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Una metodologia senza schemi. Allenare e apprendere nel contesto altamente mutevole e complesso del Gioco

6 Dicembre 2024

TESI PER L’ABILITAZIONE ALLA LICENZA UEFA B, DI CRISTIANO GUAZZOTTI

Schemi e imprevedibilità, il controllo del Gioco del Calcio

Il Gioco del Calcio, con la sua dinamica e complessità, è uno sport fortemente legato all’imprevedibilità.
L’imprevedibilità è data dalle abilità individuali dei calciatori, dalle strategie adottate dalle squadre e dalle situazioni che mutano continuamente, con circostanze sempre differenti.

Spesso si pensa che si possa controllare il Gioco attraverso sistemi, schemi (più o meno rigidi) e codifiche, ma personalmente ritengo che la chiave di lettura non risieda tanto nella scelta del 1-4-3-3 o del 1-4-4-2, così come non dipenda nemmeno dalle richieste fatte al nostro esterno difensivo (ad es. svolgere tre compiti fissi preordinati e preconfezionati) perché, come detto sopra, gli eventi che si verificano in una partita sono in larga parte imprevedibili.

In questa mia tesi cercherò dunque di presentare una metodologia rivolta non a controllare il Gioco del Calcio – perché non possiamo controllare qualcosa di natura incontrollabile – bensì volta ad allenare in un contesto altamente mutevole a livello individuale, di squadra e di sistema.

La base di partenza è il Modello di Gioco, ovvero l’insieme dei princìpi (individuali e collettivi) che definiscono l’organizzazione e che danno alla squadra una propria identità in partita. Ma cos’è il Modello di Gioco?

Ogni allenatore ha una propria idea di calcio che vorrebbe portare sul campo. La difficoltà maggiore risiede nel farla assorbire alla propria squadra in modo chiaro e preferibilmente nel più breve tempo possibile. Deve essere un confronto continuo tra allenatore e calciatori all’interno di un processo di costruzione e codifiche comuni.

Alla luce di quanto detto, ritengo che non vada improntato un processo che ingabbi il Gioco in schemi più o meno preconfezionati, quanto piuttosto comprendere gli errori e apportare correzioni partendo dalle indicazioni che otteniamo dall’osservazione delle gare della nostra squadra: dal globale allo specifico. Dev’essere il Gioco del Calcio, in base a ciò che ci rivela, a definire la direzione dei nostri allenamenti e non viceversa.

Calciatore pensante, scegliente o reattivo?

Negli ultimi anni non abbiamo fatto altro che sentire parlare di formare e allenare calciatori pensanti e sceglienti, un approccio assolutamente condivisibile. Ritengo, tuttavia, che alla base vi sia un concetto ambiguo, considerato che ogni calciatore è una persona pensante e scegliente. Ma se ogni calciatore durante una partita dovesse realmente pensare all’azione da svolgere o scegliere il movimento da eseguire, avremmo calciatori (e squadre intere) che giocherebbero a rilento; ciò accade persino con calciatori evoluti durante partite in cui i livelli di fatica e stress sono sicuramente elevati (anche il calciatore più brillante può subire una sorta di rallentamento).

Nell’ambito del Gioco del Calcio il calciatore deve essere sì di base pensante e scegliente relativamente alla comprensione del Gioco ma, nella pratica, dovrebbe essere prima di tutto reattivo. Con ciò intendo che al presentarsi di un determinato problema di gioco, il movimento, il gesto, il comportamento da adottare o la soluzione per risolverlo, dovrebbero presentarsi spontaneamente senza richiedere un reale pensiero/scelta. Una reazione ad un evento quindi, proprio come succede quando guidiamo: se l’auto davanti a noi frena improvvisamente, cosa facciamo? Istintivamente mettiamo il piede sul freno. C’è un pensiero? C’è una scelta in questa nostra azione? No, è un gesto istintivo!

Per arrivare a questo livello il calciatore deve avere un suo personale contenitore di esperienze, composto da situazioni giocate ed esperienze calcistiche vissute che permettono, al verificarsi di un problema, di far emergere spontaneamente le soluzioni da adottare per provare a risolverlo.
Una sorta di coltellino svizzero dal quale, alla necessità, viene estratto più o meno inconsciamente il giusto strumento. Più vario e ampio sarà questo contenitore di esperienze e più il calciatore saprà reagire alle problematiche che il Gioco del Calcio presenta. Ma cosa permette di riempire il contenitore di esperienze dei nostri calciatori? L’allenamento.

Il Contenitore di Esperienze del Calciatore

Partiamo dal presupposto che per riempire il contenitore di esperienze e quindi, come detto, fornire al calciatore varie esperienze di gioco da cui poter attingere in caso di bisogno, una sola persona se ne deve fare carico:: l’allenatore (insieme eventualmente al suo staff).
È compito dell’allenatore abituare il calciatore a stare all’interno dell’ambiente mutevole del Gioco per renderlo pronto a reagire costantemente al cambio degli eventi che possono accadere durante la partita.
Il contenitore di esperienze è riempito da diversi sotto-contenitori, a loro volta riempiti da altri contenitori che andremo ad analizzare.

Contenitore Tecnico

L’aspetto tecnico è fondamentale perché permette al calciatore di gestire più facilmente le varie situazioni/problematiche di gioco. Ma che tipo di tecnica ha bisogno il giocatore?
La tecnica che il calciatore dovrebbe padroneggiare è la tecnica efficace.

Sono convinto che la tecnica senza avversario rimanga un’esecuzione corretta ma non efficace.
La tecnica efficace è quella che si allena in presenza di avversari, di pressione e di difficoltà, non dietro ad un paletto o una sagoma. Ritengo che solo così un calciatore avrà la capacità di utilizzare il gesto tecnico più vicino al contesto reale possibile.

Contenitore Tattico

Il calciatore deve essere libero di scegliere in base alle sue esperienze acquisite attraverso le situazioni ricreate in allenamento e vissute in partita. Libero di scegliere senza bisogno di un input esterno di tipo induttivo da parte del Mister. Dall’errore commesso e, perché no, ricreato appositamente in allenamento, occorre far sì che il calciatore sia autonomo nella scelta e consapevole delle situazioni che possono verificarsi in gara. Riassumendo, il calciatore ideale deve saper comprendere e leggere il Gioco sia individualmente che collettivamente, nel suo pensiero e con il suo pensiero; nel risolvere un problema di gioco dovrà solamente richiamare in maniera spontanea un’esperienza dal suo contenitore.

Contenitore della Mentalità e Sfera Emotiva

Oggi, anche nei dilettanti e nei settori giovanili, occorre saper accettare e convivere con il rischio, in tutte le zone del campo; assumere le responsabilità delle proprie scelte senza scuse. Il giocatore che immagino è capace di prendere iniziative in autonomia. Per esempio, se il mio difensore recupera palla e ha campo davanti a sé, deve essere in grado di condurla in avanti senza timori o esitazioni. Non dovrebbe liberarsene subito perché legato allo stereotipo del suo ruolo, ma anzi, avere l’intraprendenza per avanzare. Altri compagni saranno pronti a interpretare/relazionarsi e adattarsi allo spazio che cambia.

