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Analisi della performance tattica negli sport di squadra: colmare il divario tra ricerca, allenamento e competizione

13 Febbraio 2026

Il contributo è la traduzione e trascrizione dell’articolo “Trends of tactical performance analysis in team sports: bridging the gap between research, training and competition”
Autore: Júlio Garganta
Fonte: Centro di Ricerca, Educazione, Innovazione e Intervento nello Sport (CIFI2D) Facoltà di Scienze Motorie, Università di Porto, Portogallo

La performance negli sport di squadra si costruisce nel tempo attraverso un processo metodico e pianificato di allenamento, mirato a sviluppare abilità e competenze adatte a rispondere alle esigenze delle competizioni. Nonostante i fattori tattici giochino un ruolo centrale nelle prestazioni collettive, la ricerca scientifica si è concentrata storicamente sugli aspetti fisiologici e biomeccanici, trascurando l’analisi del comportamento tattico dei giocatori e dell’organizzazione di squadra.

L’analisi tattica, invece, può offrire un contributo rilevante ad allenatori e studiosi, permettendo di individuare schemi ricorrenti e caratteristiche imprevedibili delle situazioni di gioco. Le informazioni ottenute diventano essenziali per migliorare l’efficacia individuale e collettiva, fungendo anche da base per orientare la programmazione dell’allenamento.

Sebbene la tecnologia sia progredita, l’analisi tattica rimane un campo teoricamente poco esplorato, privo di un sufficiente numero di studi volti a identificare i fattori chiave che influenzano la prestazione. Per questo è fondamentale definire concetti e metodi che aiutino a comprendere la complessità del gioco e le dinamiche interattive tra le squadre.

L’obiettivo principale di questo articolo è sottolineare che un quadro concettuale basato sugli indicatori tattici è fondamentale per creare un ponte tra la ricerca scientifica, la pratica dell’allenamento e le esigenze della competizione.


INTRODUZIONE

I limiti della performance umana sono continuamente spinti oltre, in linea con il motto olimpico: “più forte, più in alto, più veloce”. Allenatori, atleti e scienziati dello sport cercano costantemente piccoli vantaggi legali per migliorare la prestazione.

Negli sport di squadra, due squadre si affrontano in partite dove i giocatori interagiscono simultaneamente, cercando di far avanzare una palla (o oggetto simile) nel rispetto di regole precise, per segnare punti e impedire che lo faccia l’avversario. Le prestazioni in queste discipline derivano da un processo di allenamento a lungo termine, progettato per migliorare competenze tecniche, tattiche e strategiche, in funzione delle richieste della partita.

L’attività dei giocatori varia a seconda delle condizioni del gioco, con un forte influsso delle variabili tattiche, che dipendono da:

  1. Il tipo di opposizione tra avversari e la cooperazione tra compagni;
  2. L’elevata libertà d’azione e variabilità;
  3. Le caratteristiche delle abilità tecniche in contesti specifici.

Gréhaigne ha identificato tre problemi fondamentali negli sport di squadra: gestione dello spazio e del tempo, accesso alle informazioni, e organizzazione. Ne consegue che la componente tattica e strategica è essenziale.

Anche il più semplice movimento del giocatore (camminare, correre, posizionarsi) è guidato da obiettivi tattici o strategici, in funzione del contesto di gioco. Quindi, anche le metriche come distanza percorsa, frequenza cardiaca e tempi di movimento acquistano significato solo se messe in relazione con gli obiettivi tattici del match (stile di gioco, metodi offensivi e difensivi, ruoli funzionali).

L’aggiunta del termine “più intelligente” al motto olimpico sembra necessaria nel contesto degli sport di squadra: l’intelligenza consiste nella capacità di gestire vincoli di spazio, tempo e compito, non solo reagendo, ma anche anticipando e influenzando le situazioni di gioco.

Tuttavia, nonostante l’importanza delle variabili tattiche, pochi studi scientifici si concentrano esplicitamente sull’organizzazione tattica. L’analisi delle prestazioni è stata dominata da approcci fisiologici e biomeccanici, con scarso interesse per l’organizzazione collettiva della squadra.

Lo scopo centrale di questo contributo è sottolineare come lo studio dei fattori tattici (nelle fasi offensive, difensive e di transizione) possa costituire un elemento cruciale per integrare ricerca, allenamento e competizione.

