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Il Jolly: tra finzione e realtà

10 Gennaio 2025

Questa proposta nasce per la categoria Under 15 (ma l’ho usata anche con una Prima Squadra) ed è stata pensata come esercitazione collettiva svolta nella fase centrale di un allenamento dedicato alle transizioni. Lo spazio utilizzato, il numero delle serie e la loro durata sono variabili a seconda del carico fisico più o meno elevato che si vuole raggiungere e naturalmente dal numero di giocatori a disposizione.

Da ciò ne è nata una personale riflessione sull’utilizzo del/dei Jolly all’interno di esercitazioni che, a mio avviso, dovrebbero essere il più possibile aderenti alla realtà.

Possesso palla per difendere l’ampiezza e attaccare la profondità (e viceversa)

La finalità è quella di difendere l’ampiezza e attaccare la profondità (e viceversa), gestendo le transizioni in maniera efficace e rispondendo in maniera fluida ad una situazione altamente mutevole che possiamo definire caotica.

Figura 1 – 6c6 parità numerica

Siamo in parità numerica 6c6 (in questo caso, ma si può adattare a qualsiasi variante numerica tenendo conto che si tratta di un possesso palla e quindi, non scenderei sotto i 4-5 giocatori per squadra) e l’unico vincolo è quello di tenere palla a terra.

La squadra Blu, nel disegno, è in fase di possesso e ha il compito di muovere palla (ricezione tramite passaggio o conduzione) nelle proprie zone di meta per fare punto. Se ci riesce, attacca in continuità quelle opposte dei Rossi e difende quelle appena occupate.

Arrivato a meta il giocatore, infatti, non può essere contrastato (almeno inizialmente) per poter così riavviare nuovamente il possesso obbligando i compagni a cercare un efficace smarcamento in una situazione di inferiorità numerica oppure, rientrando a sua volta in gioco in conduzione, in questo caso però sapendo di avere subito un avversario addosso (deve essere un riavvio rapido e veloce, fluido, a costo di inserire un vincolo temporale es.: in meta al massimo 3-4 secondi pena la perdita del possesso).

I giocatori Rossi, nel disegno in fase di non possesso, difendono le zone di meta dei Blu in ampiezza e, se conquistano palla, possono contrattaccare per muoverla con le medesime regole all’interno delle zone di meta Rosse. La squadra Blu, in questo caso, dovrà attuare una rapida ed efficace transizione negativa.

Le variabili sono innumerevoli e non starò qui a suggerirle dato che l’attenzione di questo articolo è orientata verso un altro aspetto che vedremo in seguito.

L’attenzione per il Mister, invece, può essere orientata in maniera più o meno specifica in base alla finalità dell’allenamento. Ad esempio:

✔️ Transizioni (su direzioni differenti).

✔️ Smarcamenti corretti ed efficaci.

✔️ Corretto timing dell’inserimento su passaggio a meta.

✔️ Marcatura individuale (abituarsi a creare delle coppie con il proprio riferimento).

✔️ Dribbling.

✔️ Scalate.

✔️ Comunicazione.

✔️ Velocità decisionale.

✔️ Adattamento dei giocatori in tutte le fasi (possesso, non possesso e le transizioni relative).

Le considerazioni sul Jolly

Partendo dalla proposta appena descritta – ma potremmo estendere i ragionamenti su una qualsiasi altra esercitazione – mi sono posto delle domande sull’utilizzo del Jolly, cercando di capire se sia davvero efficace nei nostri allenamenti o se, al contrario, possa generare situazioni addirittura lontane dal Gioco reale.

Prendiamo in esame lo stesso possesso palla ma basiamoci questa volta su 13 giocatori e quindi – per comodità o abitudine – come spesso facciamo, inseriamo il Jolly in un 6c6+J.

Spesso il Jolly gioca con chi è in possesso palla e con dei vincoli, ad esempio:

📌 Sui tocchi;
📌 Sul passaggio (non può ridarla da chi l’ha ricevuta);
📌 Sul poter o meno fare gol (in questo caso andare a meta);
📌 Sul poter o meno sostare in alcune zone dell’area di gioco;
📌 Sul poter o meno andare a contrasto;

Figura 2 – 6c6+Jolly

In Figura 2 un possibile sviluppo del possesso palla dove vediamo il Jolly ricevere dal giocatore Blu e poi subire l’intercetto del giocatore Rosso (a quel punto il Jolly cambia squadra ma, la regola impone che non possa ricevere dallo stesso giocatore a cui l’ha passata). Il nuovo possessore Rosso consolida il possesso trasmettendo ad un compagno ed il Jolly, occupando uno spazio lasciato libero, rientra nel possesso ricevendo da quest’ultimo.

Indubbiamente, questo continuo adattamento, per il giocatore che svolge la funzione di Jolly è utile e allenante. Mi riferisco ad esempio all’attenzione, alla velocità di pensiero e la reazione a situazioni caotiche stimolando così anche l’aspetto cognitivo ma, se analizziamo questa situazione a livello collettivo, è reale in una partita? Si presenta? Il Gioco la presenta così come ideata? La risposta è no…

In questo caso il Jolly genera una superiorità numerica decontestualizzata offrendo un vantaggio numerico oggettivo non risultante da comportamenti tattici:

dando un’illusione di superiorità numerica: in partita la superiorità è volubile e frutto di movimenti e occupazione di spazi, non da un giocatore extra;

rendendo l’occupazione dello spazio non organizzata: il Jolly così come impiegato, è un elemento che va ad alterare la distribuzione dei giocatori nell’aerea di gioco;

dando un’errata interpretazione della fase difensiva: ad esempio riduce l’efficacia del pressing organizzato sull’uomo;

riducendo l’intensità: mi riferisco qui ad un’intensità mentale in quanto il Jolly “alleggerisce” la responsabilità dei giocatori in fase di possesso.

