Articoli scientifici

I valori educativi dello sport

3 Luglio 2026

Il contributo è la traduzione e rielaborazione approfondita del testo di Francisco Seirul-lo Vargas (Universidad de Barcelona Instituto Nacional de Educación Física de Catalunya, Barcelona), “Valores Educativos del Deporte“, mantenendone inalterato il rigore concettuale e l’estensione originale.

🔗 Link all’articolo originale.


Fino a tempi relativamente recenti, l’impatto delle attività sportive nelle istituzioni scolastiche era pressoché marginale; l’esercizio dell’Educazione Fisica (EF) rimaneva confinato in pochi istituti privati, spesso di matrice confessionale. Coerentemente con tale contesto, i valori promossi attraverso la pratica fisica e sportiva tendevano — e tendono tuttora — a focalizzarsi su dimensioni di carattere sociale, igienico e ricreativo. Con l’introduzione massiva dell’attività fisica nelle scuole, si è assistito a un processo di “riduzionismo”, in cui le norme e le logiche dello sport adulto sono state semplicemente rimpicciolite per essere applicate ai bambini. Si è trascurato il fatto che un fanciullo non è il prodotto di una divisione matematica dell’adulto, ma un’entità umana a sé stante, dotata di specifiche peculiarità biologiche, psicologiche e fisiche.

L’intento di questa riflessione è aggiornare i valori sportivi rapportandoli alla società contemporanea e alla sua rapida evoluzione. Successivamente, partendo dai concetti di agon, ludus ed eros, si analizzerà e giustificherà un possibile orientamento sportivo in ambito scolastico, centrato sulle attese e sulle potenzialità dell’allievo, che deve restare il fulcro del nostro impegno pedagogico.

È opinione comune che lo sport possieda intrinseci valori educativi; tale assunto appare così autoevidente che sembrerebbe superfluo cercare di dimostrarlo. Tuttavia, l’evidenza funge spesso da cortina dietro cui si celano verità ambigue. Spetta alla pedagogia e alla teoria dell’educazione chiarire se queste certezze siano fondate. ✳️ Cosa educa realmente: lo sport in sé o le circostanze in cui viene praticato? È la natura del movimento sollecitata dai regolamenti a formare l’individuo, o il modo in cui questi vengono interpretati dagli arbitri? Il valore risiede nell’atto motorio o nella giustificazione che ne danno i contendenti? Probabilmente in una sintesi di tutto ciò.

Potremmo chiederci: l’adulto che ha praticato sport ha avuto maggiori opportunità di essere “ben educato” rispetto a chi non l’ha fatto? Intendendo per persona educata colei che, seguendo le tesi di Peters, «nutre un profondo interesse per la verità». Chi non pratica sport presenta carenze educative? Risposte affermative a tali quesiti legittimerebbero lo sport come elemento insostituibile nel curriculum scolastico. Ma ciò è possibile solo se definiamo cosa intendiamo per educazione e quale tipo di sport è stato esperito. Dobbiamo differenziare la pratica sportiva dalle altre discipline, individuando quei valori che essa sola può veicolare.

Quando un’attività sportiva diventa educativa?

Per noi, l’essenza dell’educazione risiede nella capacità di plasmare la personalità dell’allievo, puntando all’ottimizzazione della sua configurazione cognitiva, in sintonia con i principi della “Scuola Nuova”. Come sostenuto da Le Boulch, ✳️ lo sport è educativo quando favorisce lo sviluppo delle attitudini psicomotorie in armonia con le dimensioni affettive, cognitive e sociali della personalità.

La valenza educativa dello sport non può poggiare su ideologie contingenti, ma deve radicarsi su basi filosofiche che assumano come riferimenti universali l’autonomia e la libertà dell’uomo. Su queste fondamenta va costruito un sistema che trascenda le correnti ideologiche del momento. L’attuale paradigma sportivo è ancora legato a visioni ottocentesche o a ideali della società dei consumi: salute, superamento della natura e produttività tecnologica. Questa sovrastruttura ideologica, criticata anche da Brohm, tende a preservare la coesione di una società capitalista, riducendo lo sport a una ricerca esclusiva del risultato numerico o dell’utile economico.

In tale scenario, la persona che produce la prestazione scompare. Al contrario, ✳️ la vera fonte educativa risiede nel modo in cui l’individuo genera quel risultato e nei meccanismi interni che attiva. L’attività sportiva raggiunge una dignità educativa solo quando la responsabilità dell’azione è rivolta al soggetto e non al prodotto. Deve basarsi sulla scienza per strutturare una pratica che coinvolga la personalità del giovane nella sua interezza, un obiettivo che resta prioritario e atemporale.

Quali sono i reali valori educativi dello sport?

Ogni atto educativo dipende dal pensiero pedagogico che lo sostiene. La filosofia ci permette di accostarci scientificamente a questo pensiero. Attraverso il contributo di filosofi classici e moderni, dobbiamo comprendere come ✳️ la pratica sportiva aiuti il soggetto a conquistare la propria autonomia, il dominio di sé e delle realtà fisiche e sociali circostanti. Questa “auto-strutturazione” è, in ultima analisi, un percorso di liberazione interiore.

