Il contributo è la trascrizione e traduzione dell’articolo “The adaptable coach – a critical review of the practical implications for traditional and constraints-led approaches in sport coaching”
Autori: Riki Lindsay and Michael Spittle
Fonte: https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/17479541241240853
Gli allenatori si trovano ad affrontare un ambiente complesso e dinamico che richiede una gestione saggia e ponderata di numerosi fattori concorrenti. Gli approcci tradizionali e contemporanei vengono spesso messi a confronto: i primi sono ritenuti utili per risultati come la rapidità nell’acquisizione delle abilità, ma vengono criticati per essere eccessivamente prescrittivi; i secondi, invece, sono elogiati perché favoriscono un apprendimento individualizzato e competenze trasferibili. Noi sosteniamo che il compito degli allenatori non consiste nello stabilire quale approccio sia “migliore” e nell’aderire rigidamente a uno soltanto, bensì nel determinare quale approccio o quale principio di apprendimento sia più adatto alle esigenze dell’allievo. Il coaching non è una scienza esatta, ma un’arte, in cui gli allenatori esperti devono essere aperti, adattabili e flessibili nel loro metodo, considerando costantemente le complessità del processo di coaching nel suo insieme.
In questo articolo discutiamo come la pratica del coaching possa essere potenziata integrando i principi chiave sia degli approcci tradizionali sia di quelli contemporanei (CLA), per adattare l’allenamento alle situazioni emergenti e rispondere ai bisogni di sviluppo delle abilità degli atleti, tenendo in considerazione le intrinseche sfumature e complessità che caratterizzano gli ambienti di coaching reali.
In ogni momento, un allenatore si trova a gestire una molteplicità di fattori in competizione, che deve saper bilanciare efficacemente per guidare gli atleti verso i loro obiettivi di prestazione. Prendiamo ad esempio un allenatore di ginnastica juniores incaricato di insegnare a un bambino di 6 anni come eseguire una capriola verso l’alto (handstand). Quali istruzioni deve fornire per garantire una tecnica sicura? Come si conciliano le aspettative del bambino sui tempi di progresso? Il giovane ginnasta è motivato a seguire il programma di allenamento o vi è una pressione proveniente dai genitori?
Queste domande rappresentano solo una piccola parte delle molteplici influenze presenti nel processo di coaching. È importante notare che questi fattori non sono statici: alcuni diventano meno rilevanti col tempo (ad es. la maturazione fisica), mentre altri emergono a prendere il loro posto (ad es. un calo della motivazione). La natura evolutiva del contesto prestativo impone agli allenatori di essere adattabili e flessibili, capaci di rispondere in modo rapido ed efficace ai bisogni dinamici degli atleti e alle mutevoli esigenze contestuali.
Una sfida chiave per gli allenatori
Una delle sfide principali per gli allenatori è decidere quale approccio, o combinazione di approcci, utilizzare e in quale momento per facilitare lo sviluppo e la performance degli atleti. Di recente, gli approcci tradizionali sono stati spesso contrapposti a metodologie più contemporanee, come l’approccio basato sulle costrizioni (Constraints-Led Approach, CLA).
Tradizionalmente, si è fatto largo uso di uno stile prescrittivo, che prevede istruzioni dirette e pratiche ripetitive basate su esercizi tecnici, con l’obiettivo di far riprodurre agli atleti un movimento specifico con bassa variabilità. Questo approccio si basa su teorie rappresentazionali classiche dell’apprendimento e del controllo motorio, come la Schema Theory di Schmidt, secondo cui i movimenti sono controllati da rappresentazioni interne (i cosiddetti “programmi motori”) situate nel cervello e sviluppate tramite la ripetizione, per poi essere adattate a seconda dei parametri del compito.
Negli ultimi anni, questi approcci sono stati criticati per rappresentare una metodologia “uguale per tutti”, dove le istruzioni esplicite impediscono agli atleti di sviluppare soluzioni motorie individuali e funzionali. Inoltre, si è ipotizzato che l’uso eccessivo di esercitazioni tecniche isolate limiti il trasferimento delle abilità dalla pratica alla prestazione in gara. In risposta a queste critiche, sono emerse metodologie contemporanee come il CLA, basate su teorie non-lineari del controllo motorio, come la dinamica ecologica e i sistemi dinamici.
