Il contributo è la trascrizione e traduzione dell’articolo “Career patterns within men’s and women’s soccer talent systems: the typical pathway to the top is atypical”
Autori: Jan Verbeek, A. Susan M. Niessen, Steffie Van Der Steen, Nico W. Van Yperen, & Ruud J. R. Den Hartigh
10 dicembre 2024 | Accettato: 10 marzo 2025 | Pubblicato online: 21 marzo 2025
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RIASSUNTO
I sistemi di talento nel calcio mirano a identificare e reclutare i giocatori più promettenti, idealmente già durante l’infanzia. Rispetto ai non reclutati, i giocatori selezionati ricevono generalmente allenamenti e strutture di qualità superiore, con l’obiettivo di accelerarne lo sviluppo. Di conseguenza, si presume che i futuri calciatori d’élite emergano da questo gruppo attraverso un progresso lineare e ininterrotto. Tuttavia, studi recenti stanno mettendo sempre più in discussione questa ipotesi, e resta poco chiaro come si sviluppano i giovani all’interno dei sistemi di talento calcistico.
Questo studio ha quindi l’obiettivo di esaminare se il reclutamento precoce è correlato con il raggiungimento del livello senior d’élite e, successivamente, di analizzare quantitativamente i percorsi di carriera di circa 3.000 giovani calciatori e calciatrici olandesi. I risultati hanno mostrato che solo circa l’8% (maschi) e il 10% (femmine) dei giocatori reclutati ha raggiunto il calcio d’élite a livello senior. Inoltre, è emersa una relazione debole tra l’età del reclutamento in accademia e il successo a livello d’élite.
Ancora più interessante, utilizzando gli errori di Guttman per quantificare la “tipicità” dei percorsi di carriera, si è scoperto che le interruzioni di carriera sono positivamente associate al raggiungimento del calcio d’élite. In particolare, i calciatori internazionali senior mostravano percorsi di carriera variabili e interrotti. Concludiamo quindi che il percorso tipico verso il successo nel calcio è, in realtà, atipico.
1. Introduzione
Le federazioni nazionali e i club professionistici investono risorse significative per ottimizzare i sistemi volti a identificare e sviluppare atleti di talento, specialmente nel calcio. Questi sistemi, noti come “accademie”, includono programmi strutturati in cui partecipano i giovani calciatori con l’obiettivo principale di accedere alla prima squadra, fornendo così un vantaggio competitivo al club o generando entrate da trasferimenti.
Alla base di questi sistemi vi è l’idea che un reclutamento precoce aumenti le probabilità di raggiungere prestazioni d’élite. I giocatori arruolati nelle squadre giovanili (Under-7, Under-8, ecc.) ricevono allenamenti e strutture di qualità superiore, il che dovrebbe accelerare lo sviluppo delle abilità rispetto ai non selezionati. In questo modo, i futuri giocatori d’élite emergerebbero da questi gruppi in modo prevedibile e lineare.
Tuttavia, in scala ridotta, interruzioni possono verificarsi (es. infortuni), rallentando lo sviluppo. Questo modello di sviluppo lineare riflette il concetto di monofinalità, ovvero l’idea che esista un solo percorso verso un determinato risultato. Al contrario, la teoria dell’equifinalità sostiene che un medesimo risultato può essere raggiunto tramite percorsi differenti, anche atipici. Modelli teorici recenti suggeriscono che l’equifinalità descriva meglio lo sviluppo del talento atletico, considerandolo come un processo non lineare influenzato da molteplici variabili dinamiche.
La ricerca empirica conferma che lo sviluppo degli atleti non è sempre progressivo né prevedibile, mettendo in discussione la superiorità dei sistemi attuali. A livello macro, lo sviluppo può essere visto come una carriera, ovvero la progressione per età attraverso squadre giovanili o livelli competitivi. Tuttavia, analisi quantitative approfondite su come si sviluppano i giovani all’interno dei sistemi di talento calcistico sono ancora scarse.
La maggior parte degli studi si concentra sull’effetto dell’età del reclutamento sul raggiungimento del professionismo. Alcuni studi mostrano che i giocatori d’élite vengono reclutati a età diverse, e non esiste un’età unica “giusta”. Ad esempio, Güllich (2014) ha mostrato che i professionisti tedeschi venivano reclutati tra gli Under-10 e gli Under-19, con una media di 13,6 anni per la seconda divisione e 14,3 per la prima.
Una meta-analisi recente suggerisce che il reclutamento precoce potrebbe correlare negativamente con il successo senior in diversi sport, ma i risultati nel calcio restano incoerenti. Alcuni studi in Scozia non hanno trovato vantaggi nel reclutamento prima dei 12 anni, mentre in Inghilterra sì.
Inoltre, quasi tutti gli studi si concentrano sul calcio maschile, trascurando quello femminile, che merita maggiore attenzione.
Solo due studi finora hanno analizzato i percorsi di carriera sulla base della partecipazione annuale alle squadre nazionali giovanili. Anche se è stata osservata varietà nei percorsi, non è stato esplorato il legame tra deviazioni dal percorso previsto e il raggiungimento dell’élite, il che limita la nostra comprensione dello sviluppo del talento.
Obiettivi dello studio
Per colmare questa lacuna, lo studio si propone di:
- Esaminare la relazione tra età del reclutamento e raggiungimento del livello élite;
- Analizzare quantitativamente i percorsi di carriera (in base all’età) di quasi 3.000 giovani calciatori e calciatrici olandesi;
- Utilizzare gli errori di Guttman per misurare la tipicità dei percorsi di carriera.
