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L’intelligenza artificiale potrà mai sostituire la figura dell’allenatore?

12 Agosto 2025

Pochi giorni fa, in visita al parco divertimenti di Gardaland, ho assistito allo spettacolo “A.I. The Future is Here”, uno show che combina tecnologia e creatività.

All’uscita dal teatro mi sono interrogato se fosse mai possibile sostituire la figura dell’allenatore (o del formatore che sia) con quella dell’intelligenza artificiale.

E così, per gioco, mi sono divertito a chiedere alla nostra I.A. se fosse in grado di prepararmi il primo allenamento della stagione per una categoria U14: “vorrei che mi preparassi un allenamento di calcio per una squadra di Giovanissimi U14. L’allenamento sarà il primo della stagione dopo due mesi di inattività. Cosa mi consigli?”

Il risultato, almeno sulla carta, è stato per certi versi sorprendente; tanto da arrivare a pensare che probabilmente, già allo stato attuale, ha alla base alcune considerazioni e competenze che difficilmente ho osservato negli ultimi 7 anni nel ruolo di responsabile tecnico.

L’idea su come strutturare questo articolo è una sorta di botta-risposta, analizzando punto per punto cosa ci propone la nostra I.A.

👾 Ottima richiesta! Il primo allenamento della stagione per una squadra di Giovanissimi U14 (13-14 anni) dopo due mesi di inattività deve avere obiettivi chiari, carichi progressivi e soprattutto un approccio motivante, per riaccendere entusiasmo e costruire le basi atletiche e tecnico-tattiche della stagione.

🗣 I punti su quali mi vorrei soffermare sono “obiettivi chiari, carichi progressivi e SOPRATTUTTO un approccio motivante, per riaccendere entusiasmo…”.

Pianificare la prima settimana di lavoro è, almeno personalmente, uno dei momenti più complessi della stagione; il rischio è quello di non sapere bene da dove iniziare. Domande quali: Qual è il livello del gruppo? Cosa avranno fatto negli anni passati? Quanti ragazzi nuovi ci sono e da dove arrivano? Saranno rimasti in movimento negli ultimi due mesi o saranno stati per lo più a casa? Quanto sarà differente il livello di partenza? Sono tutte domande legittime a cui quasi sempre è solamente il tempo a darci una risposta.

Ciò nonostante, da qualche anno scelgo di iniziare dall’osservare e promuovere, prima in forma ridotta e poi a livello globale, quei comportamenti che potremmo definire come fondamentali (corretto orientamento del corpo, percezione, scaglionamento, smarcamenti vari, utilizzo della conduzione, ecc.) nella risalita del pallone (costruzione dal fondo e bassa).
Il perché di tale scelta è presto spiegato: non posso pensare di essere propositivo nella metà campo offensiva se la palla fatica ad uscire in modo pulito dalla nostra metà campo.

Avere pertanto chiarezza sulla strada da prendere nei primi allenamenti ci permette di iniziare nel modo migliore possibile; anche per questo, chi può portare avanti con lo stesso gruppo il lavoro dall’annata precedente, almeno nei primi 2-3 mesi sarà sicuramente avvantaggiato (c’è chi dice infatti che il vero valore delle squadre lo si vede da dicembre in poi).

Sul tema carichi progressivi, poi, sono alquanto d’accordo. Uno dei grandi errori che commisi nella stagione 2019/20, alle prese con U14 regionale dopo essere uscito dall’esperienza biennale con la medesima categoria ma di una società professionistica, fu quella di scaricare sui ragazzi un volume di principi, sotto-principi e sotto-sotto-principi esageratamente elevato. Risultato: giocatori fino a dicembre in difficoltà…anche se, a onore del vero, nei tre mesi successivi (prima dell’interruzione per il COVID) la squadra inanellò una serie di vittorie e prestazioni davvero importanti e che ancor’oggi ricordo.

Partire pertanto da poche cose, chiare e ben eseguite, è sicuramente più prolifico che farne troppe e fatte male.

Infine, quelle due parole magiche: “entusiasmo e motivante”.
C’è l’abitudine a considerare il periodo pre-campionato come quel momento della stagione in cui si farà tanta fatica, correndo su e giù per il campo mentre i palloni rimangono per la maggior parte del tempo chiusi nella sacca.
Dopo due mesi lontani dallo spogliatoio e dal contesto squadra, vero che i giocatori dovrebbero fremere per tornare, ma è anche vero che ciò che troveranno avrà il suo peso.
Lo sport è sicuramente fatica e la fatica deve regalare piacere (citando Alex Zanardi), ma trovare contesti in cui si giochi, in cui l’errore sia concesso, in cui si respiri un’ambiente sereno, farà la differenza nel processo di formazione della Squadra.