Approccio basato sulle costrizioni (CLA)
Il CLA trova le sue radici nell’approccio ecologico al controllo e all’apprendimento motorio. Secondo questa visione, lo sviluppo dell’abilità è un processo auto-organizzativo, frutto dell’interazione tra costrizioni individuali (es. caratteristiche fisiche dell’atleta), ambientali (es. rumore del pubblico) e del compito (es. regole o dimensioni del campo). Le abilità motorie emergono quindi da queste interazioni, piuttosto che dall’acquisizione di rappresentazioni motorie interne, come avviene invece secondo la teoria rappresentazionale.
In quest’ottica, è stato proposto il termine adattamento dell’abilità (skill adaptation) in alternativa a acquisizione dell’abilità (skill acquisition), a sottolineare che lo sviluppo del comportamento motorio non consiste nell’imparare e aggiornare un programma motorio fisso, ma nel migliorare costantemente la propria funzionalità in un ambiente prestativo.
In alcuni contesti, le critiche agli approcci tradizionali sono fondate; tuttavia, si può sostenere che la loro natura restrittiva derivi da una lettura superata delle teorie rappresentazionali. Ad esempio, modelli come quello di Fitts e Posner (sulle fasi dell’apprendimento) e la Schema Theory di Schmidt descrivono l’apprendimento come un processo lineare, in cui i programmi motori si sviluppano nelle prime fasi attraverso la ripetizione e le istruzioni prescrittive, riducendo la variabilità del movimento per affrontare le alte richieste cognitive iniziali. Con l’avanzare dell’apprendimento, le istruzioni diventano meno prescrittive e la pratica più variabile.
Tuttavia, le teorie contemporanee del controllo motorio hanno superato queste visioni lineari. Ad esempio, la Optimal Feedback Theory di Todorov e la Adaptive Control of Thought di Anderson riconoscono la natura non-lineare del comportamento motorio e la necessità di esperienze di apprendimento variegate.
La letteratura mostra che anche gli approcci rappresentazionali più recenti sono entrati nella pratica applicata del coaching. Gli allenatori di alto livello riconoscono l’apprendimento non-lineare, pur utilizzando elementi tradizionali come l’istruzione diretta. Anche se a volte si afferma che il CLA sia l’unica via per sviluppare soluzioni motorie adattabili e individuali, le teorie rappresentazionali contemporanee offrono anch’esse strumenti efficaci per promuovere comportamenti adattivi.
Queste somiglianze mostrano che la distinzione tra approcci non è così netta come spesso si pensa. In realtà, entrambi — approcci tradizionali e basati sull’ecologia come il CLA — sono stati applicati con successo, e gli allenatori dovrebbero scegliere in base alle esigenze del contesto, più che aderire rigidamente a un modello.
L’integrazione degli approcci
Allenatori competenti dimostrano spesso di saper integrare efficacemente elementi di CLA e approcci tradizionali — talvolta anche all’interno della stessa seduta — per favorire lo sviluppo delle abilità. Ciascun approccio presenta punti di forza e di debolezza. Riteniamo quindi che l’obiettivo chiave nello sviluppo delle abilità sia comprendere quando e come utilizzare ciascun approccio (o i suoi principi), tenendo conto di fattori influenti come l’atleta e i suoi obiettivi di apprendimento.
Comprendere i diversi risultati che ciascun approccio può generare aiuta gli allenatori a scegliere la modalità più adatta per ogni situazione. L’allenamento è un’arte, che richiede la capacità di decidere quando e dove applicare un metodo, per soddisfare realmente i bisogni dell’atleta. Un esercizio tecnico focalizzato può essere utile in alcune circostanze, mentre una pratica basata sul gioco risulta più adatta in altre.