MODELLAZIONE TATTICA: CONCETTI E IDEE

La modellazione tattica può supportare allenatori e ricercatori nell’identificare schemi regolari e imprevisti nei comportamenti di gioco, sia in fase offensiva che difensiva. Le informazioni derivanti dall’analisi della performance sono essenziali per migliorare l’efficacia individuale e collettiva, poiché guidano le scelte nel processo di allenamento.

Diversi studiosi hanno cercato di identificare le caratteristiche fondamentali della performance tattica. La modellazione del gioco viene impiegata per riconoscere pattern e dinamiche che contribuiscono al successo o al fallimento delle squadre.

Secondo Lames e Hansen, è necessario interrogarsi se i modelli rappresentino davvero l’essenza dello sport osservato. Recentemente si è riconosciuta l’importanza dello scopo del modello, oltre alla sua struttura.

Per approfondire le dinamiche tattiche, è necessario registrare le azioni tattiche in ordine cronologico e sequenziale, in modo da poter analizzare il flusso comportamentale delle squadre. Considerando gli sport di squadra come sistemi complessi e dinamici, possiamo distinguerne due livelli principali: la partita e la squadra.

La partita è un sistema complesso in cui le squadre si comportano come sistemi organizzati in interazione. Le azioni individuali possono destabilizzare o ristabilire l’equilibrio del sistema, e la capacità di gestire queste transizioni è un indicatore della qualità della performance.

La modellazione di sistemi dinamici non consiste solo nel rappresentare input e output, ma soprattutto nel comprendere le interazioni tra le componenti. Questo rende le informazioni derivanti dall’interazione tra compagni e avversari fondamentali per strutturare una preparazione mirata.

Le ricerche recenti non si sono spinte molto oltre i lavori pionieristici di McGarry, Franks e Hughes, ma l’analisi dei sistemi dinamici sembra essere la chiave per comprendere la “logica nascosta” della performance sportiva.

Metodologie osservazionali, analisi sequenziali e tecniche di coordinate polari sono strumenti sempre più usati per studiare la tattica. Garganta propone un approccio che combina:

  1. La creazione di una mappa teorica con indicatori tattici rilevanti;
  2. L’osservazione di sequenze di gioco e l’analisi qualitativa e quantitativa del comportamento collettivo.

Tuttavia, le difficoltà derivano dalla complessità delle interazioni tra i giocatori, dalla non prevedibilità delle azioni di gioco e dall’elevata sensibilità delle prestazioni alle condizioni iniziali. Ogni squadra cerca di rompere l’equilibrio dell’avversario per ottenere un vantaggio spaziale o temporale, mentre cerca di mantenere la propria stabilità organizzativa.

In quanto sistemi dinamici, le squadre operano secondo principi strategici e processi euristici, alternando regolarità e innovazione. Teodorescu avvertiva che ridurre la tattica a un algoritmo è inappropriato, perché le sequenze di gioco non sono sempre prevedibili. L’analisi del gioco deve quindi adottare un approccio interpretativo e non solo algoritmico.

Studiare l’organizzazione tattica permette di riconoscere pattern preferenziali e la variabilità dei comportamenti. L’interazione dinamica tra squadre, con azioni e contro-azioni, definisce il contesto tattico del gioco.

IL RUOLO DEGLI INDICATORI TATTICI NELLA PERFORMANCE

Negli ultimi anni, l’analisi della performance sportiva ha fatto grandi progressi. L’introduzione delle tecnologie informatiche ha reso possibile una registrazione dettagliata dei comportamenti sportivi e ha portato alla creazione di diversi sistemi di notazione.

Tuttavia, non basta raccogliere dati: è fondamentale interpretare gli indicatori di performance in relazione agli aspetti chiave del gioco, come cooperazione e opposizione tra i giocatori. I dati devono quindi riflettere la realtà dinamica del gioco.

Secondo Hughes e Bartlett, un indicatore di performance è una combinazione di variabili che descrivono aspetti rilevanti della prestazione. Questi indicatori devono essere legati al successo o all’esito delle azioni.