Il calciatore dentro alla squadra

Abbiamo trattato il calciatore come singolo elemento che deve essere inserito in un contesto più ampio, la squadra, composto da molti altri elementi. Spesso, quando si parla di squadra, si fa riferimento a 11 individualità, tralasciando che il numero è sempre maggiore (18, 20, 22). Ciò, per quanto banale, è un aspetto importantissimo e da non sottovalutare, poiché le relazioni e connessioni sono molte di più di 11, sia tra i calciatori stessi che con l’allenatore.

Un sistema complesso come la squadra è composta da elementi multipli che interagiscono tra loro e il cui comportamento non può essere spiegato dalla somma dei singoli comportamenti di ciascun elemento. Invece, il comportamento del sistema è emergente, il che significa che è il risultato delle interazioni e relazioni tra gli elementi del sistema.

SQUADRA (sistema complesso) = somma di tante individualità (elementi multipli).
La squadra diviene un ulteriore contenitore di esperienze rappresentate dai singoli calciatori, i quali dovranno essere messi in condizione di interagire – comunicare – collaborare e relazionarsi al fine di far emergere il comportamento del sistema complesso. È necessario che tra gli elementi ci siano influenza e connessione reciproche: i singoli devono interagire fra loro e di conseguenza la squadra, a sua volta, incide sul singolo. Il risultato finale è dato dall’efficacia complessiva della squadra, cioè dal comportamento emergente della stessa che, come detto, è superiore alla somma delle individualità.

Al di là della terminologia più o meno tecnico-scientifica che ho voluto utilizzare, l’aspetto emergente è che il gruppo/squadra sotto ogni sua forma presenta una complessità e una rete di connessioni che non possiamo ignorare o nascondere. Non possiamo pretendere di ingabbiare e racchiudere la complessità e l’imprevedibilità del Gioco del Calcio, fatta di connessioni, relazioni, comportamenti tattici e competenze tecniche, semplificando e riducendo il tutto a dei freddi numeri: il sistema di gioco.

La geometria del Gioco

Gioco del Calcio e geometria sono due termini molto distanti fra loro; accostarli è come voler imbrigliare o associare qualcosa di altamente complesso, dinamico e imprevedibile con qualcosa di statico e schematizzato.

“La mia squadra gioca col 433”: cosa significa, cosa vuole dire?

Ritengo sia giusto avere un riferimento spaziale dato dalla disposizione statica di partenza dei calciatori: il sistema di gioco (1-4-4-2, 1-3-5-2, 1-4-3-3, ecc.). Come già precisato in precedenza, tuttavia, in uno sport così complesso e imprevedibile come il Gioco del Calcio fatto di comportamenti, scelte e princìpi di Gioco, non possiamo restare ancorati al concetto di Sistema di Gioco schematizzandone quindi i movimenti con e senza palla. Questa rappresentazione statica deve essere infatti destrutturata più e più volte nel corso della partita al fine di mettere in pratica i nostri princìpi di Gioco, adattandosi alle scelte e alle contromosse avversarie, sfruttando e gestendo gli spazi che continuamente si generano a nostro favore e si chiudono a nostro sfavore; non ultimo per importanza, dando spazio alla fantasia individuale dei nostri giocatori.

Sono convinto che oggi, anche nei dilettanti, una squadra debba essere pronta ad interpretare più sistemi di gioco adattandosi quindi a diverse disposizioni spaziali sul campo. In fase di possesso, ad esempio, potremmo adottare un 1-4-3-3 di riferimento offensivo se stiamo attaccando nella metà campo avversaria e, perché no, in una situazione di forte pressione avversaria potremmo disporci con un 1-4-4-2 stretto e corto, coprendo porta, spazi e profondità. Oppure, in caso di una squadra che manda avanti tutti, non potrebbe tornare utile conoscere o, meglio, essere preparati a gestire la contrapposizione numerica con un 1-5-3-2? Non si tratta allora di padroneggiare diversi sistemi di gioco, si tratta di saper interpretare e gestire spazi con apertura e flessibilità per rispondere a ciò che il Gioco richiede.

Il sistema di gioco che voglio prendere in considerazione è il 1-4-3-3 con vertice basso (Figura 2).

Ho scelto il 1-4-3-3 per l’occupazione razionale dello spazio; al netto dei princìpi di gioco che decideremo di portare in campo e che vedremo tra poco, infatti, si caratterizza per la presenza del portiere, di 4 difensori (con 2 esterni bassi in ampiezza), 3 centrocampisti (vertice basso – interno destro di centrocampo – interno sinistro di centrocampo) e 3 attaccanti (con 2 esterni alti in ampiezza).

Elenco di seguito alcune caratteristiche alle quali il sistema naturalmente si presta:

✔️ Versatilità offensiva: il 1-4-3-3 offre una buona versatilità offensiva. Gli esterni alti possono muoversi lungo le fasce o inserirsi, offrendo molteplici opzioni di attacco.

✔️ Ampia copertura del campo: con tre centrocampisti la squadra può coprire efficacemente la zona centrale del campo fornendo supporto sia in fase offensiva che difensiva. La presenza dei due esterni alti contribuisce a coprire le fasce garantendo ampiezza.

✔️ Spazi ampi in attacco: con un solo attaccante centrale si creano spazi significativi tra le linee avversarie facilitando movimenti, tagli e inserimenti degli esterni e centrocampisti.

✔️ Interscambiabilità, rotazioni e relazioni: si generano molti triangoli naturali con la possibilità tendenzialmente di un gioco veloce, propositivo e rivolto all’attacco, con molte opzioni per aggirare la difesa avversaria. Gli esterni alti sono solitamente interscambiabili tra loro e con gli esterni bassi. Lo stesso aspetto vale per le rotazioni fra i tre centrocampisti. Questo significa che possono scambiarsi le posizioni durante la partita togliendo continuamente riferimenti agli avversari e creando opportunità di attacco.

✔️ Costruzione dal basso: con 4 difensori si ha una buona predisposizione per la costruzione del Gioco dal basso. Gli esterni di difesa possono avanzare per fornire supporto offensivo mentre i difensori centrali possono contribuire a mantenere il possesso palla insieme al portiere che rappresenta l’uomo in più;

✔️ Flessibilità difensiva: in fase di non possesso ci si può adattare a diversi altri sistemi di gioco, chiudendo gli spazi centrali e rendendo più difficile per gli avversari penetrare la difesa anche con il vertice basso, che può fungere da schermo, o attraverso la rotazione del centrocampo con 2 schermi difensivi di fronte alla difesa;

✔️ Velocità e transizioni: grazie alla disposizione dei calciatori il sistema è spesso efficace nelle transizioni, passando rapidamente dalla difesa all’attacco sfruttando la velocità richiesta agli esterni.

▶️ I Princìpi di Gioco

Fin qui è stato descritto il calciatore come singolo elemento, il calciatore inserito nel contesto squadra fino ad arrivare alla disposizione in campo dei giocatori. A questo punto non ci resta che trattare il comportamento della squadra.

Il calcio che ho in mente è fatto per princìpi e non di schemi.

Il primo si concentra sulla comprensione e sull’applicazione dei princìpi di gioco che vengono definiti dall’allenatore in condivisione con la squadra e con lo staff. I princìpi di gioco devono diventare il mantra della squadra.

Si deve promuovere la consapevolezza di far parte di un tutto nella propria individualità. Ci si basa sulla flessibilità tattica e sull’adattamento alle circostanze di gioco piuttosto che su soluzioni rigide e preconfezionate. Nel gioco fatto per princìpi si cerca di sviluppare la comprensione tattica nei calciatori in modo che possano prendere decisioni sulla base della situazione che gli si presenta e non su uno schema o un input esterno.

