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Teoria coaching mentale ed emotivo

“Coaching Mentale ed Emotivo”: Forza mentale e motivazione

26 Marzo 2019

“Coaching Mentale ed Emotivo”: Forza Mentale e Motivazione

Nel secondo articolo di questa rubrica vedremo insieme cosa si intende per forza mentale.

Abbiamo visto che il Coaching Sportivo si occupa principalmente di allenare la forza mentale dell’atleta, che per noi è il calciatore.

  • Cosa è quindi la forza mentale?

Possiamo definire la forza mentale come l’insieme dei processi mentali ed emotivi, individuali e relazionali, che accompagnano, rafforzano e migliorano la prestazione sportiva; sia in termini di valorizzazione dell’allenamento, sia in termini di ottimizzazione dei risultati dell’allenamento durante la gara.

Proviamo insieme, quindi, ad identificare e a tradurre nella pratica questi processi mentali.

Le caratteristiche più importanti che compongono la personalità del calciatore che influenzano la capacità di prestazione sono rappresentate da:

  • motivazione
  • disponibilità alla prestazione
  • fiducia in sé stesso
  • capacità di apprendimento
  • perseveranza
  • resistenza allo stress
  • spirito di squadra

Negli articoli che seguiranno ci occuperemo di analizzare meglio ciascuna caratteristica.

Iniziamo qui con un primo approfondimento sulla motivazione.

La motivazione è qualcosa di molto soggettivo. Non è uguale per tutti.

Generalmente riconosciamo tre tipologie di motivazione: la motivazione affiliativa; la motivazione al potere; la motivazione all’eccellenza.

Ciascuna di queste tre tipologie porta l’essere umano, e quindi il calciatore, ad agire spinto da stimoli differenti.

La motivazione affiliativa riguarda stimoli derivanti dal piacere di stare insieme agli altri, di sentirsi parte di un gruppo, di relazionarsi in maniera sincera con le altre persone.

Il calciatore che rientra in questa tipologia sarà quindi più propenso a mettersi a disposizione dei compagni, dell’allenatore e quindi di tutta la squadra. Agirà e prenderà decisioni in linea con il bene dei compagni e dell’ambiente. Instaurerà rapporti veri di amicizia e fiducia all’interno dello spogliatoio.

La motivazione al potere è collegata a stimoli per il raggiungimento di un certo status o ruolo che dia l’opportunità di dirigere ed influenzare gli altri.

Il calciatore che agisce secondo questa motivazione tenderà a voler organizzare sé stesso ed i compagni al fine di realizzare determinati obiettivi. Sarà orientato verso ruoli di leader, come il capitano, anche senza possedere la flessibilità e l’abilità richieste nella gestione del gruppo. Sentirà di più la competizione con gli avversari ed in certi casi con i compagni.

La motivazione all’eccellenza porta chi la possiede a voler costantemente migliorare ed autosuperarsi in tutto ciò che fa. A ricercare sempre l’eccellenza come sfida con sé stesso e a vedere il lavoro duro come possibilità di andare oltre i propri limiti.

Il calciatore che tende all’eccellenza sarà ben disposto a fare lavoro extra. Arriverà spesso in anticipo agli allenamenti e sarà l’ultimo a lasciare il campo. Amerà mettersi alla prova in nuove sfide che vedrà come necessarie per la propria crescita. La fatica mentale e fisica per lui è parte fondamentale del processo che lo avvicinerà all’eccellenza.

Come noterete, la “motivazione a vincere”, a cui spesso si fa riferimento, non è statica, definita ed uguale per ogni giocatore, e dà degli spunti utili all’allenatore ed al suo staff per stimolare più efficacemente il singolo atleta e la squadra nella preparazione e svolgimento della prestazione ottimale.

Prossimamente vedremo più da vicino anche le altre caratteristiche da tenere in considerazione.

 

 

 

Credit Immagine: https://wallpaperplay.com/board/ibrahimovic-wallpapers

 

 

 

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