Introduzione
A differenza dei recenti articoli scientifici tradotti e pubblicati qui su Ideacalcio, il contributo di oggi è strutturato in maniera differente.
Sono partito da alcune considerazioni e riflessioni che mi portavo dietro da un paio d’anni per cercare poi informazioni che potessero in qualche modo sciogliere i miei dubbi; e alla fine eccoci qui, a parlare di emergenza differita del comportamento.
Da almeno 4 stagioni la mia metodologia operativa ha abbracciato completamente l’approccio “Constraints-Led Approach”, ossia una metodologia d’insegnamento basata sui concetti della pedagogia non lineare e della psicologia ecologica-dinamica. Tale approccio rivendica l’importanza dei processi decisionali in funzione dell’ambiente negli sport situazionali; perciò, fonda la pratica su contesti di gioco che abbiano caratteristiche simili a quelle del gioco reale.
L’allenatore ha il compito di disegnare contesti e problemi di gioco che offrano nuove opportunità di azione, stimolino ricerca di soluzioni, scovate e scelte dagli allievi stessi. Anche detto approccio dei vincoli, tramite i cosiddetti constraints, prevede un design che moduli i gradi di libertà dell’ambiente per veicolare i giochi all’emergere dei comportamenti ricercati.

Quello che a volte non riuscivo a comprendere è perché ad esempio, in un’esercitazione in cui si promuoveva la ricerca e la collaborazione tra due punte, queste finissero per non cercarsi mai salvo poi, in una seduta successiva, in cui gli obiettivi erano tutt’altri, all’improvviso cominciassero a mettersi in relazione.
Provo a spiegarmi meglio: se in 20 minuti di gioco appare un numero discreto di volte ciò che desideriamo promuovere, possiamo dire che l’esercitazione abbia centrato gli obiettivi prefissati. Ma cosa accade quando invece ciò non accade mai? E’ tempo buttato o si è verificato comunque una sorta di apprendimento? E per assurdo, com’è possibile che il giorno successivo, in cui gli obiettivi sono tutt’altri, emerga ciò che il giorno prima non appariva mai pur ricercandolo?
Ho cominciato a pensare che una spiegazione scientifica ci dovesse per forza essere e che qualcuno l’avesse senz’altro studiata. Ho dunque posto il quesito al dottor Sicignano Antonio (che ho conosciuto su Linkedin), Medico di Medicina Generale, Medico Psicoterapeuta Specialista in Ipnosi e Psicoterapia, Esperto in Psicologia dello Sport.
D: [..] “Tra le ipotesi che mi sono dato vi è che alla fine noi INSTILLIAMO UN SEME che anche se non attecchisce subito (emergenza), magari ricompare in seguito. a livello scientifico mi domandavo se questo fenomeno sia stato studiato e divulgato”.
A: “Quello che descrivi è un fenomeno noto come apprendimento latente o emergenza differita del comportamento, studiato in ambito psicologico, motorio e pedagogico. In pratica, l’informazione o lo stimolo viene interiorizzato, ma non si manifesta subito in modo osservabile. Poi, in un contesto diverso o più favorevole, riemerge spontaneamente.
Secondo la teoria dell’apprendimento esperienziale (Kolb, 1984), ogni esperienza lascia una traccia che può essere trasformata in conoscenza anche in momenti successivi. Inoltre, l’approccio ecologico allo sport sottolinea come l’ambiente e le variabili contestuali influenzino l’emergere dei comportamenti motori.
Da Match Analyst Psicologico, ti direi che stai lavorando su memorie motorie e relazionali che si sedimentano, si riorganizzano e poi si manifestano quando il sistema (atleta + contesto) è pronto. È come se l’atleta “incubasse” il comportamento, e lo esprimesse quando il campo emotivo, cognitivo e tattico lo consente”.
Mi sono messo infine a far ricerche sul web mettendo insieme i suggerimenti del dott. Sicignano per scovare articoli internazionali che finalmente hanno dato una risposta alle mie curiosità.
