Apprendimento Differenziale (Differential Learning): promuovere l’Auto-organizzazione

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Apprendimento Differenziale (Differential Learning): promuovere l’Auto-organizzazione

A differenza dell’approccio tradizionale, che prevede che l’atleta apprenda e migliori una qualsiasi abilità semplicemente ripetendola, con gli esercizi ordinati da quello più semplice a quello più complesso, ciò non avviene nell’apprendimento differenziale.

Per dare una anticipazione di ciò che è l’apprendimento differenziale, possiamo parlare di “turbo”, termine con il quale di solito ci si riferisce al motore a turbo, utilizzato per aumentare le prestazioni e l’efficienza di un motore a combustione interna. Come nei processi del motore a combustione, l’apprendimento differenziale utilizza le proprie oscillazioni o errori in precedenti tentativi per aumentare l’efficacia dell’apprendimento stesso. A differenza dell’allenamento tradizionale, gli esercizi vengono variati e non ripetuti, ponendo come base dell’apprendimento non più la ripetizione del movimento, ma la sua continua variazione.

L’apprendimento differenziale è dunque un metodo di allenamento studiato e proposto da Wolfgang Schollhorn (2006), basato sulla teoria dei sistemi dinamici, la quale programma un nuovo modello che permette di comprendere meglio i fenomeni apparentemente inspiegabili dell’allenamento sportivo. Attraverso questa teoria e le sue molteplici applicazioni al nostro campo di studio, ci si concentra sulla individualità dei soggetti e sulle necessità pratiche variabili per ottimizzare lo sportivo e il suo rendimento. La caratteristica più significativa dei sistemi dinamici è che si pone maggior attenzione sul cambio di stato nel tempo, piuttosto che sull’analisi degli stati stabili. L’obbiettivo in particolare è quello di costruire modelli che descrivano elementi comuni di transizioni tra stati nelle circostanze più differenti.

L’apprendimento differenziale punta in modo diretto sull’incremento delle variazioni, senza però stabilire una regola concreta individuale nelle situazioni. Nel rafforzare il principio delle variazioni, vi si ricorre affinché sia l’atleta stesso a trovare da solo, fin dall’inizio, un percorso non individuabile se si limitasse a copiare delle soluzioni predeterminate; ciò a causa dell’individualità nei più diversi ambiti.

In particolare, fino all’introduzione di questo apprendimento, erano state utilizzate solo tecniche generiche che non tenevano conto dell’individualità. La dominanza dell’individualità è stata confermata anche dall’analisi dei modelli di andatura sotto l’influenza di emozioni e musica; le emozioni rappresentate e la musica ascoltata possono essere correlate ai modelli individuali di andatura. In questo senso ci forniscono indicazioni anche le ricerche sull’azione dell’affaticamento nel modello di andatura. Anche in questo caso le caratteristiche dell’affaticamento si differenziano all’interno del modello individuale di andatura.

Considerato che i nostri movimenti cambiano di continuo, l’ipotesi di un sistema costante nel tempo, anche in età adulta, appartiene ad un approccio superficiale. Bisogna infatti tenere conto delle costanti variazioni fin dall’inizio del processo di apprendimento. I bambini di quasi tutte le categorie di età sono consapevoli dei loro grandi cambiamenti fisici, a causa dei maggiori tassi di crescita caratteristici della loro età e si comportano di conseguenza nel processo di apprendimento. Poiché i bambini e i ragazzi – ma anche soggetti più grandi – sono esposti a maggiori variazioni corporee, in queste fasce di età l’allenamento o l’apprendimento devono essere configurati con maggiori variazioni.

Come reazione al processo di apprendimento e allenamento, che tende a trascurare l’individualità, è stata proposta la teoria dell’apprendimento differenziale sulla base di un modello di auto-organizzazione.

L’apprendimento differenziale, come appena detto, punta direttamente alla valutazione delle variazioni,
senza tuttavia stabilire una regola concreta situazionale; è notevole infatti il modo in cui,
rafforzando le variazioni, si favorisca l’auto-organizzazione in un duplice senso.

Una condizione essenziale del Differential Learning può essere individuata nel fatto che l’allenatore o l’atleta stesso devono individuare e scegliere le opzioni di oscillazione (variazioni) per un dato allenamento. Per i principianti e i bambini le oscillazioni potranno essere ridotte ad esempio. Il principio dell’adattamento potenziale conferma ulteriormente che la maggior parte degli adeguamenti neuronali avviene durante le prime tre ripetizioni ed è meglio quindi non superarle con queste categorie. Con l’aumentare delle capacità, le oscillazioni dovranno e potranno essere aumentate.

