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Player Analysis

Player Analysis. Phil Foden: gioventù che avanza

11 Maggio 2021

Player Analysis: Phil Foden, gioventù che avanza

“Questa rubrica prende in esame attraverso la Match Analysis il singolo giocatore all’interno della gara. Partendo da un breve introduzione sulla carriera del giocatore, andremo ad osservare il comportamento in campo e quali decisioni assume in relazione ai compagni e agli avversari”.

Può un allenatore come Pep Guardiola, che ha cambiato il calcio negli ultimi 20 anni e allenato giocatori del calibro di Messi, Iniesta e Robben, innamorarsi di un classe 2000, inglese, nato a Stockport ma che da sempre ha fatto parte delle giovanili del Manchester City? Apparentemente sì, se quel classe 2000 si chiama Phil Foden, 171 cm di creatività, concretezza e appartenente alla “golden age” del calcio inglese, al pari di Bellingham e Mount. Come detto, Foden è entrato giovanissimo nell’Academy dei Citizens (all’età di 8 anni), ritrovandosi presto a bruciare le tappe, soprattutto dall’arrivo di Guardiola, impressionato dal talento del ragazzo. Il debutto in prima squadra avviene in Champions League il 21 novembre 2017 (all’età di 17 anni), mentre l’esordio in Premier League solo un mese più tardi, il 16 dicembre 2017.

Da questo momento la crescita è esponenziale e Foden diventa partita dopo partita un punto di riferimento per i compagni, trovando sempre più spazio nell’undici iniziale. A nemmeno 21 anni ha già disputato più di 100 partite in tutte le competizioni con la maglia di club, potendo vantare un palmares niente male (considerata la sua giovane età): Premier League, FA Cup, Coppa di Lega e SuperCoppa di Lega nella sua bacheca personale. A suon di gol e prestazioni di altissimo livello sta contribuendo a portare la propria squadra a vincere ancora una volta il massimo campionato inglese ma soprattutto verso il grande obbiettivo – l’ossessione – la Champions League.

A livello di Nazionale Foden ha esordito più recentemente, il 5 settembre 2020 nella partita di Nations League contro l’Islanda, ma è stato un vincente già nelle varie Nazionali giovanili: nel 2017, infatti, è stato uno dei protagonisti nella vittoria del Mondiale U-17.

Ma perché Pep Guardiola è impressionato e innamorato di Phil Foden? Lui stesso ha dichiarato: “Foden è il più grande talento che abbia mai visto, da calciatore e da allenatore. Ha tutto per diventare uno dei migliori al mondo e lo aiuterò”.

Abbiamo provato ad analizzare nel dettaglio cosa rende Foden cosi speciale. Per farlo ci serviremo di due partite della Premier League 2020/2021: Chelsea – Manchester City e Liverpool – Manchester City.

Foden è un giocatore totale. Incarna in tutto e per tutto l’evoluzione del calcio modero, dove fluidità e tecnica la fanno da padrone a discapito della componente tattica. Quello che impressiona è la sua capacità di lettura di ogni situazione di gioco: sa dove muoversi e quando muoversi, occupa lo spazio, apre lo spazio per sé e per i compagni. Non ha un vero e proprio ruolo ma è in grado di applicare i principi di gioco in ogni zona del campo con una semplicità incredibile per un ventenne.

Nella sfida contro i Blues, Foden occupa la zona esterna come riferimento principale, ma è abile a creare spazi occupando l’half space sinistro, ossia quello spazio tra l’esterno e la zona centrale che mette in crisi le difese avversarie, in quanto sia i terzini che i centrali difensivi non sanno quando attaccare e quando rimanere coperti; il City è la squadra maestra nell’occupare questi spazi per aprirne altri. Occupare questo spazio non basta: Foden occupa e rioccupa continuamente nuovi spazi, utilizzando la visione periferica e ricercando la profondità.

Non solo half space ma anche ampiezza. Non necessariamente Foden calpesta la linea laterale: parte largo, attira su di sé il terzino, si crea spazio tra quest’ultimo e il centrale. Il tempo è fondamentale, sia di partenza che di passaggio del compagno; e se il compagno si chiama De Bruyne allora l’azione non può che concludersi positivamente.

Che parta da sinistra o da destra, Foden è in grado di gestire qualsiasi situazione; mentre però da sinistra ha nelle corde l’attacco dello spazio e in area (la zona del primo palo), partendo da destra può sviluppare a pieno le proprie capacità tecniche, la velocità (sia nelle gambe che nel pensiero) per accentrarsi e tentare la conclusione.

In posizione centrale è sicuramente più limitato nei movimenti, soprattutto se ha davanti dei difensori fisicamente prestanti, ma non è comunque un problema. Non è una vera punta centrale ma agisce più come “falso nueve“, staccandosi dalla linea avversaria e diventando spesso il primo costruttore di gioco del City; soprattutto in transizione offensiva quando si attacca in contropiede, imbeccando gli esterni.

Questi tre video non rendono tuttavia giustizia a un giocatore che sta diventando un punto di riferimento nel panorama calcistico europeo alla pari di Mbappè e Haaland, e ciò lo deve sicuramente a Guardiola, che ne ha compreso capacità e talento. Il futuro è tutto da scrivere. In Inghilterra tutti sperano nella sua crescita continua in modo da costruirgli attorno una squadra che possa finalmente, come ricorda una canzone, “Football’s Coming Home”, cioè riportare la Coppa del Mondo a casa.

 

Foto: https://www.internationalchampionscup.com

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