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11 MISTER: Silvio Baldini

18 Ottobre 2025

 La Lunigiana è la zona transregionale composta dall’insieme delle provincie di La Spezia e Massa Carrara, con una piccola parte della provincia di Parma. A ridosso del mar Tirreno è occupata dalle Alpi Apuane, tagliate in due dalla Cisa, l’autostrada panoramica che collega La Spezia a Parma. Non è più proprio Liguria e non è ancora del tutto Toscana. Ha grandi tradizioni e costumi, una su tutte, i testaroli, il più antico tipo di pasta asciutta. La Lunigiana, oltre che terra di immenso passato e storia, è terra di grandissimi uomini di calcio, da Francini a Ugolotti, da Bertoneri a Buffon, da Orrico a Silvio Baldini.

Baldini nasce a Massa nel 1958. La guerra è finita da oltre dieci anni ma in quella, come in molte altre zone della provincia italiana, gli strascichi della guerra civile non sembrano essere per niente sopiti. La Linea Gotica, ossia l’ultimo fronte in Italia, passa proprio per la Lunigiana. Questo significa che lì più che altrove, in molti hanno deciso in autonomia che la guerra sarebbe terminata quando loro lo avrebbero deciso.
Nella famiglia di Baldini sono fascisti intransigenti per parte di madre, mentre il nonno Paterno è il primo segretario della sezione comunista di Massa Carrara. Nei racconti infiniti della sua infanzia rivivono figure e personaggi molto simili a quelli descritti nei libri di Guareschi. Una su tutte, lo zio materno ex repubblichino che negli anni sessanta gira ancora con lo Sten sotto il cappotto perché teme di essere aggredito. Tutto ciò ci spiega come la sua veracità sia la forma di manifestazione del contesto autentico nel quale è cresciuto.

A livello calcistico, invece, Silvio Baldini nasce con Adriano Buffon, nipote di cotanto zio e padre di cotanto figlio. Buffon è il suo allenatore delle giovanili; un uomo di calcio intelligente e lungimirante. Tanto lungimirante da imporre inizialmente a suo figlio Gianluigi di giocare fuori dalla porta per imparare a giocare coi piedi, prevedendo poi di fargli fare il portiere in seguito. Tanto intelligente da consigliare al giovane Silvio di non attendere di avere quarant’anni per allenare ma di farlo il prima possibile. Il giovane Silvio gli dà retta, iniziando la gavetta da allenatore nelle squadre della Lunigiana per tutti gli anni ottanta. Negli anni novanta due buoni bienni in serie C, uno a Siena e uno a Carrara, viene chiamato in serie B al Chievo del post Malesani. Dopo un settimo posto approda al Brescia appena retrocesso con il progetto per mettere le basi di una risalita stabile nella massima serie.

Il Brescia di Baldini è un ricorso storico di quello di Orrico di venti anni prima: ottimo primo anno e dimissioni semi improvvise all’inizio del secondo, quello poi della effettiva promozione colta poi dall’esperto Sonetti. Questo è un anticipo del Baldini che sarà: non scende a compromessi, lo rivendica e se ne compiace. Non rinuncia a litigare, se è il caso è pronto a lasciare tutto in qualsiasi momento.

Dopo Brescia si ritorna in Toscana. Arriva la chiamata dell’Empoli del presidente Corsi; dopo due stagioni in serie A è di nuovo retrocesso. Può risalire ma è da rianimare.