Questo è stato sottolineato anche in un recente commento di Bobrownicki et al. sul CLA nel football americano, dove si afferma che “un problema rilevante nella trasposizione delle teorie dell’apprendimento motorio alla pratica è l’adesione rigida a un’unica teoria per informare aspetti specifici dell’allenamento… invece di considerare come questi elementi si inseriscano nelle complessità più ampie del processo di coaching.”
✅ Approcci all’acquisizione delle abilità nel coaching sportivo
Gli approcci tradizionali e il CLA si basano su visioni teoriche diverse del controllo motorio:
- Tradizionali: si fondano su teorie rappresentazionali (es. Schema Theory), in cui l’apprendimento passa attraverso tre fasi: cognitiva, associativa e automatica. L’obiettivo è sviluppare programmi motori stabili e ripetibili.
- CLA: parte dall’idea che le abilità emergano dall’interazione tra atleta, ambiente e compito. Il focus è sull’adattamento e sulla variabilità del movimento.
⚽ Applicazione nel calcio: un esercizio tecnico ripetitivo può avere senso nelle prime fasi, ma un gioco situazionale (es. rondos o possessi condizionati) stimola adattamento, percezione e decisione.
👁️ Natura della percezione
- Approccio rappresentazionale: la percezione parte dai sensi, ma viene poi interpretata nel cervello usando esperienze passate. Le decisioni sono prese internamente, sulla base di “modelli”.
- Ecologico (CLA): la percezione è diretta. L’atleta “vede” immediatamente le opportunità d’azione (affordances), senza bisogno di elaborazioni mentali complesse.
⚽ Esempio calcistico: un attaccante che legge la posizione del portiere per decidere se tirare sul primo o secondo palo, senza pensare consciamente a ogni variabile.
🧠 Controllo motorio
- Rappresentazionale: il movimento è “costruito” internamente attraverso un processo di pianificazione. Le correzioni si basano su modelli appresi e feedback sensoriali.
- Ecologico: il movimento si auto-organizza dinamicamente, in risposta alle costrizioni del contesto.
⚽ Pratica efficace: allenamenti che offrono variabilità (cambi campo, vincoli spaziali, superiorità/inferiorità numerica) stimolano l’adattamento spontaneo e flessibile dell’atleta.
🔁 Variabilità del movimento
Entrambi gli approcci moderni riconoscono che la variabilità non è un errore, ma una risorsa. Serve per:
- costruire flessibilità decisionale e motoria
- rispondere meglio a contesti imprevisti
⚽ In campo: un difensore che affronta un uno contro uno non userà sempre la stessa tecnica — svilupperà invece diverse risposte utili a seconda dell’avversario.
🧪 Approccio alla pratica
| Aspetto | Tradizionale | CLA |
|---|---|---|
| Tipo di pratica | Esercizi tecnici | Giochi situazionali |
| Feedback | Diretto e prescrittivo | Guidato e contestuale |
| Obiettivo | Eseguire correttamente un gesto | Trovare soluzioni funzionali |
| Variabilità | Ridotta (inizialmente) | Elevata fin da subito |
🧠 Acquisizione delle abilità e schemi di movimento
Le teorie rappresentazionali moderne riconoscono che l’apprendimento motorio non segue un percorso lineare e che lo stesso obiettivo può essere raggiunto attraverso diverse varianti del movimento. Per questo, non si consiglia agli allenatori di imporre un’unica tecnica “corretta”, ma di fornire feedback solo quando il movimento impedisce il raggiungimento dell’obiettivo.
➡️ L’efficacia tecnica è definita dal risultato, non dall’estetica del gesto.
❌ Il valore dell’errore
Nel coaching tradizionale l’errore è spesso considerato qualcosa da correggere sempre. Tuttavia, ricerche moderne (come quelle su interferenza contestuale e amplificazione dell’errore) suggeriscono che certi “errori” aiutano l’atleta ad esplorare soluzioni motorie alternative. Questo è in linea anche con l’approccio CLA, che considera l’esplorazione degli errori parte essenziale del processo di apprendimento, anche quando l’obiettivo non viene momentaneamente raggiunto.
