Nelle discussioni tra appassionati, dirigenti e spesso anche tra gli stessi atleti, il concetto di avere fiato viene quasi sempre associato alla quantità pura di corsa che un giocatore riesce a esprimere durante i novanta minuti di una partita. Nel calcio moderno, tuttavia, la resistenza non è una qualità lineare e non può essere allenata semplicemente accumulando chilometri su chilometri a ritmo costante, come farebbe un maratoneta o un corridore di fondo. Il calcio è biologicamente classificato come uno sport intermittente ad altissima intensità, il che significa che il calciatore deve essere in grado di alternare scatti fulminei, frenate, contrasti e cambi di direzione continui a momenti di cammino o corsa leggera, senza che la qualità del gesto tecnico e la lucidità tattica vengano meno.
Per capire come migliorare il fiato in modo efficace sul rettangolo verde, è necessario analizzare il tipo di resistenza di cui il calciatore ha realmente bisogno. La fisiologia dello sport definisce questa qualità come potenza aerobica, ovvero la capacità dell’organismo di consumare la maggior quantità possibile di ossigeno nell’unità di tempo durante uno sforzo massimale. Sviluppare una grande potenza aerobica permette al giocatore non solo di coprire distanze importanti durante il match, ma soprattutto di velocizzare il processo di risintesi dei fosfati e di smaltimento del lattato nei brevi momenti di pausa che intercorrono tra un’azione e l’altra. Un calciatore ben allenato dal punto di vista aerobico non è tanto colui che corre più veloce in assoluto, quanto colui che riesce a ripetere lo stesso scatto ad alta intensità per trenta o quaranta volte nell’arco della gara mantenendo standard prestazionali elevati.
All’interno di questo panorama metodologico, uno dei dubbi più frequenti tra gli allenatori riguarda l’utilizzo e l’efficacia delle classiche ripetute. Nella vecchia scuola, le ripetute su distanze fisse come i quattrocento o gli ottocento metri venivano considerate il dogma assoluto per fare fiato, ma oggi la loro applicazione è stata profondamente rivista e integrata con lavori più specifici. Le ripetute nel calcio servono principalmente a innalzare la soglia anaerobica, ma per essere davvero utili devono ricalcare la natura frazionata del gioco. Si prediligono quindi i lavori intermittenti, come ad esempio le serie composte da quindici secondi di corsa ad alta intensità alternati a quindici secondi di recupero passivo o attivo, una struttura biologica che costringe il sistema cardio-circolatorio a continui e rapidi adattamenti, simulando esattamente ciò che avverrà poi la domenica durante la partita.
Un altro fenomeno fisiologico molto noto sui campi da calcio, specialmente nelle prime fasi della stagione o durante i cambi di ritmo repentini, è quello comunemente definito come spezzare il fiato. Questa transizione, che spesso spaventa i giocatori meno esperti a causa di una temporanea e acuta sensazione di sofferenza respiratoria, rappresenta il momento in cui l’organismo passa da un regime metabolico di riposo a uno di pieno sforzo, allineando la richiesta di ossigeno dei muscoli con la capacità del cuore e dei polmoni di pomparlo nel flusso sanguigno. Per aiutare i calciatori a superare rapidamente questo blocco iniziale e a riprendere il fiato, lo staff tecnico deve inserire una fase di attivazione pre-gara o pre-allenamento che sia progressiva ma che includi anche brevi picchi di intensità, preparando i polmoni e il cuore a gestire la richiesta metabolica immediata del match fin dal primissimo fischio d’inizio.
Accanto al lavoro a secco e alle ripetute condizionali, la metodologia moderna offre agli allenatori uno strumento straordinario per aumentare la resistenza fisica integrando la componente atletica con quella tecnico-tattica: i giochi in spazi ridotti, noti a livello internazionale come Small Sided Games. Modulando sapientemente le dimensioni del campo, il numero di giocatori coinvolti, le regole di tocco e la presenza o meno delle porticine, l’allenatore può generare uno stress metabolico uguale o superiore a quello di una ripetuta tradizionale. Una partita a tema disputata ad esempio in un tre contro tre in uno spazio molto stretto costringe gli atleti a una densità incredibile di accelerazioni, frenate e cambi di direzione, stimolando la potenza aerobica e la resistenza alla corsa in un contesto situazionale dove il calciatore è obbligato a pensare, decidere e calciare sotto l’effetto della fatica, riproducendo la reale complessità del gioco del calcio.
Bibliografia di riferimento
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- Impellizzeri, F. M., Marcora, S. M., Castagna, C., et al. (2004). Physiological and performance effects of generic versus specific aerobic training in soccer players. International Journal of Sports Medicine.
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