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Pianificare la seduta d’allenamento: i mezzi a disposizione dell’allenatore

23 Agosto 2021

Pianificare la seduta d’allenamento: i mezzi a disposizione dell’allenatore

Quali sono i mezzi operativi che l’allenatore può utilizzare durante la stagione? Sulla base di quali motivazioni può preferirne uno piuttosto che un altro? Ma soprattutto, ciò che sceglie è utile, ossia funzionale a ciò che il giocatore ritroverà in gara?

Sono queste alcune domande che ogni allenatore dovrebbe porsi nella pianificazione (processo di riflessione sulle attività necessarie per raggiungere un obiettivo desiderato; è la prima e più importante attività per ottenere i risultati desiderati) del morfociclo (periodo che intercorre tra una gara ufficiale e quella successiva) e alle quali cercherò di dare una risposta.

Prima di affrontare nel dettaglio i diversi mezzi operativi negli sport di squadra, voglio condividere e commentare con voi queste poche righe tratte dal libro: “Analisi della prestazione negli sport di squadra”, di D. Araujo, P. Passos e A. Volossovitch, editore Calzetti Mariucci (2018)

Non è possibile isolare l’esercitazione e l’allenamento dal contesto in cui si verificano; infatti, il contesto organizzativo è molto importante. Secondo Sales e Cannon-Bowers (2001), i ricercatori stanno adottando una visione sistemica dell’allenamento e si interessano soprattutto al contesto organizzativo. L’esercitazione necessita dunque di un’analisi dei bisogni dell’allenamento:

  • cosa bisogna allenare, compresa l’analisi dell’organizzazione, dell’esercizio e dei singoli;
  • condizioni di allenamento antecedenti;
  • variabili che possono migliorare oppure ostacolare l’apprendimento, i metodi di allenamento e le strategie informative;
  • condizioni post-allenamento: valutazione dell’allenamento e traslazione dell’allenamento

 

[..] Se in allenamento sia meglio lavorare su un intero esercizio o su parti dell’esercizio è oggetto di discussione da molto tempo. Sfortunatamente, la ricerca svolta ha prodotto più confusione che chiarezza. Questa confusione si origina dal fatto che esercizi diversi hanno generato conclusioni diverse

Nonostante sul sito Ideacalcio troviate una serie di ebook con relative programmazioni annuali per le categorie (al momento) Primi Calci, Pulcini, Giovanissimi e Allievi, queste vi potranno servire solamente come una traccia piuttosto generale nella pianificazione del vostro lavoro sul campo.

Non è infatti possibile pensare che la medesima programmazione possa essere calata perfettamente in contesti operativi differenti, in cui i giocatori, l’ambiente e lo staff tecnico saranno sicuramente diversi.

Quando parliamo poi di analisi dei bisogni di allenamento, facciamo riferimento sì alla categoria ma anche alle capacità dei giocatori che si allenano. Magari, grazie al buon lavoro della società e di chi ci ha preceduto, ci potremmo ritrovare ad allenare giocatori molto più avanti di quello che potevamo immaginare o, al contrario, con lacune difficilmente preventivabili.

Per queste ragioni, vi può essere differenza nell’approccio verso un gruppo completamente nuovo rispetto ad una squadra che abbiamo già allenato nel corso della stagione precedente. Nel secondo caso, infatti, l’allenatore si ritroverà molto avvantaggiato nella pianificazione soprattutto delle prime sedute d’allenamento.

Sempre nell’analisi dei bisogni dell’allenamento, il terzo punto dice “variabili che possono migliorare oppure ostacolare l’apprendimento“. Cito questo aspetto perché ci da modo di rispondere alla domanda: su che lasso di tempo devo pianificare”?

Parlando dei giorni d’oggi (primi di agosto 2021), da poco ho concluso la programmazione delle due squadre che allenerò nella prossima stagione: u12 e u14. Mentre con gli Esordienti mi sono limitato a preparare solamente i primi due allenamenti della settimana, coi Giovanissimi sono arrivato addirittura a cinque…

Se il gruppo dei 2010 (u12) ha già lavorato con me per due anni e mi sono per tanto limitato a proporre esercitazioni e principi già conosciuti (da capire come risponderanno invece i 4 nuovi innesti della squadra), coi Giovanissimi mi sono spinto fino all’allenamento successivo alla prima gara amichevole. Le variabili e le incognite che possono emergere pur in un così ridotto lasso di tempo, non lasciano dubbi sull’impossibilità di programmare mese per mese gli obiettivi della stagione.

Come reagiranno i giocatori alle prime richieste? Che tipo di relazioni instaureranno coi compagni? Come si integreranno i nuovi inserimenti? Riusciranno i giocatori a gestire la complessità del gioco o sarà necessario frammentare le situazioni per facilitare l’acquisizione di nuovi principi? Che tipo di feedback ci darà la prima gara? Sono tutte domande alle quali solo il campo potrà rispondere. 