Un buon allenamento include la possibilità per l’atleta di commettere errori. Sia l’approccio rappresentazionale che il CLA riconoscono che i “movimenti sbagliati” fanno parte del percorso di apprendimento.
- La contestual interference e l’amplificazione dell’errore (metodi rappresentazionali) creano volontariamente situazioni in cui l’atleta può sbagliare.
- Il CLA fa lo stesso modificando i vincoli (campo più piccolo, palla più leggera ecc.).
👉 Secondo queste teorie, anche i movimenti non ottimali possono portare a soluzioni efficaci. L’importante è che l’obiettivo della prestazione non venga compromesso.
🎯 Approccio alla pratica
Sia nel modello rappresentazionale che nel CLA, il modo in cui si organizza l’allenamento dipende dallo stadio di apprendimento:
- Nelle fasi iniziali, può avere senso usare esercizi più semplici o isolati per costruire le basi tecniche.
- Man mano che l’atleta progredisce, è utile aumentare la complessità e passare a situazioni più realistiche, come esercitazioni in spazi ridotti o con vincoli specifici.
🔑 Differenze tra approcci:
- Il metodo tradizionale tende a scomporre il gesto tecnico (task decomposition) per sviluppare l’automatismo.
- Il CLA preferisce semplificare il contesto, mantenendo però l’integrità del legame tra percezione e azione (es. giochi condizionati, scenari simulati).
🧠 Verso un coaching basato sull’evidenza
Oggi si parla sempre più di coaching informato dalla ricerca, senza barriere teoriche rigide, ma con un approccio basato su:
- bisogni del contesto,
- esperienza dell’allenatore,
- migliori evidenze disponibili.
🔍 Gli allenatori dovrebbero chiedersi:
- Perché sto usando questo approccio?
- Quali effetti avrà sull’atleta?
- È adatto a questo momento specifico dell’apprendimento?
⚽ Tabella – Approccio rappresentazionale vs. approccio basato sui vincoli (CLA) nell’allenamento calcistico
| Caratteristica | Approccio rappresentazionale (tradizionale) | Approccio basato sui vincoli (CLA) | Implicazioni pratiche per il calcio |
|---|---|---|---|
| Modalità di istruzione | Esplicita – Il mister dà istruzioni precise su come fare un passaggio, uno stop o un tiro. – Adatto a principianti per stabilire le basi tecniche. | Implicita – L’allenatore guida senza spiegare ogni gesto, lasciando che i giocatori trovino soluzioni (es. modificando spazi o regole nei giochi). | – Le istruzioni esplicite aiutano a correggere movimenti inefficaci o pericolosi (es. postura nel contrasto). – L’istruzione implicita promuove la scoperta autonoma (es. “gioca a due tocchi” in spazi ristretti). |
| Variabilità del movimento | Bassa – Si insegna un gesto “corretto” (es. il passaggio piatto) da ripetere sempre nello stesso modo. | Alta – Si accetta la variabilità come parte dell’adattamento (es. usare esterno, interno, tacco secondo la situazione). | – Nei giovani, introdurre variabilità gradualmente (es. cambiare palloni o superfici). – Nei più esperti, stimolare soluzioni diverse per situazioni simili (es. pressing avversario, campo bagnato). |
| Processo di apprendimento | Non lineare, ma gestito con schemi fissi – L’errore è visto come fallimento tecnico. | Non lineare e flessibile – L’errore è considerato parte utile dell’apprendimento motorio. | – Alcuni errori (es. passaggio sbagliato) possono aiutare a capire letture di gioco migliori. – Errori gravi (es. entrate rischiose) vanno invece corretti subito. |
| Rappresentatività del contesto | Bassa – Esercizi analitici e fuori dal contesto (es. 50 passaggi tra due coni). | Alta – Giochi situazionali, come 3v3, che mantengono il legame con il gioco reale. | – Iniziare con gesti tecnici isolati, ma passare velocemente a esercizi con pressione, spazio limitato e avversari. |
| Monitoraggio del carico | Facile – Ripetizioni e intensità misurabili (es. 10 sprint, 30 passaggi). | Complesso – Difficile misurare carico in giochi liberi (es. possessi). | – Usare GPS o cardio per misurare carico durante giochi a tema. – Combinare esercitazioni analitiche (per volume) con giochi CLA (per qualità). |
| Sviluppo decisionale e tattico | Separato – La tattica è spiegata con lavagne o video, a parte rispetto alla tecnica. | Integrato – Le decisioni si sviluppano durante l’azione (es. dove passare sotto pressione). | – Video review utile per principianti. – Per giocatori esperti, usare giochi condizionati per stimolare lettura del gioco e decisioni in tempo reale (es. vincoli numerici o di tempo). |
✅ Suggerimenti per applicare entrambi gli approcci nel calcio:
- Usa esercizi analitici (tradizionali) per costruire basi tecniche stabili (es. insegnare il tiro di collo pieno).
