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Intervista a Paco Seirul-lo: metodologia e pianificazione dell’allenamento

8 Maggio 2026

Il contributo è la traduzione dell’intervista a Francisco Seirul·lo Vargas (Laureato in Educazione Fisica, Preparatore Fisico del F. C. Barcellona, Professore all’INEF della Catalogna): “Nuestra entrevista del mes: entrevista de metodología y planificación (Julio 2001)”.
Intervista realizzata da: Jesús Cuadrado Pino, Direttore di Training Fútbol

🗣 D. Per orientare la metodologia dell’allenamento nel calcio, dobbiamo partire dal modello di gioco o dalla persona?

🙋🏼‍♂️ R. Se partiamo dall’osservazione del gioco come modello, commettiamo un grave errore, perché tutti i modelli di gioco sono contestuali e passeggeri, anche se adottiamo un modello ideale costruito dall’allenatore stesso. Pertanto, la metodologia deve adattarsi a ciò che il giocatore è in grado di fare: le categorie che sa elaborare, la sua dipendenza o indipendenza dal campo nelle decisioni, la capacità di prevedere o adattarsi agli eventi, e altri elementi che definiscono la sua personalità competitiva.

🗣 D. Cosa significa giocare bene?

🙋🏼‍♂️ R. Significa svolgere varie funzioni in campo, sia con che senza palla, che permettano di ottimizzare le condizioni attuali della squadra per raggiungere l’obiettivo: il gol. Questo avviene negli episodi successivi e immediati del gioco, indotti da certe funzioni. Se tutto ciò accade durante l’intera durata della partita, allora possiamo dire che la squadra ha giocato bene.

🗣 D. È possibile applicare una metodologia di lavoro che ci permetta di costruire una grande squadra nel lungo termine e allo stesso tempo ottenere risultati immediati? Ovvero: è possibile lavorare ponendo basi solide per il futuro e ottenere risultati nel presente?

🙋🏼‍♂️ R. Se la metodologia è incentrata sul giocatore, allora sì, è possibile. Da un lato si ottimizzano le sue capacità, il che ha un impatto diretto sulle prestazioni immediate. Se un giocatore raggiunge un livello di ottimizzazione superiore agli avversari, è già sulla strada per ottenere risultati immediati. Dall’altro lato, se questa ottimizzazione avviene rispettando i processi individuali di auto-strutturazione, si pongono anche le basi per la futura evoluzione del giocatore. È quindi fondamentale stabilire obiettivi individuali nella pianificazione e sviluppare progetti a lungo termine con fasi immediate, basate sulla particolarità di ciascun giocatore.

🗣 D. Dato che il calcio è uno sport di abilità aperte, la metodologia dell’allenamento tattico non dovrebbe basarsi su esercizi e giochi in cui il giocatore è costantemente alla ricerca di soluzioni?

🙋🏼‍♂️ R. Sì, ma questa ricerca deve basarsi su “criteri di ricerca”, in modo che le situazioni proposte dall’allenatore possano essere analizzate secondo tali criteri. In questo modo, l’allenatore può creare situazioni in cui si definiscono variabili da trattare in base alle capacità attuali del giocatore e che gli consentano, in modo inequivocabile, di ottimizzarsi in una determinata dimensione. Questo è l’unico modo per pianificare efficacemente la pratica e monitorare lo stato di ottimizzazione dei giocatori.

🗣 D. Le scienze dell’allenamento applicate agli sport individuali sono sufficienti per ottenere la miglior condizione fisica negli sport collettivi come il calcio?

🙋🏼‍♂️ R. Sono una base sufficiente su cui costruire le metodologie specifiche per gli sport di squadra. L’allenamento della forza per un sollevatore di pesi non serve per il calcio, dove la prestazione non si misura con i chili sollevati, ma i principi dell’allenamento della forza restano validi per ogni disciplina sportiva. Su questi principi dobbiamo costruire una metodologia specifica per gli sport collettivi che necessitano di forza. Lo stesso vale per la velocità e per lo sviluppo di altre capacità condizionali.

🗣 D. Il livello di condizione fisica ha un ruolo determinante nella prestazione nel calcio?