Le programmazioni che trovate negli ebook di Ideacalcio sono state scritte in corso d’opera, settimana dopo settimana. Per questo chi li legge dovrà avere la lucidità di capire che sono come una sorta di diario di bordo, che racconta il percorso di quella singola squadra; per tanto è sconsigliato cercare di somministrare ad un altro gruppo una ricetta ideata per un altro.  

Infine, un’ultima considerazione va fatta sulla frase: “esercizi diversi hanno generato conclusioni diverse“. Significa, ancora una volta, che non esiste nessuna ricetta perfetta. Allenare non è una scienza esatta, seppur scienza e tecnologia possano darci una mano.

Come ho scritto anche in altri articoli, io posso essere il più fermo sostenitore dell’educare alla complessità del gioco, ma se rilevo difficoltà – enormi difficoltà – durante il processo d’allenamento, che faccio? Continuo a sbatterci la testa anche se non vedo risultati incoraggianti? Chiaro che non si tratta di rinnegare il proprio metodo, ma di aggiustarlo, magari con piccole parti di un altro puzzle.

Una delle qualità che a mio avviso deve possedere l’allenatore è la flessibilità. L’essere troppo rigidi e fermi nelle proprie idee, finisce per creare un’ideologia e non più un ideale. 

I mezzi d’allenamento

Gli esercizi

Sono tutte le forme di lavoro in cui non c’è l’avversario e ci si può concentrare sull’aspetto tecnico, in quanto c’è il rapporto io-palla ed eventualmente compagno.

Esistono diversi tipi di esercizi:

  • individuali (palleggio, conduzione…);
  • a coppie;
  • piccoli gruppi;
  • combinando più gesti;

Esercizio per allenare il dominio aereo

Esercizio combinando più gesti (passaggio, ricezione, guida della palla)

Esercizio per allenare la ricezione e le finte dorsali

Le situazioni

Per avere una situazione ci devono essere: giocatore, palla, compagno e avversario (e una direzione, altrimenti si avrebbe un possesso).

Le situazioni si dividono in Semplici (dal 1v1 al 4v4) e Complesse/Specifiche (c’è maggior correlazione col proprio ruolo, ad esempio un 6v4, attacco contro difesa).

Le situazioni rappresentano il punto di collegamento fra lavoro tecnico e partita.

Situazione di gioco semplice 1+1v1 (far emergere l’utilizzo dei contromovimenti)

Situazioni di gioco semplici 1v1 e 2v2: allenare i comportamenti individuali e collettivi in fase di non possesso

Situazione di gioco complessa (da 3’50”): attaccare la profondità sul riconoscimento della palla aperta

I possessi palla

Rappresentano una forma di lavoro quasi insostituibile.

Sono utilissimi per migliorare la tecnica, la tattica individuale e collettiva, gli aspetti condizionali e quelli «psicologici».

Possesso Palla: ripiegamento difensivo, accorciare in avanti e transizioni

Possesso palla in forma micro: attacco e conquista seconde palle, pressione

Possesso palla (da 0.55″): aggirare, muovere palla da una zona all’altra

I giochi di posizione (link per maggiori approfondimenti)

Sono un’evoluzione dei possessi palla tradizionali.

C’è correlazione col proprio sistema di gioco. Linee di passaggio, smarcamenti, controlli, e tutto ciò che riguarda la tecnica/tattica individuale, trovano in questi lavori specificità.

E’ utile trasformare i giochi di posizione in esercitazioni posizionali, inserendo la conclusione in porta o la conquista di uno spazio.

Gioco di posizione 3v3+3J

Development of Guardiola’s 4v4+3 Juego de Posicion

Juego de posiciòn – Salida de balòn 

Le partite a tema

Sono partite con regole particolari che servono per stimolare e allenare vari aspetti tecnici o tattici.

Sono un momento di verifica importante con quanto fatto precedentemente.

Partita a tema: utilizzare la zona centrale del campo

Partita a tema: allenare la risalita del pallone

Il gioco libero

Rappresenta solitamente la fase finale dell’allenamento. Utile per osservare se ci sono errori nel gioco e se i giocatori risolvono correttamente le diverse situazioni.

E’ un momento nel quale i giocatori si sentono liberi di esprimersi senza vincoli e costrizioni.

Proprio sul gioco libero voglio soffermarmi per condividere con voi alcune considerazioni che covo da tempo.

Vado subito al dunque: se coi Primi Calci e coi Pulcini – le categorie dell’attività di base che ho seguito negli ultimi anni – la partita libera non manca mai (almeno 20′), con l’attività agonistica sono molto restio ad utilizzarla; al punto da poter dire che non la propongo praticamente mai.