Prima di addentrarmi nei princìpi di gioco ecco alcuni aspetti che caratterizzano il calcio per princìpi:

✔️ Flessibilità tattica: i calciatori sono formati a comprendere e applicare i princìpi di gioco in modo da poter adattare il loro comportamento in base alle esigenze della partita e alle azioni dell’avversario;

✔️ Adattamento: i calciatori prendono decisioni basate sul contesto di gioco. Significa che anziché seguire schemi prestabiliti i calciatori devono saper valutare la situazione in tempo reale e adottare la migliore strategia possibile in base ai princìpi di Gioco;

✔️ Creatività e intelligenza tattica: si valorizza la creatività dei calciatori e la loro intelligenza tattica. L’obiettivo è sviluppare calciatori che comprendano il gioco e che siano in grado di leggere le situazioni per prendere decisioni tattiche appropriate;

✔️ Movimenti intelligenti: promuovere movimenti intelligenti dei calciatori; ad esempio, il supporto reciproco, la creazione di spazi e la comprensione di quando esercitare pressione forte o debole.

L’intento del gioco fatto per princìpi è quello di formare calciatori e squadre che siano capaci di applicare i concetti tattici in modo dinamico e flessibile, adattandosi alle esigenze della partita. Questo approccio cerca di favorire una comprensione profonda del gioco, incoraggiando la creatività e l’intelligenza tattica dei calciatori.

Non parlerò qui di princìpi di gioco nelle quattro fasi di gioco. Questo dovrebbe essere insegnato e rappresentato con la massima semplicità a partire dai termini utilizzati, nelle codifiche, nelle comunicazioni e soprattutto nella didattica. Dai ragazzini agli adulti. Ritengo pertanto si debba fare riferimento a due sole situazioni principali:

✔️ FASE DI POSSESSO: ABBIAMO LA PALLA
✔️ FASE DI NON POSSESSO: NON ABBIAMO LA PALLA;

Solitamente vengono identificate 4 fasi. Infatti, oltre alle due sopra elencate ci sarebbero anche le due transizioni.

Slide tratta dal videocorso “La pianificazione del modello di gioco”

Ma cosa sono le Transizioni?

Transizione offensiva = il momento di passaggio dal non possesso palla al possesso palla;
Transizione difensiva = il momento di passaggio dal possesso palla al non possesso palla.

Analizziamo per un attimo le definizioni:

Transizione offensiva = “il momento di passaggio dal non possesso palla al possesso palla” = la palla è in nostro possesso;
Transizione difensiva = “il momento di passaggio dal possesso palla al non possesso palla” = la palla non è più in nostro possesso.

Nella mia concezione, la separazione delle transizioni dalle altre fasi di gioco può creare comprensibile confusione nel calciatore (ricordiamoci che non esistono solo i professionisti e vi sono anche i settori giovanili). “Mister, la Transizione cos’è?” Quel lasso di tempo che intercorre non appena recuperiamo il pallone o non appena lo perdiamo.

“Mister, ma come la identifico una transizione? Quanto dura? Ha una durata prestabilita? Se perdo e riconquista palla immediatamente cosa succede? Un cross, mentre la palla è in aria a 10 metri di altezza, di chi è? È possesso? Non possesso? Di nessuno? È una transizione?

Boooooh!!!

Le transizioni fanno parte integrante dei comportamenti, dei princìpi di gioco delle fasi di possesso e di non possesso e questo perché, se siamo senza palla da 1 secondo o da 1 minuto, in un modo o in un altro siamo senza palla, stop! Siamo in fase di non possesso.

Una cosa devo cercare di fare al meglio nel mio ruolo di allenatore: quella di aiutare e semplificare la vita ai miei calciatori in uno sport di per sé complesso e altamente dinamico-imprevedibile; e ciò non lo faccio certo complicando le cose ulteriormente! Non voglio risultare blasfemo o voler riscrivere concetti che per anni hanno accompagnato gli allenatori di tutto il mondo. Personalmente vorrei solo arrivare il più possibile vicino all’essenza del gioco senza complicazioni ulteriori.

Per me, nel gioco, o abbiamo la palla o non abbiamo la palla, con tutto ciò che ne consegue. Le due transizioni (perdita o riconquista del possesso) fanno parte integrante dei princìpi e comportamenti in fase di possesso o non possesso.

Dopo questa precisazione sulle fasi di gioco torniamo ai nostri principi. Quello generale, indipendentemente da qualsiasi altro aspetto, è che cercheremo di fare in modo che sia la nostra squadra a controllare il gioco, a fare la partita. Questo macro-principio ambizioso ritengo vada sviluppato in funzione di quattro aspetti principali:

✔️ in funzione dello spazio;
✔️ in funzione del pressing che eserciteremo sulla squadra avversaria;
✔️ in funzione della nostra costruzione sulla prima pressione avversaria;
✔️ in funzione della nostra capacità di ribaltamento;

Lo spazio

È fondamentale avere una doppia identificazione di spazio per capire a quale spazio ci si riferisca.

✔️ Spazio in relazione alla zona di campo in cui ci troviamo: è lo spazio identificato dalla zona di campo e decide i princìpi da adottare. Nelle zone di campo ci sono migliaia di articoli e scritti, per non parlare delle zone verticali o i così detti half spaces/mezzi spazi che qui non tratterò. Per praticità (tornando al concetto che il Mister deve facilitare il più possibile l’apprendimento e i riferimenti della squadra) divido il campo orizzontalmente in tre parti:

👉🏻 Z1 COSTRUZIONE;
👉🏻 Z2 SVILUPPO e GESTIONE;
👉🏻 Z3 GOL;

Successivamente, ogni zona, a seconda delle valutazioni dell’allenatore, avrà princìpi specifici per le fasi di possesso e non possesso palla.

✔️ Spazio in relazione alle linee/reparti formati dalla contrapposizione avversaria: è lo spazio “dietro alla linea”, quello da conquistare/aggredire avendo l’obbligo di riconoscere le situazioni di superiorità, parità e inferiorità numerica.

Linee e reparti formati dagli avversari

Il Pressing

Soffocare una squadra in fase di costruzione bassa, portando un pressing molto alto, è il primo passo per dimostrare che si intende dare un approccio proattivo al gioco. Avere la voglia e il coraggio di andare a mettere in difficoltà gli avversari nelle zone alte del campo significa lanciare un messaggio, un messaggio di carattere, personalità e dominio.

Costruzione sulla prima pressione

Quando siamo noi ad impostare dobbiamo essere capaci di costruire uscendo dalla Z1 nel migliore dei modi e possibilmente con qualità e pulizia. Anche in questo caso l’efficacia, ad esempio, di una costruzione bassa ripetuta più volte nell’arco di una partita, è dimostrazione di carattere, capacità tecniche e motivazione. Come vedremo successivamente nei princìpi di gioco, la costruzione bassa non deve essere un obbligo o un’imposizione.

Il ribaltamento

Ci sono sicuramente momenti di sofferenza durante una partita e questi vanno allenati normalmente, come un qualsiasi altro contesto situazionale, evitando ansia o sconforto. Non ci deve essere un crollo psicologico: il momento di difficoltà va vissuto come un’altra opportunità che il gioco ci presenta, prevedendolo e gestendolo al fine di mettere in atto un ribaltamento per riprendere il possesso della partita.

