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Analisi sequenziale dell’1 contro 1 nella fase offensiva del gioco del Futsal

20 Febbraio 2026

Il contributo è la traduzione e trascrizione in italiano dell’articolo “A modelação do jogo em Futsal.
Análise sequencial do 1×1 no processo ofensivo”

Autore: Rui Amaral – Júlio Garganta, Università di Porto – Facoltà di Scienze Motorie e dello Sport, Portogallo
Link all’articolo originale

Le classiche domande che caratterizzano l’analisi dei giochi sportivi di squadra – cosa fare, quando farlo, come farlo e perché – assumono un’importanza fondamentale nelle situazioni di 1 contro 1 (1×1) nel futsal, a causa delle peculiarità di questa disciplina.

In questo articolo si è cercato di:

  1. Individuare le azioni tattico-tecniche che vengono attivate dal confronto 1×1, così come quelle che invece innescano tale situazione;
  2. Descrivere le caratteristiche delle situazioni di 1×1 che con maggiore frequenza portano a squilibri nella difesa avversaria;
  3. Fornire indicazioni pratiche per l’allenamento delle situazioni di 1×1, basandosi sui dati raccolti.

Lo studio è stato condotto su cinque partite del campionato nazionale portoghese di prima divisione, analizzando un totale di 853 sequenze e 8559 eventi.

A livello metodologico, è stata utilizzata l’osservazione sistematica, facendo ricorso in particolare all’analisi sequenziale e alla tecnica delle coordinate polari. L’elaborazione dei dati è stata effettuata attraverso il software SDIS-GSEQ.

Principali risultati:

  • In prospettiva futura, le situazioni di 1×1 tendono a favorire la rottura dell’organizzazione difensiva avversaria, in quanto spesso portano a falli o conclusioni a rete.
  • Retrospettivamente, le situazioni di 1×1 sono solitamente precedute da conduzione del pallone, combinazioni tattiche in avanzamento e recupero del possesso.
  • Maggiore è la vicinanza alla porta avversaria in cui si sviluppa il 1×1, maggiore è la probabilità che questo provochi uno squilibrio nella difesa.
  • Il dribbling in avanzamento e il dribbling finalizzato al tiro sono i tipi di 1×1 che con maggiore frequenza portano a rotture nella linea difensiva.
  • Nei contesti in cui c’è collaborazione con più compagni (più linee di passaggio disponibili), le situazioni di 1×1 tendono più facilmente a concludersi con una finalizzazione a rete.

Il futsal, nato negli anni ’30 in Sud America (tra Brasile e Uruguay), ha mostrato un chiaro sviluppo a livello mondiale soprattutto a partire dagli anni ’90.
Oggi, grazie all’evoluzione del regolamento, alla crescente specializzazione tecnica, tattica e fisico-energetica, nonché alla formazione specifica dei giocatori fin dalle categorie giovanili, il futsal si sta progressivamente distaccando dallo sport da cui è originato – il calcio – conquistando una propria identità nel panorama degli sport di squadra.

Nonostante la crescita evidente, la ricerca scientifica sul futsal rimane ancora limitata. Come mostra la Tabella 1, la maggior parte degli studi si è concentrata su due aree principali:

  • gli aspetti tecnico-tattici
  • le richieste energetico-funzionali

Questo quadro mette in evidenza che il futsal necessita ancora di approfondimenti in diversi ambiti, uno dei quali è proprio quello tattico-tecnico.
Tra gli elementi più stimolanti da un punto di vista analitico c’è senza dubbio la situazione di 1 contro 1, sia in fase difensiva che offensiva.

Le domande fondamentali degli sport collettivi – cosa fare, quando, come, perché e dove farlo – assumono un rilievo particolare nel contesto dell’1×1, soprattutto per le peculiarità dinamiche e spaziali del futsal.

Secondo la nostra prospettiva, un 1×1 riuscito può rompere gli equilibri difensivi avversari, ma al tempo stesso, se fallito, può compromettere la stabilità difensiva della squadra in possesso, facilitando il recupero palla degli avversari.
Per questo motivo, si tratta di una situazione cruciale del gioco, che richiede un’attenzione particolare da parte di allenatori e ricercatori.

