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Apprendere dal Gioco

“Apprendere dal Gioco”: La percezione del lato cieco

15 Dicembre 2020

“Apprendere dal Gioco”: La percezione del lato cieco

“Il problema nel calcio è che si impara a giocare nel modo sbagliato, al contrario: prima l’esecuzione, poi la scelta e solo per ultima la percezione.”

(A. Wenger)

Probabilmente tutti ricordiamo Agassi nella pubblicità di una famosa marca di fotocamere che, abbassandosi gli occhiali e guardando dritto negli occhi lo spettatore, pronunciava le parole “Image is everything.” Ecco, se dovessimo trasportare questa frase nel calcio, credo che andrebbe modificata in “Perception is everything”, ovvero “la percezione è tutto”: si, perché in un ambiente così variabile e caotico come quello della partita, saper percepire correttamente ciò che accade intorno a sé è fondamentale per un giocatore. Se un giocatore percepisce in maniera errata, deciderà in maniera errata e di conseguenza la sua esecuzione, qualunque essa sia, si rileverà inefficace.

È quindi chiaro che, nell’apprendimento del gioco del calcio, la base di partenza è (o forse sarebbe meglio dire “dovrebbe essere”) imparare a percepire, ovvero imparare a vedere ciò che accade in campo. Ed è tutto tranne che una cosa scontata.

Un giocatore in una partita di calcio è letteralmente bombardato da stimoli visivi, poiché il contesto di gioco muta in continuazione, e già distinguere ciò che accade di fronte a sé è un processo davvero complesso, poiché si tratta di selezionare gli stimoli importanti ai fini della successiva scelta e di non prestare attenzione a tutti quegli stimoli che, invece, “disturbano” la lettura della situazione.

Il problema è che molti giocatori si limitano a rivolgere lo sguardo solo nella direzione in cui sono orientati e quindi, di fatto, percepiscono ed “analizzano” un numero di informazioni visive molto limitato rispetto a quelle realmente presenti sul campo: tutto ciò che accade alle proprie spalle, quindi nel proprio lato cieco, è il più delle volte totalmente ignorato poiché il giocatore letteralmente non guarda mai in quella direzione e, di conseguenza, sceglie ed esegue come se quella parte di campo non esistesse.

È vero che una buona postura del corpo, con le spalle rivolte alla linea laterale, permette al giocatore di avere un lato cieco “meno importante”, diventando appunto quest’ultimo la parte esterna del campo, tuttavia ciò non toglie che una percezione a 360° risulta fondamentale, in particolare per coloro che giocano in zona centrale e che per forza di cose, quindi, devono continuamente modificare la propria postura del corpo.

Se ponessimo una telecamera fissa sui migliori centrocampisti al mondo noteremmo probabilmente in tutti loro come, quando non sono in possesso di palla, continuino a girare la testa verso destra e verso sinistra, per vedere ciò che accade alle loro spalle.

In inglese tale comportamento viene definito “scanning” e credo sia davvero il metro fondamentale per definire l’intelligenza calcistica di un giocatore, perché tutto parte da qui, dal crearsi in testa una “mappa” di quello che sta accadendo intorno a sé e, in particolare, nel proprio lato cieco: il calcio non può essere visto a 180° poiché altrimenti lo si giocherà anche a 180°, perdendo esattamente la metà dello spazio che si avrebbe a disposizione e mai come nel calcio odierno lo spazio è diventato vitale.

Nei video a seguire noterete lo “scanning” di due grandi giocatori quali Lampard e Fabregas, dotati sicuramente di un’abilità straordinaria palla al piede ma, mi permetto di aggiungere, abilità notevolmente determinata dalla loro percezione del gioco.

Infine, una piccola curiosità statistica: una ricerca ha riscontrato come Xavi girasse in media la testa 0.83 volte al secondo, ovvero circa 50 volte in un minuto, il dato più alto raccolto nell’intero studio.

 

 

Foto: https://www.sandiegouniontribune.com