Il contributo è la trascrizione e traduzione dell’articolo “Team Synergies in Sport: Theory and Measures”
Autori: Duarte Araújo (Facoltà di Motricità Umana, Università di Lisbona, Portogallo) e Keith Davids (Centre for Sports Engineering Research, Sheffield Hallam University, Regno Unito)
Fonte: https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2016.01449/full
Nel contesto delle prestazioni sportive di squadra, i singoli atleti agiscono come un’unità coerente, formando una sinergia di squadra. Una sinergia è una proprietà collettiva di un’organizzazione specifica per un compito, in cui i gradi di libertà di ciascun individuo sono accoppiati, consentendo la co-regolazione reciproca tra i membri.
Le principali proprietà di una sinergia includono:
- Compressione dimensionale: i gradi di libertà indipendenti vengono accoppiati, riducendo la complessità del sistema.
- Compensazione reciproca: se un elemento non funziona, altri si adattano per mantenere l’obiettivo del compito.
- Collegamenti interpersonali: contributo specifico di ogni membro all’attività collettiva.
- Degenerazione funzionale: componenti strutturalmente diversi svolgono funzioni simili a seconda del contesto.
Lo scopo principale è comprendere come si generano comportamenti di squadra coerenti e dinamici, tramite l’accordatura percettiva a possibilità di azione condivise (affordances) tra i membri della squadra.
Il contesto ecologico e dinamico nello sport
Lo sport non è solo caratterizzato da luoghi fisici (campi, superfici) ma anche da significati sociali e culturali. Nelle competizioni, le squadre cercano di segnare più punti e impedirlo agli avversari. Tuttavia, questa distinzione attacco/difesa può essere sfumata: anche in possesso palla una squadra può “difendere” un vantaggio, e viceversa.
La coordinazione nasce da un flusso continuo di interazioni tra giocatori che cooperano e competono.
Le competizioni sportive sono viste come sistemi dinamici complessi composti da molte parti interagenti. I modelli di movimento coordinato emergono spontaneamente, si mantengono e cambiano in risposta a vincoli interni ed esterni (regole, condizioni ambientali, obiettivi).
I giocatori si coordinano senza bisogno di istruzioni dirette (capitano o allenatore), grazie a meccanismi di auto-organizzazione e all’utilizzo di vincoli (fisici, sociali, informativi) che riducono le possibili configurazioni del sistema squadra.
Critica all’analisi tradizionale delle prestazioni
Le analisi prestazionali basate su statistiche e conteggi (es. tocchi palla, passaggi) forniscono descrizioni, ma non spiegano il perché e il come dei comportamenti osservati. Tecnologie moderne catturano enormi quantità di dati, ma senza una base teorica adeguata, non permettono una vera comprensione dei comportamenti collettivi.
È necessario passare da un’analisi puramente descrittiva a un approccio teorico, come quello proposto dalla dinamica ecologica, che considera l’interazione tra corpo, ambiente e compito.
Alternative teoriche alla sinergia di squadra
1. Ipotesi della conoscenza condivisa (approccio socio-cognitivo)
Si basa su modelli mentali condivisi tra i membri della squadra. Tuttavia, è difficile spiegare come queste rappresentazioni possano essere sincronizzate tra individui in tempo reale, e richiederebbero un carico computazionale enorme.
2. Ipotesi della costruzione di senso partecipata (approccio enattivo)
Propone che il coordinamento nasca da processi interni e soggettivi di costruzione di senso. Tuttavia, manca di definizioni operative chiare e tende a focalizzarsi troppo sulla “interiorità” individuale.
Entrambe le ipotesi si basano su verbalizzazioni a posteriori, non sull’osservazione diretta del comportamento. In contrasto, l’approccio della dinamica ecologica sostiene che il comportamento ha una propria organizzazione, fondata sull’interazione con l’ambiente.
L’approccio ecologico-dinamico considera il comportamento come il risultato di interazioni continue tra individuo e ambiente. Il concetto centrale è quello di affordance: opportunità di azione offerte dall’ambiente in relazione alle capacità del soggetto.
