Scuola Calcio

Regolamento attività di base 2026-2027: guida tecnica e metodologica per gli allenatori della scuola calcio

27 Luglio 2026

Il regolamento ufficiale FIGC-SGS 2026-2027 per l’attività di base vincola l’azione dei tecnici della scuola calcio attraverso parametri stringenti su minutaggio obbligatorio, autoarbitraggio e modifiche strutturali del gioco. Questa guida offre una sintesi operativa completa per pianificare la stagione nel rispetto delle tutele formative federali.

Quali sono le regole ufficiali della federazione per le categorie dell’attività di base nella stagione 2026-2027?

L’attività di base del calcio giovanile italiano è strutturata su macro-categorie che definiscono in modo progressivo il numero dei giocatori, i tempi di gioco, le dimensioni dei campi e le specifiche del pallone da utilizzare. Il quadro normativo per la stagione 2026-2027 prevede una precisa architettura pedagogica:

  • Piccoli Amici (2020-2021): si gioca in modalità 2v2 o 3v3, con una durata dei tempi variabile da un minimo di 5 a un massimo di 10 minuti per frazione. Le dimensioni del campo oscillano tra i 15-30 metri di lunghezza e i 10-15 metri di larghezza. Il pallone prescritto è il numero 3.
  • Primi Calci (2018-2019): i confronti avvengono in modalità 4v4 o 5v5. La durata dei tempi varia da 8 a 12 minuti per frazione. I campi misurano 25-40 di lunghezza e 12-25 metri di ampiezza, si utilizza un pallone numero 3.
  • Pulcini (2016-2017): la modalità standard è il 7v7. La gara si articola su 3 tempi da 15 minuti ciascuno. Le dimensioni del terreno di gioco sono 50-65 di profondità e 35-45 metri di ampiezza, con porte da 4×2 metri ed è obbligatorio l’uso del pallone numero 4.
  • Esordienti (2014-2015): si gioca 9v9 su 3 tempi da 20 minuti. Il campo si estende su superfici di 60-75 di profondità e 40-55 metri di ampiezza, con porte da 6×2 metri e pallone numero 4.

Come si gestiscono le sostituzioni e il minutaggio obbligatorio dei bambini durante la gara?

La gestione dei cambi nell’attività di base è governata dal principio della massima partecipazione, strutturato per azzerare le logiche di selezione precoce legate al risultato. La norma federale impone una precisa alternanza che i tecnici devono pianificare prima del fischio d’inizio:

  • vincolo dei primi due tempi: ogni bambino iscritto nella lista di gara deve obbligatoriamente disputare almeno uno dei primi due tempi di gioco senza poter essere sostituito. Questo significa che chi entra in campo nel primo tempo deve rimanervi fino alla fine della frazione, e lo stesso vale per i subentrati nel secondo tempo.
  • sostituzioni nel secondo tempo: durante lo svolgimento del secondo tempo, l’allenatore può effettuare cambi in modalità volante esclusivamente utilizzando i bambini che hanno già preso parte al primo tempo.
  • frazione finale a rotazione libera: nel terzo tempo (e nell’eventuale quarto tempo) le sostituzioni diventano libere. La federazione auspica che ogni atleta partecipi ad almeno due tempi sui tre previsti.
  • estensione al quarto tempo: qualora la rosa sia numerosa e non sia possibile attivare campi contigui, le società possono concordare la disputa di un quarto tempo (15′ per i pulcini, 20′ per gli esordienti). In questo caso specifico, tutti i bambini iscritti in lista devono giocare almeno due tempi completi e non possono prender parte a più di tre frazioni.

Dal punto di vista metodologico avanzato, l’obbligo di non sostituire i giocatori nei primi due tempi priva il tecnico del potere di correzione immediata degli errori tramite il cambio. Nella mia esperienza sul campo, questa regola è nata per limitare la foga dei tecnici orientati esclusivamente al risultato, ma talvolta finisce per esporre il bambino a un sovraccarico emotivo qualora si trovi in palese difficoltà contro un avversario diretto più strutturato. L’allenatore non dovrebbe a questo punto aggirare la norma spostando il giocatore in posizioni marginali, bensì deve supportarlo modificando le funzioni collettive dei compagni vicini.

Come funziona l’autoarbitraggio e quali sono i compiti del dirigente arbitro?