Perché, direte voi.

Negli anni mi sono più volte confrontato con amici e colleghi contrari alla mia idea e conosco per tanto le motivazioni in antitesi col mio pensiero. In questo spazio proverò a spiegarvi il mio punto di vista.

Prendendo come esempio il gruppo 2010 che ho seguito nell’ultimo biennio coi Pulcini, mi è capitato solamente 2-3 volte di interrompere momentaneamente la partita o di spendere due parole al termine della stessa. Il motivo è nell’aggettivo “LIBERA”.

Se la partita finale dovrebbe essere vista come un momento utile all’allenatore per osservare e ai giocatori per sperimentare, ciò talvolta non accade, trasformandosi di fatto in un momento di totale svacco. Qualche allenatore potrebbe quindi dire: “beh, almeno si divertono”.

Ma che significa però divertimento?

Personalmente sono sempre stato piuttosto competitivo in qualsiasi attività, con un profondo fastidio verso la sconfitta. Da qui la concezione che possa divertirmi solamente impegnandomi per avere la meglio nella competizione (uno dei motivi che infatti mi portarono ad abbandonare il calcio giocato – persino con gli amici – fu l’assenza di motivazioni per potermi impegnare al massimo; che si tradussero con l’incapacità a divertirmi mentre giocavo).

Con l’attività di base ho sempre ritenuto che i bambini sappiano che significhi giocare divertendosi. Per questo concedo loro un quarto d’allenamento al gioco libero che, proprio coi più piccoli, deve avere lo scopo di promuovere l’auto-organizzazione. “Vi fate le squadre, vi definite i ruoli (se li volete), vi delimitate il campo, vi auto-arbitrate e giocate pure senza casacche”. Come giochiamo senza casacche?

Sì, una delle idee che ho rubato ad un allenatore ormai sei anni fa, fu proprio quella di disputare la partita finale senza le pettorine. Quando giocavamo per strada avevamo forse le casacche per riconoscerci? No. Si giocava a testa alta per trovare più velocemente i compagni. Vi assicuro che i più piccoli, dopo la novità del primo allenamento, si adattano tranquillamente a questa semplice regola; tant’è che mai nessuno si è lamentato di non riconoscere i compagni anche in situazioni di scarsa luminosità. Vorrei poter dire lo stesso di quella volta che con l’u17 dimenticai a casa le pettorine, ma furono due ore di continue lamentele…

Come ho detto poco fa però, nel corso dell’ultima stagione mi sono ritrovato a dover richiamare l’u11 in un paio di occasioni sia per lo scarso impegno che per l’atteggiamento durante i minuti finali della seduta. Schiamazzi, risate e palloni continuamente buttati.

La domanda in questi casi è: perché?

La partita libera è l’esercitazione con la più alta complessità che possiamo proporre durante la seduta d’allenamento. Ma come? Non ci sono vincoli e regole. Come può essere l’esercitazione più complessa?

Semplice. La libertà bisogna saperla gestire e non tutti sono in grado di farlo.

Parliamo ad esempio del limite di tocchi. Di recente mi sono ritrovato ad allenare una squadra mentalizzata a giocare con un massimo di due tocchi. Al mio arrivo ho tolto fin da subito questo genere di vincolo e se il risultato per qualcuno è stato sorprendente – finalmente liberi di interpretare il gioco nella sua globalità – per altri è stato come togliergli la patente = completamente spaesati, incapaci di gestire la piena autonomia nel poter giocare a quanti tocchi si vuole.

Per questo la partita libera è l’esercitazione più complessa: il giocatore può prendere qualsiasi decisione in un mare infinito di possibilità. Se al contrario io gli vincolo i tocchi, lo obbligo a poter segnare solo sugli sviluppi di un cross o in seguito ad una sponda o ad un lancio, ecc., se da un lato sto forzando alcuni comportamenti che mi interessa far emergere, dall’altro sto togliendo al giocatore delle opportunità. Se posso scegliere tra 50 soluzioni piuttosto che 100, la mia percentuale di errore *potenzialmente si riduce (*il giocatore mediocre continuerà comunque a sbagliare).

E che dire di quella volta che con l’u14 proposi la partita libera all’ultimo allenamento della stagione dopo diverse richieste quasi mai accolte durante tutto l’anno. Il risultato fu una conferma e un’esperienza che a distanza di due anni ricordo come fosse ieri. Dopo 20′ i ragazzi cominciarono ad abbandonare via via il gioco, motivando come non si stessero per nulla divertendo. “Ma come”, dissi, “ora che state giocando liberi non vi state finalmente divertendo? Non è questo il divertimento che avevate invocato?”.