Le affordance:
- Non sono proprietà dell’ambiente o della mente, ma proprietà relazionali tra performer e ambiente.
- Sono direttamente percepite, senza necessità di rappresentazioni mentali.
- Guidano l’azione in base alla struttura dell’energia nell’ambiente (es. luce, suono, configurazioni di movimento).
Nello sport di squadra, le affordance possono essere condivise tra i membri del team, che imparano tramite l’allenamento a percepirle e sfruttarle insieme, formando così sinergie.
Seguendo le idee di Reed, le affordance sono viste come risorse evolutive che hanno plasmato i sistemi di azione umani. Tuttavia, anche gli individui modificano il loro ambiente, creando nuove affordance: un processo chiamato costruzione della nicchia.
Questo porta a una co-evoluzione tra individui e ambiente, e spiega come le affordance cambiano e si trasferiscono tra generazioni o gruppi (es. squadre). Le squadre efficaci costruiscono e dissolvono affordance per creare vantaggi tattici durante il gioco (es. liberare zone del campo).
Sinergie ed Ecologie
Una sinergia è un concetto funzionale, non un concetto strutturale o basato su componenti. Nelle analisi del movimento umano, si riferisce direttamente alla spiegazione dei processi di coordinazione nei sistemi multi-articolari, come il corpo di un atleta o le squadre che competono nello sport.
Turvey (2007) ha definito una sinergia come un gruppo “di gradi di libertà relativamente indipendenti che si comportano come un’unica unità funzionale – il che significa che i gradi di libertà interni si autoregolano, adattandosi alle reciproche fluttuazioni e a quelle del campo di forze esterno, e lo fanno in modo da preservare l’integrità funzionale del gruppo” (p. 659). Più in generale, una sinergia è “[L’]adattamento reciproco delle parti di un sistema tra loro e con il sistema nel suo complesso” (Turvey e Fonseca, 2014, p. 152).
Considerando questa definizione, in un sistema collettivo, una sinergia è un’organizzazione di individui specifica per il compito, in cui i gradi di libertà di ciascun individuo hanno il potenziale di accoppiarsi, consentendo ai gradi di libertà di individui diversi di regolarsi reciprocamente (Bernstein, 1967). Le sinergie richiedono la modulazione di un numero ridotto di parametri rispetto al controllo separato di ciascun grado di libertà, per realizzare un movimento coordinato. Questa capacità del sistema riduce la necessità di controllo individuale di ogni grado di libertà, e permette una variabilità compensatoria di un elemento della sinergia tramite un altro.
È importante sottolineare che i processi di coordinazione che caratterizzano una sinergia non dipendono dalla cooperazione strutturale dei componenti individuali, ma piuttosto dalla cooperazione dei loro ruoli funzionali. In altre parole, poiché le sinergie sono specifiche per il compito, non sono progettate a priori; non sono pre-programmate per comportarsi in un modo prestabilito e, pertanto, la funzionalità dipendente dal contesto dei componenti di una sinergia dovrebbe sempre essere riconosciuta (Turvey, 2007). Le sinergie sono quindi sistemi dinamici dipendenti dal contesto e in evoluzione temporale (Thelen e Smith, 1994), che, in base alle circostanze, auto-organizzano diversi componenti individuali del sistema in modo adeguato e tempestivo.
Una caratteristica importante di una sinergia di squadra è la capacità di un individuo (ad esempio, un giocatore) di influenzare il comportamento degli altri (Riley et al., 2011; Araújo et al., 2016). Le decisioni e le azioni dei giocatori che formano una sinergia non dovrebbero essere considerate indipendenti, spiegando così come più giocatori sincronizzino le loro attività in ambienti prestativi dinamici nell’arco di frazioni di secondo (Silva et al., 2016). L’accoppiamento tra i giocatori, in quanto gradi di libertà indipendenti, in sinergie è basato su sistemi percezione-azione in un contesto sociale, supportato dalla percezione collettiva di affordance condivise (Silva et al., 2013).
