Author Emanuele Tedoldi

Emanuele Tedoldi

Emanuele Tedoldi, nato a Lecco nel 1995. Ha allenato le categorie Esordienti, Giovanissimi Regionali e Allievi Regionali in vari settori giovanili lombardi, quali SS Luciano Manara, US Folgore Caratese, USD Casateserogoredo. Attualmente è l’allenatore dell’Under 16 Regionali della Pro Sesto di Sesto San Giovanni (MI).

Apprendere dal Gioco, di Emanuele Tedoldi
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“Apprendere dal Gioco” – Gabriel Jesus e Giroud: centravanti alla Hidegkuti, di Emanuele Tedoldi

“Apprendere dal Gioco” – Gabriel Jesus e Giroud: centravanti alla Hidegkuti
Ángel Cappa diceva che “il futuro del calcio è nel suo passato” e mai frase è risultata più vera nel corso del tempo, essendo infatti il calcio un continuo recupero ed evoluzione di idee che sono già state messe in pratica precedentemente. È vero che qualcosa di nuovo ogni tanto si vede, ma in realtà non si tratta mai di qualcosa di completamente innovativo, poiché qualsiasi comportamento affonda sempre e comunque le sue radici nel gioco: il calcio è fatto di calcio e i suoi limiti sono dettati chiaramente dalle regole del gioco stesso. È solo nei momenti in cui cambia il regolamento che si può davvero vedere qualcosa di mai visto prima.

Facciamo però ora un passo indietro: negli anni cinquanta, la Nazionale Ungherese era nota come la “Squadra d’Oro” e ottenne importanti risultati internazionali, tra cui il celebre 6-3 inflitto a Wembley all’Inghilterra; quella squadra annoverava tra le sue file giocatori del calibro di Ferenc Puskás, Nándor Hidegkuti e Sándor Kocsis.

Gli Ungheresi erano allenati da Gusztáv Sebes e si disponevano in campo con il cosiddetto MM, una variante del Sistema in grado di mettere in forte difficoltà le rigide marcature a uomo di quest’ultimo: nell’MM, infatti, le due mezzali (numeri 8 e 10) si alzavano sulla linea degli attaccanti, mentre la punta centrale (Hidegkuti) arretrava e veniva a giocare tra le linee avversarie, come un moderno “falso nueve”. Questo obbligava i due mediani del Sistema ad abbassarsi per seguire le due mezzali ungheresi che si inserivano costantemente, mentre il difensore centrale era costretto sempre ad uscire per marcare Hidegkuti. Inevitabilmente, quindi, si venivano a creare spazi in profondità per le mezzali o spazi tra le linee per il falso centravanti.

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“Apprendere dal Gioco”: Esiste la tecnica corretta?, di Emanuele Tedoldi

“Apprendere dal Gioco”: Esiste la tecnica corretta
“Nella ginnastica la tecnica è l’esecuzione di una tecnica, nel calcio la tecnica è l’esecuzione di una decisione.”

(Raymond Verheijen)

Il tema del gesto tecnico è un tema sempre molto dibattuto quando si parla di apprendimento nel gioco del calcio: il più delle volte è visto infatti come il mattone fondamentale per la costruzione del giovane calciatore, come le fondamenta di un’ipotetica casa. Ma è davvero così?

Innanzitutto, bisogna capire che cosa si intenda per tecnica: se la tecnica è l’esecuzione di un qualsiasi movimento nel gioco (in particolare, ma non solo, con la palla tra i piedi) appare subito logico come essa non si possa considerare il punto di partenza. Nel calcio nessuno sa a priori quale movimento dovrà effettuare dal momento che si tratta di un gioco e quindi di una continua re-azione al comportamento di un avversario: la tecnica è quindi sì un’esecuzione, ma frutto di una scelta che a sua volta è frutto di una percezione, la quale avviene in un contesto che si modifica continuamente nel tempo e, il più delle volte, anche molto velocemente.

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“Apprendere dal Gioco”: La ripartenza da rimessa laterale contro, di Emanuele Tedoldi

“Apprendere dal Gioco”: La ripartenza da rimessa laterale contro
Da dove iniziano le azioni nel calcio? Considerando la difficoltà di stabilire un vero e proprio punto di partenza nel gioco attivo, poiché i momenti di transizione sono molto spesso caotici e con un continuo ri-adattamento da parte delle due squadre, gli unici veri inizi del gioco sono da considerarsi le palle inattive. E la palla inattiva più frequente è senza dubbio la rimessa laterale.

Non voglio però soffermarmi sulla rimessa laterale in sé, quanto piuttosto su ciò che succede dopo la rimessa laterale e, in particolare, quando sono gli avversari a batterne una.

Questo perché, pur essendo gli avversari in possesso di palla e quindi apparentemente in una condizione di vantaggio, la rimessa laterale presenta una serie di problematiche che chi difende può sfruttare a proprio vantaggio per recuperare immediatamente palla e attuare una veloce ripartenza verso la porta avversaria.

Apprendere dal Gioco, di Emanuele Tedoldi
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“Apprendere dal Gioco”: nuove soluzioni per nuovi problemi, di Emanuele Tedoldi

Il calcio ha subito una forte accelerazione nell’evoluzione del gioco negli ultimi 10 anni, così come era già successo in passato in alcuni momenti storici precisi: è inutile nascondere come la fase offensiva del gioco sia stata profondamente influenzata dal Barcellona del quadriennio 2008-2012 allenato da Pep Guardiola, le cui idee, interpretate più o meno correttamente a seconda dei casi, sono ormai ampiamente riconoscibili in un gran numero di squadre.