L’Empoli sarà il capolavoro di Baldini. Gianluca Berti in porta, che finalmente trova una sua dimensione da portiere titolare dopo tanti anni di carriera. Una difesa in linea a 4, schierata a zona con marcatura a uomo dentro la zona. Davanti alla difesa due mediani di rottura in pressione sul portatore di palla quando gli avversari superano la metà campo. Squadra larghissima, con trequartista e due ali d’attacco che spaziano su tutto il fronte (tagliano dentro o vanno sul fondo e crossano) e un terminale d’attacco centrale: il 4-2-3-1 come modulo di partenza (prima di Pochettino, Mourinho e tanti altri) del quale probabilmente Baldini è un po’ l’inventore, o quanto meno è quello che l’ha applicato con maggiore rigore e credendoci. Nell’applicazione sembra molto il 4-3-3 di Zeman e allievi vari, con lanci lunghi verticali, tagli e sovrapposizioni dei terzini. Gli interpreti ideali e consegnati alla storia della fase offensiva sono Rocchi, Maccarone e gli esterni Tavano e Di Natale (il re dei tagli, non a caso a lungo richiesto proprio dalla Salernitana di Zeman).

Se nello scorso articolo ci siamo permessi di sentenziare che Scoglio abbia affrontato (male) il campionato più difficile della storia della serie A (1994-95), qui ci permettiamo di scrivere che l’Empoli di Baldini viene promossa in massima serie arrivando quarto nel campionato più difficile della storia della serie B (2001-02).

Dopo una salvezza in serie A, con i suoi gioielli d’attacco chiamati dalla Nazionale di Trapattoni e da tutte le altre squadre d’Italia, Baldini sembra pronto per la grande occasione, ma così non è. Con il senno di poi afferma che non gli interessa e che è contento così perché è arrivato in serie A; ha la possibilità di fare il mestiere che gli piace e, visto il suo comportamento fuori dal campo del ventennio successivo, gli si può credere.

Gli viene proposto un grande contratto dal sulfureo e imprevedibile Maurizio Zamparini, che l’anno prima ha venduto in una notte il Venezia e comprato il Palermo, trasferendo armi bagagli e giocatori. A Palermo Baldini ha un contratto milionario e una rosa per essere promosso, oltre che una piazza da entusiasmare che gli piacerà un sacco. Il diavolo tuttavia si nasconde nel dettaglio e a metà gennaio, malgrado la squadra sia al terzo posto, Zamparini sono dieci mesi che non esonera un allenatore (Arrigoni per Sonetti nella primavera precedente) e non resiste: inizia a provocare il proprio allenatore, senza ricordarsi che ha assunto un allenatore che è meglio non provocare perché gli risponde per le rime. Il divorzio è fatto.

Dal divorzio di Palermo la carriera di Baldini sembra lentamente avviata verso il declino: subentra a Lecce senza evitare la retrocessione e inizia (non male peraltro dal punto di vista del gioco) con il Catania del dopo Marino. La stagione viene purtroppo minata dal famoso calcio a Di Carlo che lo connoterà per sempre. Lui si giustifica con la naturalezza che gli appartiene e di fronte alla commissione federale risponde: “ma scusi, lei ha mai preso a pedate qualcuno così senza motivo? Credo di no!

Il circo mediatico, lo stesso che fomenta quotidianamente quella stessa violenza psicologica della quale un calcio nel sedere è solo la punta dell’iceberg, è impietoso e pretende scuse pubbliche e private, in diretta e in differita.

Nella stagione 2011-12 viene contattato dal Vicenza che sta per affrontare una B di tutta difficoltà, quella vinta poi dal Torino di Ventura e dal Pescara di Zeman. La dirigenza contatta anche Gigi Cagni, altro disoccupato di lusso e di esperienza, calcisticamente ai suoi antipodi, per lo meno nella fase difensiva. Scelgono Baldini per esonerarlo due volte e per due volte fargli subentrare lo stesso Cagni. Retrocessione (e poi ripescaggio) in una stagione nella quale cambia anche la proprietà.