Con questo studio ci siamo proposti di:

  1. Identificare le azioni tecnico-tattiche che attivano o sono attivate dal confronto 1×1;
  2. Descrivere le caratteristiche delle situazioni di 1×1 che più frequentemente generano squilibri difensivi;
  3. Fornire indicazioni pratiche per l’allenamento delle situazioni di 1×1.

Metodologia osservazionale

La metodologia osservazionale è uno degli approcci più adatti allo studio del comportamento umano, rivelandosi particolarmente efficace per analizzare le azioni motorie negli sport collettivi.
Essa osserva l’individuo all’interno del suo contesto naturale, in questo caso la partita.

Affinché l’osservazione sia valida, devono essere rispettati alcuni requisiti fondamentali:

  • Comportamento spontaneo (l’osservatore non deve influenzare l’azione);
  • Osservazione in contesto reale, cioè durante il gioco effettivo;
  • Uso di strumenti ad hoc, cioè costruiti su misura in base al contesto e agli obiettivi;
  • Continuità temporale nell’osservazione.

L’analisi sequenziale è un insieme di tecniche finalizzate a individuare relazioni temporali e dipendenze tra comportamenti nel tempo.
Essa verifica la probabilità che una certa azione avvenga in funzione di un’altra avvenuta prima, andando così a scoprire se esistono schemi ricorrenti oltre il semplice caso.

Si distinguono due categorie:

  • Condotta criterio (CC): il comportamento di partenza;
  • Condotta oggetto (CO): il comportamento che segue o precede quello criterio.

Le analisi possono essere:

  • Prospettiche: cosa accade dopo la condotta criterio (1, 2, …)
  • Retrospettive: cosa è avvenuto prima della condotta criterio (-1, -2, …)

In questo studio sono state analizzate entrambe le direzioni, fino a cinque transizioni in avanti e indietro (±5).

Analisi con coordinate polari

Questa tecnica permette di:

  • Sintetizzare le relazioni tra azioni di gioco;
  • Valutare il grado di associazione o inibizione tra comportamenti;
  • Visualizzare in maniera chiara e grafica l’interazione tra condotte.

È particolarmente utile in contesti complessi, come il gioco di squadra, in cui ci sono molteplici interazioni tra categorie comportamentali.

Strumento di osservazione

Lo strumento utilizzato si basa sul sistema di categorie sviluppato da Caldeira per il calcio, adattato specificamente al futsal.
Il sistema è stato costruito integrando teoria, letteratura di riferimento e osservazioni preliminari, ed è stato strutturato secondo due criteri fondamentali:

  • Esaustività: ogni comportamento rilevante deve rientrare in una delle categorie;
  • Esclusività reciproca: ogni comportamento può essere codificato una sola volta in una sola categoria.

Sono state analizzate cinque partite del Campionato Nazionale Portoghese di Prima Divisione (stagione 2003-2004), trasmesse in televisione:

  • Freixieiro – Benfica
  • Boavista – Fundação Jorge Antunes
  • Benfica – Famalicense
  • Benfica – Sporting
  • Freixieiro – Sporting

Sono state incluse solo le sequenze offensive interamente osservabili. Le sequenze con tagli, riprese interrotte o inquadrature lontane dalla palla sono state escluse.

L’osservazione è avvenuta a posteriori, rivedendo più volte ogni sequenza a velocità normale o in pausa, per codificare accuratamente i comportamenti.

I dati sono stati registrati in formato SDS, con ogni sequenza su una linea distinta. Le sequenze che terminavano in gol, ad esempio, sono state contrassegnate e archiviate nel software SDIS-GSEQ come unità autonome.

Analisi descrittiva

Nel corso dello studio sono state osservate 730 situazioni di 1×1, che rappresentano circa l’8,5% del totale delle condotte registrate.
Questa alta frequenza conferma l’importanza strategica dell’1 contro 1 nel futsal.

Distribuzione sul campo

  • Zona 3 (metà campo offensiva): 42,6%
  • Zona 4 (zona conclusiva): 22,47%
  • Zona 2 (centrocampo): 21,78%
  • Zona 1 (difensiva): 13,15%

La bassa incidenza nella zona 1 è probabilmente legata al rischio elevato che comporta una perdita di palla in quella zona, portando i giocatori a preferire scelte più conservative.

La zona 3, invece, offre una relazione rischio/beneficio favorevole, poiché un 1×1 riuscito può creare occasioni pericolose senza esporre eccessivamente la propria squadra.