Gli errori di Guttman, provenienti dalla psicometria, permettono di identificare deviazioni da un percorso teorico atteso (es. superare livelli difficili ma fallire quelli facili). Applicati al calcio, un errore di Guttman avviene quando un giocatore viene ri-selezionato a un livello più alto dopo essere stato scartato da uno più basso.
Il numero di errori indica quanto un percorso è atipico, e lo studio analizza se questi percorsi “non convenzionali” siano effettivamente associati a un maggior successo a livello élite.
2. Metodo
2.1. Campione
I dati sono stati estratti dalla banca dati delle partite della Federazione calcistica olandese (KNVB), che sovrintende sia le accademie che le squadre nazionali giovanili.
- Accademie maschili: dati di tutti i giocatori reclutati tra il 2010 e il 2021 (n = 3 451), nati tra il 1988 e il 1999, non espatriati (sviluppatisi nei Paesi Bassi prima dei 12 anni).
- Squadre nazionali giovanili: dati di 493 convocati (71,8 % maschi, 28,2 % femmine), nati tra il 1992 e il 1996, convocati almeno una volta tra Under‑15 e Under‑23 tra il 2006 e il 2019.
2.2. Procedura
Per ciascun giocatore è stato ricostruito il percorso annuale di carriera come vettore binario (“1” = coinvolto, “0” = non coinvolto), dagli 5 ai 22 anni per i giocatori di accademia, e dai 14 ai 22 anni per le convocazioni nazionali.
Sono poi state estratte due variabili:
- Età di reclutamento (primo ingresso nel sistema).
- Livello senior raggiunto, codificato come binario (“1” = ha giocato a livello élite prima dei 23 anni; “0” = non élite)
2.3. Analisi statistiche
È stato utilizzato il software R con regressione logistica per esplorare la relazione tra età di reclutamento e raggiungimento del livello élite, usando il coefficiente di correlazione punto-biseriale (r_pb) per l’effetto.
È stata inoltre misurata la tipicità dei percorsi di carriera tramite gli errori di Guttman, ossia selezioni successive a de-selezioni ritenute inaspettate. È stato calcolato il valore normalizzato GnG_nGn, da 0 a 1, che indica la frequenza di questi errori rispetto al massimo possibile.
Per le squadre nazionali giovanili, i coefficienti di correlazione sono stati aggregati con una meta-analisi ad effetti casuali.
3. Risultati
- Accademie: il 7,7 % (n = 803) dei giocatori ha raggiunto il calcio élite entro i 23 anni. L’età media del primo reclutamento era di 11,3 anni (SD = 2,6), ma i giocatori d’élite venivano reclutati in media a 12,6 anni (SD = 3,2) rispetto agli altri a 11,3 (SD = 2,5)
- Squadre nazionali giovanili: il 10,5 % (n = 52) è arrivato a livello internazionale élite; tra le femmine la percentuale è risultata più alta (18 %) rispetto ai maschi (7,6 %).
Quasi tutti i 52 (oltre il 96 %) hanno subito almeno una de-selezione.
Età di reclutamento:
- Tra i convocati Under‑15‑23, l’età media iniziale di reclutamento era 15,6 anni (SD = 1,8); uomini 15,9 (SD = 1,9), donne 14,8 (SD = 1,3)
Relazione tra età di reclutamento e successo senior:
- Accademie: reclutamento più tardivo leggermente correlato a maggiore probabilità di élite (OR = 1,19, B = 0,17, p < 0,001), ma solo 3 % della varianza spiegata; correlazione punto-biseriale debole (r_pb = 0,13)
- Nazionali giovanili: nessun effetto significativo; correlazione r_pb ≈ 0
Errori di Guttman:
- Accademie: media G_n = 0,02 (SD = 0,08); correlazione debole positiva con il successo (r_pb = 0,15)
- Nazionali giovanili: media G_n = 0,08 (SD = 0,12); correlazione moderata positiva (r_pb = 0,60)
In sintesi: percorsi atipici (con de-selezioni e re-selezioni) sono associati maggiormente al raggiungimento del livello élite.
4. Discussione
L’analisi evidenzia che solo una minoranza dei giovani reclutati (8–10 %) arriva al livello élite, confermando studi precedenti.
Contrariamente all’assunto predominante, un reclutamento precoce non garantisce il successo: in alcuni casi, essere reclutati più tardi offre più chance, anche se l’effetto è modesto.
Il dato più rilevante è che gli errori di Guttman — ossia deviazioni dal percorso lineare — risultano positivamente associati al successo: questo suggerisce che l’élite emerge spesso attraverso percorsi discontinui e non lineari, riconducibili al principio di equifinalità, dove si può arrivare al medesimo risultato tramite strade diverse.
Le de-selezioni non rappresentano fallimenti, ma tappe comuni nello sviluppo del talento. Altri studi in Australia e in altri sport hanno riscontrato pattern simili, mostrando come i migliori atleti spesso abbiano vissuto interruzioni temporanee.
5. Conclusione e prospettive future
Lo sviluppo dei talenti calcistici segue percorsi variabili e atipici; il modello del percorso lineare e continuo è fuorviante.
Si consiglia di introdurre percorsi flessibili, come team paralleli, per consentire anche a chi è stato momentaneamente escluso di reinserirsi — ad esempio, l’esperienza positiva della Federazione belga.
Un’alternativa utile è rinviare le selezioni a dopo la maturazione (es. dopi i 15–16 anni), liberando risorse e riducendo bias (come l’effetto dell’età relativa).
A livello teorico, i risultati confermano l’importanza di considerare modelli dinamici e individualizzati, per comprendere le traiettorie di sviluppo. Strategie future potrebbero impiegare modelli di rete dinamica per studiare le interazioni tra variabili personali e ambientali nel percorso di talento.