Il mese di luglio, per molte società calcistiche, fa rima con una parola chiave: Open Day. Non si tratta di un semplice allenamento a porte aperte, ma del vero e proprio biglietto da visita del club. È il momento in cui accogliamo nuovi potenziali iscritti, si valutano ragazzi provenienti da altre realtà e, soprattutto, mostriamo ai genitori la qualità del nostro ambiente e della nostra proposta tecnica.
🟠 Su questo aspetto c’è tuttavia da fare una precisazione. Non tutte le società hanno la stessa MISSION (chiamiamola così). A seconda del contesto e di quelli che sono gli obiettivi del club, possiamo avere realtà che non fanno nessun tipo di distinzione e accettano bambini di tutti i livelli, mentre altre, per scelta, preferiscono fare una maggior selezione in ingresso (club professionistici o dilettantistici di prima fascia). Si può essere d’accordo o meno – non è questo il punto – ma questo è un aspetto chiave che crea alcune sfumature differenti su come si osservano i nuovi arrivati.
Quando parliamo della categoria Pulcini (U10/U11), ci troviamo di fronte bambini nel pieno dell’apprendimento motorio e tecnico, ma che mantengono un forte bisogno di gioco e centralità.
Come si struttura, quindi, un Open Day che lasci il segno? Ecco quella che può essere una proposta di allenamento dinamica, efficace e a “zero tempi morti”.
⏱️ Il programma dell’allenamento (durata 90 minuti)
L’obiettivo principale è far toccare il pallone ai bambini il più possibile, riducendo al minimo le file e le spiegazioni teoriche.
🟠 Mi è capitato di assistere a spiegazione e correzioni durante gli Open Day ma francamente non ve ne trovo molto il senso. Oltre ad aver creato un contesto in cui si possa giocare e divertirsi, per me l’allenatore deve in larga parte limitarsi ad osservare (qualora si stia facendo della selezione) ed eventualmente coinvolgere (proprio con le categorie della Scuola Calcio).
Accoglienza e gioco libero
L’arrivo al campo è il momento più delicato: i bambini spesso non si conoscono, sono timidi e i genitori osservano da dietro la recinzione.
Viene allestito una sorta di “recinto del gioco libero” con porticine e palloni a disposizione. Man mano che i bambini arrivano, vengono inseriti in piccoli match autogestiti (2v2 o 3v3).
In questa primissima fase il focus è sul rompere il ghiaccio, scaricare la possibile tensione e iniziare a familiarizzare con i compagni senza la pressione di dover eseguire un esercizio.
Attività ludico-motoria
Tutti i bambini si uniscono per la prima vera fase guidata dallo staff tecnico.
Possono essere strutturati dei giochi di orientamento nello spazio e dominio della palla (es. “Semaforo”, “Cacciatori di code” o varianti di tag-rugby adattate al calcio).
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Il cuore della seduta: stazioni tecnico-tattiche a rotazione
🟠 Il numero di stazioni e il tipo di attività in ognuna di essa dipendono siano dalle persone che compongono lo staff ma anche banalmente dal numero di iscritti. Ritrovarsi con 8-9 bambini o con 40, cambia decisamente le cose.
Si dividono i partecipanti in piccoli gruppi, avendo cura di mescolare i volti nuovi con i ragazzi già tesserati per favorire l’integrazione.
Stazione 1 | Il duello (1v1): Un focus sulla fantasia e sul coraggio. Situazioni di 1v1 ravvicinate con l’obiettivo di superare l’avversario e calciare in porticine o porte difese da portieri.
Stazione 2 | Il tiro in porta: Un brevissimo percorso tecnico con conclusione a rete contro un portiere.
Stazione 3 | Small sided games (3v3): Partite in spazi ridotti con l’obiettivo di stimolare le transizioni rapide, il decision-making e l’alta intensità di tocchi per ogni bambino.
Il “Torneone”
La parte più attesa da ogni giovane calciatore.
Si organizzano uno, due o più campi di gioco a seconda dello spazio a disposizione ma soprattutto dal numero di ragazzi presenti. Si possono organizzare partite 7v7, 6v6, 5v5 o anche 4v4.
Libertà totale di gioco. Lo staff tecnico si limita a osservare e a sottolineare le giocate positive (soprattutto dei bambini nuovi, per aumentarne l’autostima).
Terzo tempo e saluti finali
Un momento di condivisione finale. È l’occasione ideale per lo staff e la dirigenza per scambiare due parole con le famiglie in un clima rilassato per presentare il proprio progetto.
🛠️ I dettagli che fanno la differenza
Un Open Day non è solo campo. Per renderlo davvero professionale, occorre curare alcuni aspetti organizzativi:
Comunicazione dello staff: toni sempre positivi, accoglienza personalizzata all’arrivo e focus sul rinforzo positivo piuttosto che sulla correzione dell’errore.
Coinvolgimento dei genitori: la trasparenza e l’organizzazione percepite da fuori dal campo sono il primo motivo di iscrizione per una famiglia.
🟠 Gadget di ricordo: lasciare un piccolo segno tangibile (un adesivo della società o un piccolo attestato) consolida l’esperienza vissuta dal bambino.
