Il periodo del raduno estivo rappresenta il momento più delicato e cruciale dell’intera stagione calcistica, una vera e propria rampa di lancio in cui lo staff tecnico getta le fondamenta fisiche, tattiche e psicologiche del gruppo. Sbagliare la gestione dei carichi nelle prime settimane di lavoro può compromettere l’andamento dei mesi successivi, esponendo la squadra a un rischio elevatissimo di infortuni muscolari precoci e a pericolosi cali di forma nel momento clou del campionato. Una corretta programmazione della pre-season richiede una profonda comprensione dei tempi biologici necessari al corpo umano per adattarsi ai nuovi stimoli, specialmente dopo il periodo di inattività totale o parziale delle vacanze estive.
La prima domanda che ogni allenatore si pone riguarda la tempistica ideale e la durata della preparazione estiva. Nella metodologia moderna, un periodo compreso tra le quattro e le sei settimane è considerato il compromesso perfetto per sviluppare gli adattamenti fisiologici necessari senza saturare precocemente le riserve nervose dei calciatori. Iniziare troppo presto rischia di portare la squadra al massimo della forma quando i punti in palio non sono ancora decisivi, mentre una preparazione troppo breve costringe lo staff ad affrettare i tempi, saltando passaggi fondamentali nella progressione dei carichi e sovraccaricando le strutture tendinee e articolari. Per i calciatori è fondamentale arrivare al giorno del raduno avendo già svolto un piccolo programma di avvicinamento nelle due settimane precedenti, composto da corse blande e mobilità, in modo da attenuare l’impatto traumatico con il campo.
Il primo giorno di preparazione calcistica possiede un forte valore simbolico ma deve essere gestito con estrema cautela dal punto di vista prettamente fisico. Molti allenatori commettono l’errore di imporre subito sedute massacranti per testare la resistenza del gruppo, ma la scienza dello sport suggerisce l’esatto contrario. Il debutto stagionale deve essere dedicato ai test di valutazione antropometrica e funzionale, utili a capire lo stato di partenza di ogni singolo elemento, e a esercitazioni ludiche a bassa intensità con il pallone. Questo approccio permette ai muscoli di riabituarsi progressivamente al terreno di gioco, riducendo l’ansia da prestazione e favorendo l’immediata coesione del gruppo, un elemento psicologico altrettanto importante in questa fase di costruzione della nuova identità di squadra.
Cosa si fa concretamente durante le prime due settimane di una preparazione atletica strutturata? Il lavoro iniziale si concentra su un volume elevato a intensità moderata, privilegiando la capacità aerobica generale e il ricondizionamento muscolare. In questa fase iniziale, il preparatore propone corse continue a ritmi controllati, circuiti di stabilizzazione del core e lavori di forza generale a corpo libero o con piccoli sovraccarichi. Solo a partire dalla terza settimana il volume comincia a calare per lasciare spazio alla specificità del calcio, introducendo i lavori di potenza aerobica, le ripetute sul campo, le variazioni di ritmo e le esercitazioni situazionali ad alta densità come i giochi di posizione e i possessi palla in spazi ridotti.
🙋 Occorre tuttavia precisare che nelle realtà dilettantistiche, come ad esempio una seconda o una terza categoria, iniziare ad ad utilizzare lavori specifici a partire dalla terza settimana, equivale a farlo quasi a ridosso dell’inizio campionato. In questo articolo vengono infatti riportate le fonti scientifici – ciò che ci suggerisce la scienza – ma starà poi ad ogni allenatore calarsi nel proprio contesto.
Un aspetto troppo spesso trascurato nella gestione della pre-season, specialmente nel calcio dilettantistico, è la nutrizione dei calciatori durante i giorni di doppio allenamento o di grande calura estiva. Cosa mangiare durante la preparazione atletica diventa una variabile prestativa di primissimo piano. Lo staff deve educare gli atleti a consumare pasti ricchi di carboidrati complessi a basso indice glicemico nelle ore precedenti la seduta, fondamentali per saturare le scorte di glicogeno muscolare, e a garantire un apporto proteico adeguato a fine giornata per riparare le microlesioni generate dallo sforzo. L’idratazione costante, prima, durante e dopo l’allenamento, insieme all’assunzione di sali minerali, è l’unica vera difesa contro i crampi e i colpi di calore, garantendo la lucidità mentale necessaria per apprendere anche i nuovi concetti tattici espressi dall’allenatore.
Pianificare una preparazione estiva di successo significa quindi saper bilanciare la fatica con il riposo, integrando fin da subito la palla in ogni proposta per mantenere alta la motivazione dei giocatori. Che si tratti di una squadra professionistica o di una realtà di Prima Categoria, il segreto risiede nel rispetto maniacale della progressività del carico. Solo permettendo al calciatore di assimilare lo stress fisico giorno dopo giorno si eviteranno i classici stop muscolari di settembre, consegnando all’allenatore un gruppo integro, brillante e pronto a darsi battaglia fin dal primo minuto della prima partita di campionato.
Bibliografia di riferimento
- Hoffman, J. R., & Kaminsky, M. (2000). Cultural changes in soccer conditioning: from traditional to modern training methods. Journal of Strength and Conditioning Research.
- Reilly, T. (2006). The science of training – soccer: A development guide for distance running. Routledge.
- Iaia, F. M., Rampinini, E., & Bangsbo, J. (2009). High-intensity training in football. International Journal of Sports Physiology and Performance.
- Mallo, J. (2015). Complex Periodization in Football: Soccer Training Method. To專業 Sports.