L’articolo è la revisione e la trascrittura in italiano dell’articolo originale “Staying fit in Team Sports? Francisco Seirul·lo’s Proposal”
Fonte: Barça Innovation Hub – Coaching · 23 marzo 2021
Autore: Carlos Lago Peñas
Nel mondo dell’alta prestazione, la pianificazione dell’allenatore richiede descrizione, previsione, organizzazione, progettazione e valutazione di ogni stimolo allenante. L’obiettivo è portare l’atleta alla miglior forma possibile per affrontare la competizione. Tuttavia, mentre negli sport individuali la condizione fisica – intesa come stato bioenergetico o tecnico-tattico – deve essere portata al massimo, negli sport di squadra la questione è molto più complessa.
Secondo Francisco Seirul·lo, la forma fisica negli sport di squadra deve essere letta da più prospettive
1. La prospettiva individuale dell’atleta
La forma fisica nasce da un processo continuo di auto-ottimizzazione di tutti i sistemi che definiscono l’atleta: coordinativi, cognitivi, condizionali, biologici, socio-affettivi, mentali ed emozionali-volitivi.
Il miglioramento della prestazione individuale, all’interno del collettivo, dipende dal riconoscere:
☑️ quali sistemi lavorare con priorità,
☑️ quale stile di gioco valorizzare,
☑️ quali aspetti meno sviluppati integrare.
Ogni atleta attraversa fasi diverse della propria “vita sportiva”: all’inizio è irregolare, poi tende a stabilizzarsi, fino a diventare capace di adattare la propria prestazione al livello richiesto dalla competizione.
In questo senso, la forma fisica va interpretata come l’incontro tra i diversi stati di ottimizzazione dei sistemi individuali, a seconda del momento sportivo vissuto dall’atleta.
2. La prospettiva dell’avversario
Durante una stagione, una squadra affronta tra le 25 e le 35 squadre diverse. In questo contesto, il livello di ogni atleta si misura in base al successo nelle situazioni specifiche di gioco.
Quando due giocatori si affrontano nello stesso momento della loro carriera, quello con maggiore talento o con un percorso di allenamento più ricco ha più probabilità di prevalere.
In uno scontro tra atleti in momenti differenti della loro maturazione, ha spesso la meglio quello più esperto, anche se non è al massimo della condizione.
Per l’allenatore è fondamentale conoscere il livello degli avversari per programmare allenamenti efficaci e strategie che sfruttino i punti deboli dell’altro.
3. La prospettiva dei compagni di squadra
Il coach deve conoscere i requisiti minimi e massimi necessari per ogni ruolo, al fine di costruire un modello di gioco coerente. L’obiettivo è ottenere un’omogeneità funzionale nella condizione fisica dell’intero gruppo: non si tratta di portare tutti al massimo livello, ma di raggiungere la condizione necessaria per contribuire al gioco collettivo, anche se questo significa che un atleta meno in forma possa comunque risultare funzionale in un ruolo specifico.
Man mano che un atleta migliora la propria condizione, il suo ruolo nel sistema collettivo dovrà evolvere.
Il compito dell’allenatore è ottimizzare il rendimento collettivo a partire dallo stato fisico inter-individuale dei giocatori in ogni momento della stagione.
4. La prospettiva delle fasi stagionali
Le stagioni durano 9-10 mesi e attraversano momenti con importanza variabile: campionato, coppe, fasi a gironi, playoff.
La capacità dell’allenatore di comprendere la forma fisica da più punti di vista consente di gestire meglio i diversi momenti stagionali.
È possibile, ad esempio, affrontare fasi preliminari di competizioni internazionali con giocatori esperti ben preparati ma non al top della condizione, oppure con giovani in eccellente stato fisico.
Quando si vuole ottenere la massima condizione collettiva, è fondamentale saper temporizzare al meglio i carichi e le fasi di forma.
La conoscenza approfondita della propria squadra, degli avversari e del tipo di competizione consente una pianificazione realmente efficace.
Conclusione
La proposta di Seirul·lo ci invita a superare una visione rigida e standardizzata della condizione fisica. Negli sport di squadra, la forma ideale non è assoluta, ma relazionale, situazionale e dinamica.
Allenare significa riconoscere i tempi, i ruoli, le differenze individuali e saperli armonizzare per esprimere al massimo la forza del collettivo.