La fase di non possesso palla deve essere vissuta con un’attitudine attiva, chiedendo ai nostri giocatori di non pensare a difendere/difendersi/scappare/coprire (terminologia passiva) bensì di pensare e avere la propensione al recupero palla… una modifica interpretativa che può fare una bella differenza.

▶️PRINCÌPI DI GIOCO IN FASE DI POSSESSO

✔️ In fase di possesso si costruisce (imporre il nostro Gioco)

Dal basso: con lo scopo di fare alzare la linea di pressione avversaria verso di noi per riuscire ad attaccare gli spazi in avanti lasciati scoperti;

Attacco diretto: se ho l’uomo libero non cerchiamo obbligatoriamente la costruzione dal basso ma la miglior soluzione: minore strada nel minore tempo per arrivare alla porta avversaria.

✔️ Generare ed attaccare gli spazi

Saper giocare dietro la linea o, meglio ancora, saper individuare, gestire, generare e andare a guadagnare spazi dietro o, meglio ancora, fra le linee avversarie.

Gli spazi si riferiscono alle zone libere e non occupate sul campo dagli avversari e generalmente fra due linee. I miei giocatori devono avere fame e sete di spazio. È nell’attacco agli spazi che nel calcio moderno si vincono (e perdono) le partite.

✔️ Gestione del Possesso Palla

✅ Spostare la densità avversaria da una zona all’altra del campo;

✅ Farci venire a prendere dietro per cercare l’attacco dello spazio in avanti;

✅ Giochiamo fuori per entrare dentro e giochiamo dentro per andare fuori;

✅ Si cercano gli esterni per muovere ed allargare la difesa avversaria, in modo tale da riuscire a trovare liberi calciatori nella zona centrale per inserimenti.

In sostanza è attraverso il Possesso Palla che muoviamo gli avversari e facciamo in modo che lascino scoperti spazi a noi favorevoli che cercheremo di aggredire. Vorrei soffermarmi e analizzare quanto scrive Mister Francesco D’Arrigo nel suo libro “Il senso del gioco. Riconoscere la bellezza del calcio.”:

“…Il paragone corretto è quello dello stormo di uccelli che si auto-organizza in figure sempre diverse per sfuggire ai predatori. Ciascun uccello si muove in funzione di quello vicino: ogni spostamento generale è consequenziale a questi movimenti, con lo stormo che assume forme sempre diverse, i singoli uccelli (possono essere 2, 3, 4) determinano i sottosistemi che sono parte del tutto, definiti da un tutto. Meglio gli uccelli riescono a muoversi in sincronia tra loro, formando figure sempre diverse ed efficaci, e più frequentemente riusciranno a sfuggire ai predatori. Nel caso del calcio, questa è la condizione fondamentale per evitare la predazione avversaria…”.

Mister D’Arrigo fa un’analogia su come la squadra debba avere la capacità di muoversi e adattarsi agli avversari destrutturandosi continuamente scivolando fuori dalla pressione. Tuttavia, vorrei analizzare questa immagine dal lato offensivo.

Il possesso palla correttamente gestito ci permette di forzare la densità avversaria in una zona di campo da noi voluta per poi andare a colpire/attaccare la zona lasciata più sguarnita; come un arco che lentamente si carica e, al momento giusto, scocca la freccia verso la direzione giusta.

Nelle immagini di destra (gli stormi di uccelli) della foto ricavata dal libro di Mister D’Arrigo mi sono permesso di inserire dei piccoli commenti di esempio relativamente a quello che voglio dire.

✔️ Togliere i riferimenti (interscambi e rotazioni)

✅ Comunicazione: la chiara comunicazione facilita la comprensione delle intenzioni del compagno;
✅ Movimenti coordinati: movimenti coordinati tra i calciatori coinvolti;
✅ Tempismo: il tempismo è fondamentale per garantire che la squadra sfrutti appieno le opportunità create.

Gli interscambi e le rotazioni coinvolgono lo scambio di posizioni tra i giocatori durante la partita. Questi Princìpi di Gioco vanno a togliere riferimenti agli avversari e creano spazi sfruttabili contribuendo inoltre a rendere la squadra più imprevedibile e dinamica durante la partita.

✔️ Andare in porta con efficacia

✅ Sfruttare gli inserimenti per attaccare la profondità ed arrivare alla conclusione;
✅ Quando la squadra avversaria è molto chiusa dietro cerchiamo il tiro da fuori;
✅ Se la chiusura persiste puntiamo al possesso in Zona 3 muovendo e cercando di aprire e trovare spazi fra le linee per gli inserimenti.

✔️ Squadra corta e stretta

La squadra deve essere sempre molto corta, stretta e compatta proprio per una situazione ottimale nel caso si verifichi la perdita del possesso: se siamo in 10 su 25 metri avremo subito densità e tanti uomini disponibili pronti al recupero, altrimenti, se sfilacciati, lunghi e mal disposti, sarà tutto più complesso e forniremo spazi importanti attaccabili dagli avversari.

✔️ A palla persa non concedere opportunità agli avversari

✅ Pressing immediato forte dopo la perdita della palla;

✅Quando la squadra perde palla, i calciatori più vicini vanno ultra-aggressivi sull’avversario per non concedere profondità e di riflesso il contropiede.

Concludendo, la fase di possesso dev’essere vissuta con lo scopo di controllare il gioco e occupare efficacemente lo spazio per creare opportunità offensive sapendo individuare, gestire, generare e andare a guadagnare spazi a nostro favore.

▶️PRINCÌPI DI GIOCO IN FASE DI NON POSSESSO

✔️ In fase di non possesso si distrugge qualsiasi intenzione e qualsiasi inventiva degli avversari.

✔️ Cercare la riconquista immediata e aggressiva

Non ci adattiamo al Gioco avversario e non andiamo a difesa della porta scappando indietro. Il recupero deve essere aggressivo e nel minor tempo possibile. La fase di non possesso va vissuta come un momento di riconquista/ribaltamento e quindi va vissuto attivamente.

✔️ Pressione forte sulla palla

Portare gli avversari a giocare in condizioni difficili. Non ci si limita a difendere l’attacco avversario ma è un mezzo per recuperare velocemente il possesso palla, oltre che un modo per rallentare la costruzione del gioco avversario.

✔️ Difesa individuale

Duelli individuali a uomo: ogni calciatore è responsabile di un avversario in modo da ostacolare chi ha la palla impedendogli collegamenti facili con i potenziali riferimenti e togliendogli tempo e spazio per giocare.

Intercetto e anticipo.

Pressione sul giocatore in possesso: per poter essere efficace, dev’essere necessariamente accompagnata da una marcatura feroce e stretta anche sui possibili appoggi vicini. Togliere facili soluzioni agli avversari.

L’altezza o la zona di campo dove portare pressione e come portare pressione devono variare a seconda delle caratteristiche dell’avversario e delle dinamiche della partita.

Scalate: qui ci vorrebbe un volume di 1.500 pagine per trattare l’argomento. In questa sede voglio solo evidenziare come nell’applicazione della difesa individuale un aspetto fondamentale e cruciale è quello relativo al gestire in maniera corretta ed efficace le scalate.

Tratto da “Difesa a Uomo” di Mister Giampaolo Morabito, Allenatore UEFA A e mio conterraneo:

Quando un nostro calciatore lascia il suo riferimento offensivo per andare a prenderne un altro occorrerà, nella difesa individuale, che un altro calciatore della linea dietro scali in avanti, ad esempio, per andare a prendere il nuovo riferimento lasciato libero.

