Articoli scientifici

Progettare una seduta di allenamento negli sport di squadra

17 Ottobre 2025

Il contributo è la revisione e la riscrittura in italiano di due articol.

“Dynamic Systems and Performance in Team Sports”
Autore: Francisco Seirul‑lo Vargas (2003)
Fonte: Barcelona University, Department of Physical Education

Paco Seirul·lo’s proposal to design a training session in team sports
Fonte: barcainnovationhub

Per costruire un efficace processo di allenamento negli sport di squadra serve adottare un paradigma specifico di performance sportiva. Tradizionalmente, le metodologie di allenamento derivano dallo studio di sport individuali che sono poi state applicate agli sport di squadra. L’autore sostiene che la teoria dei sistemi dinamici complessi fornisca la base teorica più adeguata per sviluppare una scienza dell’allenamento specifica per le squadre. Propone quindi di sostituire progressivamente il paradigma cartesiano con uno più adatto all’analisi della complessità delle dinamiche collettive, creando collegamenti tra queste teorie e i diversi livelli del processo di allenamento di squadra.

Paradigma classico

Fino al secolo scorso, lo sport è stato trattato da due prospettive distinte:

  • Formazione (insegnamento): basata su teorie comportamentiste, focalizzate su ciò che è osservabile.
  • Allenamento-performance: basato su approcci meccanicistici nei campi di fisiologia, biomeccanica e medicina.

Il risultato è stato un modello sportivo atomistico e dualista – separazione mente-corpo – costruito su principi esterni all’atleta, legati a regole, tecnologie, metodologie e al contesto sociale.

Nelle prime fasi di apprendimento si usavano esercizi globali e giochi ridotti mentre successivamente, nelle fasi avanzate, tecnica, tattica e condizionamento fisico, sviluppati con esercizi lineari e sequenziali. L’atleta veniva “costruito” per aderire a un modello esterno dominante.

Nuovo paradigma

La visione moderna considera l’atleta come un organismo integrato (“mente‑corpo”), il cui allenamento è un unico processo di ottimizzazione. Si basa su cognitivismo, strutturalismo, biologia organizzativa, neuroscienze, teoria dei sistemi e teorie ecologiche.

L’allenamento punta all’autostrutturazione differenziale del giocatore attraverso:

  • Competenza tecnica-tattica.
  • Valutazione dell’impatto delle partite.
  • Apprendimento continuo e consapevolezza di sé.
  • Immagine sociale personale.
  • Uso di tecnologia e ricerca per migliorare la pratica.

Questo paradigma è centratо sull’atleta e sulla sua relazione dinamica con l’allenamento e l’ambiente.

Secondo questi approcci, l’atleta è una struttura iper‑complessa, composta da:

  • Struttura condizionale (forza, resistenza),
  • Struttura coordinativa,
  • Struttura socio-affettiva,
  • Struttura emotivo-volitiva,
  • Struttura creativo-espressiva,
  • Struttura mentale.

Ogni struttura è espressione di processi interconnessi in rete. Ciò che chiamiamo “capacità” è solo una parte isolata dell’intero sistema.

La visione sistemica permette di definire condizioni concrete per attivare l’autostrutturazione differenziale:

  • Contenuti ad alta variazione e pratiche ad alta variabilità.
  • L’allenamento e la formazione sono due facce dello stesso processo di ottimizzazione.

Deve essere garantita:

  1. Stabilità interattiva: movimenti base da praticare in situazioni con informazioni reali per stimolare la coordinazione.
  2. Variabilità dinamica: includere struttura cognitiva (decisioni), socio-affettiva (relazioni), emotivo-volitiva (sfida e impegno).

Sinergia vs strutturazione gerarchica

Gli atleti organizzano strutture multiple interconnesse, non gerarchiche. Pertanto:

  • Si sostituisce il carico lineare con la priorità differenziale.
  • Si preferiscono linee guida multi-livello interconnesse anziché piani sequenziali rigidi.

Un micro-ciclo strutturale varia i focus giornalieri in base alle necessità dell’atleta, integrando contenuti passati e futuri per massimizzare l’ottimizzazione strutturale.

Auto-organizzazione qualitativa

La performance emerge da processi di auto-organizzazione qualitativa:

  • Miglioramento non misurabile solo con criteri quantitativi estranei all’atleta.
  • Valutazione basata sulla qualità e sul significato che l’atleta attribuisce alla propria performance in ogni momento.

Implicazioni per l’allenatore di calcio

Allenamenti non più solo tecnici o tattici, ma strutturali, basati su simulazioni situazionali variabili.
Esercizi con obiettivi differenziati giornalieri, integrati in un piano flessibile che si adatta all’atleta.
Valutazione della performance basata non solo sui numeri (gol, passaggi), ma sul progresso qualitativo e sulla consapevolezza del giocatore.