🙋🏼‍♂️ R. Certamente. La condizione fisica rappresenta la risultante dello stato di ottimizzazione delle capacità condizionali. Queste capacità devono essere in costante squilibrio dinamico per interagire con le altre che formano la struttura del giocatore. Durante la partita, se le capacità condizionali si fermano o non si adattano a uno squilibrio continuo, il giocatore perde prospettiva e riduce significativamente la propria efficacia nel gioco.

🗣 D. Quali ritieni siano i veri bisogni di ottimizzazione della prestazione nel calcio?

🙋🏼‍♂️ R. Ottimizzare la prestazione nel calcio significa ottimizzare tutte le capacità del giocatore nelle dimensioni richieste da questo sport: capacità condizionali, coordinative, cognitive, volitive, espressive… che definiscono la sua struttura. Per determinarle, abbiamo a disposizione l’osservazione del giocatore nella pratica specifica, con compagni, avversari e allenatori. Solo da lì si definiscono i bisogni reali. Per esempio, se un difensore lascia sempre passare l’attaccante dalla sinistra dove gli toglie il pallone, questa è una chiara esigenza di ottimizzazione.

🗣 D. Nell’allenamento calcistico, è possibile utilizzare – in alcuni casi – contributi derivati dalle scienze dell’allenamento degli sport individuali? Oppure non vanno mai applicati?

🙋🏼‍♂️ R. Come detto prima, se vogliamo essere efficienti, dobbiamo adattare le proposte alle necessità reali del giocatore nella pratica del suo sport. È quello che fanno gli sport individuali. Se vogliamo migliorare la velocità necessaria per ricevere un passaggio senza andare in fuorigioco, dobbiamo allenare la velocità in condizioni simili a quelle che si verificano realmente in gioco, rispettando però i principi metodologici della velocità.

🗣 D. Nel calcio, il miglioramento di un singolo aspetto della prestazione può compromettere il rendimento globale? Ovvero: se si migliora analiticamente una qualità senza allenare le altre, può peggiorare la prestazione della squadra?

🙋🏼‍♂️ R. In termini assoluti sì. Non esiste uno sport in cui si possa rendere al meglio migliorando una sola qualità isolata. Ma migliorare, ad esempio, la velocità, significa allenare un insieme di capacità e sistemi che la rendono possibile. Dal punto di vista del giocatore, si tratta di ottimizzare alcuni dei suoi sistemi per interagire con l’ambiente in uno degli episodi del gioco, definito in questo caso come “velocità”. Questo adattamento interno – chiamato Teleonomia – è la sua organizzazione interna orientata a un progetto. Per mantenerlo in stato di ottimizzazione, deve essere costantemente in squilibrio. Le situazioni di allenamento, dunque, non possono essere né analitiche né chiuse o omogenee. L’allenatore deve costruire situazioni specifiche e significative per il calcio.

🗣 D. Progettare il carico di allenamento nel calcio in funzione della competizione significa che il miglior allenamento è una partita 11 contro 11 in condizioni simili a quelle ufficiali?

🙋🏼‍♂️ R. Dobbiamo chiarire che le partite in situazioni “quasi” reali servono solo come sintesi dei processi di ottimizzazione sviluppati durante il ciclo di allenamento. Sono utili per valutare l’integrazione di questi processi in una simulazione di gara. Tuttavia, se misuriamo solo il tempo come carico di lavoro, perdiamo molti altri elementi qualitativi. Perciò non si tratta del miglior allenamento. Il miglior allenamento è quello che riproduce fedelmente una situazione specifica in cui il giocatore può ottimizzare i sistemi coinvolti nella risoluzione del compito. Queste situazioni devono essere riconosciute come rilevanti per quella proposta e vanno indicate nei programmi pianificati.

🗣 D. – È corretto il riscaldamento nel calcio, così com’è realizzato attualmente, in modo standardizzato?

