Nel calcio giovanile, in particolare nell’attività di base, l’allenatore si trova quotidianamente a dover scegliere come comunicare con i propri ragazzi: spiegare, correggere, stimolare. Tradizionalmente, la comunicazione è prevalentemente verbale e sonora (“passa!”, “tira”, “pressa”).
Tuttavia, la ricerca scientifica degli ultimi anni ci suggerisce che, nei giovani calciatori, gli stimoli visivi rivestono un ruolo centrale nello sviluppo delle capacità percettive, decisionali e motorie, spesso più efficace rispetto agli stimoli sonori, soprattutto nelle fasi di apprendimento iniziale.
Questa affermazione rispecchia dopotutto quanto avviene durante la partita, dove l’80% delle decisioni sono generate da stimoli visivi, con un 20% invece generato da stimoli sonori (indicazioni dell’allenatore o dei compagni).
In questo senso, è illuminante l’articolo di Stefanie Klatt & Nicholas J. Smeeton (2021): Processing visual information in elite junior soccer players: Effects of chronological age and training experience on visual perception, attention, and decision making, pubblicato nel European Journal of Sport Science.
Lo studio in questione dimostra che nei calciatori (anche giovani) la qualità della prestazione è fortemente legata ai processi di percezione visiva e di esplorazione dell’ambiente, come lo scanning visivo, l’uso della visione periferica e la ricerca di informazioni spaziali.
Il calcio, infatti, è uno sport open-skill, caratterizzato da ambienti mutevoli e imprevedibili. La prestazione non dipende solo dall’esecuzione tecnica, ma dalla capacità di:
- percepire informazioni rilevanti,
- selezionarle rapidamente,
- prendere decisioni adeguate in tempo reale.
Con stimoli visivi si intendono tutte quelle informazioni che il bambino può appunto vedere direttamente:
- posizione di compagni e avversari,
- spazi liberi e occupati,
- movimento della palla,
- segnali ambientali (linee, porte, colori, riferimenti spaziali),
- dimostrazioni pratiche e modelli di azione.
Per il bambino “vedere” significa capire senza tradurre verbalmente, riducendo il carico cognitivo.
All’interno delle decisioni di comportamento generate da stimoli visivi, distinguiamo due tipi di decisioni:
- quelle basate sull’attenzione;
- quelle basate sulla percezione.
Questa distinzione viene dalla psicologia dello sport e dagli studi sulle abilità percettivo‑cognitive. Serve a capire come un giovane calciatore arriva a scegliere cosa fare in campo.
- La decisione basata sull’attenzione
È una decisione guidata principalmente dal controllo attentivo cosciente. Il giocatore dirige volontariamente l’attenzione su pochi indizi specifici (spesso indicati dall’allenatore) e decide in modo più lento e controllato.
La letteratura (Decision Making in Sport: The Role of Attention, Prioritisation and Memory, in Psychology & Psychological Research International Journal) la collega a processi:
- più consapevoli
- più sequenziali
- con maggiore carico cognitivo.
“Guarda se l’esterno è libero, altrimenti gioca dietro” è un tipico stimolo visivo di esempio che richiede una decisione basata sull’attenzione.
La sequenza sarà che il bambino riceve palla ➡️ pensa all’istruzione ➡️ cerca visivamente l’esterno ➡️ decide cosa fare.
Questo tipo di approccio può risultare:
- utile nelle fasi iniziali di apprendimento in quanto aiuta a capire cosa osservare;
- limitante in situazioni di gara caotiche o intense; inoltre potrebbe peggiorare la qualità decisionale in contesti appunti dinamici (The influence of coaching instructions on decision-making in soccer, in The Journal of Sport and Exercise Science).
- La decisione basata sulla percezione
È una decisione che emerge direttamente dalla percezione dell’ambiente di gioco, senza passaggi coscienti intermedi. Il giocatore riconosce pattern di gioco (spazi, movimenti, tempi) e agisce in modo rapido e adattivo.
Ad esempio, un bambino riceve palla, vede il difensore in ritardo e gioca di prima in verticale nello spazio, senza “pensarci”. Sta agendo in modo inconsciamente consapevole.
Questo approccio può risultare:
- Utile in quanto riproduce più fedelmente il contesto partita;
- Più difficile da allenare.
Le ricerche (ad es. Exploring decision-making practices during coaching sessions in grassroots youth soccer: a mixed-methods, in Science and Medicine in Football) dimostrano che giochi ridotti e situazioni rappresentative migliorano questo tipo di decisione nei giovani calciatori.