Le squadre possono essere viste come “attori” o “reattori”: i primi prendono l’iniziativa e creano instabilità; i secondi reagiscono per ristabilire l’equilibrio. Le squadre che agiscono per prime possono avere un vantaggio competitivo.

In ambito calcistico, ad esempio, un “disturbo” (o perturbazione) è un’azione che rompe il ritmo abituale di attacco e difesa, creando un’opportunità di tiro. Questi eventi, detti “incidenti critici”, sono spesso preceduti da un’azione tecnica decisiva come un passaggio filtrante o un dribbling.

Non è sufficiente studiare i singoli giocatori: bisogna analizzare l’intero sistema nel suo complesso. I sistemi dinamici mostrano naturalmente periodi di instabilità, e le perturbazioni rappresentano momenti cruciali per capire le variazioni nella configurazione del gioco.

Analizzare queste perturbazioni consente quindi una lettura più realistica e strategica del gioco, offrendo strumenti migliori ad allenatori e preparatori.

L’analisi della performance tattica negli sport di squadra rappresenta una frontiera ancora poco esplorata ma fondamentale. Per colmare il divario tra ricerca, allenamento e competizione, è necessario sviluppare modelli e metodi che comprendano la complessità e la dinamicità del gioco.

Gli indicatori tattici, se ben definiti, permettono di descrivere con precisione le interazioni tra i giocatori, identificare i momenti chiave e guidare l’intervento tecnico e strategico.

Lo sviluppo di approcci interpretativi e sistemici è cruciale per capire il gioco in tutte le sue dimensioni e migliorare le prestazioni in modo efficace e consapevole.

Dove guardare per “vedere” gli indicatori tattici rilevanti?

Gli sport di squadra sono eventi globali, costituiti da numerosi micro-eventi interconnessi. I singoli giocatori devono coordinarsi per formare un’unità efficace e raggiungere l’obiettivo prefissato. In questo contesto, valutare quanto bene gioca la squadra e quanto ogni giocatore contribuisce è una sfida, sia per gli allenatori che per i ricercatori.

Secondo Perl & Weber, i processi sportivi possono essere descritti come serie temporali di schemi ricorrenti, che rappresentano sia situazioni (ad esempio, le posizioni in campo) che attività (come i movimenti dei giocatori). Strumenti come le reti neurali possono aiutare a riconoscere e classificare questi schemi.

Nel contesto degli sport di squadra, Schöllhorn ha descritto alcune caratteristiche olistiche del comportamento di squadra, come:

  • l’evoluzione dei movimenti nel tempo;
  • l’area di campo coperta dai giocatori;
  • la forma geometrica della squadra in movimento;
  • e lo spostamento del centro geometrico della squadra.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno cercato di costruire una base teorica per l’analisi della performance, identificando variabili essenziali che caratterizzano le dinamiche di gioco. Tuttavia, la nostra comprensione dei comportamenti chiave è ancora agli inizi.

Molti studi si sono concentrati principalmente sulle azioni che portano al gol, ma analizzare solo queste non basta a comprendere la complessità del gioco e il vero valore della prestazione collettiva.

Per ricercatori e allenatori, è fondamentale osservare non solo le azioni che portano alla rete, ma anche tutte quelle che contribuiscono alla costruzione del gioco – in attacco, in difesa e nelle transizioni.

Un’analisi olistica che evidenzi l’organizzazione della squadra, individuando regolarità e variabilità nelle azioni offensive e difensive, può fornire indicazioni molto più utili. Per farlo, è necessario esaminare le transizioni e i momenti di cambiamento dinamico, che rivelano il “flusso” della prestazione di squadra e del singolo.

Per esempio:

  • Lago & Martin hanno condotto una ricerca empirica sull’importanza del possesso palla come indicatore di performance nel calcio.
  • Garganta ha suggerito che gli indicatori tattici dovrebbero riflettere la rilevanza di variabili “latenti”, come tempo, spazio e compiti di gioco, mostrando come giocatori e squadre le gestiscono e le sfruttano.

Questi aspetti si manifestano in:

  • modi di attaccare e difendere;
  • gestione degli spazi;
  • diversità delle azioni di gioco.