- Integra giochi ridotti e situazioni realistiche (CLA) per sviluppare adattamento, visione e creatività (es. 4v4 con obiettivi multipli).
- Scegli l’approccio in base al contesto: età, livello, fase dell’allenamento (costruzione tecnica vs. rifinitura tattica).
- Combina i metodi: non è una scelta binaria, ma un equilibrio dinamico.
Definisci chiaramente l’obiettivo dell’allenamento
Sebbene un approccio in stile CLA (Constraints-Led Approach) migliori la rappresentatività degli esercizi all’ambiente gara, può risultare complicato per l’allenatore regolare e misurare il carico di allenamento. Diventa quindi fondamentale stabilire obiettivi precisi per ogni sessione ed evitare di voler ottenere “troppo” in un’unica seduta.
La ricerca dimostra che:
- I giochi a tema o ridotti stimolano le capacità tattiche e strategiche, ma possono non garantire il livello di intensità fisica necessario per l’adattamento aerobico.
- Al contrario, esercitazioni specifiche a intervalli (drills) mostrano come i calciatori con VO₂max elevato spesso non raggiungano livelli simili durante i giochi a tema.
Pertanto, una strategia efficace può essere:
- Usare esercitazioni analitiche per potenziare la resistenza e la forma fisica (drills intervallati).
- Integrare i giochi a tema per potenziare il pensiero tattico, garantendo comunque stimoli adeguati dal punto di vista fisiologico.
Gli esercizi mirati offrono il vantaggio di monitorare con precisione le ripetizioni tecniche, mentre i giochi, pur favorendo la qualità dell’apprendimento, possono sacrificarla in parte. Il principio da seguire, secondo la dinamica ecologica e la teoria del feedback ottimale, è quello della “ripetizione senza ripetizione”: ripetere frequentemente la stessa abilità, ma in contesti variabili, evitando la monotonia.
👉 Consiglio pratico: programma la seduta bilanciando ripetizioni tecniche classiche (per quantità) e esercizi rappresentativi (per qualità e variabilità).
Come scegliere tra istruzione esplicita e implicita
La scelta va ponderata in base alla situazione, preferibilmente usando entrambe le strategie in modo dinamico nel lungo termine. Collins et al.47 suggeriscono che l’obiettivo non è adottare esclusivamente una tecnica, quanto piuttosto modulare il rapporto tra istruzione esplicita e implicita in base all’evoluzione dell’atleta.
Esempio pratico (nel sollevamento pesi)
Un allenatore esperto osserva che un principiante spinge il bilanciere allontanandolo dal corpo (movimento biomeccanicamente scorretto). Le spiegazioni dirette non sempre sono efficaci, specialmente se l’atleta è sovraccarico di informazioni. In questo caso, usare un’indicazione implicita come: “Fai un movimento che faccia sfiorare alla maglietta il bilanciere”, può essere più immediato, meno stancante cognitivamente e più efficace.