👾 Obiettivi principali del primo allenamento

  1. Riacclimatazione motoria (coordinazione, ritmo, agilità)
  2. Ritrovo del gruppo: clima positivo e spirito di squadra
  3. Stimolo tecnico leggero (controllo, passaggio, guida palla)
  4. Attivazione tattica soft (principi base di gioco collettivo)
  5. Monitoraggio fisico e mentale (osservare i livelli di forma)

👾 Durata totale: 90 minuti

👾 Spazio: mezzo campo + 2 porte + coni, cinesini, palloni

🗣 Interessante leggere come l’I.A. ci proponga innanzitutto un allenamento su di una sola metà campo, in barba a tutte le nostre lamentele sull’avere a disposizione “così poco spazio”.

Degli obiettivi principali che ci suggerisce mi piace in particolare il punto 2: clima positivo e spirito di squadra. Mentre le altre finalità sono infatti quasi una consuetudine, assicurarsi di creare un clima positivo, mettendo in atto piccole o grandi strategie per rafforzare la coesione tra i vari membri, è un’aspetto chiave e a cui molti di noi, probabilmente, danno una rilevanza minore.
Un gruppo coeso, unito, che lavora con dedizione condividendo obiettivi comuni, diventerà ben presto una Squadra: esserlo ha una valore enorme nel confronto tra due team, poiché amplifica i valori e riduce le fragilità di di ciascun membro.

C’è poi un’altra parola che mi piace molto: osservare.

Anche se in questo caso è riferita ai livelli di forma, osservare ciò che emerge dal contesto, come i giocatori interagiscano, quali relazioni appaiono più prolifiche di altre, sono aspetti da monitorare con grande attenzione durante tutta la stagione ma in particolare nel primo periodo.

❌ Sulla durata dell’allenamento, invece, sono meno concorde: potendo sfruttare le giornate di sole, col buio che in estate arriva tardi, il servizio trasporti (pulmini) che inizia solitamente da settembre, oltre al fatto che i ragazzi non vadano a scuola per almeno 20 giorni, ritengo utile rimanere sul campo almeno due ore.

👾 FASE 1 – ACCOGLIENZA & BRIEFING (10’)

  • Saluto e presentazione: riscaldamento mentale e sociale
  • Breve spiegazione del programma
  • Coinvolgimento attivo: stimola feedback e aspettative

🗣 In questo passaggio ci sono alcuni aspetti che ritengo decisamente importanti: la presentazione iniziale, la spiegazione del programma, stimolare i feedback e le aspettative.

Nella presentazione iniziale si vorrebbero dire forse tante cose, presumibilmente troppe. Al fine di non annoiare e passare per logorroici, meglio concentrarsi sulle informazioni indispensabili e lasciare le altre ai giorni che verranno.

La spiegazione del programma della giornata, invece, è un momento probabilmente troppo sottovalutato.
Se nei mesi più freddi può rappresentare un piccolo freno spendere 3-4 minuti tra le intemperie, spiegare quello che si andrà a fare e le finalità della seduta genera una maggior consapevolezza e coinvolgimento degli attori protagonisti (i calciatori).

Seppur sia un grande estimatore della categoria Giovanissimi (11 volte alla guida nelle ultime 13 stagioni), a volte manca un po’ il confronto. Si tratta di una fascia d’età che ha spesso molte insicurezze e in cui le parole, nel confronto con gli adulti, a volte faticano ad uscire (ancor di più oggi rispetto a 15 anni fa, con generazioni sempre più digitali). Per questo non è sempre facile, seppur ci si provi, promuovere il dialogo e il loro punto di vista.

👾 FASE 2 – ATTIVAZIONE MOTORIA (15’)

Obiettivo: riprendere confidenza con il corpo e la palla

  • 5′ corsa leggera + mobilità articolare (in fila, con palla)
  • 5′ skip, calciata, slalom tra coni (esercizi coordinativi)
  • 5′ guida palla + finte + cambi di direzione (individuale)

Varianti:

  • Sfide a tempo (chi completa più slalom)
  • Passaggi di guida con cambio compagno

👾 FASE 3 – TECNICA DI BASE A COPPIE (15’)

Obiettivo: riattivare controllo e passaggio

  • A coppie, passaggi a 5–7 metri, con controllo orientato
    • 2 tocchi: controllo + passaggio
    • Poi: 1 tocco
    • Infine: controllo con cambio direzione