Ricerche hanno inoltre constatato che l’approccio differenziale porta anche vantaggi nell’ambito dei processi di acquisizione di apprendimento nei diversi tipi di sport e performance. Vi sono infatti differenze evidenti tra i gruppi che hanno svolto l’allenamento classico, basato su ripetizioni, e quelli invece che hanno praticato un allenamento differenziale per quanto riguarda la persistenza o durata degli eventi. Infatti, i gruppi dell’apprendimento classico hanno mostrato in un certo lasso di tempo una diminuzione della prestazione mentre, al contrario, sono state evidenziate maggiori e costanti prestazioni nei gruppi dell’apprendimento differenziale.

Ha fornito buoni esiti il ricorso all’apprendimento differenziale pure in pazienti affetti da ictus o nell’allenamento dell’equilibrio come prevenzione alle cadute; potendo quindi sostenere che oltre a livello della prestazione sportiva sia efficace anche nella riabilitazione.

La teoria dell’apprendimento differenziale è stata ulteriormente rinforzata dalle recenti scoperte della neuropsicologia. Nel tentativo di cosa possa spiegare i risultati ottenuti, oltre alla plasticità neuronale, ci si sta concentrando a livello biochimico sul ruolo della dopamina. La dopamina svolge un ruolo importante nei meccanismi di motivazione, quali la dipendenza e l’apprendimento. In caso di risultati positivi inaspettati, il cervello rilascia più dopamina, un meccanismo importante ai fini del controllo dei movimenti. Molti di questi momenti si presentano durante l’apprendimento differenziale, grazie alla costante differenziazione dei compiti motori.

Il rilascio di dopamina in apposite cellule del cervello è derivato dalla probabilità di successo in un compito, dunque vi sarà una minore quantità in compiti basati sulla ripetizione. Il rilascio di dopamina non dipende infatti solo dal risultato che si ottiene, che possono essere soddisfacenti in entrambi i compiti , ma dalle aspettative e insicurezze del risultato. La tensione prima di un compito di cui è incerto il risultato positivo, ci porta a fare del nostro meglio, diversamente dall’ansia.

Nell’apprendimento differenziale esistono inoltre due varianti: l’apprendimento differenziale graduale e l’apprendimento differenziale caotico. In particolare nell’apprendimento caotico, diversamente da quello graduale, vi è un livello maggiore di disordine e informazioni; richiamando al principio di massima entropia (stato della termodinamica), che può essere assunta a misura del grado di disordine di un sistema. Nella pratica trovano applicazione entrambe le forme di apprendimento differenziale.

In un caso le differenze vengono mantenute relativamente costanti e in questo caso si parla di apprendimento differenziale graduale con variazioni in una sequenza sistematica (facilmente prevedibile). Ad esempio: variazione della caviglia sinistra seguita da variazione della caviglia destra. Invece, nel caso dell’apprendimento differenziale caotico, dopo la variazione della caviglia sinistra potrebbe seguire la variazione del gomito destro, a sua volta seguita dalla variazione del polso sinistro e ancora dalla variazione dell’anca destra ecc.

Da notare un diverso livello di gradimento da parte di atleti e allenatori, che sembra essere dipendente dalle caratteristiche individuali dei soggetti in questione. Considerato che l’apprendimento differenziale caotico è caratterizzato da un livello maggiore di disordine, con maggiori incertezze in relazione alle relative aspettative, con l’allenamento differenziale caotico avviene un maggiore rilascio di dopamina.

In generale, i movimenti appresi con l’apprendimento differenziale sono più stabili anche in presenza di forti elementi disturbanti provenienti dall’esterno.

Dopo aver illustrato cosa sia l’apprendimento differenziale, è bene comprendere anche le differenze significative che i diversi metodi di apprendimento creano nella composizione delle bande di frequenza dell’attività cerebrale. Abbiamo visto che, per quanto riguarda l’attività motoria, esistono 4 tipologie principali di apprendimento: l’apprendimento basato sulla ripetizione, l’interferenza contestuale, l’apprendimento differenziale graduale e quello differenziale caotico. Queste tipologie di apprendimento attivano diversi processi neurofisiologici, mettendo in luce l’esistenza di varie forme di capacità mnemoniche, legate ossia alla sfera della memoria.