L’autoarbitraggio è la modalità di direzione di gara obbligatoria per la categoria pulcini, concepita per stimolare l’auto-organizzazione, la conoscenza delle regole e la creazione di un clima orientato all’apprendimento. La definizione di autoarbitraggio prevede che la gestione delle decisioni di campo sia delegata direttamente ai giovani calciatori in tempo reale, riducendo l’intervento degli adulti a funzioni puramente pedagogiche.

La figura chiave del confronto è il dirigente arbitro. I compiti operativi del dirigente arbitro si dividono in tre fasi distinte:

  • fase pre-gara: deve identificare i giocatori d’accordo con la squadra avversaria, riunire i bambini per ricordare le regole e fornire istruzioni pratiche, come l’obbligo di alzare la mano e chiamare a voce alta il fallo o la punizione.
  • fase durante la gara: deve cronometrare il tempo, autorizzare i time-out di un minuto per squadra, registrare sul taccuino i cambi ed intervenire sul terreno di gioco solo se strettamente necessario, ovvero in caso di infortuni, gravi scorrettezze o rimesse laterali palesemente errate.
  • fase post-gara: gestisce il saluto obbligatorio, compila il referto ufficiale e favorisce l’organizzazione del terzo tempo fair play, invitando atleti e genitori a condividere una merenda comune.

Gestione delle casistiche critiche nell’autoarbitraggio

Situazione sul campoSoluzione operativa del dirigente arbitro
Posizionamento della barrieraFornire indicazioni verbali per il corretto posizionamento alla distanza prescritta.
Esecuzione dei calci di punizioneSuggerire un segnale chiaro o un cenno per dare il via all’azione.
Mancato accordo tra i bambini su un falloArrestare il gioco e assegnare una “palla a due” per riprendere il confronto.
Giocatore con le scarpe slacciateIl bambino chiama l’interruzione e il dirigente arbitro ferma temporaneamente la partita.
Grave scorrettezza o condotta antisportivaIntervento diretto e autoritario del dirigente arbitro per ripristinare la sicurezza.

In quali casi si applica la regola dell’extra giocatore in campo per squilibrio di punteggio?

La regola dell’extra giocatore è una variante regolamentare introdotta per equilibrare i rapporti di forza ed evitare che partite caratterizzate da un divario tecnico eccessivo perdano di significato formativo per entrambe le squadre. La norma trova applicazione specifica nelle categorie Primi Calci e Pulcini, mentre è esclusa nella categoria Esordienti.

I criteri di attivazione e disattivazione sono legati allo scarto dei gol nel singolo tempo di gioco:

  • condizione di attivazione: quando una squadra accumula uno svantaggio di 5 reti nel corso di una frazione di gioco, il tecnico della squadra soccombente ha la facoltà di inserire in campo un giocatore aggiuntivo (passando ad esempio da 7v7 a 8v7 nei Pulcini).
  • condizione di mantenimento: l’extra giocatore può rimanere sul terreno di gioco fino a quando lo scarto non si riduce, ovvero fino al raggiungimento di un passivo di 3 reti.
  • azzeramento del punteggio: poiché ogni tempo di gioco inizia convenzionalmente dal punteggio di 0-0 per consentire ai nuovi entrati di disputare la propria gara isolata, l’extra giocatore non può essere inserito all’inizio del tempo successivo basandosi sullo scarto della frazione precedente.

Sotto il profilo metodologico, questa regola evidenzia forti limiti strutturali. Nella mia esperienza, sebbene l’intento federale sia quello di proteggere l’autostima dei bambini, l’inserimento dell’extra giocatore finisce spesso per storpiare il gioco. Modificare la densità di un campo già ridotto inserendo l’ottavo giocatore limita ancor di più gli spazi di penetrazione e altera i riferimenti geometrici che il bambino sta faticosamente interiorizzando.

Quali sono i limiti sul retropassaggio e la pressione sul portiere dall’under 6 all’under 13?

Il blocco delle regole inerenti il portiere ha subito profonde modifiche evolutive per assecondare lo sviluppo motorio e tattico del bambino, variando sensibilmente dal calcio a 5 fino a quello a 9.

