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Il calcio relazionale: aumentare le connessioni giocatori-palla

11 Luglio 2025

📝 Il contributo odierno è la riscrittura e la traduzione dell’articolo “Protagonists Of The Game – Between Absolutism and Relativism”

Il 3 marzo 2023, il New York Times pubblica un articolo di Rory Smith che esplora il concetto di “Relazionismo” nel calcio, citando il tecnico brasiliano Fernando Diniz e il suo stile di gioco “aposizionale”. Negli articoli successivi, vari esperti e allenatori discutono se l’era del “Gioco di Posizione” stia giungendo al termine, analizzando nuove tendenze e approcci nel gioco.

Il Relazionismo, un termine introdotto nel novembre 2022, rappresenta un paradigma calcistico che si distacca dal “Posizionismo”. Mentre il Posizionismo si basa su spazi astratti e l’organizzazione dei giocatori in zone specifiche, il Relazionismo enfatizza il movimento e la comunicazione tra i giocatori, creando dinamiche più fluide e imprevedibili. Non si tratta solo di giocatori che si avvicinano, ma di un’interazione attiva e continua, simile a una danza.

Tra i concetti chiave del Relazionismo ci sono:

Toco y me voy (gioco e mi muovo): Un principio fondamentale che implica il movimento immediato del giocatore dopo un passaggio, a differenza del gioco posizionale che incoraggia movimenti più statici.

Tabela: Un’azione di collaborazione tra due giocatori che si avvicinano per creare opportunità di gioco, come ad esempio un “uno-due”.

Escadinhas: Strutture diagonali che facilitano il movimento della palla permettendo ai giocatori di avanzare in modo strategico.

Corta Luz: Un movimento ingannevole per disorientare i difensori, simile a un finta (finta di partenza nel gioco e mi muovo).

Tilting: Un approccio che prevede la vicinanza dei giocatori attorno al portatore di palla, creando opportunità di attacco (sovraccarico).

Il Relazionismo si distingue per la sua capacità di adattarsi e rispondere alle dinamiche del gioco, creando opportunità attraverso l’improvvisazione e la connessione tra i giocatori. Questo approccio è visto come una risposta alle rigidità del gioco posizionale, permettendo un’espressione più creativa e fluida nel calcio moderno.

Il “Positional Play”, che si concentra sulla razionalità e sull’occupazione dello spazio, è stato molto influente, specialmente grazie a figure come Guardiola. Tuttavia, ci sono critiche a questo approccio, in particolare riguardo alla sua rigidità e alla mancanza di espressione individuale.

D’altra parte, il “Relazionismo” propone un approccio più flessibile, dove le emozioni e le interazioni tra i giocatori giocano un ruolo fondamentale. Questo approccio riconosce che il calcio è un gioco giocato da persone, influenzato pertanto da fattori culturali, emotivi e sociali.

Nel gioco funzionale/relazionale (“posizionato rispetto al gioco della palla”) si può creare superiorità numerica sul lato della palla, che è una delle basi per rompere le linee. A differenza del gioco posizionale, gli spazi non si creano solo muovendo l’avversario, ma anche con il movimento dei giocatori (per non fraintendere: anche nel gioco posizionale i giocatori si muovono e creano spazio con esso, ma non è lo strumento dominante per creare spazio a differenza del gioco funzionale).

Pertanto, i movimenti sono molto più flessibili, non sono fissi o associati a spazi specifici, ma concentrati sulla palla e sul lato sovraccarico, creando asimmetria, dove i giocatori possono lasciare i loro spazi; poiché la chiave, data la vicinanza, sta nell’aumentare le connessioni giocatore-passaggio.

Spesso etichettato come caos organizzato (personalmente preferirei disordine organizzato, perché il caos è spesso associato a un significato negativo), dove la parte organizzata è il sovraccarico stesso, ma il movimento può e deve variare per creare ostacoli per i difensori. Il termine caos si riferisce spesso alle soluzioni inaspettate e combinate che emergono da questa organizzazione.

Consigli pratici

Nelle partite a ranghi ridotti, un approccio potrebbe essere quello di promuovere maggiore flessibilità, invece di costringere i giocatori a rimanere ai margini dell’area di gioco, consentendo loro di lasciare le loro posizioni originarie per combinare in spazi ristretti.

Utilizzare i jolly ha senso rispetto all’approccio posizionale, dove nelle situazioni di gioco reali si è in grado di rompere l’avversario sfruttando un vantaggio dinamico/posizionale, non numerico – nel gioco funzionale il sovraccarico vicino alla palla è più frequente, ma è importante non enfatizzare eccessivamente questo aspetto per continuare a creare situazioni reali.

Il ruolo dell’allenatore dovrebbe essere quello di osservare le dinamiche emergenti consentendo questa flessibilità e intervenendo il meno possibile. Ciò non significa necessariamente che il ruolo dell’allenatore sia inferiore, anzi, è molto importante ideare le proposte in cui i giocatori possano interagire.

La metafora di Arteta sul processo decisionale in generale è vera: più linee guida si forniscono, più facile e veloce sarà il processo decisionale per i giocatori. Tuttavia, credo che ci sia una linea sottile tra fornire principi generali e sovrastrutturare per facilitare il processo decisionale. Da non confondere con il gioco a schema (dove le opzioni sono molto limitate e predeterminate): il processo decisionale è aperto in entrambi i casi, ma avviene con una dinamica diversa. Nel gioco posizionale il processo decisionale si adatta maggiormente al sistema collettivo, mentre nel gioco funzionale il sistema collettivo viene adattato per consentire un processo decisionale più aperto.

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