Il contributo è la revisione e la riscrittura dell’articolo “Team decision-making behavior: An ecological dynamics approach”
Autori: Duarte Araújo, Henrique Brito, Daniel Carrilho
Fonte: Asian Journal of Sport and Exercise Psychology, ottobre 2022
Nel calcio e in altri sport di squadra, gli atleti agiscono in modo intenzionale e adattivo per raggiungere gli obiettivi di gioco. L’approccio dell’ecological dynamics (dinamica ecologica) offre una prospettiva innovativa sul comportamento decisionale, considerando il sistema “atleta-ambiente” come unità fondamentale di analisi. Questo modello supera le tradizionali teorie cognitiviste o comportamentiste, e pone l’attenzione sulla relazione continua tra l’individuo e il contesto.
Secondo l’approccio ecologico-dinamico, il comportamento non si spiega solo osservando l’atleta o solo l’ambiente, ma nella loro interazione dinamica. L’azione è vista come il risultato della riorganizzazione dell’intero sistema corpo-ambiente, che cambia continuamente in base agli stimoli e agli obiettivi del momento.
Questa visione implica che non possiamo comprendere la performance separando il giocatore dal contesto di gioco. Ad esempio, giudicare un atleta solo in base alla tecnica, senza considerare le pressioni del contesto, limita fortemente la comprensione del suo comportamento.
Cosa percepiscono i giocatori: le affordances
Un concetto chiave in questo approccio è quello di affordance: le opportunità di azione offerte dall’ambiente e percepite in base alle capacità dell’atleta. Un giocatore esperto è in grado di “leggere” il gioco riconoscendo rapidamente ciò che può o non può fare in un determinato momento.
Per esempio, un varco tra i difensori non è semplicemente uno spazio vuoto, ma un’opportunità concreta di inserirsi, a seconda della posizione e velocità del giocatore. Con l’esperienza, i calciatori imparano a percepire queste affordances in modo sempre più efficace.
I vincoli che guidano il comportamento
Il comportamento in campo è influenzato da tre tipi di vincoli:
- Vincoli individuali (caratteristiche fisiche, esperienza, motivazione)
- Vincoli ambientali (condizioni del campo, meteo, pubblico)
- Vincoli del compito (regole, obiettivi, disposizione tattica)
L’interazione di questi vincoli favorisce l’auto-organizzazione: le soluzioni di gioco emergono spontaneamente dal sistema, senza bisogno di essere pre-programmate dall’esterno. Ad esempio, una squadra può adattarsi a una pressione alta avversaria senza che sia stato preparato uno schema preciso, semplicemente leggendo la situazione e reagendo in modo coordinato.

Il calcio è uno sport fortemente collettivo, dove la coordinazione tra giocatori è fondamentale. Le sinergie tra compagni si formano quando i movimenti dei singoli si integrano per risolvere una situazione di gioco. Queste sinergie possono nascere spontaneamente grazie alla percezione condivisa delle affordances.
Ad esempio, un taglio senza palla di un attaccante può essere percepito dal portatore di palla come un’occasione per un passaggio filtrante. Allo stesso tempo, l’attaccante ha fatto quel movimento prevedendo che il passaggio potesse arrivare: questo è un esempio di affordance condivisa.
Con l’allenamento, i giocatori si sintonizzano tra loro, diventando più bravi a percepire e sfruttare queste opportunità collettive. Non è solo una questione tecnica, ma percettiva: leggere i segnali del compagno e agire di conseguenza.
Sinergie di squadra
Le sinergie collettive si formano e dissolvono continuamente in risposta alle mutate opportunità di gioco (affordances) e all’evoluzione della partita. Hanno quattro proprietà principali:
- Compressione dimensionale: riducono la complessità del sistema tramite variabili collettive – ad esempio, la sincronizzazione tra compagni.
- Compensazione reciproca: i giocatori adattano costantemente i propri movimenti per sostenersi a vicenda quando necessario.
- Collegamenti interpersonali e divisione del lavoro: ogni giocatore apporta il proprio contributo unico al progetto di squadra.