🙋🏼‍♂️ R. – Il riscaldamento è l’introduzione a una pratica fisica d’allenamento o competizione. I riscaldamenti standardizzati possono essere utilizzati solo prima della competizione, quando si è dimostrato che è la proposta migliore per la singola individualità. Questo è il mio riscaldamento! I riscaldamenti per le sedute d’allenamento devono mantenere una piccola parte di “attivazione fisiologica” tipica del singolo giocatore, e poi devono adattarsi ai contenuti della sessione che si andrà a svolgere, quindi non devono essere standardizzati.

🗣 D. – Quali parametri devono essere presenti per ottenere il vero stato di forma sportiva nel calcio?

🙋🏼‍♂️ R. – Definire lo stato di forma in uno sport di squadra è complicato, poiché la sua valutazione deve basarsi su un paradigma ecologico, non sul tradizionale approccio quantitativo centrato sui risultati. Partiamo dalla conoscenza del livello di Teleonomia dei nostri giocatori e utilizziamo un metodo ipotetico-deduttivo cercando il massimo consenso possibile sulla realtà. Dobbiamo quindi formulare ipotesi sullo stato di forma degli avversari e dedurre implicazioni su come ciò condiziona l’allenamento dei nostri giocatori. È necessario confrontare le ipotesi iniziali con gli obiettivi di ogni competizione, con lo stato attuale della squadra, e con i mezzi disponibili. Dobbiamo ipotizzare anche l’efficacia delle strategie messe in atto nella competizione e come agisce il nostro club, per decidere quali contenuti allenare o meno. Solo così possiamo comprendere e raggiungere il vero stato di forma del giocatore, adattandolo al suo contesto attuale, ai compagni, agli avversari, alle richieste della competizione e all’ambiente socio-culturale. La definizione semplificata e quantitativa è adatta solo al tifoso, non a chi lavora sul campo.

🗣 D. – Che tipo di metodologia va impiegata per ottenere uno stato di forma omogeneo per tutti i giocatori della squadra, o non è necessario cercare questa omogeneità?

🙋🏼‍♂️ R. – Non è necessario né possibile ottenere uno stato di forma omogeneo. Dobbiamo mirare a uno stato adeguato e sufficiente per ogni giocatore, non a uno stato ideale uguale per tutti. Ogni giocatore deve risolvere situazioni diverse nella partita, anche se partecipa allo stesso incontro. Ciò modifica in modo sostanziale i suoi bisogni di forma sportiva.

🗣 D. – Un calciatore con un basso livello condizionale, o in cattiva forma, può svolgere con efficacia funzioni specifiche nel suo ruolo e ottenere comunque una buona prestazione per la squadra?

🙋🏼‍♂️ R. – Se lo stato di forma è valutato solo in base al risultato, allora sì. Alcuni giocatori, in momenti specifici, possono essere decisivi anche in cattiva forma. Possono contribuire alla vittoria o all’efficacia della squadra. Tuttavia, è una situazione indesiderata dal punto di vista Ecologico, perché a lungo andare compromette la prestazione individuale e collettiva. Non è una condizione da includere in un progetto serio e condiviso.

🗣 D. – Come può integrarsi lo sviluppo delle capacità biomotorie e delle abilità motorie generali nella trasformazione in elementi specifici per la competizione calcistica?

🙋🏼‍♂️ R. – I processi di trasferimento sono teoricamente problematici. Le capacità motorie generali richiedono, nel migliore dei casi, un lungo periodo per essere trasferite in prestazioni specifiche. Ma nel calcio moderno questo tempo non esiste. Perciò molte di queste abilità generali vengono escluse dalla pratica quotidiana, perché non permettono di mantenere un buon rendimento durante la lunga stagione di competizione.

🗣 D. – La pianificazione dell’allenamento nel calcio può seguire un modello prestabilito, o bisogna pianificare in funzione dell’adattamento del giocatore ai compiti e all’apprendimento delle azioni tattiche proposte?

🙋🏼‍♂️ R. – La pianificazione deve contenere una serie di eventi di allenamento creati dall’allenatore per ottimizzare le qualità dei suoi atleti. Una buona pianificazione segue criteri precisi. Alcuni contenuti sono rigidi e comuni a tutti i giocatori per raggiungere obiettivi generali. Altri, invece, devono essere realizzati individualmente, in base alle condizioni specifiche del giocatore, ai suoi risultati, al suo adattamento, alla validità del processo. Devono essere flessibili per cooperare alla realizzazione degli obiettivi prioritari.