Se è accaduto questo, significa che tali idee portano dei vantaggi in termini di risultati, o almeno sono efficaci contro la difesa avversaria in un buon numero di situazioni: se un’idea non porta risultati/benefici, è infatti destinata a scomparire presto nell’ambiente ultra-competitivo del gioco. La stessa cosa è accaduta al basket NBA, profondamente cambiato a partire dalla metà degli anni ’00 grazie ai Phoenix Suns di Mike D’Antoni e alla loro “7 seconds or less”: il motivo per cui oggi vediamo la maggior parte dei tiri da 3 e azioni molto più rapide dopo aver subito il canestro avversario (non perdendo più 5-6 secondi solo per attraversare la metà-campo) si deve soprattutto a loro. Dal punto di vista estetico, può piacere o non piacere questo basket, ma si è dimostrato efficace in termini di punteggio e si è quindi imposto come l’idea dominante nella Lega.

La ricerca della superiorità numerica nel calcio a partire dalla prima linea di costruzione si è rilevata altrettanto efficace poiché ha permesso di togliere molta “casualità” all’azione offensiva, nella quale, precedentemente, le situazioni di inferiorità e superiorità apparivano spesso in maniera imprevedibile nel campo.

L’evoluzione offensiva del gioco ha portato però ovviamente a degli adattamenti difensivi per cercare di arginare i vantaggi ed è ormai chiaro come un blocco basso metta in seria difficoltà qualsiasi squadra che miri a costruire la superiorità dalla prima linea; il motivo è molto semplice: scompare letteralmente lo spazio tra le linee avversarie dove poter utilizzare tale superiorità. Gli avversari concedono moltissimo spazio davanti alla loro prima linea, ma nessuno spazio tra le linee o alle spalle dell’ultima linea (linea difensiva): diverse squadre scelgono addirittura di difendere con due linee, invece che con le classiche 3 del gioco, e non è infatti più raro assistere a blocchi difensivi 5-5-0 o 6-4-0; questo ovviamente per ridurre ulteriormente lo spazio utile (quello alle spalle di almeno un difendente) alla squadra in possesso palla.

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“Apprendere dal Gioco”: La percezione del lato cieco, di Emanuele Tedoldi

“Il problema nel calcio è che si impara a giocare nel modo sbagliato, al contrario: prima l’esecuzione, poi la scelta e solo per ultima la percezione.”

(A. Wenger)

Probabilmente tutti ricordiamo Agassi nella pubblicità di una famosa marca di fotocamere che, abbassandosi gli occhiali e guardando dritto negli occhi lo spettatore, pronunciava le parole “Image is everything.” Ecco, se dovessimo trasportare questa frase nel calcio, credo che andrebbe modificata in “Perception is everything”, ovvero “la percezione è tutto”: si, perché in un ambiente così variabile e caotico come quello della partita, saper percepire correttamente ciò che accade intorno a sé è fondamentale per un giocatore. Se un giocatore percepisce in maniera errata, deciderà in maniera errata e di conseguenza la sua esecuzione, qualunque essa sia, si rileverà inefficace.

È quindi chiaro che, nell’apprendimento del gioco del calcio, la base di partenza è (o forse sarebbe meglio dire “dovrebbe essere”) imparare a percepire, ovvero imparare a vedere ciò che accade in campo. Ed è tutto tranne che una cosa scontata.

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“Apprendere dal Gioco”: Gioca opposto se vuoi giocare tra le linee, di Emanuele Tedoldi

“Apprendere dal Gioco”: Gioca opposto se vuoi giocare tra le linee
Attirare la squadra rivale in avanti attraverso la circolazione della palla è il presupposto fondamentale per creare uno spazio vuoto tra le linee avversarie, dove andare poi ad effettuare il passaggio ad un compagno libero. Tuttavia, non è sufficiente far avanzare gli avversari per poter sfruttare lo spazio che si crea alle loro spalle, ma è anche necessario che vi sia un intervallo tra due di essi, in modo che la palla possa “attraversare” la linea di pressione.

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“Apprendere dal Gioco”: La copertura dello spazio: difendere la porta, di Emanuele Tedoldi

Nell’articolo precedente abbiamo fatto alcune riflessioni sulla copertura dello spazio di gioco, cercando di capire nella pratica cosa significasse.

Il calcio, però, è un certo sport fino ai 25m dalla porta e un altro sport al di sotto di questa linea: negli ultimi 25m infatti per la presenza della porta in zona centrale e della prossimità della linea di fondo, il gioco cambia notevolmente. Di conseguenza, anche la copertura dello spazio nei pressi della propria porta ha delle “regole” diverse rispetto al resto del campo.

Innanzitutto, lo spazio da coprire diventa il cosiddetto “imbuto difensivo”, ovvero quello compreso tra le linee che collegano i pali della porta alle linee laterali all’altezza dei 25m e la linea orizzontale stessa dei 25m dalla porta.

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“Apprendere dal Gioco”: Fijación dinamica, di Emanuele Tedoldi

Ma cosa significa, nella pratica, “creare spazio per la ricezione di un compagno”? La risposta è molto semplice: fare in modo che un avversario si sposti dallo spazio che sta occupando e liberare quindi tale spazio, così che un compagno possa entrarvi per ricevere palla o la sua linea di passaggio non risulti più chiusa dall’avversario che occupava quello spazio.

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