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Sviluppare il talento e la competenza

19 Settembre 2025

Il contributo è la revisione e la riscrittura dell’articolo “Ubiquitous skill opens opportunities for talent and expertise development”

Autori: Duarte Araújo, João Roquette, Keith Davids

Nel mondo del calcio, come in altri sport, è fondamentale comprendere come si sviluppano il talento e la competenza. Abilità come il controllo motorio, la coordinazione, l’orientamento spaziale sono presenti in quasi tutti i bambini e bambine: sono abilità ubiquitarie, cioè diffuse. Tuttavia, in contesti specifici – come una scuola calcio – queste abilità vengono osservate e, talvolta, interpretate come segnali di “talento”. Da qui nasce il processo che può trasformare una capacità generale in una competenza calcistica specializzata.

Diventare esperti nel calcio significa essere socializzati all’interno della cultura calcistica. Per esempio:

  • Allenamento: un bambino che impara fin da piccolo a controllare il pallone sotto pressione e a prendere decisioni rapide in spazi stretti.
  • Valutazione: l’osservazione da parte dell’allenatore durante le esercitazioni o le partite per distinguere chi riesce a leggere meglio il gioco.
  • Istituzionalizzazione: l’inserimento in una squadra agonistica, con programmi strutturati di crescita.
  • Inquadramento: quando una certa giocata – ad esempio, una rotazione con controllo orientato per uscire da una pressione – viene riconosciuta come “giocata da calciatore esperto”.

Un semplice gesto tecnico, come un controllo orientato verso lo spazio libero, può sembrare banale fuori contesto, ma all’interno di una partita diventa indice di competenza se eseguito al momento giusto, nel contesto giusto, contro l’avversario giusto.

Nel calcio giovanile, il talento è spesso identificato da “indicatori” quali:

  • buone capacità coordinative,
  • rapidità di apprendimento tecnico,
  • intuito decisionale in situazioni di gioco.

Per esempio, un bambino che in una partita riconosce automaticamente dove posizionarsi per ricevere tra le linee, può essere visto come “promettente”. Ma ciò che conta non è solo questa predisposizione iniziale, bensì come essa viene coltivata e adattata nel tempo. Il talento da solo non basta: deve essere sviluppato in ambienti che stimolano l’adattamento, la riflessione e il gioco complesso.

Nel calcio, un’abilità non è solo una tecnica da eseguire isolatamente (es. passaggio filtrante), ma è sempre situata nel contesto del gioco. La stessa azione tecnica ha senso solo se viene scelta e adattata alla situazione reale: chi passa? a chi? sotto quale pressione? con quale tempo?

Allenare le abilità in un contesto ecologico significa:

  • far prendere decisioni sotto vincoli di tempo, spazio e pressione,
  • proporre giochi situazionali invece di esercizi meccanici,
  • stimolare la percezione e l’azione insieme.

Esempio: piuttosto che allenare il dribbling “contro i coni”, si può creare un 1v1 in una zona laterale con vincoli di tempo o obiettivo, che costringa il giocatore a leggere l’avversario e il campo.

Esplorare (“search”)

Un giocatore in fase iniziale impara esplorando: cerca soluzioni, sbaglia, si adatta.
Un giovane portiere, ad esempio, in allenamento esplora diversi modi per accorciare lo spazio su un attaccante lanciato: prova a uscire in anticipo, a temporeggiare, a chiudere l’angolo. Questo processo di esplorazione è guidato da “intenzioni” (impedire il gol) e dal contesto (distanza, velocità dell’attaccante, posizione del pallone).

5.2 Scoprire (“discover”)

Con il tempo, il giocatore stabilizza comportamenti efficaci.
Ad esempio, un centrocampista inizia a capire quando può girarsi per attaccare in verticale dopo aver ricevuto tra le linee. Stabilizza il gesto (controllo orientato + primo passo deciso) e riconosce le situazioni favorevoli.

5.3 Sfruttare (“exploit”)

Il giocatore impara a usare le informazioni in modo raffinato.
Un esterno d’attacco, ad esempio, sa riconoscere quando sfruttare un 1v1 o quando giocare di prima per attaccare lo spazio dietro il terzino, in base alla postura del difensore e al movimento del compagno.