🗣 D. – Nel calcio si gioca un gran numero di partite durante l’anno, distribuite su circa undici mesi. In che misura questo condiziona la pianificazione stagionale?

🙋🏼‍♂️ R. – Condiziona completamente la pianificazione. È necessario costruire una proposta specifica per il calcio, perché i modelli tradizionali non prevedono questa densità di competizioni in un singolo ciclo di allenamento.

🗣 D. – La teoria dell’allenamento afferma che lo stato ottimale di forma richiede molto tempo per essere raggiunto. Ma nel calcio bisogna rendere al massimo quasi tutto l’anno. È possibile pianificare in modo specifico nel calcio per mantenere uno stato ideale durante quasi tutta la stagione?

🙋🏼‍♂️ R. – Come già spiegato, serve una pianificazione specifica per il calcio. È necessario mantenere il giocatore in uno stato “adeguato”, vicino all’ottimo, per tutta la stagione. In caso di necessità, si può agire per riportarlo allo stato ottimale, come abbiamo fatto per 15 anni costruendo modelli di pianificazione individuale. Questo approccio ha risposto bene alle esigenze del calcio moderno.

🗣 D. – Cosa intendi quando dici che la pianificazione deve partire dalla prospettiva del giocatore e non dalla specialità?

🙋🏼‍♂️ R. – Come detto, i modelli degli sport individuali cercano di adattare il giocatore allo sport, ma nel calcio dobbiamo adattare lo sport al giocatore. Molti modelli sono nati dall’osservazione di gruppi di successo, ma poi sono stati applicati a giocatori con bio-strutture diverse, con scarsi risultati. È il giocatore che deve essere il punto di partenza. L’allenatore deve costruire la pianificazione in base alle esigenze del giocatore, non secondo una visione preconcetta e rigida dello sport.

🗣 D. – Il microciclo settimanale è l’unica unità di riferimento per la pianificazione durante la fase competitiva?

🙋🏼‍♂️ R. – Secondo la proposta di micro-strutturazione, sì. La settimana è l’unità fondamentale della pianificazione, poiché il giocatore ha bisogno di almeno uno o due giorni per il recupero e l’ottimizzazione.

🗣 D. – Per pianificare, è necessario conoscere in anticipo il calendario delle competizioni, cioè sapere contro chi giocheremo e quando? Oppure questo dato non è rilevante?

🙋🏼‍♂️ R. – Il calendario si conosce prima della stesura del progetto d’allenamento. La pianificazione deve adattarsi a questo calendario. Va tenuto conto delle date, degli avversari, dei sistemi di gioco, delle risorse tecnologiche e della composizione della rosa. Solo così possiamo soddisfare le esigenze di ottimizzazione dei giocatori, senza dimenticare le richieste della competizione lungo tutta la stagione.

🗣 D. – Nel calcio, è possibile realizzare test di controllo dell’allenamento per obiettivi?

🙋🏼‍♂️ R. – Nel calcio, come in qualsiasi altro sport, si possono realizzare test oggettivi, purché l’oggettività serva a superare criteri di qualità e il test possa essere validato. Per controllare l’allenamento bisogna effettuare osservazioni oggettive sulle condizioni reali delle situazioni di allenamento vissute da quel gruppo di giocatori, che si considerano molto utili per riconoscere il livello di ottimizzazione raggiunto dai sistemi che permettono a ogni giocatore di realizzare queste attività. Non c’è bisogno di altri test.

🗣 D. – E test oggettivi per il controllo delle partite?

🙋🏼‍♂️ R. – Bisogna solo stabilire dei criteri di osservazione e formare gli osservatori per registrare i dati in base a tali criteri. In seguito, si dovrà fare un’analisi statistica dei dati raccolti per trarne conclusioni pertinenti. Ciò che conta davvero è cosa si osserva e l’utilità delle conclusioni tratte, non tanto il coefficiente di oggettività del test, che sia 0,65, 0,90 o qualsiasi altro valore.

