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L’influenza di Edgar Morin su Guardiola e Mourinho: come la teoria della complessità sta cambiando la metodologia calcistica

25 Luglio 2025

Il contributo è la riscrittura e la traduzione dell’articolo “Edgar Morin’s influence on Pep Guardiola and Jose Mourinho: How complexity theory is shaping football coaching”, scritto da Adam Bate

All’età di 104 anni, il filosofo e sociologo francese Edgar Morin continua a influenzare non solo il pensiero accademico, ma anche il modo in cui i grandi allenatori interpretano il calcio. Pep Guardiola, José Mourinho e tanti altri hanno tratto ispirazione dalla sua visione del mondo, fondata sulla teoria della complessità.

Il calcio è complesso, non complicato

Spesso si dice che il calcio sia un gioco semplice. Ma per allenatori come Guardiola e Mourinho, non è affatto così. Per loro, il calcio è un sistema in continua evoluzione, dove ogni dettaglio interagisce con altri elementi imprevedibili. E per comprendere davvero questa complessità, molti di loro hanno trovato risposte nei testi di Morin.

In Argentina, César Luis Menotti, campione del mondo nel 1978, ha regalato un libro di Morin a Mauro Navas, tecnico delle giovanili del Boca Juniors. Matías Manna, analista della Nazionale argentina nel trionfo del 2022, ha dichiarato di essersi “innamorato” delle sue idee.

In Portogallo, Morin è studiato nelle scuole allenatori di Madeira, Lisbona e Porto. José Mourinho, Leonardo Jardim, Nelson Caldeira e molti altri allenatori portoghesi hanno riconosciuto nell’approccio di Morin una base teorica alla loro metodologia.

Barcellona, Paco Seirul·lo e il pensiero complesso

Un punto chiave di questa diffusione è stato Paco Seirul·lo, storico preparatore del Barcellona e mentore metodologico di Guardiola. Seirul·lo ha introdotto generazioni di allenatori alla complessità applicata al calcio: “Edgar Morin è il padre di tutto questo”, ha dichiarato lui stesso.

Acácio Santos, membro dello staff della Nigeria all’ultima Coppa d’Africa, racconta: “Pensavo di studiare muscoli, ma Seirul·lo parlava di società. Ho capito che non cercavo ricette, ma il perché delle cose”.

Anche Juanma Lillo, braccio destro di Guardiola, ha sottolineato l’importanza del caos: “Il nostro ruolo è creare incertezza, dare spazio al disordine. E da quel caos, costruire organizzazione. Poi di nuovo caos. E ancora organizzazione…”.

Ordine e disordine: l’equilibrio del calcio moderno

Il professor Alfonso Montuori, dell’Istituto di Studi Integrali in California, spiega: “La teoria della complessità di Morin aiuta a riconoscere che la realtà non è mai lineare. Il calcio non fa eccezione. Chi cerca soluzioni semplici in un mondo complesso, fallisce”.

Per Morin, l’organizzazione non è rigida, ma fluida, adattabile, capace di reagire all’ambiente. Proprio come una squadra di calcio che, in partita, deve sapersi riorganizzare continuamente in base a ciò che accade.

Un aneddoto emblematico arriva da Barcellona: durante l’epoca d’oro di Guardiola, il quotidiano Sport titolava che il Barça era “più compatto che mai”. Ma Seirul·lo smentiva: “Non siamo più compatti, siamo più plastici, più flessibili, con meno controllo apparente ma maggior efficacia”.

Un paradosso solo apparente. La libertà e l’adattabilità – non la rigidità – permettono a una squadra di dominare il gioco e, allo stesso tempo, difendere meglio.

Una metodologia che rompe gli schemi

Nelson Caldeira, che insieme a Jardim ha portato il Monaco a vincere la Ligue 1 nel 2017, ricorda: “Durante la prima preparazione stagionale, non c’era corsa a secco, ma subito palla. I giocatori erano perplessi. I media ci accusavano di sottovalutare il lavoro fisico”.

Ma era tutto parte di una visione nuova. “In Francia, la patria di Morin, ci criticavano per seguire… Morin!” commenta ironicamente Caldeira. Alla fine, però, i risultati hanno dato loro ragione.

L’approccio di Vítor Frade, ideatore della periodizzazione tattica, è fortemente influenzato dal pensiero complesso. Mourinho ne ha portato l’essenza in Inghilterra, a Chelsea, cambiando per sempre il modo in cui si prepara una squadra.

Oggi si comprende che non si può allenare il calcio spezzandolo in fasi isolate, come si faceva un tempo. “Non esistono due dribbling uguali”, dice Santos. “Allenare azioni lineari non prepara a un gioco fatto di infinite variabili. È per questo che Paco Seirul·lo non ripete mai lo stesso esercizio”.

La lezione finale? Accettare la complessità è liberatorio. “In passato cercavo la ricetta giusta, oggi voglio pensare”, dice Santos. “C’è così tanta informazione nel calcio. È difficile sentirsi a proprio agio nel caos. Ma ora, grazie a Morin, mi sento a casa”.

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