L’obiettivo dell’allenatore è trasformare il talento in performance. Il potenziale si vede nel gesto, ma la realtà si misura nella prestazione; un giocatore con un ottimo dribbling può essere considerato “talentuoso”, ma solo se sviluppa anche la capacità di scegliere quando dribblare e quando scaricare, allora esprimerà quell’abilità in modo esperto nel gioco reale.

L’identificazione del talento è solo l’inizio. Il compito di un allenatore è creare ambienti ricchi e variabili dove le abilità possono essere esplorate, raffinate e contestualizzate.
Non si tratta solo di “insegnare” movimenti o schemi, ma di guidare i giocatori a costruire una relazione intelligente e dinamica con il gioco. Il talento si sviluppa attraverso l’esperienza, e la competenza si manifesta solo quando il comportamento abile diventa efficace in un contesto competitivo.


🧠 Un esempio di seduta di allenamento: dallo spazio alla decisione

Categoria: U13 – U17
Durata: 75 minuti
Obiettivi: sviluppare la percezione dello spazio e del tempo, affinare la capacità decisionale in situazione, trasformare abilità generiche (guida, passaggio, ricezione) in competenze contestualizzate

🟢 1. Attivazione dinamica (10 min): “campo vivo”

Set-up: 15x15m, 6 giocatori per campo, 2 palloni.
Obiettivo: attivare percezione, comunicazione e disponibilità a offrire linee di passaggio (affordances sociali).

I giocatori si muovono liberamente e si passano la palla (2 tocchi max). Chi non ha palla deve offrirsi con cambi di direzione e postura attiva. Dopo ogni passaggio, chi ha ricevuto deve chiamare un nome e passare a chi lo porta.

🔵 2. Gioco situazionale vincolato (25 min): “decidi e attacca”

Set-up: Campo diviso in 3 zone orizzontali (difesa, centrocampo, attacco)
Principi allenati: Esplorazione di spazi liberi (percezione), sviluppo di intenzioni (attacco / consolidamento), scelte in base a contesto (passo in avanti o mantengo palla?)

6v6 + 2 jolly (1 per fascia laterale, giocano con la squadra in possesso)

Si può avanzare alla zona successiva solo se si ricevono almeno 2 passaggi in zona centrale.

I jolly laterali non possono entrare in campo ma offrono soluzioni esterne (ampiezza).

🎯 Focus per l’allenatore: Porre domande durante e dopo (“Perché hai scelto quel passaggio? Hai visto l’uomo tra le linee?”) – guida l’educazione dell’intenzione.

🟡 3. Gioco a tema: “Scelte sotto pressione” (30 min): 6v6 con tre porte

Set-up: campo 40x30m
Abilità stimolate: Calibrazione percettiva e attentiva, integrazione tra tecnica e lettura del gioco, affinamento delle affordances (quando forzare centralmente o allargare)

Ogni squadra attacca 3 mini-porte disposte sulla linea di fondo avversaria (una centrale, due larghe).

Gol valido solo se preceduto da un passaggio filtrante o un cambio gioco. Tre tocchi max a centrocampo, liberi in zona finale.

🎯 Focus: ripetizione senza ripetizione. Le soluzioni non sono mai uguali: i giocatori devono aggiustare il comportamento in base a pressione, compagni, orientamento avversario.

🔴 4. Rifinitura: “Azione chiave + finalizzazione” (10 min): 3v2 + portiere a rotazione

Set-up: da centrocampo verso la porta
Intenzioni affinate: riconoscere l’affordance giusta per verticalizzare, coordinare il corpo in base al movimento dei difensori, finalizzare in contesto

Il 3v2 parte da una rimessa laterale → costruzione veloce con obiettivo di concludere in max 8 secondi

Se i difensori recuperano, possono ripartire 2v1 nella porta opposta.

✅ Note metodologiche per l’allenatore

Non correggere solo il gesto tecnico, ma aiutare i giocatori a capire il contesto e a prendere decisioni.

Usa feedback come: “Cosa hai visto lì?” “Cosa ti ha fatto scegliere quella giocata?”

Integra la variabilità (modifica il numero di tocchi, aggiungi o togli vincoli, cambia obiettivi) per stimolare adattamento continuo.

🧩 Conclusione (5 min)

Domande-riflessione post seduta (debrief in cerchio):

“Cosa hai notato in te oggi rispetto alle scelte fatte in campo?”

“Quando hai percepito di aver fatto la scelta giusta? Come lo sapevi?”

“Cos’hai imparato su quando usare una giocata tecnica, non solo come?”

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