Analisi delle sequenze, non delle singole azioni

L’oggetto principale dell’analisi tattica non dovrebbero essere le azioni isolate, ma le sequenze di gioco, nei diversi momenti della partita. Un comportamento è rilevante se:

  • rompe l’equilibrio tra attacco e difesa dell’avversario;
  • oppure se mostra una certa costanza o ricorrenza, anche nella variabilità.

Per questo motivo, è importante costruire sistemi di osservazione e notazione che:

  • descrivano come la partita si organizza in termini di sequenze tattiche;
  • valutino l’efficacia delle sequenze che portano a vari esiti (goal, recupero, fallo, ecc.);
  • riconoscano le perturbazioni del bilanciamento attacco/difesa, anche se non portano direttamente alla rete.

Negli sport di squadra, la vera sfida per i giocatori è generare e gestire le interazioni: organizzare il proprio gioco e destabilizzare quello dell’avversario. In quest’ottica, le caratteristiche tattiche devono essere viste come unità funzionali, che contengono le informazioni cruciali sull’organizzazione del gioco e sulla sua efficacia.

Analizzando come una squadra si organizza nel tempo, partita dopo partita, è possibile valutare l’efficacia del comportamento dei suoi componenti in altri contesti di gioco.

Serve quindi sviluppare modelli in grado di descrivere l’organizzazione della squadra a seconda delle fasi del gioco: attacco, difesa e transizione.

Nonostante i progressi tecnologici, la modellazione tattica resta un campo teoricamente poco sviluppato. C’è ancora poca ricerca su quali siano le vere caratteristiche tattiche che influenzano la prestazione.

È quindi necessario definire concetti e metodi che permettano di organizzare la conoscenza sulla complessità del gioco e le interazioni dinamiche tra squadre.

Una volta identificati gli indicatori tattici rilevanti, essi possono guidare l’allenamento e i programmi di miglioramento della performance. In questo senso, è fondamentale unire le informazioni osservate in partita con quelle del processo di allenamento.

Come dice Perl, la modellazione tattica può aiutare a:

  • comprendere lo stato attuale del sistema (la squadra);
  • prevedere comportamenti futuri;
  • aggiornare strategie di allenamento e preparazione alla competizione.

Dato che i sistemi dinamici sono complessi e dipendono dal tempo, non si possono descrivere efficacemente con modelli statici. Servono modelli dinamici, che permettano anche simulazioni realistiche.

Memmert & Perl propongono di combinare analisi qualitative (descrittive) e quantitative (stocastiche) per migliorare le informazioni ottenute.

Neville, Atkinson & Hughes osservano che, nonostante l’uso di metodi sofisticati come:

  • modelli empirici,
  • sistemi dinamici,
  • reti neurali,
  • logica fuzzy,

… i risultati ottenuti finora sono stati deludenti sul piano pratico.

Infatti, lo sviluppo tecnologico ha superato quello dei concetti teorici su come osservare e comprendere l’organizzazione del gioco.

Per rendere utile l’analisi della performance, bisogna migliorare continuamente le variabili osservate, per aumentare la capacità descrittiva e interpretativa degli eventi di gioco.

Punti chiave per il futuro

  • Gli squilibri e i riequilibri nell’organizzazione della squadra sono fondamentali per descrivere e analizzare la performance.
  • Data la complessità e l’incertezza degli sport di squadra, la modellazione deterministica non è sufficiente.
  • Come affermano Balagué, Torrents, Lames & McGarry, l’uso di modelli matematici o simulazioni deve essere affiancato da metodi qualitativi, per trarre conclusioni utili alla pratica sportiva.
  • Dobbiamo raccogliere dati che uniscano quantità e qualità del gioco.
  • Il “flusso di gioco” e i suoi cambiamenti devono essere oggetto di osservazione sistematica.
  • Prima dobbiamo individuare le variabili e gli indicatori giusti. Poi, cercare la loro espressione in partita.
  • Il gioco stesso può darci tutte le risposte – se sappiamo come e cosa chiedere.

Infine, per comprendere a fondo la logica del gioco, è essenziale sviluppare strumenti sensibili alla dinamica del gioco. Gli analisti e gli osservatori dovrebbero essere esperti dello sport di squadra, prima ancora che esperti di tecnologia. Questo è probabilmente uno dei passaggi chiave per collegare ricerca, allenamento e competizione in modo coerente.

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