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Parole da Condividere

Parole da Condividere – “Intervista a Paco Seirul-lo: allenarsi nel piccolo per giocare nel grande”

25 Agosto 2020

Parole da Condividere – “Paco Seirul-lo: allenarsi nel piccolo per giocare nel grande”

“In allenamento bisogna dedicare tra l’80 e l’85% del tempo al gioco in spazi piccoli e così facendo, quello in spazi grandi diventa molto più facile.”

Questa affermazione è estratta da una recente e breve intervista a Paco Seirul-lo, che si è diffusa rapidamente sul web e che quindi credo molti di voi abbiano già ascoltato.

Ma perché allenarsi in spazi piccoli aiuta, anzi rende addirittura più semplice, giocare in spazi grandi? Il primo motivo è senza dubbio molto intuitivo: eseguire un’azione in uno spazio, e quindi in un tempo, inferiore rispetto a quello reale non può far altro che rendere tale azione sicuramente più facile da compiere quando lo spazio diverrà maggiore.

Su questo punto è opportuno però fare un paio di precisazioni: innanzitutto, possiamo solamente parlare di azione o meglio di percezione-azione, ma assolutamente non di “presa di decisione”, la quale viene invece spesso citata (erroneamente) quando si tratta di lavori in spazi piccoli. Sono però ormai molte le evidenze scientifiche che dimostrano come la scelta di un’azione motoria sotto pressione, ovvero con tempi di decisione ridotti, sia in realtà incosciente e si basi sulle esperienze pregresse che un individuo possiede: tali esperienze sono specifiche dell’ambiente in cui avvengono ed è bene tenerlo a mente quando si pensa di poter allenare la “scelta rapida” in contesti totalmente estranei al gioco del calcio.

Inoltre, le azioni che vengono rese più difficili, e quindi “allenate”, riducendo gli spazi sono quelle offensive, ma non quelle difensive. Citando Cruijff, difendere un’intera stanza è difficile, mentre tutti possono difendere una sedia: un’azione difensiva, infatti, è tanto più facile quanto più lo spazio da difendere è piccolo. È quindi chiaro che una riduzione degli spazi in allenamento non sia di certo allenante per la fase di non possesso della nostra squadra.

Un altro motivo per cui è importante dedicare del tempo al gioco in spazi ridotti è che tali situazioni nel corso di una partita si verificano molto di più di quel che si possa immaginare e sono anche spesso le situazioni da cui scaturiscono le azioni, o le transizioni, che portano ad occasioni da rete. Provo a spiegarmi meglio: la densità nel calcio, ovvero il numero di giocatori in un determinato spazio, cambia continuamente e non di rado capitano situazioni di altissima densità, dove cioè vi siano molti giocatori (di entrambe le squadre) in uno spazio assai ridotto. Questo, però, significa anche che nel resto del campo da gioco la densità sia molto bassa: di conseguenza, la squadra che riesce ad uscire in possesso di palla da una zona di alta densità, avrà sempre molto spazio a sua disposizione per poter attaccare. Bisogna quindi allenare la propria squadra ad “uscire” da spazi stretti senza perdere il possesso e a gestire anche le frequenti transizioni che si verificano in tali spazi.

Un ultimo aspetto per cui l’allenamento in spazi piccoli risulta efficace è che esso crea dei contesti di gioco vincolanti, i quali portano letteralmente a vedere, e quindi utilizzare, soluzioni che nello spazio grande non sarebbero immediatamente percepite dal giocatore: pensiamo ad esempio a tutte le combinazioni nello stretto a 1 o 2 tocchi, le quali risultano efficaci anche in spazi maggiori. Tuttavia se ci si allenasse solo in spazi grandi, probabilmente a queste giocate sarebbero sempre preferiti, ad esempio, dei cambi gioco a lunga distanza.

Ecco quindi l’importanza di variare l’ambiente di gioco per far emergere nuove e diverse soluzioni, poiché se è vero che un ambiente reale è altamente specifico e quindi permette un apprendimento immediato e trasferibile velocemente in gara, è anche vero che esso risulta limitante in termini di esplorazione di nuove soluzioni, dal momento che il giocatore tenderà sempre a comportarsi nel modo a lui più congeniale o comodo.

 

 

Foto: http://www.entrenamientodeportivo.org