Sia chiaro: non voglio escludere o mettere in discussione l’utilizzo del Jolly. Lo ritengo indispensabile, ad esempio, quando vogliamo agevolare determinati comportamenti e/o Principi di Gioco.

Penso a quello che potrebbe essere un lavoro situazionale o a numeri ridotti per l’identificazione e ricerca del terzo uomo, dove una superiorità numerica appositamente creata potrebbe facilitare (ma non è detto e non sempre) l’emergere di quanto si sta cercando.

Le mie considerazioni riguardano nello specifico tutte quelle esercitazioni che replicano situazioni di gara. Ritengo che il Jolly dovrebbe essere impiegato in modo diverso, più aderente a contesti reali. Questo approccio potrebbe portare benefici non solo individuali per chi svolge la funzione di Jolly, ma anche collettivi, andando oltre il semplice vantaggio numerico.

Di seguito propongo alcuni sviluppi del possesso palla visto in precedenza, con un utilizzo diverso del Jolly:

✔️ Jolly situazionale

  • Jolly in transizione offensiva
Figura 3 – Variante 1

Il Jolly si muove liberamente nell’area di gioco seguendone gli sviluppi e solo dopo che una squadra ha effettuato la meta nei modi previsti, il Jolly entra in gioco per supportare una ripartenza veloce verso la nuova meta.

In questo caso il Jolly fornisce una reale superiorità, identificandosi in una delle 2 squadre in fase di ripartenza e oltretutto come ulteriore stimolo: una superiorità premio.

✔️ Jolly attivabile con il cambio di gioco

Figura 4 – Variante 3

Il Jolly si muove liberamente nell’area di gioco seguendone gli sviluppi e solo dopo che una squadra ha effettuato la meta nei modi previsti, il Jolly si attiva andando a fissare l’ampiezza o fungendo da vertice e identificandosi con la squadra in possesso.

In Figura 4 vediamo ancora i Blu andare a meta, a questo punto il Jolly esce dal traffico della zona palla andando a fissare l’ampiezza e fornendo una reale opportunità per il cambio di gioco, ad esempio, prima di attaccare la profondità.

✔️ Una squadra in superiorità numerica

Figura 5 – I Blu sono in superiorità numerica

Semplicissima variante senza Jolly dove una squadra, i Blu in Figura 5, rimane “a tempo” in superiorità numerica, in tutte le fasi di gioco, ad esempio per la durata di una serie e alternandosi con i Rossi.

La superiorità numerica della squadra Blu può essere fatta vivere ai giocatori, ad esempio, come conseguenza di un pressing alto e forte nel primo terzo di campo dell’avversario che salta e viene superato, generando una ripartenza in superiorità numerica. Questa situazione, fra l’altro, può essere introdotta prima del possesso vero e proprio in un contesto situazionale o condizionale, attraverso un 7 contro 6 “a rincorsa” che parte fuori dall’area di possesso. Ma questi sono altri ragionamenti.

I benefici didattici, a mio avviso, possono essere:

Per la squadra in superiorità

  1. Costruire il gioco con relativa (ma non è detto) tranquillità e gestire l’errore con più serenità;
  2. Sviluppo del possesso palla e gestione del ritmo;
  3. Lo smarcamento per creare linee di passaggio;
  4. Creatività offensiva e combinazioni in fase di possesso;
  5. Uso e comprensione degli spazi nel collettivo;
  6. Capacità di prendere decisioni rapide in fase offensiva;
  7. ecc. ecc..

Per la squadra in inferiorità

  1. Convivere e gestire l’inferiorità numerica e affrontare situazioni difficili;
  2. Difendere in inferiorità numerica;
  3. Difendere compatti (teoricamente, ma non è detto) e gestione degli spazi;
  4. Comunicazione lavoro di squadra;
  5. Interpretazione e gestione del pressing;
  6. Interpretazione e gestione del recupero palla;

Conclusioni

Ogni allenamento, a mio avviso, deve avere un macro-obiettivo e un filo conduttore lungo tutta la seduta. Le varie proposte descritte potrebbero inserirsi bene in un allenamento dedicato alle transizioni.

Con un’interpretazione diversa e nemmeno troppo articolata, il Jolly può passare dall’essere uno strumento lontano a uno strumento concreto di Gioco, portando benefici non solo al singolo ma anche alla collettività.

Se vogliamo che i nostri ragazzi svolgano un percorso il più possibile aderente al Gioco, senza finzioni o effetti speciali che poi non ritroveranno nei problemi che il Gioco presenta, dovremmo proporre allenamenti realistici, dove il Jolly o una superiorità numerica artificiale non sono presenti o, meglio ancora, dovrebbero derivare dalla capacità dei calciatori di leggere le situazioni che il Gioco propone.

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