Varianti:

  • Passaggio di interno, esterno, collo
  • Richiama concetti: corpo aperto, appoggio, postura

🗣 Fino a 8 anni fa ero solito pure io iniziare la stagione con una ripresa dei fondamentali tecnici. Trasmissione, ricezione, guida della palla, colpo di testa e dominio aereo erano una consuetudine nelle prime due settimane di lavoro.
Attenzione, ci dedicavo 30 minuti circa ad allenamento, su due ore; non è che facessi due ore di tecnica analitica 😅

La linea metodologica era che fosse necessario rispolverare (più che affinare) delle gestualità tecniche rimaste magari nel cassetto nei due mesi di inattività.

Seppur a distanza di anni la ritenga ancora una soluzione valida, la stessa I.A. ce ne suggerisce l’impiego, oggi preferisco portare la tecnica in situazione.

Attenzione, non sto dicendo che non approvi la tecnica analitica – vi ho detto che la ritengo una soluzione ancor oggi valida – ma che preferisco partire dall’osservazione della tecnica nel contesto di gioco. Un giocatore che sa fare magari più di 500 palleggi può dimostrare di possedere un’ottima padronanza tecnica, ma non per questo significa (anche se è probabile) che la sappia utilizzare nel contesto di gioco reale.
Per ciò, prima di partire dal gesto tecnico, preferisco partire dal gioco per poi, se mai, qualora ve ne fosse bisogno, tornare indietro.

L’I.A., nella prima fase, ci suggerisce di inserire tra le varianti delle “sfide a tempo”, come ad esempio delle staffette.
A tal proposito, ritengo che qualora utilizzassimo esercizi di tecnica analitica, questi debbano essere strutturati proprio sotto forma di sfida al fine di aumentare il coinvolgimento e la motivazione degli atleti.

👾 FASE 4 – POSSESSO PALLA 4v2 / 5v2 (RONDOS) (15’)

Obiettivo: percezione spazio-tempo, controllo sotto pressione

Campo 12×12 metri (modificabile)
Tocchi limitati (2 max)
Cambio ruolo ogni 60-90 sec

Focus tecnico-tattico:

  • Smarcamento breve/lungo
  • Linee di passaggio
  • Transizione: da difensore a giocatore attivo

👾 FASE 5 – GIOCO POSIZIONALE / MINIPARTITA TEMATICA (20’)

Obiettivo: iniziare a rivedere principi di gioco collettivo

6v6 con sponde + 2 jolly interni (gioco in superiorità numerica)
Obiettivo: mantenere possesso per 6 passaggi → 1 punto
Campo: 30×20 metri

Focus:

  • Giocatori larghi
  • Sponde come appoggio laterale
  • Trovare il jolly = visione gioco

🗣 Delle fasi 4 e 5 suggerite dall’I.A. mi ha colpito (visto che è una macchina a progettarle) la consequenzialità di queste.

Partendo da un’attività a numeri ridotti, utile ad introdurre ed osservare alcuni comportamenti, si sviluppa successivamente un’esercitazione che potremmo definire come la progressione della precedente.
Nulla di nuovo e che si può trovare da anni anche qui su Ideacalcio.
Il problema nasce se mai dalla difficoltà di alcuni allenatori a strutturare l’attività in questo modo.
Come ho scritto in precedenza, in veste di responsabile tecnico mi è capitato di leggere e vedere oltre un migliaio di schede negli ultimi 7 anni.
Una delle correzione che spesso mi trovo a fare agli allenatori è che la seduta sembra “un’accozzaglia” di contenuti. Troppe cose scollegate tra loro. Manca un filo conduttore, un obiettivo che unisca le varie attività.

Può essere utile lavorare in questo modo?
Quasi tutto è utile, ci mancherebbe (quel quasi è riferito ad esempio ai balzi su 40cm di ostacoli nei Pulcini). Ciò che mi chiedo è però quanto tempo servirà per trasferire sul campo, dall’allenamento alla partita, quei contenuti, visto e considerato che i tempi perché si instaurino quei comportamenti come abitudini si allungheranno inevitabilmente.

👾 FASE 6 – PARTITINA FINALE LIBERA (15’)

Formato: 7v7 o 8v8 (rotazioni ogni 5’ se necessari)
Obiettivo: gioco libero per esprimersi e divertirsi
Ruolo dell’allenatore: osservare senza intervenire troppo

👾 FASE 7 – DEFATICAMENTO + DEBRIEFING (10’)

Corsa lenta + stretching guidato
Cerchio finale: domande tipo: Cosa ti è piaciuto di più? Ti sei sentito a tuo agio? Come ti sei sentito fisicamente?