In conclusione, gli studi sullo sviluppo del talento mostrano che:
- nei primi anni dell’apprendimento serve un minimo di guida attentiva da parte dell’allenatore;
- la prestazione reale in gara dipende soprattutto da decisioni basate sulla percezione.
Di seguito alcune proposte di esercitazioni che alternano stimoli basati sull’attenzione e stimoli basati sulla percezione.
- Attacca il cancello: 1v1 + jolly
Organizzazione: si creano 3 squadre: una dei difensori, una dei jolly, una degli attaccanti.

Si creano inoltre due cancelli di diverso colore ai lati del cancello dei difensori.
- Attacca il cancello illuminato – Stimolo attentivo (e percettivo per il difensore)
Si posizionano due paletti con due luci (andranno benissimo anche quelle da running) comandate dall’allenatore.
L’esercitazione inizia con il difensore che gioca palla al jolly, il quale riceve e, tramite controllo orientato, gioca all’attaccante. A questo punto l’allenatore illuminerà le luci di un colore corrispondente ad una delle due portine.
L’obiettivo dell’attaccante + jolly sarà quello di collaborare al fine di entrare in conduzione nella portina corrispondente al colore delle luci.
Se il difensore recupera palla, collaborerà anch’esso con il jolly per lo stesso obiettivo.
Lo stimolo visivo qui è evidentemente attentivo: il giocatore pensa alle istruzioni, cerca un indizio prestabilito (la luce), decide come affrontare il 2v1 al fine di raggiungere l’obiettivo.
Per il difensore invece lo stimolo sarà percettivo, in quanto le luci sono alle sue spalle e non ha contezza del colore acceso.
- Attacca il cancello aperto – Stimolo percettivo
In questo caso non si utilizzano le luci. Non vogliamo infatti che il giocatore cerchi la soluzione giusta, ma che scelga la miglior soluzione possibile.
In questo senso, si imporrano vincoli e non regole tecniche: gli attaccanti dovranno attraversare una dei due cancelli a piacimento, con i seguenti vincoli
- siano stati fatti 3 passaggi tra jolly e attaccante;
- il jolly non può attraversare i cancelli, ma dovrà porsi sempre come “regista”.
In questo modo l’attenzione non è guidata dall’allenatore, ma dall’esplorazione visiva dei giocatori.
- 1v1/2v2/3v3 con cambio situazione identificata da colore – Stimolo attentivo e percettivo
(Es. Uscita colore rosso e cambio situazione da 2v2 a 3v3)
Organizzazione: Si creano 2 squadre che si porranno nelle zone vicine ai pali delle rispettive porte all’interno di un campo (18x12m) con l’obiettivo di segnare nella porta avversaria.

Si posizionano 2 paletti con due luci, disposte all’esterno dello spazio di gioco, speculari nelle due metà campo. L’esercitazione inizia da un 2v2 prestabilito e il cambio di situazione è dettato dalla sequenza di colori:
– Rosso -> 3v3
– Blu -> 2v2
– Giallo -> 1v1
La durata di esposizione di 1 colore è di 10 secondi ma la sequenza randomica può prevedere l’uscita per 2 volte consecutive dello stesso colore
Regole:
Durante il cambio di situazione si devono sostituire (in autonomia) tutti i giocatori dentro al campo tranne la coppia che sta effettuando il duello (inquadrata in figura). I giocatori che escono si riposizionano vicino alla porta che difendono.
Situazione 1v1 (uscita colore giallo) parte dalla coppia che sta effettuando il duello (possessore palla e difendente più vicino a lui) e ogni volta che la palla esce dal campo o viene effettuato un gol, i 2 giocatori vengono sostituiti da altri 2 fino al cambio colore-situazione.
Lo stimolo visivo è inizialmente attentivo in quanto i giocatori pensano a delle istruzioni, cercano un indizio prestabilito (la luce) e comunicano tra loro per riorganizzare il numero di giocatori e lo spazio da occupare.
L’aspetto percettivo invece, si manifesta in seguito a quello attentivo, trasformando la decisione cosciente (numero di giocatori che entrano in campo) con una incosciente, che emerge direttamente dalla percezione dell’ambiente di gioco, volutamente reso più caotico, canalizzando il carico cognitivo verso l’obiettivo.
Tutto questo per cercare di ricreare contesti più vicini all’intensità e imprevedibilità della partita.
Ha contribuito alla stesura dell’articolo anche Luca Zerbetto, collaboratore Pulcini U10 Calcio Padova.