Emerge che il tipo di dribbling più utilizzato è quello di progressione (46,71%).
Ciò suggerisce che i giocatori affrontano l’1×1 con l’intento principale di superare l’avversario diretto e avanzare verso la porta.

Il dribbling finalizzato al tiro è quello che si presenta con minore frequenza (11,37%). Questo dato non sorprende, considerando che tale tipo di 1 contro 1 è generalmente efficace solo in prossimità della porta, tipicamente negli ultimi 15 metri del campo.

Seguono, in ordine di frequenza:

  • Dribbling di protezione: 24,38%
  • Dribbling finalizzato al passaggio: 17,53%

Questi dati evidenziano che in circa un quarto delle situazioni di 1×1, l’obiettivo principale del giocatore non è superare l’avversario, ma semplicemente mantenere il possesso della palla.

È interessante notare che in 40,55% delle situazioni di 1×1, il portatore di palla disponeva di due o più opzioni di passaggio (cioè compagni smarcati).
Nel 31,10% dei casi, aveva un solo compagno disponibile come appoggio.
Solo nel 28,36% dei casi, il giocatore non aveva alcuna linea di passaggio al momento in cui ha deciso di affrontare l’1×1.

L’assenza di opzioni di passaggio non è il principale fattore che determina la scelta di affrontare un 1 contro 1.
Paradossalmente, l’1×1 tende a essere scelto più frequentemente quando ci sono più alternative disponibili, forse proprio perché in quel contesto tale scelta risulta più imprevedibile, e dunque più efficace nel sorprendere la difesa avversaria.


Sono stati analizzati i residui z (z-score) per verificare quali condotte hanno una probabilità di apparire significativamente superiore al caso, subito dopo un 1×1.

Risultati principali:

  • Le azioni di 1×1 influenzano profondamente lo sviluppo del gioco.
  • Esiste un’alta probabilità che l’1×1 provochi un fallo. In futsal, data la regola delle 5 falli cumulativi, ciò ha enorme importanza strategica.
  • L’1×1 attiva frequentemente situazioni di tiro, il che significa che spesso questo comportamento conduce direttamente alla finalizzazione.
  • Anche alla seconda transizione dopo l’1×1 c’è ancora una probabilità significativa di arrivare al tiro.
  • È probabile che l’1×1 provochi una reazione difensiva immediata, anche se non sempre comporta recupero della palla.
  • Le situazioni di 1×1 aumentano la probabilità che il gioco si interrompa o cambi stato: uscita del pallone (rimessa laterale, calcio d’angolo, rinvio dal fondo).
  • C’è un elevato rischio di perdita di palla, specialmente nelle prime tre transizioni, con picco nella seconda.
  • Dopo un 1×1 è frequente un tentativo di passaggio non riuscito.
  • Anche i duelli e i cross appaiono più spesso dopo un’azione di 1×1.

Nella tabella 6 è riportata l’analisi retrospettiva (fino a cinque transizioni precedenti l’1×1).

Principali risultati:

  • Conduzione di palla (CB) e combinazione tattica con progressione (CTP) sono le condotte più frequenti subito prima dell’1×1.
    • Questo è coerente con la logica del gioco: la progressione con palla richiama l’intervento difensivo, inducendo il giocatore a tentare il superamento diretto (1×1).
  • A due transizioni di distanza, l’1×1 viene attivato da:
    • Recuperi di palla per intercetto (RDI) o per contrasto (RDD);
    • Combinazioni tattiche con progressione (CTP).

Questi dati suggeriscono che l’1×1 è spesso impiegato in situazioni di transizione rapida, come contropiedi o passaggi diretti, dove serve superare velocemente un avversario per avanzare.

  • L’1×1 è fortemente attivato da:
    • Conduzione di palla (CB)
    • Combinazioni tattiche con progressione (CTP)
      …ma inibisce poi queste stesse condotte.
  • L’1×1 attiva fortemente il tiro (REM), ma non viene attivato da esso.

