Il contributo è la traduzione e trascrizione dell’articolo “Exploring the effects of deep-defending vs high-press on footballers’ tactical behaviour, physical and physiological performance: A pilot study”
Autori: Bruno Gonçalves. Research Center in Sports Sciences, Health Sciences and Human Development, CIDESD, CreativeLab Research Community, Vila Real, Portugal. Quinta de Prados, Ap. 202, 5000-911 Vila Real, Portugal.
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Lo scopo di questo studio è stato esplorare gli effetti di una strategia difensiva bassa (deep-defending) rispetto a una strategia di pressing alto (high-press) sul comportamento tattico, sulle risposte fisiche e fisiologiche dei calciatori, in condizioni di inferiorità o superiorità numerica.
La fase difensiva è un elemento cruciale della performance calcistica. Tuttavia, la maggior parte degli studi disponibili adotta un approccio di analisi notazionale. Secondo la letteratura, la maggior parte dei recuperi palla nelle partite di alto livello avviene nelle zone difensive o di centrocampo, mentre le squadre meglio classificate tendono a esercitare una pressione difensiva più avanzata. È stato osservato che le squadre di casa e quelle in svantaggio tendono a difendere in zone più alte del campo.
Delle varie strategie difensive nel calcio, due stili generali emergono:
- Difesa bassa (deep-defending): la squadra mantiene una forma compatta vicino alla propria porta, esercitando pressione solo quando il gioco offensivo avversario si avvicina.
- Pressing alto (high-press): la squadra cerca di recuperare palla il più in alto possibile nel campo, esercitando pressione continua.
Benché alcuni studi abbiano analizzato la pressione difensiva da un punto di vista notazionale, nessuno ha ancora esaminato in maniera complessa il comportamento tattico e i profili di attività associati alla fase difensiva.
Le situazioni di squilibrio numerico (es. espulsioni) rappresentano una micro-realtà del gioco a 11, ma sono poco studiate, e spesso solo in contesti di allenamento. Ad esempio, è stato osservato che in giochi ridotti (small-sided games) in inferiorità numerica (es. 4vs5), i giocatori avevano una distanza minore dal centroide della squadra e una frequenza cardiaca più alta. Tuttavia, mancano studi con un numero maggiore di giocatori in situazioni realistiche di partita.
Variabili come il centroide della squadra, lo spazio di gioco effettivo (EPS) e il rapporto lunghezza/larghezza (LPW) si sono dimostrati utili per analizzare dinamiche collettive in ambito tattico.
- Il centroide rappresenta la posizione media della squadra.
- L’EPS misura l’area occupata dalla squadra in ogni istante.
- Il LPW ratio valuta il rapporto tra la lunghezza e la larghezza della squadra.
Alcuni studi hanno anche impiegato l’entropia approssimata (ApEn) per misurare la regolarità del posizionamento dinamico dei giocatori: valori più bassi indicano movimenti più regolari e prevedibili.
L’analisi di fase relativa viene utilizzata per quantificare la sincronizzazione tra segnali spazio-temporali (es. movimenti dei centroidi o dell’EPS). Sincronizzazioni “in fase” (0°) indicano movimenti coordinati, mentre sincronizzazioni “in anti-fase” (±180°) indicano movimenti opposti.
In sintesi, nonostante il pressing difensivo sia ampiamente discusso nel calcio, mancano studi che analizzino i suoi effetti su comportamento tattico e prestazioni fisico-fisiologiche con un approccio basato sui sistemi complessi. Per questo, il presente studio si propone di esplorare le differenze tra difesa bassa e pressing alto in un contesto 11vs10.
METODI
Diciannove calciatori professionisti di livello élite (età: 24,4±4,3 anni; esperienza: 7,1±2,8 anni) hanno preso parte allo studio. Due portieri hanno partecipato alla partita ma sono stati esclusi dall’analisi.
È stata giocata una partita 11 contro 10 su campo regolamentare, divisa in due tempi da 10 minuti, per evitare l’influenza della fatica.
- La squadra con 11 giocatori (Squadra A, modulo 4-4-2) ha ricevuto istruzioni di difendere bassa nel primo tempo e alta nel secondo.
- La squadra con 10 giocatori (Squadra B, modulo 4-4-1) non ha modificato il proprio stile difensivo.
La distribuzione dei giocatori è stata effettuata sulla base della valutazione soggettiva degli allenatori, considerando ruolo, livello tecnico-tattico e prestazione fisica. I giocatori erano già abituati a questi scenari tattici, quindi non è stato necessario un periodo di familiarizzazione.
VARIABILI FISICHE E FISIOLOGICHE
- Distanza percorsa e velocità media: ottenute dai GPS (con validità scientifica documentata).