Fino a quando scaliamo? Fino a quando rimaniamo in parità numerica nella linea dietro.

Nella linea/zona della palla nella difesa Individuale applicheremo sempre il principio del +1, ad esempio, ci attaccano in 3 quindi difendiamo in 4: 3 in individuale + 1 che ricopre appunto il principio del +1. Quest’ultimo potrà fungere da raddoppio o, ad esempio, proporsi in avanti per attaccare lo spazio. 

Oggi, sia nel campionato italiano che in quelli esteri, diversi allenatori organizzano la fase difensiva delle loro squadre a uomo: Gasperini, Jurić, Tudor, Pioli, Bielsa, Almeyda sono solo alcuni esempi.

Personalmente sono fortemente attratto da questo approccio difensivo a discapito della vecchia difesa a zona e tutto l’aspetto legato alle marcature preventive, in primis per l’atteggiamento che la squadra va a portare in partita.

Tuttavia, la difesa individuale richiede preparazione tattica, fisica e soprattutto mentale che andrebbero trattate a parte.

✔️ Ribaltamento

Il primo principio è caratteriale, di approccio; nelle situazioni di difficoltà non essere passivi e pensare positivamente. Saper sfruttare la difficoltà a nostro favore in maniera rapida e veloce. In caso di errore degli avversari serve una ripartenza fulminea.

✔️ A palla riconquistata trarre vantaggi immediati

Tiriamo fuori la palla dalla zona di pressione consolidando il possesso o cercando riferimenti in avanti:

  • se la palla viene riconquistata nella metà campo avversaria attacchiamo subito la porta (minore strada possibile, nel minore tempo);
  • se la palla viene riconquistata nella nostra metà campo consolidiamo il possesso e forniamo subito riferimenti offensivi in avanti.

Il momento di perdita del pallone per una squadra è un momento di alta instabilità, incertezza e spesso di disorganizzazione, per questo occorre saperlo sfruttare al meglio a nostro vantaggio.

Concludendo, la fase di non possesso dev’essere vissuta come la somma di tanti duelli individuali legati tra loro dai princìpi di gioco che ne determinano un’azione difensiva collettiva e organizzata.

▶️ PRINCÌPI DI GIOCO SULLE PALLE INATTIVE

✔️ Organizzazione e posizionamento
✔️ Marcatura individuale
✔️ Difesa del castello
✔️ Tempismo e movimenti coordinati
✔️ Variabilità
✔️ Concentrazione e aggressività

Ruoli, Funzioni o Relazioni?

Personalmente trovo queste considerazioni estremamente interessanti e ritengo che saranno ben presto il futuro del calcio (forse lo sono già), di un calcio i cui tutti devono essere in grado di fare tutto e le squadre non avranno più riferimenti fissi. Tuttavia, il concetto di funzione, estremamente interessante se preso alla lettera, travisato o mal interpretato, può essere pericoloso, rischiando di creare confusione nei calciatori e, di riflesso, alla squadra.

Credo fermamente che se dispongo di una punta con un buon senso del gol, della posizione e dello smarcamento, questa dovrà fare principalmente la punta ed essere il più possibile vicino alla porta avversaria! Ciò però è diverso andando ad abbracciare il concetto di funzione, per quanto riguarda l’atteggiamento e il contesto di gioco.

Significa ad esempio che se in una ripartenza a seguito di un rimpallo o di una situazione confusa un difensore si trova nelle condizioni di poterlo fare, dovrà condurlo in avanti senza problemi. Lo stesso vale per un attaccante che si trova arretrato. Quest’ultimo dovrà, se la situazione lo richiede, partecipare all’azione difensiva – per primo – conscio di come muoversi, cosa fare e come farlo.

Nelle situazioni proposte durante gli allenamenti e che vedremo nel capitolo mezzi didattici il concetto di ruolo è estremamente vago e tende a scomparire proprio per andare a lavorare sui fattori relativi ai contesti di gioco dove la squadra può essere proiettata (e disposta) in maniera differente a come lo è abitualmente; significa che in allenamento (ad esempio nei possessi palla o giochi situazionali ecc.) una punta sarà impiegata anche come difensore e, viceversa, un difensore come attaccante.

Questo, a mio avviso, contribuisce a formare una conoscenza globale del gioco nei miei calciatori e a riempire progressivamente quei contenitori di esperienze visti in precedenza. Ritengo inoltre sia importantissimo far vivere esperienze di gioco difficili rispetto a quelle che sono le caratteristiche dei giocatori, proprio perché è ciò che vogliamo ottenere. L’attaccante, quindi, che verrà impiegato anche in ruoli/settori difensivi, non farà altro che accrescere il suo bagaglio motorio/tattico/mentale trovandosi a dover affrontare nuovi problemi da risolvere.

I ruoli, in sostanza, rappresentano le posizioni generali suggerite dal sistema di gioco che i calciatori occupano, come difensori, centrocampisti o attaccanti. Sono spesso definiti e standardizzati addirittura da caratteristiche specifiche, come la posizione spaziale sul terreno di gioco, una specifica morfologia o caratteristica fisica e la responsabilità: “l’interno di centrocampo deve sempre inserirsi”… perché? Chi l’ha detto? Chi l’ha deciso? Al mio interno di centrocampo, in un’occasione specifica, potrei benissimo richiedere di stare basso di interdizione: chi può dire che io abbia sbagliato? 

Le funzioni, invece, si riferiscono a comportamenti specifici assegnati a un calciatore all’interno di un determinato ruolo definito dalla posizione spaziale del sistema di gioco e ancor meglio se si trova in una specifica situazione di gioco.

Dicevo che i ruoli sono spesso (quasi sempre) standardizzati e comuni a molti sistemi di gioco, mentre le funzioni possono variare e togliere agli avversari i riferimenti standardizzati del ruolo in base alle esigenze tattiche della squadra e all’idea dell’allenatore.

Mister Luciano Spalletti, durante un’intervista nella sera del Gran Gala del calcio a Milano, ha dichiarato: “Noi dobbiamo provare a fare un calcio relazionale: del mio Napoli tutti ricordano l’azione in cui dieci giocatori tornarono in difesa per recuperare dopo un corner battuto male, con Osimhen che arrivò prima degli altri per dare una mano. Non c’erano gelosie e io voglio portare questa cultura, creare una squadra con la mente forte”.

Mi permetto di aggiungere che, oltre alla “mente forte” come dice il nostro C.T., indubbiamente quel Napoli ha fatto quell’azione difensiva realmente straordinaria e come poche altre io ricordi nel calcio, anche perché 10 calciatori in quel momento hanno svolto la funzione di difensore. Voglio spiegarmi meglio: in 10 hanno partecipato collettivamente alla fase difensiva in non possesso (e precisamente ad una transizione) non svolgendo un compito standardizzato dal ruolo ma bensì dalla situazione che in quel momento richiedeva che 10 calciatori ripiegassero a difesa della propria porta.

In questo mio scritto, quindi, non si leggerà e non ci saranno capitoli dedicati alle caratteristiche o compiti specifici dei ruoli del 1-4-3-3 perché i ruoli (fissi o meno) stanno scomparendo a favore di giocatori polivalenti in grado di adattarsi a una filosofia prestabilita, questa sì fissa, raccolta nei princìpi di gioco.

