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Apprendere dal Gioco

“Apprendere dal Gioco”: Esiste la tecnica corretta?

17 Febbraio 2021

“Apprendere dal Gioco”: Esiste la tecnica corretta?

“Nella ginnastica la tecnica è l’esecuzione di una tecnica, nel calcio la tecnica è l’esecuzione di una decisione.”

(Raymond Verheijen)

Il tema del gesto tecnico è un tema sempre molto dibattuto quando si parla di apprendimento nel gioco del calcio: il più delle volte è visto infatti come il mattone fondamentale per la costruzione del giovane calciatore, come le fondamenta di un’ipotetica casa. Ma è davvero così?

Innanzitutto, bisogna capire che cosa si intenda per tecnica: se la tecnica è l’esecuzione di un qualsiasi movimento nel gioco (in particolare, ma non solo, con la palla tra i piedi) appare subito logico come essa non si possa considerare il punto di partenza. Nel calcio nessuno sa a priori quale movimento dovrà effettuare dal momento che si tratta di un gioco e quindi di una continua re-azione al comportamento di un avversario: la tecnica è quindi sì un’esecuzione, ma frutto di una scelta che a sua volta è frutto di una percezione, la quale avviene in un contesto che si modifica continuamente nel tempo e, il più delle volte, anche molto velocemente.

Quindi perché partiamo dalla tecnica? Perché partiamo da quello che abbiamo visto essere l’ultimo passo di un percorso? Percepisco, scelgo, quindi eseguo: questo è l’ordine del processo che un calciatore deve mettere in atto sul terreno di gioco e se lo spezziamo o, peggio ancora, lo invertiamo, il rischio è quello di mettere in seria difficoltà i ragazzi nel loro percorso di apprendimento. Credo sia opportuno chiarire che tale sequenza avviene in un tempo minimo e molto spesso in maniera incosciente, soprattutto nelle situazioni di forte pressione spazio-temporale: di conseguenza, non sarebbe corretto nemmeno dividere i 3 aspetti, poiché hanno sì un ordine nel tempo (non posso eseguire prima di decidere su quella stessa esecuzione), ma sono così concatenati l’uno con l’altro che nel dividerli ne perdiamo inevitabilmente l’interazione, anzi perdiamo proprio l’intero processo.

Per questo, personalmente preferisco parlare di comportamenti nel gioco e non di percezioni, scelte ed esecuzioni, poiché il termine comportamento tiene conto di tutti questi 3 aspetti nel loro insieme, aspetti che, credo sia opportuno ribadirlo, presi singolarmente perderebbero completamente di significato: un comportamento infatti è “l’insieme delle azioni e reazioni di un organismo alle stimolazioni interne ed esterne” (dal Vocabolario della lingua italiana). E perché i giocatori (re)-agiscono continuamente in campo? Perché cercano di raggiungere lo scopo finale del gioco, ovvero il gol, superando l’opposizione degli avversari: ogni comportamento in campo è volto ad uno scopo ben preciso, uno step intermedio nel percorso che porta all’obiettivo ultimo che è appunto la finalizzazione.

Ciò che conta in un comportamento è dunque la sua efficacia, ciò che conta è se il comportamento messo in atto raggiunge o meno lo scopo per il quale è stato eseguito: nella sua parte visibile, l’esecuzione, non importa l’estetica, non importa un’ipotetica gestualità corretta, bensì il raggiungimento dell’obiettivo. Se l’esecuzione è efficace all’interno del contesto di gioco, non c’è alcuna domanda da porsi e non vi è nulla da correggere.

Esiste davvero la tecnica corretta? Questa era la domanda iniziale, a cui ora possiamo dare una risposta secca ma accettabile: no, poiché nel gioco non conta come si esegue un movimento, ma conta che esso raggiunga lo scopo prefissato.

Per sua natura il gioco presenta un ambiente mutevole e dunque non può prevedere una percezione fissa, una scelta fissa e di conseguenza un’esecuzione fissa: sarebbe come dare sempre la stessa identica risposta a domande diverse. Ma allora perché continuiamo a chiedere ai nostri giocatori questa risposta? Anzi, perché continuiamo a far loro la stessa domanda? Ovvero, perché continuiamo ad allenarli in un ambiente stabile e controllato, quando invece il gioco prevede l’esatto contrario?

Uno svolgimento noto in anticipo, senza possibilità di errore o di sorpresa, che porti manifestamente a un risultato ineluttabile, è incompatibile con la natura del gioco. Occorre invece un costante e imprevedibile rinnovamento della situazione, come avviene nella scherma o nel gioco del calcio a ogni mossa e a ogni risposta, nel tennis a ogni rinvio di palla, o negli scacchi ogni volta che uno degli avversari muove un pezzo.

Il gioco consiste nella necessità di trovare, d’inventare immediatamente una risposta che è libera nei limiti delle regole.”
(Roger Caillois, I giochi e gli uomini: la maschera e la vertigine)

 

Foto: https://www.anygivensunday.it/

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