- Frequenza cardiaca (FC): registrata in continuo tramite telemetria (Polar Electro, Finlandia).
- FC espressa in percentuale della FCmax, suddivisa in 4 zone:
- Zona 1: <75% FCmax
- Zona 2: 75-84,9% FCmax
- Zona 3: 85-89,9% FCmax
- Zona 4: >90% FCmax
La FCmax è stata determinata tramite il test Yo-Yo Intermittent Recovery livello 2.
RISULTATI
- La distanza assoluta tra i centroidi delle due squadre è risultata quasi certamente maggiore nella difesa bassa (8,9 ± 2,3 m) rispetto al pressing alto (7,0 ± 1,4 m).
- Differenza percentuale media: -21,0% ± 9,5%
- Cohen’s d: -0,72 ± 0,05
- Le differenze nei valori di ApEn relativi alla distanza tra centroidi sono risultate non chiare.
- Le distanze dei giocatori rispetto al proprio centroide (DC) e a quello avversario (DOP) hanno mostrato valori assoluti leggermente superiori nella difesa bassa:
- DC: possibilmente trascurabile
- DOP: probabilmente piccola
- I valori di ApEn per DC e DOP hanno evidenziato un calo di circa il 20% nel pressing alto, con un effetto moderato, indicativo di una maggiore regolarità dei movimenti.
- Si è registrata una riduzione molto probabile e molto grande sia nella distanza percorsa sia nella velocità dei giocatori nel pressing alto:
- Distanza: d = -2,08 ± 0,29
- Velocità: d = -2,09 ± 0,29
- Il tempo trascorso nella Zona FC 1 (<75% FCmax) è risultato quasi certamente maggiore nel pressing alto.
- Il tempo nelle Zone FC 2 e 3 (75–89,9%) ha subito una diminuzione molto/probabilmente significativa.
- I valori nella Zona FC 4 (>90%) sono risultati non chiari.
HEAT MAP
L’analisi delle mappe di calore ha mostrato che, nella difesa bassa, i movimenti dei giocatori erano distribuiti in modo più uniforme su tutte le aree del campo.
Nel pressing alto, invece, la maggior parte dei movimenti si è verificata nella metà campo della Squadra B, a conferma dell’approccio più offensivo e alto della squadra in superiorità numerica.

Questo studio aveva l’obiettivo di esplorare le differenze nel comportamento tattico, nella prestazione fisica e nella risposta fisiologica quando una squadra in superiorità numerica adottava una strategia difensiva bassa (deep-defending) rispetto a una di pressing alto (high-press). In generale, i dati raccolti hanno permesso di identificare diverse differenze tra le due strategie, che possono essere utili agli allenatori nella scelta dell’approccio difensivo durante le partite.
Entrambe le squadre hanno giocato significativamente più vicine tra loro nel pressing alto, come effetto atteso dei vincoli imposti dal compito. Poiché una strategia di pressing alto richiede di riconquistare il possesso in zone avanzate del campo, i difendenti si avvicinano inevitabilmente agli avversari. Al contrario, la strategia di difesa bassa implica un arretramento verso la propria porta in fase di non possesso, aumentando la distanza tra le squadre. Questo comportamento spiega anche la maggiore deviazione standard nella distanza tra i centroidi: il ripiegamento difensivo tende ad aumentare tale distanza, mentre la pressione avversaria o gli attacchi penetranti la riducono.
Questi risultati confermano quanto osservato in precedenti studi, secondo cui distanze ridotte tra i centroidi indicano una pressione difensiva elevata sull’attacco o, viceversa, una pressione offensiva intensa da parte dell’attacco. Lo studio citato concludeva anche che variazioni nella deviazione standard della distanza tra i centroidi riflettono uno stile di gioco o strategia alterata, aspetto confermato anche dai nostri dati, dato che le due strategie hanno prodotto differenze evidenti in tale misura.
Sebbene l’effetto del pressing alto sulle distanze dei giocatori rispetto al proprio (DC) e all’altrui centroide (DOP) sia stato contenuto, gli effetti sui valori di entropia approssimata (ApEn) sono stati più rilevanti, indicando una maggiore regolarità nei posizionamenti dei giocatori durante il pressing alto. Le mappe di calore suggeriscono che ciò è dovuto al fatto che la maggior parte del gioco si è svolta nella metà campo della squadra in inferiorità (Team B).
La predominanza della sincronizzazione in anti-fase nei pattern di EPS durante la difesa bassa suggerisce numerose transizioni di possesso palla, coerentemente con i principi del gioco: la squadra in difesa adotta una forma compatta, mentre quella in possesso si espande per creare opzioni offensive. Quando si verifica un turnover, i comportamenti collettivi si invertono, generando i pattern anti-fase osservati. Tuttavia, studi precedenti non sono riusciti a rilevare questo comportamento anti-sincrono, pur ipotizzandolo, probabilmente perché condotti su giochi a spazi ridotti (SSG), dove la velocità di gioco non consente transizioni spazio-temporali sufficienti per osservare variazioni reciproche nell’EPS.