Noi mister, a mio avviso, come spiegherò nel prossimo capitolo, se vogliamo rimanere al passo coi tempi dobbiamo continuare a studiare, essere pronti, attenti, aperti e felici dei cambiamenti continui che questo straordinario sport quotidianamente offre.

Un portiere che non para

Il mio portiere è il primo attaccante e l’ultimo difensore.

In precedenza ho scritto che non avrei trattato dei singoli ruoli, tuttavia una parentesi di assoluta rilevanza e importanza va rivolta al portiere. Nel calcio moderno, infatti, esso ha subito una trasformazione significativa, trasformando questa figura da semplice difensore della porta a elemento essenziale per la squadra. Diventa fondamentale, ad esempio, per avviare e partecipare attivamente alla costruzione del gioco dal basso (deve saper prendere reattivamente le giuste scelte).

Deve saper dimostrare una lettura acuta delle situazioni di gioco, intervenendo tempestivamente in uscita per chiudere gli spazi, la verticale e anticipare gli attacchi avversari.

Questo abbraccia la versatilità, la leadership e una consapevolezza tattica avanzata, ridefinendo così il ruolo del portiere come elemento chiave capace di adattarsi alle dinamiche sempre più complesse del gioco.

Anche il portiere – come un qualsiasi altro calciatore – deve aver ben compresi tutti i princìpi di gioco perché dovrà, ad esempio, fornire una protezione sulle giocate in profondità in una difesa individuale e saper impostare una ripartenza.

Il portiere ritengo che dovrebbe allenarsi il più possibile insieme al gruppo, trovando continuità con la squadra. È importante che ci sia una collaborazione costante con il preparatore e lo staff dei portieri per integrare al meglio questo approccio. Non ha senso che il portiere passi un’ora intera isolato per fare allenamenti tecnici specifici e poi si unisca al resto della squadra solo negli ultimi venti/trenta minuti per la partitella; anzi, sarebbe più utile il contrario. Il portiere non deve limitarsi solo a parare, ma essere un vero e proprio elemento tattico attivamente coinvolto ad esempio nella costruzione bassa.

Il ruolo del Mister

Essere allenatore è molto complicato (a qualsiasi livello e in qualsiasi categoria).

Come primo aspetto è fondamentale la competenza relativamente a quello che si fa in campo e, oltre a tutto l’aspetto organizzativo, comunicativo e di gestione, la bravura del mister risiede nel preparare la squadra: renderle la vita facile sotto qualsiasi aspetto.

L’allenatore moderno non deve avere ambizioni strettamente personali pensando ad esempio “devono vincere perché devo dimostrare di essere il migliore”, quanto piuttosto deve avere un atteggiamento di formazione: “Ragazzi, cerchiamo la vittoria giocando attraverso i nostri princìpi di gioco”.

L’allenatore durante la partita non è la prima donna che attraverso indicazioni continue e magari fornite con metodi oggettivamente discutibili muove i calciatori. E’ un riferimento sì, ma marginale. Conscio del lavoro fatto in allenamento osserva che venga messo in pratica dai ragazzi, dando indicazioni e comunicando coi giocatori quando aspetti del modello di gioco non vengono attuati.

Importantissimo, invece, anche durante la partita, dare forza agli aspetti positivi!

La vera vittoria dell’allenatore consiste nel vedere la squadra vincere applicando i princìpi di gioco, osservando nei calciatori uno sviluppo calcistico/sportivo, ma anche etico! Nello specifico, in partita dovrà saper adattare rapidamente la squadra a situazioni impreviste, cambiando soluzioni con velocità e competenza.

Tutto molto bello e romantico qualcuno potrà osservare ma, se arriviamo in una società che ci impone il risultato, in una di quelle che non hanno tempo per formare e che vuole solamente vincere?

Anche in questo caso dovranno essere la competenza e la capacità dell’allenatore a definire il miglior percorso per la squadra, intesa come sistema e quindi comprensiva di tutte le figure che ne gravitano attorno.

Concludendo, il Mister deve essere una figura intelligente, colta e che non finisce mai di studiare, imparare, cercare, osservare e… ascoltare (dettaglio non da poco), in grado di leggere e interpretare le partite velocemente; aspetti questi fondamentali se si vuole essere veramente allenatori – non dico bravi – ma efficaci.

Mezzi didattici

Ritengo che 5 cose siano fondamentali sempre in qualsiasi mezzo di allenamento:

  1. Intensità
  2. Direzionalità
  3. Pressione
  4. Avversario
  5. Complessità

senza mezzi termini, occorre, come dice Pep: generare gioco; ricreare in allenamento occasioni il più possibili aderenti al gioco.

Personalmente, non esiste la distinzione delle fasi e cioè l’allenamento specifico della fase difensiva e l’allenamento specifico della fase offensiva: non c’è fase difensiva che non preveda la parte offensiva attiva e viceversa. Non possiamo allenare a comparti stagni ciò che il gioco ci propone integralmente.

Propongo di seguito dei mezzi di allenamento dedicati ai princìpi di gioco che abbiamo visto in precedenza.

▶️ Attivazioni

Attivazione tecnica finalizzata al Pressing Ultra (principio allenato: pressing-ultra)

I giocatori si passano il pallone compiendo varie combinazioni prestabilite o a tocchi vincolati.

Il mister ad un certo punto chiama/identifica un pallone sul quale inizia l’azione di pressing-ultra, di conseguenza i compagni del giocatore in pressione vanno a chiudere tutti gli appoggi vicini al possessore, gli altri scalano mentre i compagni del possessore cercano di smarcarsi per effettuare almeno 3 passaggi.

Perché solo 3 passaggi per il punto? Per incentivare l’aggressione feroce.

Un contesto questo che si presta naturalmente alla ricerca dell’errore senza la pressione della partita e “attiva” il gruppo verso quelli che sono i Princìpi di Gioco che verranno allenati durante il resto della seduta.

SSG smarcamento in avanti (principio allenato: attaccare gli spazi)

Un altro mezzo di attivazione può essere questo Small Sided Game – SSG (al quale parteciperanno anche i portieri) sotto forma di progressione. Iniziale 2v2 in cui i 2 Blu in possesso dovranno muoversi da una zona all’altra ma solo attraverso uno smarcamento in avanti effettuato da uno dei 2.

Successivamente, guadagnato lo spazio, dovranno continuare con le medesime regole. I rossi, inizialmente zonati, se riconquistano dovranno svolgere i medesimi compiti:

Possiamo inserire 2 Jolly esterni che dovranno obbligatoriamente essere attivati in fase di costruzione e i quali dovranno provvedere a fare il passaggio in avanti per 1 dei 2 Blu che va a prendere lo spazio.

Nella fase finale inseriamo anche 2 portieri che saranno esclusivamente da sostegno ma potranno verticalizzare per il movimento in avanti di uno dei 2 Blu; in questo caso i Blu conquisteranno 1 punto aggiuntivo.

Possessi Palla, SSG, Rondos

SSG per la mobilità (principi allenati: mobilità e relazioni)

SSG che si gioca 5v3 non posizionati e/o schierati secondo il ruolo, a posizioni libere. Dopo 5 passaggi i Blu possono andare sul vertice del settore opposto. A questo punto tutti i giocatori (tranne uno, che sarà il nuovo vertice Blu – senza un obbligo/riferimento imposto dal ruolo) si sposteranno nell’altro settore ricreando il 5v3 e la figura del rombo.