Sarebbe figo se sui nostri frigi di casa appiccicassimo un bel post-it con scritto: “SII CURIOSO”.
Se tutti noi ci interrogassimo su ciò che osserviamo sul campo e mettessimo magari in dubbio credenze e miti legati al “si è sempre fatto così…”, probabilmente abbatteremo molti luoghi comuni e scopriremo che “c’è molto altro la fuori di cui conoscere e sapere“.
La teoria dell’apprendimento esperienziale di David A. Kolb rappresenta uno dei modelli più influenti nel campo della psicologia dell’educazione e della formazione. Elaborata negli anni ’80, questa teoria propone che l’apprendimento sia un processo ciclico basato sull’esperienza diretta, in cui la conoscenza si costruisce attraverso la trasformazione dell’esperienza stessa. Kolb si ispira alle idee di pensatori come John Dewey, Kurt Lewin e Jean Piaget, integrando concetti di psicologia cognitiva, pedagogia e teoria dei sistemi.
Secondo Kolb, l’apprendimento avviene attraverso un ciclo di quattro fasi interconnesse, che rappresentano un processo continuo di riflessione e azione:
🔄 Esperienza Concreta (Concrete Experience)
L’individuo vive un’esperienza diretta, che costituisce la base per l’apprendimento. Questa fase implica il coinvolgimento personale e l’interazione con il contesto reale.
🔄 Osservazione Riflessiva (Reflective Observation)
Dopo l’esperienza, l’individuo riflette su ciò che è accaduto, analizzando le proprie reazioni, emozioni e risultati. È una fase di introspezione e valutazione critica.
🔄 Concettualizzazione Astratta (Abstract Conceptualization)
Le riflessioni vengono trasformate in concetti, teorie o modelli mentali. L’individuo cerca di comprendere le relazioni tra le variabili e di formulare principi generali applicabili ad altre situazioni.
🔄 Sperimentazione Attiva (Active Experimentation)
Le nuove conoscenze vengono messe alla prova attraverso l’azione. L’individuo applica ciò che ha appreso in contesti nuovi, generando così ulteriori esperienze che alimentano il ciclo.
Questo processo non è lineare, ma dinamico: l’apprendimento può iniziare in qualsiasi punto del ciclo e proseguire in modo continuo, adattandosi alle esigenze e alle situazioni.
Kolb identifica quattro stili di apprendimento, derivati dalla combinazione delle dimensioni “percezione” (esperienza concreta vs. concettualizzazione astratta) e “elaborazione” (osservazione riflessiva vs. sperimentazione attiva):
👉🏻 Divergente – privilegia l’esperienza concreta e l’osservazione riflessiva; caratterizzato da creatività, empatia e capacità di vedere le situazioni da diverse prospettive.
👉🏻 Assimilatore – combina osservazione riflessiva e concettualizzazione astratta; predilige la logica e la teoria rispetto alla pratica.
👉🏻 Convergente – unisce concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva; orientato alla risoluzione di problemi e all’applicazione pratica delle idee.
👉🏻 Adattivo (Accomodatore) – integra esperienza concreta e sperimentazione attiva; preferisce l’azione, l’intuizione e l’apprendimento attraverso il fare.
La teoria di Kolb ha profonde implicazioni per l’educazione, la formazione professionale e lo sviluppo personale. Essa suggerisce che l’apprendimento efficace richiede un equilibrio tra esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione. Gli educatori possono utilizzare il modello per progettare attività didattiche che coinvolgano attivamente gli studenti, promuovendo un apprendimento significativo e duraturo.
Attraverso il ciclo di esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione, l’individuo sviluppa una comprensione profonda e flessibile della realtà, capace di adattarsi ai cambiamenti e di generare nuove forme di sapere.