Per comprendere al meglio ciò, furono svolti vari studi accompagnati anche da molti esperimenti, tra i quali si ricorda principalmente quello svolto durante una gara di badminton.

All’esperimento presero parte 22 giocatori (di badminton) di entrambi i sessi, con un’età media che si aggirava attorno ai 25 anni. Quest’ultimi, attraverso 90 battute di badminton, dovevano colpire un punto segnalato sulla parte sinistra del campo a una distanza di 8,40 metri dalla linea del servizio, posizionata nella parte destra del campo. Durante l’azione di ogni giocatore furono svolte numerose analisi, tra cui quella sugli stati cerebrali (attraverso l’elettroencefalogramma), quella sui movimenti di disturbo degli occhi e del capo (tramite un elettro-oculogramma). I giocatori furono inoltre sottoposti anche ad un’elettromiografia della muscolatura delle spalle (come variabile di controllo), rilevando costantemente la frequenza cardiaca.

I confronti post-hoc misero in luce un significativo aumento dei successi nell’allenamento basato sulla ripetizione rispetto agli altri tre approcci. Per tutte le forme di allenamento si osservava invece una riduzione dei risultati positivi entro i primi 15 minuti. I minori tassi di successo delle altre tipologie di allenamento confermano l’aumento delle oscillazioni e degli «errori». In particolare, nelle due forme di apprendimento differenziale vengono prodotte delle frequenze theta e Alpha che supportano l’apprendimento, ma l’attività delle frequenze theta compare di norma in fase di elaborazione di informazioni conflittuali o dell’individuazione di errori nell’esecuzione del movimento.

L’assenza di attività theta dopo l’allenamento dell’interferenza contestuale ci induce a supporre che in tal caso vengano attivati dei processi neuropsicologici diversi rispetto a quelli messi in moto dall’apprendimento differenziale, registrando infatti un aumento della produzione delle frequenze beta e gamma.

L’aumento dell’attivazione theta e alfa nell’apprendimento differenziale e l’incremento di attivazioni beta e gamma dopo l’allenamento basato sull’interferenza contestuale, mettono in luce l’esistenza di diverse forme di capacità mnemonica nei due approcci. Sembra infatti che il metodo dell’interferenza contestuale e quello dell’apprendimento differenziale utilizzino dei processi neurofisiologici diversi nell’apprendimento motorio. Si registra una più ampia stimolazione della corteccia motoria e somato-sensoriale attraverso l’allenamento differenziale, mentre l’interferenza contestuale stimola maggiormente l’area visiva e quella frontale. La maggiore attivazione delle bande di frequenza alfa e theta va di pari passo con la riduzione delle attività nelle aree frontali, mentre la maggiore attivazione delle bande di frequenza beta e gamma attiva proprio queste aree.

Alcuni studi di neurofisiologia, attraverso un confronto tra metodo dell’interferenza contestuale e quello della ripetizione, hanno messo in luce che l’allenamento dell’interferenza contestuale, contrariamente all’allenamento a blocchi, attiva delle reti fronto-parietali, in particolare la corteccia dorsale pre-motoria e quella dorso-laterale prefrontale. Con il metodo dell’interferenza contestuale i compiti concreti vengono continuamente alternati (senza variazioni). Tali compiti rientrano così in un processo esecutivo prevalentemente controllato e basato sull’attenzione, tipico dell’attivazione delle frequenze più elevate. Se invece vengono eseguite delle continue variazioni di singoli compiti, si registra una maggiore attivazione dell’EEG nelle frequenze basse, soprattutto nella regione centrale e parietale. Ciò indica un maggior consolidamento delle informazioni somato-sensoriali e motorie con il metodo dell’apprendimento differenziale.

Tra apprendimento differenziale graduale e caotico non si registrano differenze significative a livello di attivazione frontale L’attivazione di determinate aree cerebrali sembra dipendere dal programma di allenamento differenziale di per sé. Nell’apprendimento con il metodo della ripetizione ciò avviene solo in misura inferiore. L’apprendimento differenziale stimola quindi uno stato cerebrale ottimale per l’apprendimento motorio, che rende la rappresentazione motoria in situazioni di gara più resistente ai disturbi esterni ed interni.