Col settore giovanile la mia idea è piuttosto quella di proporre delle partite a tema, talvolta con vincoli davvero semplici o che man mano vengono rimossi fino ad arrivare ad una sorta di totale libertà. Ma praticamente mai in principio.

Un esempio di come si possa partire da una partita di progressione per arrivare alla partita libera. I giocatori iniziano zonati ma col passare dei minuti possono essere inserite le ulteriori regole: 1) i difensori possono conquistare il settore centrale anche in conduzione; 2) possibilità di interscambio con palla nella prima zona di costruzione; ecc.

Non si tratta di mancanza di fiducia, quanto piuttosto di consapevolezza che bisogna essere pronti e mentalizzati per affrontare la partita libera nel migliore dei modi. Che poi, una partita a settimana totalmente libera, c’è anche: quella della domenica. Lì il giocatore può sentirsi libero di interpretare il gioco – ricoprendo anche più funzioni se lo ritiene opportuno (o ruoli, per dirla alla vecchia maniera) – con il presupposto che comunque dovrà fare del proprio meglio per aggiudicarsi il momento del confronto.

E coi più grandi?

Sono passati tanti anni (dodici se non conto male) da quando a 26 anni allenavo la seconda categoria del mio quartiere. Anni formativi e che rimembro con un velo di nostalgia per gli uomini con cui ho avuto il piacere di lavorare. Di quelle stagioni ricordo anche come la partita libera fosse una vera e propria richiesta ad ogni allenamento (peggio dei bambini).

Ricordo però anche come la partita libera fosse interpretata quasi sempre per serietà e impegno, soprattutto nelle celebri sfide tra “giovani vs vecchi”, dove i secondi vincevano praticamente sempre e potevano così passare un’ora in spogliatoio a prendere amichevolmente per i fondelli gli sconfitti.

Parlando con altri colleghi, sempre in riferimento alle categorie di adulti, mi han raccontato di come l’eventuale posta in palio (con l’euro o la birra) alzi enormemente l’agonismo e la competizione; stratagemma che, con altri premi, ho sperimentato e portato sul campo coi più giovani (settore giovanile e attività di base) e con ottimi risultati.

Ne possiamo quindi concludere che se ci si gioca qualcosa (ho notato funzioni più col premio per i vincitori piuttosto che la penitenza per gli sconfitti) allora la partita libera assume una valenza allenante.

In assenza di una ricompensa, nel settore giovanile ho spesso notato molta approssimazione, disorganizzazione e totale disequilibrio, con difensori che talvolta fanno gli attaccanti e nessuno che si preoccupa di proteggere la porta.

Che poi, anche queste potrebbero essere in realtà considerazioni per l’allenatore. Se durante la seduta abbiamo ricercato con buon esito alcuni principi di gioco, come mai nel gioco libero questi non vengono perseguiti? Come mai le squadre non sono in grado di auto-organizzarsi, preferendovi l’assenza del benché minimo equilibrio? Nella disorganizzazione, c’è qualche elemento della squadra che prova a ristabilire l’ordine o si prosegue nell’anarchia e nella probabile goleada?

Ecco, se c’è una cosa interessante da osservare, ma in genere in tutte le partite, è come le squadre si comportano in un momento di difficoltà. Con passivi che si avviano oltre i 10 gol di differenza, è curioso constatare come a volte non ci sia la benché minima reazione (almeno dai Giovanissimi in giù) da parte dei giocatori e questo può essere un autentico campanello d’allarme di come la squadra potrebbe reagire in una situazione analoga di una gara ufficiale.

Il mio sia solamente un punto di vista che vuole testimoniare la necessità di non buttare il tempo a nostra disposizione sul campo. Che si tratti di arrivarci gradualmente al gioco libero, di stabilire una posta in palio per alzare la competizione, o di avere la fortuna di avere in rosa giocatori già di per sé molto competitivi (ne bastano un paio per squadra per mantenere alta la concentrazione di tutti), il punto è approcciarsi a questo momento con il massimo dell’impegno, perché la competizione reale sarà ancor più tosta soprattutto dal punto di vista emotivo

Se infatti durante la settimana sarà possibile replicare le peculiarità del nostro modello di gioco dal punto di vista tecnico, tattico e condizionale, per quanto concerne quello emotivo ciò sarà molto più difficile. Pensiamo ad esempio ad una situazione di costruzione dal fondo o a un tiro in porta col risultato in bilico, a una gara giocata davanti a 1.000 persone piuttosto che a 10, o al peso di una partita che può valere una stagione. Per quanto l’allenatore possa essere bravo a creare un ambiente il più reale possibile, alcune variabili i giocatori le potranno viverle per davvero solo in gara.

E’ importante quindi che il gioco libero alleni il giocatore alle difficoltà emotive tipiche della partita ufficiale, facendogli vivere durante la settimana quei momenti di frustrazione caratteristici della sconfitta

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