Le situazioni di 1×1 che più spesso generano squilibrio difensivo

L’osservazione è stata strutturata su tre dimensioni:

  1. Zona del campo (1-4)
  2. Tipo di 1×1 (progressione, protezione, tiro, passaggio)
  3. Contesto di cooperazione (nessun appoggio, un appoggio, più appoggi)

I dati mostrano che i 1×1 che più spesso creano squilibrio difensivo si verificano quando:

  • Avvengono nelle zone offensive del campo (zone 3 e 4)
  • Il portatore ha due o più appoggi (quadro 8)
  • Il tipo di 1×1 è:
    • Dribbling di progressione (quadro 9)
    • Dribbling per il tiro (quadro 10)

Zone 3 e 4: i risultati

  • Dopo un 1×1 in zona 3 o 4, la condotta più frequente nella prima transizione è il tiro (REM).
  • Questo non accade con la stessa intensità dopo un 1×1 in zone 1 o 2, data la maggiore distanza dalla porta.
  • Anche la perdita diretta del possesso (PBD) è comune in queste zone: il rischio è elevato.
  • Il fallo difensivo è molto frequente, soprattutto in zona 3, a indicare che il difensore – superato – ricorre spesso alla scorrettezza per impedire un’azione da gol.

In sintesi:
L’1×1 in zone 3 e 4 ha alta probabilità di generare squilibrio difensivo, attivando condotte come:

  • Tiro
  • Fallo
  • Gol (in particolare dopo 1×1 in zona 4, alla seconda e quinta transizione)

Conclusioni

I risultati ottenuti permettono di trarre le seguenti considerazioni:

  • Il maggior numero di situazioni di 1 contro 1 si è verificato nella zona intermedia offensiva del campo (zona 3), mentre la zona meno coinvolta è risultata essere la zona difensiva (zona 1).
  • Il dribbling di progressione è stato il più utilizzato, con una particolare incidenza nella zona 3 (45,5%). Inoltre, l’1×1 si è verificato più frequentemente in contesti cooperativi in cui il portatore di palla disponeva di più di un appoggio o linea di passaggio.
  • In termini prospettici, l’1×1 sembra essere un fattore scatenante del disequilibrio difensivo, attivando spesso situazioni di tiro e fallo. È inoltre frequentemente seguito da:
    • interventi difensivi,
    • perdita del possesso,
    • uscita del pallone dal campo (con proseguimento dell’azione attraverso rimesse laterali o calci d’angolo).
  • Retrospettivamente, l’1×1 viene attivato da:
    • conduzione di palla,
    • combinazioni tattiche con progressione,
    • recuperi diretti del possesso (per intercetto o disarmo).
  • Più l’1×1 si realizza in una zona offensiva, maggiore è la probabilità che esso generi un disequilibrio nella struttura difensiva avversaria.
  • I dribbling di progressione e per il tiro sono le due tipologie di 1×1 che più spesso causano squilibri difensivi.
  • Nei contesti cooperativi, l’1×1 con più appoggi disponibili è quello che presenta la maggiore probabilità di condurre a una finalizzazione, aumentando quindi il suo valore strategico.

I risultati dell’analisi sottolineano la grande rilevanza del 1×1 nel contesto offensivo del gioco, e permettono di delineare alcune linee guida per la programmazione dell’allenamento:

✅ È fondamentale che il giocatore non riduca il concetto di 1×1 al solo dribbling di progressione (quello volto a superare direttamente l’avversario).
Esistono altre forme di dribbling, come:

il dribbling per il tiro,
il dribbling per il passaggio,
il dribbling di protezione,
…ognuna delle quali produce risultati differenti nel contesto del gioco.

✅ La presenza di linee di passaggio non deve scoraggiare l’uso dell’1×1. Il giocatore deve essere formato a leggere il gioco per scegliere la condotta più vantaggiosa in ogni situazione.
L’1×1 può infatti generare vantaggi posizionali o numerici che non sono ottenibili attraverso le combinazioni tattiche tradizionali.

✅ È necessario che il giocatore comprenda il rapporto rischio/beneficio dell’1×1, scegliendolo quando il potenziale vantaggio supera il rischio.
In quest’ottica, è opportuno incentivare l’1×1 nel terzo offensivo, mentre è sconsigliato nel proprio terzo difensivo, dove la perdita del possesso può avere conseguenze gravi.

✅ Gli attaccanti senza palla devono essere allenati a garantire copertura offensiva al compagno in possesso, riducendo così i rischi in caso di insuccesso dell’1×1.

✅ È importante incoraggiare i giocatori più timorosi ad assumersi il rischio del 1×1, senza tuttavia incentivare l’abuso del dribbling.
Un principio guida utile potrebbe essere: “Non si gioca per dribblare, si dribbla per giocare meglio.”

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