Il contributo è la traduzione dell’intervista a Paco Seirul-lo sul Pais (novembre 2024).
Paco Seirul·lo (Selva del Camp, 1945) è uno scienziato riconosciuto nel mondo dello sport, pioniere della preparazione fisica nel calcio. Entrò nel Barcellona nel 1972 come allenatore di atletica leggera, e la sua influenza sul concetto di allenamento e prestazione del club è tale che è considerato il creatore del metodo Barça, trasmesso a diverse generazioni di giocatori, da Pep Guardiola fino agli attuali ragazzi della Masia.
A 77 anni, Seirul·lo ha appena pubblicato un libro che racchiude decenni di pensiero e pratica: “ADN Barça” (Roca Editorial), un’opera che non solo raccoglie i concetti chiave del suo metodo, ma propone anche una visione profonda e filosofica sul calcio, sull’allenamento e sulla formazione del giocatore.
“L’allenatore non deve farsi notare, deve solo aiutare il giocatore a esprimersi”
“Ho sempre cercato – dice Seirul·lo – di rispettare il processo di apprendimento di ciascun calciatore, senza imporre un modello unico. È il giocatore che fa il gioco, non la tattica.”
Nel libro si percepisce una certa malinconia per il calcio che fu, ma anche un forte desiderio di lasciare un’eredità formativa. “Non bisogna mai separare la tecnica dal sistema di gioco”, spiega, “ma neanche imporla in modo meccanico. È fondamentale che ogni calciatore sviluppi la propria personalità e comprenda le relazioni tra i compagni e il contesto della partita.”
“Il giocatore deve risolvere problemi, non eseguire ordini”
Secondo Seirul·lo, gli allenatori tradizionali sbagliano nel voler controllare tutto: “Spesso costruiscono squadre in cui i giocatori eseguono meccanicamente ciò che è stato deciso a tavolino, e non risolvono situazioni reali in campo. Ma il calcio è imprevisto, richiede soluzioni continue.”
Seirul·lo ha lavorato con Cruyff, Guardiola, Rijkaard e Valero Rivera. Ricorda con affetto soprattutto l’evoluzione di Guardiola da giocatore a tecnico: “Nessuno comprende meglio di lui la logica socio-attiva del gioco. Ha creato un sistema che nasce dall’intelligenza del giocatore, non dalla rigidità degli schemi.”
Il metodo Seirul·lo e il “calcio situazionale”
Per lui, non esiste allenamento senza contesto reale. Ha promosso una metodologia chiamata “calcio situazionale”, in cui ogni esercitazione è immersa nel contesto del gioco, e mira a riprodurre le stesse relazioni spazio-temporali che il calciatore troverà in partita.
“L’obiettivo è che il calciatore diventi più consapevole e intelligente, capace di leggere e risolvere situazioni imprevedibili. Allenare solo il fisico o la tecnica in modo isolato non basta più.”
“Gli allenatori devono essere formatori di esseri umani, non solo di atleti”
Nel libro, Seirul·lo sottolinea che il Barcellona ha sempre cercato non solo il miglior giocatore, ma anche la persona più preparata a convivere in un sistema collettivo.
“Se il ragazzo non capisce perché corre, perché pressa o perché occupa quello spazio, non migliorerà. L’intelligenza del calciatore è più importante dell’atletismo.”
Infine, spiega cosa ha reso Pep Guardiola speciale:
“Pep ha interiorizzato il concetto chel’allenatore non comanda, ma guida. Ha saputo cogliere l’essenza dell’DNA Barça, adattandola al calcio moderno senza tradire i principi. Per questo è così rispettato.”
Citazioni chiave dall’intervista:
- “Gli allenatori devono formare, non dirigere.”
- “L’obiettivo dell’allenamento è rendere il giocatore più autonomo.”
- “La tattica è uno strumento, non il fine.”
- “Nessuno comprende la logica socio-attiva del gioco come Guardiola.”