Bilanciare la variabilità del movimento in allenamento
Contrariamente a quanto spesso si crede nel coaching tradizionale, introdurre variabilità nei movimenti durante l’allenamento non è dannoso per la prestazione: al contrario, può essere un elemento chiave nello sviluppo delle abilità.
🔎 Ad esempio, uno studio di Lee et al.49 ha dimostrato che giovani tennisti alle prime armi, allenati con un approccio basato sulla pedagogia non lineare (ecological dynamics), hanno mostrato maggiore variabilità nel gesto tecnico, ma hanno migliorato le loro prestazioni tanto quanto chi era stato allenato in modo più “tradizionale” con istruzioni esplicite. Questo suggerisce che la variabilità non compromette il rendimento, ma può favorire l’apprendimento.
⚽ Come introdurre variabilità nel calcio?
Manipolando vincoli specifici dell’esercizio, ad esempio:
- Cambiare numero di giocatori coinvolti in una situazione.
- Modificare dimensioni del campo.
- Ridurre o aumentare la distanza tra attaccanti e difensori.
Queste modifiche possono incentivare i giocatori a trovare soluzioni di passaggio più efficaci in spazi stretti.
📚 Due approcci, un obiettivo comune
Sia il modello basato sulla rappresentazione che l’approccio CLA promuovono l’uso della variabilità:
- 🧠 CLA (Constraints-Led Approach): manipola i vincoli per stimolare l’esplorazione e l’auto-organizzazione, portando a soluzioni individualizzate e adattabili.
- 🗂️ Schema Theory (teoria dello schema): suggerisce che variare le situazioni aiuta a costruire rappresentazioni mentali più ricche, migliorando la capacità di adattarsi a diverse circostanze di gioco.
Nonostante partano da teorie diverse, entrambi gli approcci concordano sull’efficacia pratica delle stesse strategie.
⚖️ Trovare il giusto equilibrio nella variabilità
Il livello di variabilità dev’essere adattato al livello di sviluppo dell’atleta:
- 👶 Nelle fasi iniziali, troppa variabilità può aumentare il carico cognitivo e creare confusione. È meglio mantenere la complessità bassa (es. 1 contro 0 o 2 contro 1).
- 🧠 Secondo la teoria del carico cognitivo, i principianti possono sentirsi sopraffatti se sottoposti a troppi stimoli.
- 🧪 Il CLA riconosce questa necessità e propone attività più semplici, pur incoraggiando l’esplorazione.
👉 In ogni caso, l’atleta deve essere al centro delle scelte dell’allenatore, che deve valutare individualmente il carico e la variabilità adatti.
🧪 Approcci diversi, stessa pratica
- Il CLA utilizza la variabilità attraverso la manipolazione dei vincoli per stimolare soluzioni motorie personalizzate.
- Il modello rappresentazionale applica il principio dell’intervento minimo: si corregge solo la variabilità che ostacola il risultato finale (es. il passaggio non arriva al compagno).
🔁 Strutture flessibili per un apprendimento non lineare
I metodi tradizionali seguono un’idea lineare dell’apprendimento: ogni fase porta a quella successiva in modo ordinato. Questo consente di strutturare il carico (volume, intensità, frequenza) con precisione, come avviene nella periodizzazione classica.
Invece, gli approcci contemporanei (CLA) vedono l’apprendimento come un processo non lineare:
- I miglioramenti non sono sempre proporzionali agli stimoli.
- Cambiamenti piccoli nella struttura dell’esercizio possono avere effetti imprevedibili.
➡️ Esempio: ridurre la dimensione del campo potrebbe non cambiare affatto il comportamento motorio, oppure generare grandi cambiamenti a seconda del giocatore.
Rappresentare le richieste dell’ambiente competitivo durante l’allenamento
Una critica comune agli approcci tradizionali è che la pratica sia troppo isolata e strutturata, con esercizi tecnici progressivamente più complessi svolti separatamente e poi applicati in situazioni di gioco, metodo noto come scomposizione del compito.