Gli approcci nell’apprendimento tradizionale si basano in genere su una comprensione lineare della causalità: “la stessa causa porta allo stesso effetto”. Negli ultimi anni c’è stato però un crescente interesse per la complessità della natura e dei fenomeni viventi, con intuizioni significative fornite da modelli di cambiamento basati su una comprensione non lineare della causalità; piccole cause possono portare a grandi effetti e viceversa. In questa ottica, i processi di apprendimento sembrano avere maggior successo e indurre cambiamenti comportamentali quando i processi di insegnamento si discostano da un approccio lineare.

https://www.youtube.com/watch?v=dvRiIxr3CAw

Si provò ad esempio ad allenare per quattro settimane (due volte a settimana) un gruppo con un approccio tradizionale e due gruppi con formazione differenziata sul controllo della palla e il tiro a canestro. I dati rilevati misero in luce i vantaggi significativi per entrambi i gruppi differenziali, sia nella fase di acquisizione che nella fase di apprendimento, rispetto al gruppo tradizionale.

I modelli tradizionali di apprendimento sono stati recentemente messi in discussione a causa del fatto che tutti gli studenti, in genere, debbano iniziare con un esercizio seguito da altre identiche esercitazioni didattiche per costruire una sequenza metodica di esercizi, al fine di raggiungere gli obiettivi di apprendimento stabiliti. Una pedagogia tradizionale sostiene il principio che tutti gli studenti abbiano bisogno di progredire «dal facile al difficile» o «dal semplice al complesso».

Diversi studi hanno confrontato l’efficacia di diversi interventi sulla base dell’allenamento di singole tecniche sportive: nella maggior parte dei casi, l‘approccio con l’apprendimento differenziale ha comportato una migliore acquisizione delle competenze e migliori tassi di apprendimento nei partecipanti.

Diversi esperimenti hanno mostrato tassi di acquisizione di abilità più elevati per l’approccio di apprendimento differenziale rispetto agli approcci lineari tradizionali e, cosa più interessante, sono state mostrate delle prestazioni ancora migliori nella fase di conservazione dell’apprendimento.

Poiché in diversi sport, specialmente negli sport di squadra, sono necessarie più tecniche, uno studio pilota ha voluto confrontare l’influenza di due tecniche addestrate in parallelo nel gioco del calcio: lineare (classico approccio formativo) e non lineare (apprendimento differenziale). L‘approccio classico unico seguiva un processo ripetitivo durante l’apprendimento, mentre in quello differenziale l’approccio si distingueva per diversi livelli di variazione. Il primo approccio consisteva nell’addestrare diversamente le due tecniche in blocchi separati di prove, mentre nel secondo le due tecniche seguivano un ordine casuale di pratica di prova.

In seguito ad un ulteriore studio, si è visto come le ripetizioni monotone di movimenti dovrebbero essere abbandonate, mentre dovrebbero essere prodotte grandi variazioni al fine di promuovere l’auto-organizzazione, in modo da poter progettare un processo di apprendimento più efficiente ed efficace.

Per quanto riguarda alcune considerazioni sul comportamento creativo – una disposizione di ordine superiore negli sport di squadra – numerosi studi hanno confermato che la creatività è allenabile.

Un ambiente sportivo che incoraggi il comportamento esplorativo porterà infatti ad un aumento dell’emergenza di componenti creativi, in termini di: tentativi, fluidità, versatilità e originalità. I tentativi sono riconosciuti come qualsiasi sforzo per eseguire azioni diverse anche se non efficaci. La fluidità o efficacia è la capacità di eseguire il maggior numero possibile di azioni di movimento efficaci. Versatilità o flessibilità è la capacità di produrre azioni diverse, mentre l’originalità è la capacità di generare azioni nuove e uniche che altri non eseguirebbero.

Gli allenatori dovrebbero essere consapevoli del fatto che durante il processo di avviamento allo sport, il comportamento creativo assume diverse manifestazioni caratterizzate da creatività P (personali) e creatività H (storiche).

Durante i primi anni le creatività P prevalgono perché sono interne al giocatore e sono legate all’esplorazione di nuovi comportamenti per superare i limiti individuali. Le creatività H invece, sono un comportamento riconosciuto come un’innovazione che il giocatore non ha mai realizzato prima e sono comunemente collegate a un alto livello di competenza.

Diversi studi rafforzano l’importanza dell’uso di approcci formativi che offrano la libertà di esplorare e adattarsi alle proprietà di un ambiente.