🗣 D. – Non credi che i giocatori non si motivino nei test da sforzo svolti in laboratorio, non si impegnino per raggiungere la loro soglia massima di lavoro e quindi, di conseguenza, quei test non servano a nulla perché non offrono riferimenti validi?

🙋🏼‍♂️ R. – È difficile, perché li percepiscono come distanti dalla loro realtà in campo. Questo non è però l’unico motivo per cui questi test possono essere inutili nella progettazione del carico di allenamento. Se usiamo metodi generici, questi test possono non essere adatti, anche se sono considerati buoni da un punto di vista generale. È lo stesso per altri sport. Dobbiamo essere coerenti su cosa vogliamo ottenere con quei test. Il rischio è che il test ci dia un dato che non sappiamo come interpretare per decidere l’allenamento da fare. È come cercare di valutare le prestazioni di un’auto in gara a Daytona in base al rumore che fa al minimo, rilevato dal miglior uditore del mondo.

🗣 D. – Quali meccanismi di controllo si potrebbero stabilire nel calcio per quantificare l’evoluzione della squadra e il suo rendimento in modo oggettivo?

🙋🏼‍♂️ R. – La prima cosa è definire cosa vogliamo controllare. Una volta chiarito l’obiettivo, si possono stabilire i procedimenti, progettare gli strumenti, usare o creare le tecnologie necessarie. Poi va trattato il materiale ottenuto in modo coerente con questi procedimenti. Se vuoi controllare il rendimento, devi prima definire cosa significa e poi progettare le procedure. La filosofia che collega evoluzione e rendimento nel calcio non è sempre chiara, soprattutto se consideriamo che queste variabili possono essere instabili o situazionali. Ogni modo di interpretare il gioco determinerà il meccanismo di controllo più efficace.

🗣 D. – La valutazione del giocatore può basarsi solo sulla sua prestazione durante le azioni specifiche di ogni partita, o ci sono altri modi per valutare oggettivamente un calciatore?

🙋🏼‍♂️ R. – La valutazione rigorosa del giocatore va fatta osservando la sua prestazione durante il gioco, ossia nelle azioni specifiche che gli sono state affidate. Devono essere stabiliti criteri chiari che considerino sia aspetti qualitativi che quantitativi: tecnica, tattica, emozione e decisione. A volte si valuta un giocatore solo in base all’allenamento, ma se questo non include esercizi coerenti con il gioco, il calciatore potrebbe non essere in grado di replicarli in partita e quindi risulterà negativamente valutato.

🗣 D. – Per quantificare la prestazione della squadra in ogni partita e valutarla correttamente, è utile annotare il numero di azioni realizzate (passaggi, tiri, recuperi, ecc.)? Sono questi dati sufficienti per pianificare l’allenamento o correggere difetti?

🙋🏼‍♂️ R. – Quantificare così la realtà significa decontestualizzarla. I dati isolati non ci aiutano a prendere decisioni valide. Bisogna studiare i fenomeni nel contesto in cui si verificano. Dobbiamo capire le situazioni di gioco e analizzarle in modo qualitativo. L’osservazione numerica spesso non distingue gli elementi responsabili delle azioni, finendo per trarre conclusioni errate. Un dribbling riuscito in 1 contro 1 può essere tanto determinante quanto un difensore che riesce a bloccare l’attaccante. È necessario interpretare, non solo contare.

🗣 D. – Nel processo di controllo dell’allenamento, le valutazioni soggettive dei giocatori, fatte prima, durante e dopo l’allenamento, possono essere utili?

🙋🏼‍♂️ R. – Tutti i processi di controllo e valutazione devono essere preventivamente allenati da chi li esegue. Durante gli allenamenti si deve allenare anche l’auto-osservazione e l’auto-valutazione, così come il momento e il modo in cui comunicare le osservazioni. Le valutazioni soggettive devono essere educate e confrontate con ciò che osserva l’allenatore e gli altri giocatori. Sarebbe straordinario se anche i giocatori avversari potessero partecipare a questa valutazione, anche se è improbabile. Se allenatore e giocatori condividono criteri chiari, queste valutazioni possono essere molto valide per l’ottimizzazione, perché provengono dalla loro esperienza diretta del gioco.

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