La proposta di Paco Seirul·lo per progettare una seduta di allenamento negli sport di squadra

“L’allenamento è il momento in cui avviene lo scambio di informazioni più importante tra allenatore e giocatore.”
— Paco Seirul·lo

Una visione centrata sul giocatore

Per Seirul·lo, una seduta di allenamento non si limita a proporre un obiettivo e farlo eseguire. Piuttosto, è un processo ricco e circolare dove osservazione, comunicazione, riflessione e auto-osservazione sono fondamentali per stimolare l’apprendimento e il miglioramento individuale.

Due elementi chiave devono essere sempre presenti:

  1. Riflessione: per valutare se quanto accaduto in campo corrisponde a ciò che era stato previsto, e per pianificare le azioni future.
  2. Osservazione: sia del comportamento personale, sia di quello dei compagni e dell’allenatore.

Come si costruisce una seduta di allenamento efficace

La progettazione parte dalla scelta di un obiettivo chiaro e significativo da parte dell’allenatore. L’allenamento deve:

  • Proporre esercitazioni coerenti con l’obiettivo.
  • Creare condizioni di apprendimento favorevoli.
  • Permettere all’atleta di auto-migliorarsi attraverso l’esperienza motoria.
  • Concludersi con riflessione e confronto, per valutare se l’obiettivo è stato raggiunto.

Condizioni fondamentali per il miglioramento del giocatore

Obiettivo chiaro e riconoscibile per l’atleta.
Significato personale dell’obiettivo: lo stesso esercizio può assumere significati diversi per giocatori diversi.
Comunicazione costante: tra allenatore e giocatori e all’interno del gruppo.
Auto-osservazione: l’atleta deve valutare l’effetto delle proprie azioni.
Connessione con il contesto sociale e culturale dei giocatori.

    Le tre fasi di una seduta: attivazione, attività, teorizzazione

    🔹 1. Attivazione (tradizionalmente “riscaldamento”)

    È il primo contatto tra giocatore, allenatore e ambiente. Include due momenti alternati, non sequenziali:

    ✔️ Informazione: il giocatore deve capire l’obiettivo della seduta, sentirsi motivato, attratto e coinvolto.
    ✔️ Esercizi attivanti: preparano corpo e mente, stimolano relazioni tra compagni, introducono lo spazio e i materiali.

    L’allenatore presenta il senso dell’allenamento, non solo il compito. La metodologia è variabile, dipende dall’osservazione dell’allenatore e dallo stato emotivo dei giocatori.

    🔹 2. Attività (parte centrale)

    È il cuore della seduta: l’obiettivo viene messo in pratica. Si articola in tre momenti:

    ✔️ Presentazione del compito
    ✔️ Tempo di pratica
    ✔️ Riflessione individuale o collettiva

    Il giocatore è chiamato a prendere in mano il proprio apprendimento. L’allenatore crea le condizioni, ma è l’atleta che deve eseguire, osservare e migliorarsi.

    🔹 3. Teorizzazione (tradizionalmente “defaticamento” o chiusura)

    Non è solo una fase di recupero fisico. Serve a dare senso all’esperienza vissuta. Il punto non è se l’obiettivo è stato “raggiunto” in modo quantitativo, ma che significato ha avuto per il giocatore.

    Negli atleti evoluti, questa fase avviene anche durante la pratica. Sono infatti grado di riconoscere aree da migliorare, valutare quale esercizio ha inciso di più e collegare comportamento e obiettivo.

    Con giocatori giovani o in fase di formazione, è compito dell’allenatore guidare la riflessione e collegarla al tema della seduta.

    Due modelli a confronto

    Approccio TradizionaleApproccio Sistemico (Seirul·lo)
    Il coach dirige, il giocatore esegueIl coach guida, il giocatore partecipa
    Focus sulla prestazione tecnicaFocus sull’apprendimento e sul significato
    Il compito è centraleIl giocatore è al centro
    Riflessione assente o limitataRiflessione e feedback costanti
    Allenamento lineareAllenamento adattivo e dinamico

    In un contesto sportivo sempre più dinamico e complesso (come il calcio moderno), non basta “eseguire bene”. Serve comprendere cosa accade, perché accade e come posso modificarlo.
    Seirul·lo ci invita a progettare sedute in cui il giocatore sia protagonista attivo del proprio sviluppo – tecnico, cognitivo, relazionale ed emotivo.

    Lascia un commento

    Hai già un account? Accedi