L’elemento educativo non risiede nell’apprendimento di tecniche o tattiche, né nei soli benefici fisiologici. Il valore reale scaturisce dalle condizioni che permettono all’atleta di mobilitare le proprie capacità in modo che l’esperienza organizzi il proprio “io”. Questo accade ✳️ solo se l’esperienza resta aperta alle decisioni riflessive del singolo, permettendogli di creare una visione personale della propria azione.

I valori educativi non sono quindi quelli “esogeni” solitamente citati (rispetto delle regole, salute, cameratismo), ma quelli “endogeni” che si consolidano nell’individuo grazie alle modalità con cui ha vissuto la pratica. Non è lo sport in sé a essere più o meno educativo, ma il modo in cui l’allenatore articola le situazioni di apprendimento e competizione. L’allenatore deve possedere una conoscenza scientifica delle strutture umane che sollecita, affinché la sua proposta non sia guidata da miti, ma da una consapevolezza condivisa con l’atleta.

Lo sport possiede contenuti sufficienti per educare?

Per distinguere lo sport da altre attività, dobbiamo guardare alla sua essenza: il valore agonistico. L’ agon conferisce l’intenzionalità competitiva, la sfida contro ostacoli o contro se stessi. È, etimologicamente, sia scienza che arte del combattimento.


✳️ Gli elementi agonistici attivano meccanismi cognitivi fondamentali, quali:

  • L’identificazione di elementi significativi nell’ambiente e la loro successiva simbolizzazione.
  • La scoperta e la gerarchizzazione delle relazioni presenti nelle situazioni vissute.
  • La formulazione di giudizi di valore immediati sull’azione propria e altrui.
  • La progettazione di strategie per individuare i punti deboli del sistema avversario (vulnerabilità).
  • La presa di decisioni in condizioni di rischio, valutando opzioni personali e collettive senza perdere di vista l’obiettivo.

Queste funzioni non appartengono solo alla dimensione razionale, ma coinvolgono l’intera personalità. Oltre all’ agon, intervengono il valore del ludus (il gioco come piacere e libertà) e dell’ eros (la dimensione relazionale e affettiva). Solo una sintesi equilibrata di queste componenti permette allo sport di essere un’attività formativa completa.

Critica dello sport nella scuola

L’attuale modello di sport scolastico è in crisi perché è una mera imitazione del professionismo. Le istituzioni sportive (federazioni) impongono logiche di selezione precoce e specializzazione che contrastano con le finalità educative della scuola. Si creano due estremi deleteri: una competizione eccessivamente stressante che allontana i meno dotati, o una pratica talmente annacquata da risultare demotivante.

Esiste un conflitto di interessi tra le istituzioni che gestiscono lo sport e il reale benessere del bambino. Spesso la competizione diventa irrazionale perché manca un modello pedagogico che colleghi l’allenamento al momento del confronto agonistico. Senza una trasformazione radicale delle condizioni ambientali e regolamentari, lo sport scolastico continuerà a fallire nella sua missione educativa.

Proposte per uno sport scolastico educativo

La proposta cardine consiste nel separare nettamente la “Pratica Sportiva Scolastica” (per chi possiede un talento specifico) dalla “Pratica Scolastica Sportiva” (comune a tutti gli studenti).

La pratica scolastica sportiva deve essere svincolata dalle ideologie istituzionali e basarsi su:

  • Inserimento nell’orario scolastico con tempi adeguati.
  • Utilizzo di spazi anche non regolamentari, privilegiando l’ambiente scolastico.
  • Partecipazione a una pluralità di discipline, sia codificate che inventate.
  • Modifica pedagogica delle regole per adattarle alle esigenze dei ragazzi.
  • Coinvolgimento delle famiglie nella gestione e non solo nel tifo.
  • Eliminazione di simboli del professionismo (classifiche esasperate, arbitri federali, trofei tradizionali).

Per chi manifesta talento, la transizione verso lo sport d’élite deve essere graduale e supportata da un allenatore con una solida formazione pedagogica. L’obiettivo non è solo creare un professionista, ma assicurare che l’atleta resti una persona educata. L’allenatore deve:

  • Interpretare la struttura del gioco insieme all’atleta per far emergere il talento creativo.
  • Fornire informazioni oggettive stimolando l’auto-valutazione.
  • Evitare modelli tecnici monolitici e anquilosanti, favorendo la variazione spazio-temporale delle abilità.
  • Incoraggiare l’atleta a scoprire la propria identità attraverso il confronto reale con la disciplina scelta.

In conclusione

Queste riflessioni sottolineano l’urgenza di un nuovo paradigma per lo sport giovanile. Il modello vigente non è più sostenibile come strumento educativo. È necessario restituire lo sport ai ragazzi, trasformandolo da prodotto di consumo a percorso di auto-conoscenza e crescita umana, dove il risultato agonistico sia solo il riflesso di una personalità in armonia con se stessa e con gli altri.

Lascia un commento

Hai già un account? Accedi