Sulla base di queste considerazioni, l’apprendimento differenziale sembra emergere come un approccio promettente per migliorare il comportamento creativo; questo grazie all’aumento del numero di fluttuazioni del movimento senza ripetizione (del movimento) e senza correzioni, durante il processo di acquisizione delle abilità.

A proposito di correzione, nell’apprendimento differenziale l’insegnante non corregge mai la tecnica, ma predilige l’incoraggiamento degli errori dell’allievo; in questo senso, tale concetto può essere amplificato all’apprendimento generale, non solo in ambito sportivo. Molti pedagogisti infatti, hanno basato le loro teorie sul concetto di incoraggiamento, individuando nel maestro o precettore una figura di aiuto per l’allievo. Pertanto, non si cerca il movimento o il gesto tecnico ideale, ma la condizione che permette al corpo di potersi adattare in modo cosciente o incosciente attraverso esercizi ottimizzati (decisi su misura, in base alle caratteristiche fisiche dell’atleta e agli obiettivi prefissati da raggiungere).

Diversi studi hanno analizzato il modo in cui i giocatori adattano il loro comportamento in base a specifiche varianti negli Small Sided Games (SSG) e in che modo i diversi modelli di relazioni interpersonali, che emergono durante l’esecuzione, siano funzionalmente diversi.

Un altro studio ha poi rivelato gli effetti di un programma di allenamento sul comportamento posizionale dei giocatori. I risultati hanno evidenziato come il comportamento dei giocatori fosse diventato più regolare dopo un programma di allenamento di 13 settimane; probabilmente a seguito di un aumento dei principi tattici di gioco e della consapevolezza del posizionamento in campo.

Lo scopo di questo studio era identificare gli effetti di un programma di apprendimento differenziale, incorporato negli SSG, sul comportamento creativo (e tattico) dei giovani calciatori. Quaranta giocatori di u13 e u15 sono stati assegnati a gruppi di controllo e sperimentazione. Il gruppo sperimentale ha partecipato a un programma di apprendimento differenziale di cinque mesi incentrato in situazioni di small-sided games, mentre il gruppo di controllo ha partecipato a un tradizionale programma di allenamento.

I risultati suggeriscono come l’apprendimento differenziale abbia facilitato lo sviluppo di comportamenti creativi, principalmente riguardo ai tentativi (u13, piccolo; u15, piccolo), la versatilità (u13, moderato; u15, piccolo) e l’originalità (u13, poco chiaro; u15, piccolo) delle azioni dei giocatori. Il programma di apprendimento differenziale ha sottolineato il comportamento creativo e posizionale in entrambe le fasce d’età con una distinta entità di effetti; i giocatori u13 che hanno mostrato miglioramenti maggiori rispetto ai giocatori dell’ u15.

Nel complesso, questi risultati hanno confermato che la variabilità tecnica, promossa dall’apprendimento differenziale, favorisce la regolarità del comportamento nel posizionamento.

La variabilità della pratica è ritenuta un metodo efficace per produrre con successo apprendimento, conservazione e trasferimento delle capacità motorie apprese. Questo nuovo approccio induce lo sportivo a un processo di auto-organizzazione che sfrutta il movimento individuale, stimolando uno stato cerebrale ottimale per l’apprendimento motorio stabile in situazioni di stress, come ad esempio la gara o interferenze interne ed esterne.

Purtroppo, il movimento nello sport è sempre stato visto come piuttosto meccanico, con regole ben precise. L’obiettivo che si pone il Differential Learning è quello di permettere di ottimizzare la tecnica del gesto attraverso le variazioni. In questo modo ogni atleta rende proprio l’esercizio, coscientemente o incoscientemente, adattandolo al proprio corpo o alla propria catena cinetica.

Esperti affermano che molti dei problemi che nascono nell’ambito sportivo riguardano il voler applicare metodi isolati e lineari a sistemi biologici differenti – atleti differenti – con la credenza che con lo stesso allenamento si possano ottenere gli stessi risultati.

L’apprendimento differenziale presenta dei punti di contatto con alcune teorie pedagogiche, avvicinandosi molto al pensiero di J.J. Rousseau (1712-1778).