Come vedremo nella sezione successiva, la ricerca ha dimostrato che la degenerazione intrinseca (cioè, flessibilità) nei sistemi percezione-azione fornisce la base neurobiologica per la diversità di azioni necessarie per gestire ambienti sociali dinamici e ricchi di informazioni, orientati al raggiungimento di un obiettivo, oltre a rappresentare un enorme vantaggio evolutivo (vedi Seifert et al., 2016). Pertanto, la relazione tra le caratteristiche dell’ambiente e le capacità individuali può essere catturata nella percezione di una affordance (Withagen et al., 2012). La degenerazione sistemica tra individui rifletterebbe l’attualizzazione individuale di una affordance tramite diversi pattern di coordinazione. Vale a dire, la stessa affordance può essere attualizzata attraverso differenti configurazioni di coordinamento, mentre gli individui interagiscono con i vincoli del compito e dell’ambiente.
In linea con questa visione, la prospettiva della dinamica ecologica cerca di prevedere le condizioni in cui gli individui sono maggiormente in grado di coordinare i movimenti con altri, e quali caratteristiche di una situazione facilitano o ostacolano la coordinazione interpersonale nello svolgimento di un compito. Questo approccio ha implicazioni rilevanti per la progettazione di esperimenti sul comportamento prestativo delle squadre, così come per l’organizzazione dell’allenamento. Brunswik (1956) è stato probabilmente il primo psicologo a promuovere principi teorici per il campionamento delle caratteristiche di un compito, attraverso il concetto di “disegno sperimentale rappresentativo”. Egli sosteneva che le variabili percettive incorporate nei disegni sperimentali dovessero essere campionate dall’ambiente prestativo tipico dell’atleta, a cui si vuole generalizzare il comportamento.
Questa idea potente implica che i disegni sperimentali, allineati con la prospettiva della dinamica ecologica, devono concentrarsi sulle interazioni giocatore-giocatore-ambiente, che possono essere esplicitate in variabili composte capaci di specificare i comportamenti collettivi funzionali delle squadre (es., una specifica configurazione offensiva), sostenute da sinergie interpersonali tra i giocatori (vedi Araújo et al., 2015, per una rassegna). Un principio pedagogico fondamentale nello sport è la necessità di garantire un adeguato “campionamento” delle variabili informative dell’ambiente prestativo nei compiti di allenamento, assicurando che le esercitazioni modificate corrispondano al contesto competitivo reale e che siano presenti le fonti informative rilevanti (Araújo e Davids, 2015).
Le analisi della dinamica ecologica negli sport di squadra hanno cercato di spiegare come le interazioni tra giocatori e le informazioni provenienti dall’ambiente prestativo vincolino l’emergere di pattern di stabilità, variabilità e transizioni negli stati organizzativi di tali sinergie di squadra. Grazie ai sensori di movimento, è possibile esaminare la coordinazione ritmica interpersonale del movimento (Kelso, 1995). I pattern di coordinazione emergenti negli sport di squadra sono canalizzati dai vincoli circostanti che strutturano lo “spazio degli stati” di tutte le configurazioni possibili del gioco di squadra come sistema complesso (Davids et al., 2006). Ad esempio, le distribuzioni energetiche strutturate (cioè, le informazioni) che gli atleti possono percepire, agiscono come fonti informative cruciali per supportare le loro decisioni e azioni (es. la luce riflessa dalla palla; Araújo e Davids, 2009).
Utilizzando dati posizionali tracciati, studi recenti hanno iniziato a rivelare come i giocatori e le squadre interagiscano continuamente durante la competizione. È stato osservato, ad esempio, che le squadre tendono a sincronizzarsi strettamente nei loro movimenti laterali e longitudinali (Vilar et al., 2013), con una relazione di controfase nei pattern di espansione e contrazione (Yue et al., 2008), spesso innescata dai cambi di possesso palla (Bourbousson et al., 2010b). I pattern di coordinazione osservati mostravano comportamenti compensatori all’interno della squadra, una caratteristica essenziale di una sinergia (Riley et al., 2011). In base a questo impianto teorico, molte delle variabili esistenti ottenute da dati spaziotemporali possono essere organizzate secondo l’ipotesi della sinergia di squadra, e le proprietà delle sinergie possono anche guidare la scoperta di nuove variabili.