Seguono sei anni di oblio nei quali si pensa a Baldini come ad un ex allenatore. Un ex allenatore che ha la forza di rilanciarsi da solo, accettando la serie C con la sua Carrarese in difficoltà; talmente in difficoltà da non avere i soldi per pagarlo, ma anche questo è lo stimolo che gli serve per ripartire.
Tre anni alla Carrarese, con due play off, prendendosi sulle spalle tutta la piazza nel difficile momento societario, e tutto senza stipendio, in modo da pareggiare il rimorso per il contratto milionario di Zamparini e andare in pace con la coscienza.
Ne esce vincitore, portatore di fronte a tutti del fatto che è possibile fare calcio con dei valori e dei principi, anche se non sempre accompagnati dalle buone maniere: mi piace il calcio, non il mondo del calcio”.

Baldini, al di là della competenza tecnica, ricomincia con i suoi discorsi visionari sulla magia, sullo spirito che anima le imprese sportive belle e pure. E dal suo ritorno in campo pare proprio che questi discorsi funzionino…

Viene richiamato al Palermo (quasi venti anni dopo), a metà stagione. Centra la vittoria dei play off. In piena epoca di tiki taka e di passaggi corti ed orizzontali, il Palermo di Baldini prevale con i passaggi lunghi e verticali. A fine stagione lo celebrano per la promozione e lui risponde che non gli interessano i risultati ma solo il percorso, che è stato ed è bellissimo.
Va oltre: nell’estate gli sceicchi del City e del Girona comprano il Palermo e al ritorno dalle vacanze dà le dimissioni. Troppe luci e il timore di avere troppo poca autonomia. Lo chiamano a Coverciano per premiarlo come migliore allenatore della serie C e lui, dopo aver ridimensionato i discorsi sulla comunicazione di Velasco, chiede di poter allenare l’Under 21. Gli viene risposto che per rappresentare l’Italia nel mondo ci vuole gente presentabile. Premio o non premio, per molti Baldini è ancora quello del calcio in culo.

Un mese a Perugia e un mese a Crotone, in entrambi i casi capisce di non poter influire e toglie il disturbo, attirandosi di nuovo le critiche degli addetti al sistema.

Un anno fa arriva la chiamata di Sebastiani. Sebastiani ha portato il Pescara in A, ma non spende e retrocede. Poi non spende nemmeno in B e quindi retrocede. Poi non spende neppure in C e allora non risale: ha tutta la piazza contro e per sedarla ogni tanto chiama Zeman, che però è consumato dall’età ed è costretto a ritirarsi. Allora a Sebastiani, piuttosto che comprare non rimane che affidarsi alla magia e, prima di licenziare il sui DS Daniele Delli Carri, gli fa assumere proprio Baldini che accetta.

Baldini sa perfettamente che ci sono almeno tre squadre più attrezzate della sua e la butta subito sul fronte della magia, con un bel richiamo al primo Pescara di Galeone, costruito per la C, che poi è andato in A. Funziona tutto. Probabilmente questo calcio ai limiti della metafisica non funziona dappertutto, ma nella piazza di Pescara attecchisce alla perfezione.

Il Pescara vince i play off e Baldini, prima di tuonare contro il calcio “dei lestofanti”, come lo chiama lui, ringrazia pubblicamente il suo predecessore per avergli fatto trovare una squadra preparata e addestrata al lavoro. Anche questo non lo fa quasi mai nessuno.

Dopo la finale c’è però il divorzio quasi scontato. Troppo lontano dalla famiglia che non smette mai di ribadire essere la cosa più importante per lui... ma anche troppo intelligente per capire che Sebastiani in B non gli comprerà nemmeno un giocatore.

Una storia così bella meriterebbe un finale con un Baldini alla Cincinnato, che ritorna tra i suoi monti e coltiva l’orto come Orrico. Arriva invece quella chiamata all’Under 21 che tanto gli avrebbe fatto piacere. Peccato per il romanticismo del racconto.

Seppur non abbia più niente da dimostrare, obiettivamente se lo merita; augurandoci tutti che si compia il miracolo più grande, ossia che sia lui a cambiare la federazione e non la federazione a cambiare lui.

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