Apprendimento Latente nel Calcio: Quando il Sapere Emerge al Momento Giusto
Nel mondo dell’allenamento calcistico, non sempre ciò che viene insegnato si manifesta immediatamente in campo. Spesso, un concetto, un gesto tecnico o una decisione tattica sembrano non essere stati compresi, per poi riemergere spontaneamente in un momento successivo, magari in una partita o in un contesto più favorevole. Questo fenomeno è noto in psicologia, pedagogia e scienze motorie come ✅ apprendimento latente o ✅ emergenza differita del comportamento.
L’apprendimento latente si verifica quando un’informazione o un’esperienza vengono interiorizzate, ma non producono subito un cambiamento osservabile nel comportamento. L’individuo apprende, ma l’apprendimento rimane “nascosto” fino a quando non si presenta una situazione che ne permette l’attivazione.
In altre parole, il cervello elabora e conserva l’esperienza, ma la sua manifestazione pratica avviene solo quando le condizioni ambientali, emotive o cognitive lo consentono.
Nel contesto motorio, l’apprendimento latente si manifesta quando un atleta acquisisce inconsapevolmente schemi di movimento o strategie che non emergono subito durante l’allenamento. Questi schemi vengono consolidati attraverso l’esperienza, la ripetizione e l’osservazione, per poi riapparire spontaneamente in situazioni di gioco reali.
Ad esempio, un giovane calciatore può osservare un compagno più esperto eseguire un dribbling o un movimento senza palla. Anche se non riesce a riprodurlo immediatamente, l’immagine motoria viene interiorizzata. Dopo settimane o mesi, in una situazione simile, quel gesto può emergere in modo naturale, come se fosse sempre stato parte del suo repertorio.
Per un allenatore di calcio, comprendere il valore dell’apprendimento latente significa accettare che non tutto ciò che viene insegnato produce risultati immediati. Alcuni apprendimenti richiedono tempo, maturazione e contesti adeguati per manifestarsi.
Questo implica alcune strategie pedagogiche fondamentali:
✅ Creare esperienze significative
Proporre esercitazioni che stimolino la riflessione, la percezione e la comprensione del gioco, anche se non portano subito a un miglioramento visibile.
✅ Favorire la varietà e la complessità
Offrire situazioni di gioco variabili e realistiche, che permettano ai giocatori di interiorizzare principi tattici e motori in modo implicito.
✅ Evitare la fretta del risultato
Riconoscere che l’apprendimento autentico non è sempre lineare. Un gesto o una decisione possono emergere solo quando il giocatore si sente pronto o quando il contesto lo richiede.
✅ Stimolare la riflessione post-esperienziale
Dopo le partite o le esercitazioni, incoraggiare i giocatori a riflettere su ciò che hanno vissuto. La riflessione accelera il passaggio dall’apprendimento latente alla manifestazione consapevole.
Esempi Pratici nel Calcio
- Un centrocampista che, dopo settimane di esercitazioni sulla gestione dello spazio, improvvisamente in partita trova la posizione ideale per ricevere tra le linee.
- Un portiere che, dopo aver osservato numerosi video di situazioni di uno contro uno, reagisce istintivamente in modo corretto in gara, senza aver mai provato esattamente quella situazione.
- Un attaccante che, dopo mesi di lavoro sulla postura del corpo in fase di tiro, esegue un movimento perfetto in un momento decisivo, senza pensarci.
In tutti questi casi, l’apprendimento era già avvenuto, ma la sua espressione è stata differita nel tempo.
L’apprendimento latente rappresenta una dimensione fondamentale del processo formativo nel calcio. Riconoscerlo significa valorizzare il tempo, la pazienza e la fiducia nel percorso di crescita dei giocatori. Ogni esperienza, anche se non produce risultati immediati, contribuisce alla costruzione di un sapere motorio e cognitivo che emergerà quando le condizioni saranno mature.
Allenare con questa consapevolezza significa educare non solo al gesto tecnico, ma alla comprensione profonda del gioco e alla capacità di apprendere in modo continuo e duraturo.