Le 4 porticine servono, per chi è in fase di non possesso, a portare aggressione forte per il recupero mentre, per chi è in possesso a incoraggiare la riagressione immediata. I giocatori Rossi, infatti, una volta recuperata la palla, possono ottenere 1 punto segnando in una qualsiasi delle porticine (senza vincoli) oppure effettuando 2 passaggi. Perché “solo” 2 passaggi? Perché sono “pochi”, nel senso che per i 3 Rossi è un obiettivo concreto e quindi la riagressione da parte dei Blu deve essere molto forte.

In questo SSG non ci sono riferimenti ai ruoli e/o le posizioni relative al sistema di gioco adottato dalla squadra, l’obiettivo principale è muoversi e relazionarsi sulla palla e lo spazio da occupare.

Possesso palla finalizzato ad attaccare la linea (principio allenato: attaccare gli spazi)

Tre squadre da 4 elementi ciascuna (nell’esempio ma i numeri possono assolutamente variare). Due di queste si dispongono all’interno mentre la terza (Verdi) si schiera come sponde sugli angoli.

L’obiettivo per le due squadre è quello di attaccare la zona di meta avversaria – la linea di difesa – rappresentata dalle sagome.

I Verdi inizialmente sono solo sponde e giocano con la squadra in possesso a un tocco.

Ogni squadra difende una propria linea di meta e attacca quella della squadra avversaria.

Di fatto, come sempre, le varianti sono pressoché infinite ma sicuramente la prima è quella di, al posto delle sagome, collocare 4 giocatori, prevedendo quindi altre due squadre da 4 se abbiamo a che fare con numeri maggiori di giocatori.

Rondo sul 1-4-3-3 per le relazioni (principi allenati: mobilità, relazioni, aggressione e riaggressione della palla)

Questo rondo può rivelarsi uno strumento dagli usi molteplici.

Sulla struttura del 1-4-3-3 per i Blu, in questo caso ma può essere replicata per qualsiasi sistema di gioco, in base al numero dei giocatori presenti e dei portieri mentre i rossi possono essere disposti a piacere secondo una particolare struttura da contrapporre o seconda di dove si vuole creare la maggiore densità.

Inizialmente si gioca un rondo in cui possiamo vincolare o meno il numero di passaggi e di tocchi e rendere più o meno fisse le posizioni dei giocatori Blu e dei Rossi…

Immaginiamo di arrivare ad una complessità tale da avere una situazione tipo:

I Blu “esterni” possono interscambiarsi con gli interni, purché la struttura rimanga sempre quella richiesta. I 3 Blu interni così come i Rossi non hanno più vincoli posizionali e spaziali ma solamente relazionali sulla palla e la situazione di gioco.

Inserire il Portiere come ulteriore vertice basso.

Aumentare il numero dei rossi fino ad arrivare al contesto partita.

Un rondo semplice nella preparazione, nell’utilizzo e nella comprensione ma che nonostante questo permette, aldilà degli aspetti tecnico/tattici, lo sviluppo di relazioni e connessioni da parte dei giocatori coinvolti.

Possesso palla per il pressing, la conquista dello spazio, uscire dalla pressione e muovere l’avversario

Vengono formate due squadre (7c7+J).

L’area di gioco sarà come sempre di dimensioni variabili in base alla categoria e al livello della squadra.

Spazio diviso in quattro settori. La squadra in possesso, con l’aiuto del Jolly, deve mantenere il possesso dislocandosi in modo ordinato rispettando una direzione di gioco e/o formando una specifica figura, ad esempio quella del rombo descritta nell’attivazione precedente.

Il mister ad un certo punto chiama il numero di quadrato e la squadra in non possesso deve portare una pressione forte agli avversari obbligandoli al settore chiamato.

La squadra in possesso, invece, deve riuscire a portare il pallone in un altro settore ed effettuare qui almeno tre passaggi per ottenere il punto.

Aldilà del forte lavoro sui prìncipi di gioco nel possesso palla e di cui abbiamo parlato in precedenza, in questo caso sarà molto interessante osservare il comportamento in particolare della squadra in possesso perché dovrà saper gestire bene la superiorità numerica mentre parallelamente chi è senza palla dovrà operare un pressing feroce.

Le varianti possono essere tantissime ma sicuramente, una su tutte, è quella “opposta” a quella sopra descritta e cioè che la squadra in possesso dovrà mantenere la palla facendo spostare la pressione avversaria “ad esca” da un settore ad un altro andando così ad occupare uno spazio libero.

Partite a tema

Partita a Tema: attaccare l’ultima linea avversaria (principio allenato: attaccare gli spazi)

Siamo a tutto campo (o campo più corto, ad esempio trequarti ma sempre larghezza tutta), in base al numero dei presenti.

In questo caso entriamo nello specifico, cercando l’efficacia e forse l’espressione massima dell’attacco alla linea e allo spazio: l’attacco all’ultima linea avversaria mandando un giocatore in porta che si inserisce nello spazio dietro presidiato solo dal portiere.

Le sagome delimitano le due zone gol, oltretutto come ulteriore linea difensiva ed ostacolare linee di passaggio.

L’obiettivo è trovare una verticalizzazione per un compagno che, con tempistiche e modalità corrette, attacca lo spazio per ricevere e concludere all’interno della zona di tiro avversaria.

Una variante è quella che prevede che al posto delle sagome (che possono dare riferimenti che poi non ritroviamo in partita), gradualmente e per avvicinarci ad una situazione ancora più aderente al gioco nella sua libera complessità, introduco cinesini piatti piccoli a formare le zone di meta e la linea del fuorigioco.

Partita a tema per il pressing forte (principi allenati: pressing forte, marcatura individuale, possesso palla)

Questa partita a tema si sviluppa in maniera tale da indurre i rossi a pressare in modo forte (a rotazione con i blu).

I blu possono segnare da qualsiasi distanza nelle porte poste sulla trequarti. I rossi devono fare molta attenzione a questo aspetto e alle imbucate centrali. Se i rossi conquistano palla senza vincoli vanno al gol.

Si organizzano due squadre usando per una il proprio sistema di riferimento (in questo caso 1-4-3-3) contro l’altra che difende individualmente o con un sistema contrapposto.

Al gol si parte sempre dal portiere.

Partita libera

Ancora oggi spesso sento “se non fate un bell’allenamento non facciamo la partita finale!” oppure vedo partitelle finali libere relegate agli ultimi 20 o anche 10 minuti di allenamento… mai errore più grande possiamo fare!

Esternamente, forse, un genitore o uno spettatore potrebbe pensare che più il campo è ricoperto di coni, cinesini, nastri, paletti e ogni altro attrezzo più significa che il mister stia facendo lavori di chissà che specializzazione o efficacia.

Oppure, in un allenamento di 90 minuti, calciatori per 40 minuti fermi a sentire parlare il mister su miracolose tattiche o analisi dettagliate ed analitiche sui movimenti. Purtroppo, sono convinto che c’è tanta ignoranza in tutto questo perché chi comanda e chi insegna è solo il gioco, nella sua essenza che si manifesta nella partita libera.

ATTENZIONE! Partita libera non significa: ok giocate e il mister sta a chiacchierare con lo staff o disinteressato si fa gli affari suoi. Partita libera significa osservare. Osservare i comportamenti, le individualità, la comprensione e la messa in pratica dei prìncipi di gioco richiesti. Significa necessariamente, magari, interrompere per dare dei riscontri ma che siano brevi, chiari e precisi.