Secondo i modelli basati sulla rappresentazione mentale dell’apprendimento motorio (come il modello di Marteniuk o la teoria dello schema), la pratica isolata viene privilegiata solo nelle prime fasi di apprendimento. Successivamente, si punta a inserire situazioni ambientali più complesse e rappresentative, cioè più simili al contesto reale di gioco, una volta che il giocatore ha sviluppato una base tecnica.
Quindi, la pratica isolata dovrebbe essere uno strumento legato alla fase di sviluppo e non una metodologia estesa a tutti gli atleti e le situazioni.
Un uso scorretto e prolungato della pratica isolata è un segnale di cattivo coaching e può influire negativamente sulla crescita dell’atleta nel lungo termine.
Dalla scomposizione alla semplificazione del compito
Gli approcci basati sulla rappresentazione cercano di aumentare la complessità dell’allenamento per renderlo più simile alla partita, ma sempre attraverso la scomposizione (cioè suddividendo la tecnica in parti più semplici).
Al contrario, l’approccio CLA (Constraints-Led Approach) suggerisce di mantenere ambienti di allenamento rappresentativi fin dalle prime fasi, ma semplificando il compito anziché scomporlo.
Ad esempio, si può proporre un esercizio in una situazione di gioco semplificata, come un 3 contro 2, in cui si riducono i giocatori sul campo per alleggerire gli aspetti percettivi e decisionali, pur mantenendo il contesto “simile alla partita”.
Questo tipo di semplificazione aiuta a mantenere il legame percezione-azione e a sviluppare la capacità di riconoscere e sfruttare le opportunità di gioco (le cosiddette affordances), come capire quando passare in uno spazio che si apre tra i difensori.
Simulare fonti di informazione critiche per sviluppare connessioni con l’ambiente di gioco
Gli approcci rappresentazionali tradizionali tendono a lavorare separatamente sulle abilità tecniche e sulle capacità percettivo-cognitive (come il decision-making).
Ad esempio, si possono usare video o simulazioni per allenare la lettura delle situazioni di gioco, prima di integrare queste abilità con il gesto tecnico. Questo perché l’attenzione del giocatore è limitata e, nelle prime fasi, è difficile sviluppare contemporaneamente tecnica e tattica senza sovraccaricare il sistema cognitivo.
Il CLA riconosce l’utilità di queste strategie, ma le usa meno spesso, preferendo invece sviluppare tecnica, tattica e decision-making insieme, simulando situazioni di gioco realistiche.
Questo permette agli atleti di avere più opportunità di allenarsi a riconoscere le informazioni rilevanti in campo (posizione del difensore, possibilità di passaggio) e di agire di conseguenza.
Indipendentemente dall’approccio, è importante considerare la fase di apprendimento dell’atleta:
- Approccio rappresentazionale: fasi cognitiva, associativa e autonoma.
- CLA: fasi di coordinazione, controllo e ottimizzazione delle abilità.
Entrambi mirano a raggiungere intensità di allenamento rappresentative del gioco reale.
Tuttavia, per atleti con livelli di abilità più bassi, giocare a intensità paragonabili a quelle di partita potrebbe non essere possibile senza compromettere la qualità tecnica.
In questi casi, sia l’approccio rappresentazionale che il CLA suggeriscono di abbassare l’intensità di gioco per favorire l’apprendimento tecnico. La differenza è che i primi usano la scomposizione del compito, mentre il CLA preferisce la semplificazione.
Conclusione
La letteratura mostra che sia gli approcci tradizionali che il CLA hanno punti di forza e debolezze.
Gli allenatori devono quindi valutare caso per caso quale metodo sia più adatto, considerando:
- Le caratteristiche dell’atleta.
- Gli obiettivi di apprendimento della sessione o del programma.
Il processo decisionale dell’allenatore deve essere personalizzato per ogni atleta e per i risultati desiderati.
Entrambi gli approcci producono risultati diversi in termini di apprendimento e prestazione, e conoscerli aiuta gli allenatori esperti a scegliere l’approccio più efficace in base alla situazione.
Il compito dell’allenatore è capire qual è il metodo più adatto per la fase di sviluppo e le esigenze dell’atleta.