Variabili Basate sul Team
Gli allenatori spesso discutono dell’importanza del “centro di gravità” di una squadra (Gréhaigne et al., 2011). Un approccio operativo a questo concetto tattico è il centro della squadra (anche denominato centroide o centro geometrico). Questo è stato utilizzato in vari modi per valutare la coordinazione intra- e inter-squadra negli sport di squadra (es. Bourbousson et al., 2010b; Frencken et al., 2011; Travassos et al., 2012). I centri squadra possono rappresentare, in una singola variabile, il posizionamento relativo di entrambe le squadre nei movimenti avanti-indietro e laterali.
Secondo la conoscenza tattica, la squadra in possesso palla dovrebbe cercare di creare spazio allungandosi e espandendosi sul campo (aumentando le distanze tra i giocatori), mentre la squadra in difesa dovrebbe chiudere gli spazi contraendosi e riducendo le distanze. Tali movimenti collettivi possono essere catturati da misure specifiche di coordinazione di squadra che quantificano la dispersione spaziale complessiva dei giocatori. L’indice di allungamento (stretch index o raggio), la dispersione della squadra e lo spazio di gioco effettivo (superficie coperta) sono metriche utilizzate per valutare tali distribuzioni spaziali (es. Folgado et al., 2012; Moura et al., 2012; Silva et al., 2014a).
È inoltre importante che una squadra di successo superi numericamente l’avversario (creazione di superiorità numerica) durante le varie fasi di gioco (attacco e difesa) nelle zone vicine alla palla, concetto che viene espresso tramite la coordinazione inter-squadra. Questa è stata analizzata recentemente tramite la distanza tra le linee difensive orizzontali e verticali delle squadre avversarie (Silva et al., 2014b), utile per rilevare differenze nei comportamenti interattivi dei giocatori in specifiche aree (come le fasce e il centrocampo).
Le aree individuali di gioco di ciascun giocatore possono essere delimitate tramite celle di Voronoi, offrendo un’analisi in evoluzione nel tempo delle traiettorie spaziali (Fonseca et al., 2013). Una cella di Voronoi contiene tutti i punti spaziali più vicini al giocatore a cui è assegnata rispetto agli altri. Misurando l’area totale delle celle di Voronoi di ciascuna squadra si può ottenere un grafico che rappresenta il dominio spaziale relativo di una squadra sull’altra (Fonseca et al., 2012).
In sintesi, sebbene la compressione dimensionale implichi la formalizzazione di una variabile a bassa dimensione che cattura il comportamento sinergico, esistono numerose variabili di squadra che offrono euristiche rilevanti per esplorare nuovi parametri d’ordine nella ricerca futura.
Compensazione Reciproca: “Ti Copriamo le Spalle”
La compensazione reciproca indica che, se un giocatore contribuisce più o meno del previsto nel proprio ruolo, gli altri membri della squadra dovrebbero adattare i loro contributi affinché gli obiettivi del compito siano comunque raggiunti (Latash, 2008).
Questa proprietà ha ricevuto minore attenzione nelle ricerche sulle sinergie di squadra, anche se Riley et al. (2011) hanno evidenziato l’importanza dell’approccio del manifold non controllato (Scholz e Schöner, 1999; Latash et al., 2002), secondo il quale il movimento coordinato è ottenuto stabilizzando il valore di una variabile di coordinazione (es. fase di cluster).
Recentemente è stata creata la variabile ritardo di riadattamento (Silva et al., 2016), che misura il ritardo nel posizionamento congiunto dei calciatori nell’adattarsi ai movimenti dei compagni. Questa misura la coerenza e la fluidità del lavoro di squadra, indicando la prontezza e la velocità di sincronizzazione nelle azioni offensive e difensive. Valori più bassi indicano movimenti di riadattamento più rapidi e una sincronizzazione spazio-temporale più veloce.