La partita libera è un mezzo allenante a tutti gli effetti, un elemento di fondamentale importanza nella complessità del gioco, poiché consente ai giocatori di esprimere la propria creatività, intuizione e abilità individuali.

Libertà di movimento e decisionale che permette ed insegna ai calciatori ad adattarsi rapidamente alle situazioni in continua evoluzione, prendere iniziative personali e mettere in pratica le proprie abilità tecniche.

La capacità di leggere il gioco e agire di conseguenza, senza vincoli, favorisce la comprensione e la convivenza nella complessità stimolando il modo in cui i calciatori affrontano le sfide e i problemi di gioco.

La partita libera deve essere considerata un mezzo allenante a tutti gli effetti e non può essere relegata a parti residuali dell’allenamento.

Considerazioni sui mezzi didattici

Ho voluto rappresentare alcuni esempi di mezzi didattici che ritengo aderenti a quella che è la complessità del Gioco. Anche in questo caso, però, deve essere l’abilità dell’allenatore a proporre, identificare e utilizzare il miglior mezzo di cui in quel momento la squadra necessita a seconda del lavoro che vogliamo fare o un aspetto che vogliamo correggere.

Variare i mezzi di allenamento rappresenta una pratica essenziale per sviluppare una squadra versatile e combatte la noia e le aspettative con cui i calciatori arrivano al campo. La diversificazione delle attività di allenamento, infatti, non solo mantiene i giocatori motivati e impegnati, ma contribuisce anche a migliorare le loro abilità tecniche, tattiche e fisiche in modi più completo.

La seduta di allenamento, che si tratti di dilettanti o professionisti, dovrà avere sempre un fine, un concetto allenato, un obiettivo, un percorso in merito ai princìpi di Gioco che andremo a sviluppare e dovrà essere chiaro a tutti: mister, staff (se ne disponiamo) ma soprattutto giocatori.

Possiamo scomporre la seduta e partire dal facile per arrivare al difficile oppure dai numeri ridotti fino alla partita libera sotto forma di progressione, ma la cosa indispensabile è che si sappia – bene – ciò che si sta facendo e la finalità che si vuole ottenere.

Oggi siamo circondati da siti, piattaforme, social-networks, libri e guide standardizzate che ci propongono esercitazioni di tutti i tipi. Possiamo cercare l’esercitazione con pochi click o con delle schede cartacee addirittura in base al numero dei giocatori, alla porzione di campo che abbiamo disponibile, alla finalità che vogliamo allenare, ma non è certo svolgere un’esercitazione decontestualizzata – anche se di un allenatore famoso e/o vincente – che ci permette di trarne eventuali benefici. Sarebbe come adottare un sistema di gioco solo perché è stato utilizzato dalla squadra che ha vinto il campionato.

Concludendo, l’esercitazione che proponiamo sul campo alla squadra (articolata o banale che sia) deve essere frutto di nostre scelte, di nostre idee e di nostre considerazioni perché siamo noi mister a sapere, nel nostro intimo, quello che serve in quello specifico momento; non possiamo trovare in altri la risposta.

Il calciatore corre?

Volutamente non ho toccato la sfera atletica del calciatore (anche perché si sarebbe almeno raddoppiato il volume di questo articolo).

La preparazione atletica, come per tutti gli sport, è ovviamente una componente fondamentale che va allenata e stimolata, tuttavia non ho voluto trattarla in questa sede poiché ho preferito porre l’attenzione esclusivamente sulla metodologia vista dal lato tecnico-tattico.

Nonostante oggi sia conscio che il movimento dei preparatori atletici stia facendo un passo indietro, tornando alla preparazione atletica “tradizionale”, trovo nella periodizzazione tattica una metodologia all’avanguardia.

La periodizzazione tattica rappresenta un approccio metodologico avanzato che va oltre la semplice preparazione fisica e tecnica, concentrandosi specificamente sullo sviluppo delle competenze tattiche dei giocatori nel corso della stagione.

Questa metodologia considera il gioco come il principale veicolo per lo sviluppo delle capacità fisiche, incorporando gli aspetti tattici in ogni fase della preparazione. Questo approccio non solo migliora le prestazioni atletiche individuali, ma contribuisce anche a creare una squadra tatticamente ben organizzata e capace di adattarsi.

Tralasciando le realtà professionistiche e/o semi-professionistiche, anche nei dilettanti di livello avanzato il tempo a disposizione è sempre poco, con al massimo 3 o 4 sedute settimanali (comprensive dell’amichevole forse) da circa 2 ore, la sera e, per la maggior parte dei presenti, dopo una giornata di lavoro o, nel migliore dei casi, di scuola.

Se vogliamo “costruire” qualcosa che si avvicini il più possibile alla definizione di calciatore e non di atleta multidisciplinare, il tempo a disposizione deve essere impiegato per il più possibile con la palla fra i piedi e nella specificità che il gioco del calcio richiede (mi riferisco a tutti gli aspetti fisici).

Il nostro strumento è il pallone e il fine è saperlo utilizzare al meglio in partita; per questo ritengo che più lo utilizziamo e più impariamo a sviluppare tutti gli aspetti in sua funzione e più sarà per noi efficace.

In definitiva, la periodizzazione tattica nella preparazione atletica per il calcio mira a massimizzare l’efficacia tattica attraverso un lavoro fisico connesso, mirato e integrato.

Conclusioni

In questo lavoro ho scritto tutto e niente, perché alla fine, per fortuna, intimamente siamo tutti differenti, abbiamo tutti il nostro carattere e il nostro trascorso come persone prima e allenatori poi; ciò significa che a parità di situazioni ognuno le vivrà a suo modo.

Sono convinto che non si possa standardizzare un percorso a priori, un percorso uguale per tutti, sarebbe troppo facile in un contesto così complesso e ricco di variabili com’è la guida di una squadra di calcio.

Vanno analizzati un sacco di aspetti da noi mister e sulla base di questi si dovrà decidere quale metodologia e/o quale orientamento praticare.

C’è bisogno di confronto e studio costante, l’evoluzione è talmente rapida che ogni giorno questo meraviglioso sport si modifica e cambia.

Quello che spero è di essere riuscito a trasmettere che se vogliamo essere allenatori moderni abbiamo l’obbligo di “lavorare” su intelligenza, competenza e capacità di convivenza nella complessità del gioco nei nostri calciatori.

Riferimenti

  • “Le competenze comunicative dell’allenatore di calcio” – Tesi Corso Master Uefa Pro License di Mister Graziani Archimede;
  • “Educare alla complessità del Gioco” – di Diego Franzoso;
  • “Organizzare il Modello di Gioco” – AST Allenatore.net;
  • “Allenare gli allenatori. Perché si impara a giocare giocando” di Francesco D’Arrigo;
  • “Il primato del gioco. La comunicazione didattica del calcio.” di Francesco D’Arrigo;
  • “Il senso del gioco. Riconoscere la bellezza del calcio.” di Francesco D’Arrigo;
  • “Come allenare al meglio il giocatore scegliente.” articolo FIGC di Claudio Albertini;
  • “Calcio, Neuroscienze e Complessità” articolo FIGC di Claudio Albertini;
  • “Difesa a Uomo” di Mister Giampaolo Morabito Allenatore UEFA A;
  • “Le competenze tecnico-tattiche, metodologiche ed organizzative dell’istruttore di settore giovanile.” di Mister Alessandro Zauli.

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