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Apprendere dal Gioco

“Apprendere dal Gioco”: Apprendimento esplicito ed implicito

18 Maggio 2020

“Apprendere dal Gioco”: Apprendimento esplicito ed implicito – L’esercitazione parla al posto dell’allenatore?

Un principio è un comportamento variabile, entro determinati limiti, che uno o più giocatori attuano di fronte ad una situazione più o meno variabile: in caso di situazioni altamente variabili, che si verificano quindi molte volte in partita proprio a causa della loro elevata plasticità, possiamo parlare di grandi principi; di fronte invece a situazioni specifiche, con una variabilità limitata, si attuano i cosiddetti (sotto-)sotto-principi.

È importante specificare che in una determinata situazione è possibile utilizzare differenti comportamenti, ovvero differenti principi: il rapporto tra situazioni e principi non è quindi mai di 1 a 1, ma è sempre in favore dei secondi e aumenta all’aumentare della variabilità della singola situazione.

Per poter allenare un principio, gli allenatori devono ridurre l’alta variabilità del gioco del calcio così da aumentare il numero di situazioni in cui tale principio è necessario e favorirne l’utilizzo, in modo che i giocatori si abituino letteralmente a comportarsi in un determinato modo di fronte ad una determinata situazione.

Come si evince dallo schema proposto, sono fondamentalmente due le vie che possono essere utilizzate per far emergere un determinato principio: da un lato, l’allenatore può, attraverso la sua voce, chiedere ai giocatori di attuare un certo comportamento; dall’altro lato, invece, può vincolare il gioco affinché sia il gioco stesso a spingere i giocatori a comportarsi in una certa maniera.

Nel primo caso, si parla di apprendimento esplicito, nel secondo caso, invece, di apprendimento implicito.

E’ chiaro che in un apprendimento esplicito, è possibile mantenersi molto vicini al gioco reale, modificando qualcosa, o anche nulla, del regolamento di una partita, poiché è l’allenatore con le sue richieste a condizionare situazioni e comportamenti dei giocatori. In un apprendimento implicito, invece, il gioco viene fortemente alterato (in spazi, numero di giocatori e regole) affinché vi sia l’utilizzo del comportamento richiesto nella specifica situazione.

Il comportamento è però deciso dal giocatore in totale autonomia, senza l’intervento esterno dell’allenatore, ma è appunto il gioco a far “scoprire” determinate possibilità di azione agli atleti: nell’apprendimento esplicito, invece, è l’allenatore a indicare al giocatore come deve comportarsi. Si può quindi affermare che in un apprendimento implicito l’esercitazione parla al posto dell’allenatore.

Tuttavia tale distinzione tra apprendimento implicito con gioco vincolato e apprendimento esplicito con gioco reale è troppo semplicistica, poiché è anche possibile unire gli estremi, ovvero utilizzare un apprendimento implicito con gioco reale e senza nessuna indicazione da parte dell’allenatore, così come un apprendimento esplicito con un gioco vincolato assieme ad indicazioni da parte dell’allenatore.

Nel primo caso, si ha un’altissima variabilità di situazioni che è sicuramente un fattore positivo, poiché più situazioni affronta un giocatore in allenamento più adattabilità ha all’ambiente caotico della partita: è però probabile che vi sia anche un alto numero di comportamenti diversi, poiché senza indicazioni il giocatore può letteralmente fare quello che vuole e vi è quindi il rischio che faccia tutto in maniera approssimativa. Tuttavia, è anche possibile che il singolo si comporti in maniera diversa ma sempre al meglio, ovvero che continui a modificare il suo comportamento anche di fronte a situazioni simili, ma risultando ugualmente efficace: per questo motivo, il segno + di fianco a “variabilità di comportamenti” è stato scritto in giallo.

Con un gioco vincolato e continue indicazioni, lo svantaggio è quello che il giocatore viva troppe poche situazioni in settimana rispetto a quelle che potrebbe dover affrontare in partita. In questo modo, però, è possibile anche far si che i giocatori apprendano al meglio il comportamento da attuare in una situazione specifica e che quindi la “risoluzione” di tale situazione in gara sia sempre efficace; chiaramente il rischio è che tale situazione, essendo altamente specifica, si verifichi troppe poche volte per risultare determinante, o addirittura mai: per questo il segno – di fianco a “variabilità di comportamenti” è stato scritto con il colore giallo.

Qual è quindi il modo migliore per allenare un principio di gioco? Credo che una risposta univoca non esista ma che dipenda fortemente da principio a principio: esistono grandi principi che necessitano il più possibile di un gioco reale e poche indicazioni da parte dell’allenatore, e sotto-principi che invece possono richiedere un gioco fortemente vincolato e numerose indicazioni.

L’apprendimento passa da esplicito ad implicito sia durante la settimana, sia durante l’allenamento, ma anche all’interno della singola esercitazione (spesso anche senza che l’allenatore ne sia consapevole) e il più delle volte si posiziona in una zona intermedia tra gioco reale e gioco vincolato, tra nessuna indicazione e continue indicazioni.

L’abilità di passare da un estremo all’altro e di trovare la media tra i quattro parametri è sicuramente uno degli aspetti più importanti della cosiddetta “arte” di allenare.

 

“Vorrei ringraziare Stefano Baldini e Francesco Farioli per i preziosi consigli sull’argomento di questo articolo.”

 

Foto: https://www.football365.com

 

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