Juniores e chi si allena magari solo due volte a settimana, risulti difficile allenare sempre e tutti ad alte intensità.
      C’è poi da chiedersi anche che tipo di campionato andrà a fare la nostra squadra, perchè se parliamo di campionati allievi nazionali o allievi provinciali, le differenze sono enormi a livello di dispendio fisico-mentale.

      Giusto poi sottolineare da parte tua la VAM, ma mi chiedo, ha senso in seconda categoria?
      Te lo chiedo perchè l’ho allenata pure io per due anni.
      Ho provato entrambe le strade, ancora 6-7 anni fa. Provai entrambe le strade, solo palla un anno e preparazione interamente a secco l’anno prima.
      La squadra in entrambi i casi correva sempre il doppio degli avversari, con una differenza sostanziale.. lavorando sempre e solo con la palla i giocatori erano maggiormente coinvolti. Verissimo che qualcuno tende a “nascondersi” e a lavorare sotto ritmo e non raggiungere certe intensità ma con gente che viene da 8 ore di lavoro non ne farei una priorità. Poi è sempre il campo a parlare e a sancire le sentenze.
      Tornassi indietro lavorerei solo con palla, dando maggior importanza al modello di gioco. A quell’epoca invece lavoravo con proposte integrate

  6. Pingback: Si può vincere anche eliminando il lavoro a secco | Idea Calcio

  7. Avatar

    Non si puo’ rabbrividire pke l’esperienza al di là dei dati scientifici ci fa vedere le cose sotto un altro punto di vista.Arrivati ai giovanissimi e allievi la possibilità di migliorare si riduce sempre di piu’ rispetto al settore di base

  8. Avatar

    Ciao Diego, ottima considerazione, anche perchè purtroppo tutt’ora sento ancora queste parole, (correre, spazza, buttala su e via dicendo) anche secondo me, la parte atletica con la palla aumenta l’intensità ed è soprattutto stimolante per i ragazzi( ti parlo ancora da calciatore in attività) anche perchè con le situazioni di gioco, qualsiasi esercitazione diventa allenante e divertente piuttosto che le ripetute e i vari CCVV ecc.
    Ma quindi, per evitare infortuni di solito durante l’estate cioè il periodo transitorio, consigli ai tuoi ragazzi degli esercizi a secco da fare durante quel periodo????
    Può sembrare una banalità, ma purtroppo durante il periodo di preagonismo e non precampionato come hai detto queste cose succedono molto di frequente.
    Complimenti sinceri, per il sito, continua così !!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Avatar

      Ciao Jack, perdona l’enorme ritardo nella risposta ma ho avuto problemi ad accedere ai commenti. L’estate purtroppo, nel 2017, è paradossalmente il periodo in cui i ragazzi si muovono di meno. Dagli Allievi in su consiglierei di fornire loro un programma di 2-3 settimane, con un paio di impegni alla settimana, da svolgere prima del raduno. Lo eseguiranno tutti? assolutamente no, ma è un modo per creare mentalità e cultura e per preparare l’organismo ai primi impegni che, spesso, mettono fuori causa diversi elementi. Saltare poi le prime settimane, è complicato per un giocatore, quindi punterei sul fargli capire questo messaggio. Dai Giovanissimi in giù, eviterei personalmente, ma magari coi giovanissimi secondo anno si può abbozzare “qualcosina”

  9. Avatar
    Andrea Mattia on

    Vero il discorso sul lavoro a secco, io alleno una squadra di Giovanissimi provinciali U15, uso principalmente esercizi con la palla, dal riscaldamento alla partita. Dico la verità ogni tanto qualche circuito di forza e ripetute le inserisco. Più che altro per valutare poi se il lavoro svolto ha dei risultati effettivi. O se dopo una seduta del genere ho dei ragazzi (morti) o se rispondono bene. Poi carenze tecniche, si i provinciali si ne hanno ma c’è anche da dire che dipende molto anche dalla collocazione geografica e quante società ci sono sul territorio. Una critica che faccio al sistema, è che una società “di prima fascia” non può soffocare tutte le società limitrofe, portando via i due, tre ragazzi buoni che ha, anche a metà campionato. Così magari quei ragazzi potevano aiutare un allenatore a far crescere gli altri. Il mio discorso non è che non volglio dare un opportunità al ragazzo, ma le squadre “di prima fascia” si trovano con 3 squadre x categoria. Pii il loro campionato non è allenante e devono poi fare amichevoli continue con le squadre professionistiche. Detto questo senza lavoro a secco i ragazzi viaggiano a buoni ritmi fino a fine partita e ne sono contento. Il mio obbiettivo da allenatore non è creare fenomeni, ma non sentire mai nessun tipo di commento sugli spalti del tipo: guarda quello o quelli non sanno nemmeno cosa sono in campo a fare. Comunque grazie x gli articoli e vi continuerò a seguire.

Leave A Reply