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Il Mio Angolo Personale

Quanto vale la competenza?

16 Giugno 2022

Per competenza si identifica la piena capacità di orientarsi in un determinato campo.

Ma quanto vale la competenza di un allenatore?

Tale domanda ho cominciato a pormela da un po’ di tempo, probabilmente una volta scavallati i 30 anni.

Sarà che crescendo cominci a pensare al tempo (lo so, è una ripetizione, ma questa dovete concedermela più volte nel corso dell’articolo, poiché il motivo è già abbastanza intuibile…) che hai investito fino a quel momento sulla tua formazione (laurea, corsi, clinic, ecc.) e a farti due idee sul proprio futuro.

Se da rampante giovane allenatore hai accettato 10 anni fa di sentirti dire che non potevano rimborsarti nemmeno 50 euro di benzina, perché tanto c’era la fila fuori per quel ruolo (vice-allenatore U14 società prof.) se non ti stava bene, quando cresci inizi a pensare che “il gioco probabilmente non vale la candela” (locuzione utilizzata quando si vuole esprimere la propria riluttanza a compiere un sacrificio che non farà ottenere un utile proporzionato).

Una delle telefonate che ricordo con maggior piacere l’ho ricevuta un paio di stagioni fa da un mio ex responsabile, il quale, subito dopo i soliti convenevoli, esordì con: “Diego, dimmi subito quanto mi costeresti, perché so che sei caro”.

Ciò che mi gratificò fu il riconoscere un valore (utile proporzionato?) per il ruolo che mi stava proponendo, che è esattamente il contrario di ciò che mi sentii dire in un’altra circostanza da un altro direttore:

“Per 2-3 allenamenti a settimana, più una partita, tutti quei soldi lì”? 

Queste due slide, estratte dal video corso “Iniziare ad allenare – parte 2 – Non si tratta solo di allenare“, ben rappresentano come, nella realtà dei fatti, il tempo che un allenatore trascorre sul campo ad allenare sia solo una piccola parte del nostro ….

E ora come lo chiamiamo???

Qualcuno lo chiama hobby (occupazione perseguita con impegno e passione nel tempo libero dal lavoro consueto, per ricreazione o passatempo), altri semplicemente passione e, in rarissimi casi, LAVORO!

La verità è che infatti pochissimi possono dire di riuscire a vivere solamente di calcio; discorso che vale anche per la stragrande maggioranza di chi allena nei settori giovanili professionistici (chi è all’esterno di quel mondo il più delle volte presume si percepiscano cifre parecchie lontane dalla realtà).

Conosco colleghi preparatissimi che, arrivati alla soglia dei 30 anni con rimborsi miseri, han preferito rinunciare ad inseguire un sogno in favore di un posto di lavoro sicuro e maggiormente redditizio.

La verità è che si può allenare in tanti modi.

Si può uscire dal lavoro (part-time o full-time che sia) e correre al campo con la seduta già preparata magari alle 6:00 del mattino, sottraendo tempo alla propria famiglia o, nel caso contrario, si può farlo improvvisando, magari pure inveendo contro dei bambini che non ne hanno nessuna colpa se le cose ti girano storte nella vita privata.

Si può farlo contando su di uno staff numeroso e preparato, delegando il più possibile e affidandosi al prezioso confronto.

Si può farlo come passatempo, a gratis, perché è la squadra del paese e una forma di volontariato.

Si può farlo con impegno, passione, competenze e soprattutto investendo tanto tanto tempo; come una sorta di LAVORO diciamo, a patto che questo venga riconosciuto economicamente.

Il tempo di ognuno di noi, ricordiamolo, è prezioso (qualsiasi tipo di consulente te lo sa spiegare molto in fretta) e, seppur il volontariato sia una nobile virtù, la spesa non la si paga con le buone intenzioni.

La verità è che la competenza deve avere un valore riconosciuto anche economicamente, una sorta di contratto di lavoro che metaforicamente esprima il concetto: “tu vali XXX e io ti pago per ciò che vali”.

L’amara realtà è che allenare ci piace un sacco e se ci mettessimo a fare un conto a spanne di quanto percepiamo all’ora (investita a casa, sul campo e di nuovo a casa), probabilmente scopriremo di essere pagati quanto i braccianti nei campi di cotone.

La verità è che in molti casi, pur di indossare la maglia con lo stemma fico, svalutiamo il nostro stesso tempo per inseguire un’opportunità, un sogno che forse mai si realizzerà.

La verità è che dovremmo avere noi tutti più amore per la nostra professione, per il tempo e le competenze che ci siamo costruiti con dedizione, passione e… tempo!

Foto: GettyImages

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