Nel dibattito tattico contemporaneo, il linguaggio non è mai neutro. Spesso, il passaggio da un termine all’altro non rappresenta un mero esercizio di retorica, ma riflette l’evoluzione biologica del gioco. È il caso della transizione concettuale – sempre più discussa da analisti, teorici e allenatori della scuola iberica – tra il classico Gioco di Posizione (Juego de Posición) e il più microscopico Gioco di Ubicazione (Juego de Ubicación).
Sebbene non si tratti di due filosofie in contrapposizione, l’una è l’evoluzione cinetica e cognitiva dell’altra, comprendere la frattura teorica tra “posizionarsi” e “ubicarsi” è la chiave per decifrare il calcio d’élite dei prossimi anni.
Genesi e Limiti del Gioco di Posizione (Juego de Posición)
Per capire l’ubicazione, dobbiamo partire dalla struttura. Codificato da menti come Juanma Lillo, teorizzato da Johan Cruyff e sublimato dal Barcellona di Pep Guardiola (nella sua versione 2008-2012), il Juego de Posición si fonda su un principio cardine: la razionalizzazione geometrica dello spazio.
Il campo viene idealmente diviso in una griglia (solitamente a 20 o 30 sotto-spazi, che includono i celebri mezzi spazi o canales interni). All’interno di questa struttura, i giocatori devono occupare altezze e ampiezze prestabilite in relazione alla posizione della palla, dei compagni e degli avversari.
Il limite del termine: Il rischio della staticità
Negli anni, l’interpretazione dogmatica del Gioco di Posizione ha mostrato il fianco a una deriva: l’automatismo rigido. Dire a un giocatore “La tua posizione è il mezzo spazio destro” ha spesso generato squadre eccessivamente scacchistiche, dove l’occupazione della casella prevaleva sulla lettura dinamica dell’imprevisto. I difensori moderni, sempre più fisici e abituati a difendere in “marcatura a uomo moderna” nella propria zona, hanno imparato a disinnescare le posizioni fisse.
Il Gioco di Ubicazione: La Microscopia del Dettaglio
È qui che si inserisce il concetto di Gioco di Ubicazione. Se la “posizione” risponde alla domanda macroscopica “In quale zona del campo ti trovi?”, l'”ubicazione” risponde alla domanda microscopica:
“In quale millimetro ti trovi, come è orientato il tuo corpo e dove sono i tuoi occhi rispetto all’avversario diretto nell’istante in cui parte il passaggio?”
L’ubicazione non cancella la griglia geometrica del Gioco di Posizione, ma la sposta su un piano squisitamente individuale, cognitivo e relazionale. Non ci si posiziona più rispetto al campo, ci si ubica rispetto all’avversario.

Le Quattro Dimensioni dell’Ubicazione
Per comprendere l’iper-dettaglio del Gioco di Ubicazione, è necessario analizzare le variabili che un calciatore deve dominare per essere “ben ubicato”:

💡. La Postura del Corpo (Profilo)
Nel Gioco di Posizione standard, ricevere palla spalle alla porta nella zona corretta è considerato valido. Nel Gioco di Ubicazione, è un mezzo fallimento. L’ubicazione esige che il corpo sia pre-orientato (solitamente a 45 o 90 gradi rispetto alla linea di porta avversaria). Questo profilo posturale permette di percepire con un solo sguardo sia la palla in arrivo, sia la pressione del difensore, sia lo spazio di attacco profondo, riducendo i “tempi di gioco” (ricezione e trasmissione avvengono in un unico movimento fluido).
💡. L’Angolo Cieco (Zona d’Ombra)
Mentre la posizione si limita a cercare la luce tra le linee, l’ubicazione flirta costantemente con l’ombra dell’avversario. Il giocatore che padroneggia l’ubicazione si colloca esattamente alle spalle del raggio visivo del difensore. Costringe l’avversario a un dilemma cognitivo continuo: guardare la palla o girarsi per controllare l’uomo? Nel momento esatto in cui il difensore gira la testa verso il pallone, l’attaccante modifica la sua ubicazione di pochi centimetri, diventando invisibile.
💡. La Distanza di Intervento (La “Luce”)
Essere ubicati bene significa calcolare la capacità di allungamento dell’avversario. Non basta essere distanti due metri; bisogna essere collocati a una distanza tale per cui, se il difensore decide di accorciare, il “tempo di viaggio” della palla sia inferiore al tempo di reazione e corsa del difensore stesso.
💡. La Socio-Affettività Cinetica
L’ubicazione è un concetto mobile. Se il mio compagno di catena si muove di un metro verso l’interno, la mia ubicazione deve variare di conseguenza non per mantenere una simmetria estetica (come nel Gioco di Posizione), ma per generare una linea di passaggio pulita attraverso il corpo dell’avversario.
Due Modi di Intendere lo Spazio

Il Gioco di Ubicazione nel Calcio d’Élite: Esempi Pratici
Nelle interpretazioni più recenti di allenatori come lo stesso Pep Guardiola (nella sua versione post-2023), Mikel Arteta o l’emergente scuola tedesca e portoghese, l’ubicazione è diventata l’ossessione principale.
- Il caso İlkay Gündoğan / Bernardo Silva: Giocatori emblematici in tal senso. Non possiedono una velocità atletica straripante, ma la loro “ubicazione” è costantemente perfetta. Sanno galleggiare alle spalle dei mediani avversari orientando il bacino verso la porta avversaria prima ancora di toccare la sfera.
- I “Braccetti” di Difesa Moderni: Quando un difensore centrale si spinge in avanti in conduzione, non cerca solo una posizione avanzata. Cerca un’ubicazione che attragga la pressione dell’esterno avversario per liberare l’angolo di passaggio verso il trequartista.
Conclusione: L’Ubicazione come Evoluzione Cognitiva
In definitiva, la transizione terminologica da Gioco di Posizione a Gioco di Ubicazione non è una moda passeggera per puristi della tattica, ma il riconoscimento che il calcio moderno si gioca nei microscopi degli spazi occupati.
Mentre il Gioco di Posizione ha fornito la mappa stradale e l’alfabeto comune per muovere undici giocatori in armonia, il Gioco di Ubicazione rappresenta la destrutturazione di quella mappa a favore dell’efficacia immediata. È il trionfo della postura sull’area geometrica, della percezione visiva sulla lavagna tattica. Nel calcio in cui gli spazi si sono ridotti a frazioni di secondo, saper stare nel campo non basta più: bisogna sapersi ubicare nell’unico centimetro in cui l’avversario è temporaneamente cieco e impotente.
Bibliografia e Fonti di Riferimento
- Perarnau, M. (2014). Herr Pep. Edizioni Correre.
- Perarnau, M. (2021). La Evolución Táctica del Fútbol. Roca Editorial.
- Seirul·lo, P. (2020). El entrenamiento en los deportes de equipo. Mastercracks.
- Lillo, J. (2007). Conceptos clave del Juego de Posición. Rivista Training Fútbol, nº 134.
- Martí Perarnau Magazine (AA.VV.). Sezione Tactical Analysis & Metodología.
- The Coaches’ Voice (Edizione Spagnola / Italiana). Dizionario Tattico: Il Gioco di Posizione.