Nel pressing alto, la forte diminuzione della sincronizzazione in anti-fase suggerisce che le transizioni di possesso sono state meno frequenti, e di conseguenza anche i cambiamenti reciproci negli EPS e i relativi pattern anti-sincroni.
I valori di sincronizzazione del rapporto lunghezza/larghezza (LPW) sono risultati simili a quelli rilevati da Olthof, Frencken e Lemmink, suggerendo che le squadre d’élite tendono a modulare insieme lunghezza e larghezza in risposta all’interazione con l’avversario. In questo studio, le frequenze normalizzate dei pattern di sincronizzazione (in-fase, anti-fase e nessun pattern) sono risultate sorprendentemente simili tra le due strategie difensive. Questo indica che entrambe le squadre tendevano ad aumentare o ridurre il proprio LPW nella stessa direzione. Inoltre, ciò potrebbe suggerire che il tipo di strategia difensiva (bassa o alta) non influenzi il modo in cui le squadre gestiscono le proprie dimensioni spaziali. Tuttavia, è necessario approfondire ulteriormente l’analisi di questi pattern per trarne conclusioni più significative.
Le richieste fisiologiche e fisiche dei giocatori sono risultate significativamente inferiori nel pressing alto. Le mappe di calore suggeriscono che ciò è stato causato dall’adozione, da parte della squadra in inferiorità numerica, di una strategia volta a difendere lo spazio davanti alla propria porta, riducendo la necessità di grandi sforzi fisici da parte della squadra in superiorità. Questa osservazione, unita alla diminuzione dell’attività fisiologica e alla maggiore regolarità nei movimenti, supporta le conclusioni di studi precedenti, secondo cui le squadre in inferiorità numerica adottano schemi difensivi prevedibili, a basso rischio e a basso dispendio energetico.
Studi futuri dovrebbero esplorare se le risposte fisiche e fisiologiche nelle situazioni di squilibrio numerico siano legate alla percezione soggettiva della difficoltà del compito da parte dei giocatori. Sebbene speculativa, l’ipotesi secondo cui sforzi maggiori si verificano quando lo squilibrio è percepito come superabile (es. 4vs3, 4vs5, 11vs10) appare ragionevole: i giocatori si impegnano per compensare la mancanza di un compagno. In questo studio, le maggiori richieste sono state riscontrate nella partita con difesa bassa, dove distanza percorsa, velocità e tempo trascorso nelle zone 2 e 3 della FC sono risultati significativamente più alti. L’analisi del movimento dei giocatori e dei pattern EPS suggerisce che la squadra in inferiorità numerica aveva più possesso palla e percepiva la possibilità di superare l’handicap numerico.
Al contrario, in situazioni percepite come insormontabili (es. 4vs7), si osservano sforzi inferiori e movimenti più regolari, poiché le squadre adottano strategie conservative per preservare energie, concentrandosi sulla difesa dell’area vicino alla porta. Tali comportamenti sono stati riscontrati nel pressing alto, in questo studio.
Nonostante ciò, ulteriori ricerche su questo argomento potrebbero estendere i risultati ottenuti, affrontando domande rilevanti, come:
- Estendere la durata delle condizioni osservate per capire meglio le dinamiche comportamentali a lungo termine.
- Considerare design sperimentali cross-over o partite numericamente bilanciate per valutare gli effetti cumulativi della strategia difensiva nel tempo.
Questo studio esplorativo ha evidenziato differenze nel comportamento tattico, nelle prestazioni fisiche e fisiologiche dei calciatori quando una squadra in superiorità numerica ha adottato una strategia di difesa bassa (deep-defending) o di pressing alto (high-press). In una situazione di 11 contro 10, la strategia di pressing alto ha determinato distanze tra i centroidi più ridotte, una maggiore regolarità nelle distanze rispetto al centroide proprio (DC) e avversario (DOP), una diminuzione dei pattern di sincronizzazione degli EPS, una minore distanza percorsa, una velocità di gioco inferiore e un aumento del tempo trascorso nella zona cardiaca a frequenza più bassa.
Dal punto di vista pratico, gli allenatori potrebbero considerare i benefici di una strategia di pressing alto in condizioni di superiorità numerica, grazie alle minori richieste fisiche e fisiologiche e a un modello di gioco più regolare. I risultati di questa ricerca forniscono conoscenze indicative che arricchiscono la comprensione degli effetti delle strategie di difesa bassa e pressing alto sul comportamento collettivo dei calciatori e sulle loro prestazioni fisiche e fisiologiche.