“L’Angolo del Preparatore”: la fatica, di Mattia Tessarin

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“L’Angolo del Preparatore”: la fatica

Nell’articolo di oggi voglio parlarvi di un argomento di cui non se ne sente molto parlare ma che secondo la mia opinione è di estrema importanza: la fatica. Di seguito una definizione molto semplice e chiara:

“La fatica o affaticamento è una sensazione soggettiva di stanchezza ad insorgenza graduale, distinta quindi dall’astenia; a differenza di quest’ultima, inoltre, la fatica può essere alleviata da un periodo variabile di riposo. L’affaticamento può avere cause fisiche o mentali: la fatica fisica è la temporanea inabilità di un muscolo a mantenere un’adeguata efficienza funzionale ed è proporzionale all’intensità dell’esercizio.”  (wikipedia)

È importante, prima di parlare di fatica, offrire una panoramica generale del modello fisiologico prestativo del nostro sport di riferimento, il calcio.

La prestazione e la performance del calciatore ci riportano a dati ricavati da centinaia e centinaia di studi effettuati con l’utilizzo degli strumenti di valutazione (GPS e Match Analysis), in cui notiamo che il calciatore di alto livello percorre circa 9-12 chilometri così suddivisi:

  • 2200 – 2400 metri sono percorsi ad alta intensità con velocità superiori ai 15 km/h
  • 850 – 950 metri sono percorsi ad altissima intensità con velocità superiori ai 19,8 km/h
  • 250 – 350 metri sono coperti sprintando con velocità superiori anche ai 25 km/h

Vi rimando ad un mio precedente articolo: “Il modello prestativo del calciatore”.

Durante la partita i nostri atleti effettuano circa 1300 diversi tipi di attività, di cui circa 200 ad alta intensità, cambiando attività mediamente ogni 4-6 secondi ed eseguendo circa 800 cambi di direzioni.

E’ molto importante conoscere la fatica in cui può incorrere il nostro atleta durante la performance dei 90 minuti. Il giocatore deve disporre di un metabolismo aerobico molto allenato (esso interviene sulle fasi di recupero) e un metabolismo anaerobico estremamente potente per affrontare tutti questi diversi cambi di attività ad alta intensità.

Il senso di fatica che compare durante la partita lo possiamo suddividere in due diversi tipi:

  • fatica transitoria: si presenta durante la partita a causa delle molte attività svolte ad alta intensità;
  • fatica permanente: insorge nel finale della partita, dovuta a volte per lo scarso grado di allenamento, ma determinata dal lavoro svolto durante i 90 minuti.

Mentre la fatica transitoria la incontriamo durante la gara ed è fondamentale disporre di un buon sistema aerobico per recuperare al meglio subito dopo aver svolto fasi di lavoro ad alta intensità, quella permanente è sostanzialmente la più delicata per il nostro atleta, ovvero insorge dopo la gara. L’origine della fatica sembra essere un fenomeno multifattoriale:

  • riduzione delle scorte energetiche (glicogeno)
  • problemi legati alla termoregolazione
  • riduzioni delle capacità contrattili del muscolo

Primo punto: riduzione delle scorte energetiche

E’ molto importante il fattore alimentare poiché la corretta assunzione dei macronutrienti sarà una forte importante per la performance. Avere “carburante” per il nostro muscolo ci darà la possibilità di lavorare con alte intensità per lunghi periodi durante la totalità della gara. La scorretta alimentazione ci può portare, soprattutto nella seconda parte della gara, a un vero e proprio calo drastico di forze ed energie da mettere sul campo per svolgere le varie attività richieste.

Secondo punto: problemi legati alla termoregolazione

E’ importante sapere che le temperature sono un fattore importante per la prestazione. Il troppo caldo potrebbe creare dei problemi al corpo dei nostri atleti. Per esempio, si può arrivare ad un rischioso colpo di calore che può essere causato da temperature estremamente elevate con climi molto umidi. In queste condizioni, il nostro corpo può portare una risposta negativa alla performance, determinando uno stato di malessere dell’atleta (nausea, vomito, pelle arrossata, mal di testa, ecc.).

È importante l’aspetto idratazione anche quando non sembra esserci molto caldo. Tanti giocatori accusano crampi muscolari e, secondo diversi studi, pare che possano sopraggiungere non solo per via della stanchezza, ma nella maggior parte dei casi dalla disidratazione.

Terzo punto: riduzioni delle capacità contrattili del muscolo

Questo è un fattore interno al muscolo, dove per esempio il lavoro eccentrico a buona intensità può creare un danno al muscolo che sarà ripristinato nel giro di 24-72 h. In base alle attività che si svolgono durante l’allenamento si avranno tempi di recupero differente. Ecco perché ad esempio non si allena la forza con volumi elevati a ridosso della gara oppure non si effettuano il giorno prima lavori lattacidi.

 

Foto: https://www.lavozdegalicia.es

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About Author

Mattia Tessarin

Tessarin Mattia, nato a Rovigo 24/10/1989. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell’attività Motoria Preventiva e Adattata. Master in Teoria e Tecniche della Preparazione Atletica nel Calcio presso l’Università di Pisa. Preparatore atletico Professionista. Allenatore di Base UEFA B.

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