- Degenerazione: il sistema si adatta a soluzioni diverse per raggiungere lo stesso obiettivo (es. attaccare o difendere), e un singolo giocatore può svolgere ruoli diversi a seconda della situazione.
La degenerazione favorisce la complessità e l’antifragilità: una squadra che riesce a reinventarsi e sfruttare condizioni avverse può rigenerarsi più forte. In termini pratici, squadre diverse possono percorrere vie divergenti per arrivare in porta: sia rafforzando le catene di passaggi laterali che cambiando improvvisamente l’azione sull’altra fascia. Misurare le sinergie di squadra significa quindi osservare non solo cosa accade, ma come si auto-organizzano nel tempo.

Contrariamente a quanto a volte si pensa, l’approccio ecologico-dinamico non esclude l’intenzionalità e la cognizione: li interpreta come agenti attivi che modellano percezione e azione, in un continuo reciproco condizionamento.
- Intenzioni e obiettivi condizionano ciò che viene percepito (es. una zona libera nello spazio).
- Le decisioni emergono dal rapporto dinamico tra giocatore e ambiente, non da soluzioni “ottime” precostituite.
- I comportamenti si manifestano come transizioni fra attrattori (stati stabili), attivati o disattivati da instabilità o dalle necessità contestuali.
L’allenatore non impone un’unica soluzione valida, ma crea situazioni che stimolano i giocatori a trovare equilibrio dinamico tra opzioni alternative.
Decisioni di squadra e coordinazione
Le trame di gioco nascono dal riconoscimento condiviso delle affordances e dall’auto-organizzazione collettiva, più che da modelli mentali predefiniti.
- Le squadre si stabilizzano attorno a variabili d’ordine come la sincronia, segmentate da elementi di controllo quali la velocità di gioco.
- Quando questi parametri cambiano (per esempio con un passaggio rapido o un cambio di campo), la squadra può attraversare un punto di biforcazione e ridefinire schemi tattici in tempo reale.
- L’esempio concreto è la transizione improvvisa della palla da un lato all’altro del campo, creando spazi grazie all’azione coordinata tra compagni.
Modelli a confronto
| Modello | Approccio Ecologico-Dinamico |
|---|---|
| Modelli Mentali Condivisi (SMM) | Prevedono schemi statici di cooperazione, poco adatti agli ambienti dinamici |
| Cognizione Interattiva di Squadra (ITC) | Considera la cognizione emergente dal dialogo tra giocatori, ma pone ancora l’enfasi sulla verbalizzazione pre-azione |
| Ecologia Dinamica | Sottolinea la percezione diretta delle affordances condivise come base primaria per l’azione; la comunicazione e l’analisi video sono viste come vincoli secondari, utili all’apprendimento ma non essenziali all’azione in real time |
Questo approccio ha forti implicazioni pratiche per allenatori e preparatori:
- Progettare compiti/esercitazioni rappresentativi: ricostruire situazioni di gioco realistiche (es. 3v2, cambi di fascia rapidi).
- Manipolare i vincoli: variare spazi, regole, numeri in campo, per guidare il comportamento adattivo.
- Favorire l’esplorazione e l’interazione tra i giocatori: puntare su soluzioni emergenti più che su meccanismi rigidi (formazione di sinergie).
- Allenare la percezione: aiutare i giocatori a identificare affordances condivise (es. spazio scoperto dietro la difesa); non solo la tecnica, affinché i giocatori si attivino in base a ciò che vedono accadere intorno a loro.
- Utilizzare conoscenze indirette: analisi video o briefing tattico possono facilitare il riconoscimento degli schemi, ma il gioco resta principalmente guidato dalla percezione in tempo reale.
- Sviluppare antifragilità: allenare la degenerazione e la complessità aiuta la squadra a crescere attraverso la varietà e le sollecitazioni.
L’approccio ecologico-dinamico propone una nuova chiave di lettura del gioco: il comportamento e le decisioni non sono frutto solo del singolo, ma emergono dal sistema complesso che lega giocatori, ambiente e obiettivi. Allenare con questa consapevolezza significa creare contesti in cui le soluzioni emergano in modo naturale, sviluppando squadre più flessibili, adattive e intelligenti.