🗣 La partita finale c’è chi sostiene debba durare anche 30 minuti e che vada inserita in ogni allenamento.
Ciò che tuttavia mi preme sottolineare in questo passaggio è ancora una volta lo stesso: “osservare senza intervenire troppo”.

Se è vero che ogni gruppo è diverso e che mi è capitato di assistere a sessioni in cui l’allenatore finiva sotto la doccia stanco quasi i giocatori, al fine di mantenere un’intensità accettabile, la capacità di saper osservare e di farsi da parte è forse una di quelle consapevolezze che si acquisiscono col tempo.

A volte si assiste a esercitazioni o partite finali ricche di interruzioni, in cui l’allenatore, nel tentativo di impartire qualche “preziosa e fondamentale correzione”, finisce il più delle volte per frammentare e spezzettare il naturale svolgimento del gioco.

A volte bisognerebbe limitarsi ad osservare l’errore e capire come le due squadre si fronteggino per colmarlo o per approfittarne. Ciò invece molte volte non è nemmeno possibile, con continue indicazioni e “consigli” – che spesso diventano obblighi – da eseguire in quella che, per definizione, dovrebbe essere la partita libera.

👾 Note per l’allenatore

Favorisci comunicazione: incoraggia dialogo, domande, supporto tra pari
Osserva con attenzione: forma fisica, reattività mentale, attitudine
Rendi l’allenamento piacevole: dopo la pausa estiva, molti possono avere ansie o stanchezza
Gestisci i tempi: meglio fare meno ma bene, piuttosto che troppe cose affrettate

🗣 La comunicazione è uno degli aspetti più difficile da promuovere; tanto che negli anni ho dovuto escogitare alcune strategie che con alcuni gruppi si sono rivelate efficaci.
Il dialogo e l’aiuto dentro il campo sono fattori chiave nel confronto tra avversari di valore simile (discorso diverso se una squadra è nettamente più forte dell’altra; pur non comunicando a parole avrà probabilmente la meglio), ma ciò deve essere promosso già a partire dall’attività di base perché poi diventa dannatamente difficile porvi rimedio.

Detto della capacità di saper osservare da parte dell’allenatore, un altro aspetto interessante può essere proprio quello legato alle ansie e insicurezze che si possono generare nei primi allenamenti.
Un allenatore nuovo, qualche compagno diverso o il passare da una piccola società ad un’altra più selettiva, sono variabili che, soprattutto coi più giovani, possono destabilizzare e creare per l’appunto ansie e malumori che limitano le capacità espressive del giocatore.
Far sentire tutti a proprio agio, coinvolgere e creare un clima di confronto dovrebbero essere tra i primi obiettivi che ogni allenatore dovrebbe porsi.

Concludo con alcune considerazioni personali sull’esperimento oggetto di questo articolo.

Innanzitutto vorrei evidenziare l’assenza del lavoro fisico, se non per alcune andature iniziali. Ciò è già di per sé un aspetto importante, considerando che una buona fetta degli allenatori crede ancora, nel 2025, che il periodo pre-campionato serva a “mettere benzina nelle gambe almeno fino a dicembre”, dove poi si finirà per fare il famoso “richiamo invernale”.
Sarebbe curioso capire se l’I.A. non me l’abbia suggerito per via della categoria in questione (Giovanissimi U14) o solamente perché si tratti del primo allenamento (l’esperimento andrebbe portato avanti e strutturato su più settimane).

Seppur ritenga che ad oggi sarà probabilmente – fortunatamente – impossibile che l’Intelligenza Artificiale sostituisca la figura dell’allenatore (o del formatore), sono rimasto colpito come questa non mi abbia presentato solamente degli obiettivi tecnico-tattici, sui quali tutti noi rivolgiamo le nostre attenzioni, bensì mi abbia sottolineato più volte l’importanza dell’instaurare un clima positivo in cui le relazioni tra i vari membri vengano promosse e valorizzate.

Quel “fortunatamente” ero molto indeciso se introdurlo nel paragrafo precedente.
Se da un lato ha un’accezione positiva, mantenendo vivo e immutato il rapporto umano, c’è da chiedersi se a volte non sarebbe meglio che alcuni allenatori venissero sostituiti da delle macchine che, viste le premesse e i suggerimenti portateci, non sembrano poi nemmeno così male.

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