Proprio come la filosofia dell’autore, anche l’apprendimento differenziale sembra andare controcorrente rispetto all’insieme delle caratteristiche che costituiscono il tradizionale apprendimento. Rousseau proponeva infatti una teoria pedagogica basata sullo sviluppo delle proprie naturali inclinazioni, contrapponendosi così all’usuale indottrinamento forzato, tipico della scuola fin dai suoi tempi. Egli si focalizzava anche sulla figura del precettore che, similmente al caso dell’apprendimento differenziale, svolge il principale compito di accompagnare l’individuo in un percorso di maturazione delle proprie abilità, in modo da contrastare la solita tendenza a fornire risultati preimpostati e obbligati. Lo scopo è quello di evitare di forzare l’apprendimento e cercare di indurre il ragionamento dell’allievo che, seppur guidato, è stimolato al miglioramento.

Tale teoria si orienta anche in una dimensione in cui l’alunno, parte di un tutto, presenta tempi e modalità diverse di apprendere rispetto agli altri individui, ed è dunque opportuno rispettarli senza cercare di accelerare il processo di acquisizione di abilità e competenze; in modo da ottenere risultati più soddisfacenti.

Il modello rousseauiano è però di fatto rimasto irrealizzabile all’interno di una struttura scolastica che predilige l’insegnamento collettivo e non individuale, puntando alla formazione di molti alunni ed escludendo la naturale inclinazione alle passioni di ognuno.

Concludendo, possiamo dire che l’apprendimento differenziale, pur non essendo molto conosciuto come quello tradizionale, presenta sicuramente delle connotazioni positive, in quanto, come dimostrato da diversi studi ed esperimenti, esso è volto al miglioramento delle abilità sportive individuali.

Come ogni aspetto che presenta innovazioni e tecniche diverse, spesso non viene valorizzato o promosso, ritenendolo ancora in fase di sviluppo…

All’inizio l’allenamento differenziale era solo un proposta che lasciava aperti numerosi problemi dell’individualità dei movimenti e delle reazioni individuali (anche a livello di gruppo senza ricorrere all’allenamento individuale). Oggi l’approccio è corroborato dai riscontri positivi delle informazioni comportamentali a livello di maggiori miglioramenti della prestazione.

Sebbene ancora molti problemi non abbiano trovato soluzione, i numerosi riscontri positivi inducono gli studiosi a continuare a correre il rischio insito in un approccio alternativo.

 

Sitografia e Bibliografia:

  • Exploring the Differential Learning Routes on Creative and Tactical Behaviour in Association Football Players (Sara Santos, Bruno Gonçalves, Diogo Coutinho, Wolfgang I. Schöllhorn)
  • Differential Learning as a Key Training Approach to Improve Creative and Tactical Behavior in Soccer (Sara Santos, Diogo Coutinho, Bruno Gonçalves, Wolfgang Schöllhorn, Jaime Sampaio & Nuno Leite)
  • The effects of an enrichment training program for youth football attackers (Diogo Coutinho, Sara Santos, Bruno Goncalves, Bruno Travassos,  Del P. Wong, Wolfgang Scholhorn, Jaime Sampaio)
  • The Nonlinear Nature of Learning -A Differential Learning Approach (Wolfgang I. Schöllhorn, Patrick Hegen)
  • http://www.pesifvg.com/pesi/archivio/anno2018/CorsoTecnici/20181124-Pordenone-Urso-ProcessoDiAllenamentoEGestioneDelGruppo.pdf
  • https://skillacqscience.com/2018/07/29/what-is-differential-learning/
  • http://dlssports.com/
  • https://www.researchgate.net/publication/257608760_The_Nonlinear_Nature_of_Learning_-A_Differential_Learning_Approach
  • http://ilcalciochepiaceame1.blogspot.com/2011/01/sistemi-dinamici-e-allenamento.html
  • https://www.researchgate.net/publication/323735016_Apprendimento_differenziale_un_turbo_per_il_corpo_e_per_il_cervello_-_Parte_prima_un_primo_bilancio
  • https://www.researchgate.net/publication/323734509_Apprendimento_differenziale_un_turbo_per_il_corpo_e_per_il_cervello_-_Parte_seconda_stati_cerebrali_nei_diversi_metodi_di_allenamento_e_di_apprendimento

Per il contributo si ringraziano le studentesse Maistrello Melissa, Mancin Elena, Essaih Wessal, Bodo Pamela, Rosso Giulia, Bertaglia Alessia, Fusetti Caterina, Augusti Benedetta, Fogli Debora, Duò Anna, Cavallari Emma e Ferro Eleonora, del Liceo Bocchi-Galilei di Adria.

 

Foto: https://www.popoffquotidiano.it

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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