I collegamenti interpersonali, noti anche come schemi di condivisione (Latash, 2008) o divisione del lavoro (Duarte et al., 2012; Araújo et al., 2015), si riferiscono al contributo specifico di ciascun membro al compito del gruppo. Il comportamento di ogni giocatore è condizionato da fattori come posizione sul campo, tattiche, fasi di gioco, e regolamento.
Latash (2008) definisce la condivisione come la somma dei contributi individuali, ma in questo contesto si preferisce parlare di “collegamenti interpersonali”, poiché i giocatori non perdono la propria individualità nel collaborare: emergono proprietà a livello di squadra, ma restano legami persistenti tra individui.
Ingold (2015) introduce il concetto di corrispondenza, in cui i membri del team sono processi aperti e interconnessi, non elementi chiusi. Il comportamento di squadra emerge dalla modellazione reciproca dei giocatori, come linee musicali in contrappunto: non si tratta di fusione o somma meccanica, ma di interazione continua e differenziata. Sciogliere tali legami non significa semplicemente “tagliare un filo”, ma comporta la perdita di una memoria condivisa.
In termini operativi, metodi come le mappe di calore e le ellissi di movimento (major ranges) forniscono visualizzazioni utili. Le mappe evidenziano le zone frequentate da ciascun giocatore; le ellissi, calcolate sulla base della deviazione standard in x e y, mostrano preferenze posizionali. Le celle di Voronoi e la distanza dal locus individuale permettono un’analisi dinamica del comportamento spaziale dei giocatori.
La fase di cluster, una misura utile per la compressione dimensionale, può anche catturare i collegamenti interpersonali, mostrando la sincronizzazione tra un giocatore e il resto della squadra nel tempo.
Comprendere le sinergie non significa solo conoscerne la struttura, ma anche capire come si trasformano, coesistono e si adattano. Bernstein (1967) sosteneva che i gradi di libertà vengono coordinati temporaneamente in base al contesto.
Il concetto di degenerazione (degeneracy) si riferisce alla capacità di componenti strutturalmente diverse (es. giocatori) di svolgere funzioni simili a seconda del contesto. L’adattabilità comportamentale emerge dalla possibilità che uno o più elementi sostituiscano altri, mantenendo la funzionalità complessiva. Questo consente una flessibilità stabile, non caotica, della coordinazione.
La degenerazione si manifesta anche nei network sociali applicati agli sport di squadra (Passos et al., 2011), dove i nodi sono i giocatori e i collegamenti rappresentano passaggi o movimenti. I giocatori con ruoli centrali sono facilmente identificabili grazie all’analisi della rete sociale, che permette anche confronti tra partite.
Oltre a semplici misure come in-degree e out-degree, metriche più complesse (es. centralità di flusso, Fewell et al., 2012) quantificano la performance individuale e collettiva in funzione dell’obiettivo (es. un tiro in porta).
Conclusione
In questo lavoro abbiamo discusso la rilevanza di concetti chiave della dinamica ecologica, un quadro teorico che spiega come vincoli specifici influenzino le sinergie di squadra durante le competizioni.
Le sinergie si formano sulla base della percezione condivisa delle affordance, che guidano le azioni collettive. Le proprietà principali delle sinergie — come compressione dimensionale, compensazione reciproca, e degenerazione — sono fondamentali per definire le variabili operative (es. centro squadra, dispersione, sincronizzazione, comunicazione).
Le reti, sebbene spesso considerate statiche, devono essere analizzate anche nel loro comportamento dinamico, poiché la connessione tra i nodi cambia nel tempo. Inoltre, i vincoli spaziali del campo (come la porta o la linea di meta) influenzano fortemente le interazioni.
Infine, concetti come affordance condivise e sinergie, se inquadrati nella dinamica ecologica, offrono principi fondamentali per dare senso alle metriche operative esistenti e per guidare l’analisi delle prestazioni e lo sviluppo dell’allenamento nei giochi di squadra.