  • Piccoli Amici e Primi Calci (U6-U9): sul retropassaggio volontario del compagno di squadra, il portiere può raccogliere il pallone con le mani senza alcuna sanzione. La pressione avversaria sul portiere è sempre concessa, stimolando la ricerca immediata del rilancio rapido. La rimessa dal fondo può essere eseguita sia con le mani sia con i piedi.
  • Pulcini (U10-U11): si applica il regolamento del calcio sui retropassaggi, pertanto il portiere non può toccare con le mani un passaggio intenzionale di piede effettuato da un compagno. Una volta ottenuto il possesso, il portiere ha un limite massimo di 6 secondi per liberarsi del pallone. Il regolamento vieta il pressing avversario sul portiere nei primi 6 secondi di possesso all’interno dell’area di rigore, a meno che lo stesso non decida di uscire dai suoi confini rettangolari.
  • Esordienti (U12-U13): decadono le tutele di tempo e spazio. La pressione sul portiere e le regole di gestione del retropassaggio sono identiche a quelle del calcio degli adulti.

La regola del no-pressing sul portiere per 6 secondi nei Pulcini mira a favorire la costruzione dal basso. Tuttavia, crea una situazione tattica artificiale. Il portiere apprende che l’area di rigore è una zona di comfort totale e i difensori si disabituano a smarcarsi sotto pressione psicologica reale. Questo limite normativo rischia di rallentare lo sviluppo della rapidità cognitiva e della percezione del pericolo difensivo, costringendo i tecnici a un difficile lavoro di riadattamento nel passaggio alla categoria Esordienti.

Come cambia l’applicazione della regola del fuorigioco tra le diverse categorie di base?

La gestione dello spazio profondo e della linea difensiva segue una progressione didattica geometrica per evitare la specializzazione precoce dei ruoli e permettere ai bambini di concentrarsi sulla palla.

  • u6, u8 e u11: nelle categorie Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini il fuorigioco non esiste in nessuna forma o zona del campo. La squadra attaccante può stazionare a ridosso della linea di fondo avversaria senza alcuna restrizione posizionale.
  • u12 e u13 (Esordienti): viene introdotto il fuorigioco adattato. L’infrazione geografica non scatta dalla linea di centrocampo, bensì esclusivamente all’altezza del limite dell’area di rigore, quantificata negli ultimi 16,5 metri dalla linea di fondocampo.

Questa scomposizione dello spazio negli Esordienti obbliga i tecnici a rivedere la didattica della fase di non possesso. Non si può ancora allenare la “tattica del fuorigioco” in senso collettivo esasperato, ma occorre focalizzarsi sui principi di scappare e accorciare, insegnando ai difensori a leggere l’orientamento del corpo del portatore di palla avversario all’interno degli ultimi 16,5 metri.

Proposta pratica: esercitazione “partita a tema 6 secondi e conduzione”

Categoria d’applicazione: Pulcini (U10-U11) e adattabile a Esordienti.

Obiettivo primario: sviluppo della costruzione dal basso sotto pressione temporale, transizione positiva rapida, gestione dell’autoarbitraggio.

Spazio di gioco di 40×25 metri diviso in tre zone (due zone di costruzione da 11 metri e una zona centrale da 18 metri). Due squadre da 6 giocatori più portieri.

La squadra in possesso inizia l’azione dal portiere. All’interno della propria zona di costruzione (11 metri) gli avversari non possono entrare per i primi 6 secondi (conteggiati a voce alta dal portiere stesso). Non appena il pallone varca la linea immaginaria ed entra nella zona centrale, il gioco diventa libero. Se la squadra difendente recupera palla, ha l’obbligo di calciare in porta entro 6 secondi per sfruttare la transizione. I falli laterali sono battuti con i piedi o con le mani. I bambini gestiscono autonomamente le chiamate dei falli; in caso di contestazione prolungata, si applica la palla a due gestita dal tecnico nel ruolo di dirigente arbitro.

Conclusioni

Il corpus regolamentare FIGC-SGS per la stagione 2026-2027 delinea un ambiente altamente tutelato, volto a proteggere l’esperienza ludica del bambino dagli eccessi agonistici degli adulti. Analizzando l’evoluzione delle norme, appare evidente come il calcio giovanile stia progressivamente standardizzando le tutele spaziali e numeriche (come il divieto di pressing e la regola dell’extra giocatore).

La possibile evoluzione futura dei regolamenti dovrà muoversi verso una graduale de-artificializzazione delle norme anti-risultatismo. Strumenti come l’extra giocatore o l’immunità totale del portiere potrebbero essere sostituiti da vincoli puramente metodologici applicati al gioco, restituendo al confronto la sua reale logica geometrica senza privare i giovani calciatori dello stimolo fondamentale della pressione avversaria.

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